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“Dare voce a questi bambini”, l’ex fidanzato e la madre di lui chiedono 1 milione e 650mila euro di risarcimento a Chiara Petrolini per i neonati uccisi
“Dare voce a questi bambini”. I piccoli in questione sono Angelo Federico e Domenico Matteo, i neonati partoriti da Chiara Petrolini, la ragazza accusata di aver uccisi e seppelliti nel giardino di casa nel Parmense che rischia 26 anni di carcere. Angelo Federico fu il secondo ma il primo a essere ritrovato nel giardino della casa di Traversetolo, dell’altro sono rinvenute soltanto le ossa. L’avvocata Monica Moschioni, per l’ex fidanzato di Chiara, Samuel Granelli e il padre Cristian, chiede risarcimenti da 800.000 euro per il primo e 350.000 per il secondo. Ma l’obiettivo dell’azione del giovane padre è far emergere queste vittime “disconosciute fin dall’inizio da chi avrebbe dovuto proteggerle, e invece le ha accantonate”. L’avvocato Pierfrancesco Guido, per la madre di Samuel, ha chiesto invece 500.000 euro. Nel corso delle indagini e del dibattimento è emerso che nessuno, né tra i familiari della donna imputata né tra quelli dell’ex fidanzato, si era accorto delle due gravidanze, avvenute nel 2023 e nel 2024. I due bambini sono stati riconosciuti dal giovane all’anagrafe. Nel giorno della requisitoria l’imputata ha scelto di parlare ai giudici fornendo dichiarazioni spontanee. Nella sua breve dichiarazione la ragazza – dichiarata capace di intendere e volere dai periti del Tribunale – ha respinto l’immagine di sé emersa nel racconto pubblico della vicenda. “Sono stata anche descritta come un’assassina, come una madre che uccide i suoi figli, ma non sono questo. Io non ho mai voluto fare del male ai miei bambini”, ha affermato davanti alla Corte. Poi ha aggiunto: “Quei bambini erano parte di me, non gli avrei mai fatto del male, è una sofferenza che distrugge dentro”. Per la procura di Parma invece si tratta di due infanticidi richiamando la capacità della giovane di tenere nascoste entrambe le gravidanze alle persone a lei più vicine, a partire dai genitori e appunto dal fidanzato. Gli inquirenti hanno ricordato anche “la forza di andare in giardino a seppellire i figli” e quella che ha definito “la spregiudicatezza dimostrata nell’interfacciarsi con l’autorità giudiziaria e con gli amici”. Al secondo bambino, nato vivo, fu tagliato il cordone ombelicale: lo shock emorragico lo uccise. Cosa avvenuta probabilmente un anno prima. L'articolo “Dare voce a questi bambini”, l’ex fidanzato e la madre di lui chiedono 1 milione e 650mila euro di risarcimento a Chiara Petrolini per i neonati uccisi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Erano due bambini reali, condannare Chiara Petrolini a 26 anni”, la richiesta della procura di Parma per i neonati seppelliti
Non c’è richiesta di ergastolo perché la procura di Parma ha considerato attenuanti generiche la giovane età e “l’immaturità”. La pm Francesca Arienti e il procuratore capo Alfonso D’Avino hanno chiesto 26 anni per Chiara Petrolini, la 22enne imputata per la morte dei suoi due figli neonati e poi seppelliti nel giardino di casa nel Parmense. La richiesta è stata formulata al termine della requisitoria ritenendo la giovane responsabile di tutti i reati contestati: due omicidi volontari premeditati e due episodi di soppressione di cadavere. Ai neonati fu tagliato il cordone ombelicale, morirono per shock emorragico e furono nascosti sotto uno strato di terra. Il processo ricostruisce la vicenda dei due bambini partoriti in momenti diversi -a distanza di poco più di un anno l’uno dall’altro – e poi sepolti nel giardino della casa familiare a Traversetolo. Nel corso della requisitoria, la pm Arienti ha sottolineato con forza la concretezza delle vittime, parlando di “due bambini reali” e non di figure astratte. Per questo in aula ha mostrato l’immagine del neonato ritrovato nell’agosto 2024, spiegando: “Siamo qui per la morte di due bambini che non esistono solo sulla carta, sono realmente esistiti”. La magistrata ha chiamato i due piccoli con i nomi scelti dai genitori al momento del riconoscimento per il certificato di morte: Angelo Federico, il secondo figlio partorito ma il primo a essere ritrovato nel giardino della casa di Traversetolo, e Domenico Matteo, nato l’anno precedente e del quale sono state rinvenute soltanto le ossa. Secondo l’accusa, alla base della vicenda ci sarebbe stata una scelta deliberata da parte dell’imputata. “È emersa la scelta netta di fare della propria gravidanza una cosa propria, di non manifestarla a nessuno e di mantenere uno stile di vita incompatibile e dannoso per il nascituro”, ha detto la pm, parlando anche di una “tendenza sistematica e pervasiva a mentire”. Arienti ha inoltre sostenuto che da parte della giovane “c’è stata una scelta consapevole e deliberata di nascondere la gravidanza”, mantenendo nel frattempo “uno stile di vita incompatibile con una sana crescita intrauterina del feto”, con il consumo di sigarette, alcol e – secondo quanto riferito – anche superalcolici e marijuana durante il travaglio, dopo la rottura delle acque. Un comportamento che, secondo la pm, dimostrerebbe come l’evento fosse “previsto e voluto”. Nella ricostruzione dell’accusa, la giovane avrebbe inoltre scelto di non sottoporsi ad accertamenti medici e di evitare qualsiasi assistenza sanitaria. “C’è stata la volontà di non sottoporsi ad accertamenti medici anche in presenza dell’avvio del travaglio”, ha spiegato Arienti, parlando di “omissione di ogni doveroso accertamento ginecologico e ostetrico” e di una decisione che sarebbe stata presa anche “nel tentativo di accelerare l’avvio del travaglio per una vacanza negli Stati Uniti”. Tra gli elementi richiamati in aula anche le ricerche effettuate sul telefono della giovane. “Non abbiamo telecamere che ci mostrano che si schiacciava la pancia – ha detto la pm – ma abbiamo l’elemento certo che Chiara ha cercato nel suo telefono: come partorire prima, schiacciarsi la pancia“. Ricerche che, secondo l’accusa, “non possono essere ritenute fatte a caso”. La pm ha sottolineato inoltre come sul cellulare non siano state trovate ricerche legate al benessere del bambino: “Non ne abbiamo mai trovata una in positivo per il benessere di questo bambino. Sempre ricerche di morte“. Durante la requisitoria, il procuratore Alfonso D’Avino si è soffermato invece sui motivi per cui, secondo la Procura, non possa essere riconosciuta una prevalenza delle attenuanti sulle aggravanti. Pur riconoscendo alla giovane le attenuanti generiche – legate alla giovane età e all’immaturità evidenziata dalla perizia psichiatrica – l’accusa ritiene che queste debbano essere considerate equivalenti alle aggravanti. Tra gli elementi indicati dal procuratore figurano “la gravità intrinseca del fatto” e “l’assoluta mancanza di difesa” dei neonati. D’Avino ha inoltre sottolineato come la decisione sarebbe stata maturata e portata a compimento nell’arco di diversi mesi. Un altro aspetto ritenuto significativo dall’accusa riguarda la reiterazione del comportamento: nel secondo episodio, ha osservato il procuratore, l’imputata avrebbe agito con la piena consapevolezza di come si sarebbero svolti gli eventi, in quella che è stata definita “una copia conforme del primo“. La Procura ha poi richiamato la capacità della giovane di tenere nascoste entrambe le gravidanze alle persone a lei più vicine, a partire dai genitori e dal fidanzato. D’Avino ha ricordato anche “la forza di andare in giardino a seppellire i figli” e quella che ha definito “la spregiudicatezza dimostrata nell’interfacciarsi con l’autorità giudiziaria e con gli amici”. Infine, tra gli elementi evidenziati dall’accusa, anche la condotta successiva ai fatti: secondo quanto riferito in aula, dopo uno dei delitti la giovane sarebbe uscita frequentando bar e pizzerie e recandosi anche dall’estetista. 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“Non sono una madre assassina, non pensavo di essere incinta”, i sette minuti di dichiarazione di Chiara Petrolini ai giudici
Nel silenzio dell’aula della Corte d’assise di Parma, Chiara Petrolini – la ragazza accusata di aver ucciso i due figli neonati partoriti a distanza di un anno l’uno dall’altro seppellendoli dopo la nascita – ha scelto di parlare. Per circa sette minuti, con voce monocorde e leggendo da un foglio, la giovane imputata per l’omicidio premeditato e la soppressione dei cadaveri dei suoi due figli neonati ha reso dichiarazioni spontanee davanti ai giudici che la stanno processando. Il procedimento riguarda la morte dei due bambini partoriti, secondo l’accusa, nel maggio 2023 e nell’agosto 2024. Nella sua breve dichiarazione la ragazza – dichiarata capace di intendere e volere dai periti del Tribunale – ha respinto l’immagine di sé emersa nel racconto pubblico della vicenda. “Sono stata anche descritta come un’assassina, come una madre che uccide i suoi figli, ma non sono questo. Io non ho mai voluto fare del male ai miei bambini”, ha affermato davanti alla Corte. Poi ha aggiunto: “Quei bambini erano parte di me, non gli avrei mai fatto del male, è una sofferenza che distrugge dentro”. Nel corso dell’intervento l’imputata ha provato a raccontare il proprio stato d’animo negli ultimi anni, descrivendo una distanza tra l’immagine esterna della sua vita e la percezione interiore di sé. “Molti qui fuori mi hanno descritto come una brava ragazza, con la famiglia, amici, un ragazzo, che lavorava e studiava, ma questa era solo apparenza. Dentro mi sentivo sola anche quando non lo ero davvero. Era uno spazio vuoto che nessuno riusciva a riempire. Un malessere che mi accompagnava in tutte le mie giornate, mi sentivo sbagliata e giudicata”. La giovane ha poi affrontato uno dei punti centrali della vicenda processuale, quello della consapevolezza della gravidanza. “Ho sempre dichiarato che sapevo di essere incinta ma perché mi sembrava l’unica spiegazione possibile. Non ho mai fatto un test di gravidanza, non sono mai stata sicura di esserlo”, ha detto. Nel suo racconto ha spiegato che i dubbi emergevano soprattutto in alcuni momenti: “C’erano momenti in cui ci pensavo di più, come quando facevo la doccia e vedevo questa pancia di cui nessuno si accorgeva. Allora facevo le ricerche, ma non ho mai messo in atto niente, non so perché lo facevo, ero stanca e confusa”. L’accusa invece sostiene che gli omicidi fossero premeditati: la ragazza fingeva di avere il ciclo e, stando alle indagini, sul web nel corso del tempo aveva chiesto di tutto: da come nascondere la pancia, a come indurre il parto, ma anche a come abortire e dopo quanto tempo puzza un cadavere. Eppure in aula dice ancora: “Non pensavo di essere incinta, nella mia testa dicevo che era impossibile, altrimenti gli altri se ne sarebbero accorti. Per quello mettevo in atto comportamenti come fumare o bere. Non ho mai avuto una nausea, mai presi farmaci per anticipare il parto, mai sono stata preoccupata di partorire in aereo”. Quest’ultimo riferimento riguarda il viaggio negli Stati Uniti compiuto con la famiglia dopo il secondo parto, avvenuto nell’agosto 2024, circostanza già emersa nel corso delle indagini. L’imputata, in considerazione della gravità delle accuse, rischia fino all’ergastolo. L'articolo “Non sono una madre assassina, non pensavo di essere incinta”, i sette minuti di dichiarazione di Chiara Petrolini ai giudici proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Anche senza scendere sui binari incoraggiarono l’occupazione”, tra i 21 indagati per corteo a sostegno della Flotilla due assessori e due consiglieri Pd
Manifestarono a sostegno della Global Sumud Flotilla e al termine del corteo i binari ferroviari furono occupati. Era il 1 ottobre del 2025 e oggi la procura di Parma ha notificato a 21 persone l’avviso di conclusione delle indagini. Tra gli indagati figurano anche quattro esponenti del Partito democratico: due assessori della giunta comunale e due consigliere. L’indagine, coordinata dal procuratore Alfonso D’Avino, contesta a vario titolo i reati di interruzione di pubblico servizio e blocco ferroviario e stradale. Gli avvisi di fine indagine sono stati notificati agli assessori alla Sicurezza Francesco De Vanna e ai Servizi educativi Caterina Bonetti, oltre che alle consigliere comunali Gabriella Corsaro e Victoria Oluboyo. Non occuparono i binari, ma la procura gli contesta l’incoraggiamento. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, le condotte contestate ai manifestanti avrebbero avuto diversi livelli di coinvolgimento. A quattro attivisti dell’area Propal viene attribuita l’invasione materiale dei binari ferroviari all’interno della stazione di Parma. Per altri due indagati la Procura contesta invece di aver oltrepassato la linea gialla di sicurezza sul marciapiede, sedendosi con le gambe sporgenti sui binari insieme ad altre persone non identificate. Un comportamento che gli investigatori definiscono “potenzialmente idoneo a compromettere la libera circolazione dei treni”. La posizione più numerosa riguarda però una quindicina di persone – tra cui i due assessori comunali – che secondo l’impostazione accusatoria si sarebbero fermate sul marciapiede senza scendere sui binari, né sporgersi oltre la linea di sicurezza. Tuttavia, sempre secondo la Procura, la loro presenza avrebbe contribuito a rafforzare la condotta degli attivisti che avevano occupato i binari. In particolare, gli indagati avrebbero “approvato, incoraggiato e collaborato” con chi aveva invaso la sede ferroviaria, fornendo supporto e concorrendo così, nel quadro della contestazione penale, a determinare la perturbazione della circolazione dei treni. Sul piano politico e amministrativo la vicenda ha suscitato le prime reazioni a Parma. Il sindaco Michele Guerra ha spiegato di aver parlato con i due assessori coinvolti. “Li ho trovati tranquilli – ha detto –. Sono certo che chiariranno pienamente la loro posizione e intanto continueranno a lavorare con lo stesso impegno per il Comune di Parma”. Il primo cittadino ha espresso analoghe considerazioni anche per le due consigliere comunali raggiunte dall’avviso di fine indagine. Tra i diretti interessati, l’assessore Francesco De Vanna ha confermato di aver ricevuto l’atto di conclusione delle indagini e ha sottolineato il rispetto per il lavoro della magistratura. “Il controllo di legalità svolto dalla Procura va sempre accettato dai cittadini e in particolare dagli amministratori. Nel caso di specie, ritengo di poter rapidamente dimostrare la piena correttezza del mio operato”, ha dichiarato, aggiungendo che la vicenda “non riguarda la vita amministrativa del Comune di Parma” e che “le carte confermano che non sono mai stato sui binari”. De Vanna è difeso dall’avvocato Salvatore Tesoriero. Sulla stessa linea l’assessora Caterina Bonetti, che ha dichiarato di ritenersi “estranea a quanto contestato”, precisando che i fatti oggetto dell’indagine “non attengono all’attività amministrativa” e manifestando fiducia nella possibilità di chiarire rapidamente la propria posizione. Solidarietà agli amministratori coinvolti è stata espressa anche dal Partito democratico. Il segretario regionale dell’Emilia-Romagna Luigi Tosiani e quello provinciale di Parma Nicola Bernardi hanno affermato di avere “piena fiducia nel lavoro della magistratura” e di essere convinti che gli esponenti del partito “dimostreranno la piena liceità dei comportamenti e la correttezza del loro operato”. Dal fronte politico opposto è intervenuta la deputata e coordinatrice regionale di Forza Italia per l’Emilia-Romagna Rosaria Tassinari, che pur ribadendo il principio della presunzione di innocenza ha espresso una condanna politica per azioni come l’occupazione dei binari ferroviari. “Comportamenti che rischiano di mettere in pericolo la sicurezza dei cittadini e di compromettere il regolare svolgimento di servizi pubblici essenziali”, ha dichiarato, sottolineando che chi ricopre incarichi istituzionali ha «una responsabilità ancora maggiore» nel mantenere comportamenti rispettosi delle regole. FOTO DI ARCHIVIO L'articolo “Anche senza scendere sui binari incoraggiarono l’occupazione”, tra i 21 indagati per corteo a sostegno della Flotilla due assessori e due consiglieri Pd proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Molestie al Teatro Due: la città di Parma ha scelto di tacere, ma verrà l’8 marzo anche qui
Verrà l’8 marzo e a Parma, più che altrove, sarà dovere di calendario: festa della donna, tacere e seppellire. È mimosa d’ordinanza. Episodi recenti lo consigliano: settembre 2025, il Tribunale del Lavoro condanna Teatro Due e regista perché il primo avrebbe dovuto denunciare quello che faceva l’altro. Copioni omertosi, maschere e trucco, recitazioni e metafore in una città che debutta e matura carriere del consenso: molestie e violenze ripetute negli anni, decine di attrici sfogano rabbia di una solidarietà ritrovata grazie a due tra loro (Stecchetti e Ombrato) che hanno sfidato il silenzio e hanno denunciato. E’ la città emiliano-parigina in cui tutti sapevano, e sanno, qualcosa di troppo, dove schifiamo Epstein ma il sudiciume di casa è profumo in ampolla. Parma, città verdiana, cosce di maiale e formaggio grana, eccellenze da mangiare e ingoiare. Come un rospo. La cittadinanza, salvo pochissimi, digerisce tutto e chi digerisce si gusta il quieto vivere di non schierarsi per carriera ruffiana o compromesso. Alla Casa delle Donne di Parma, unica realtà che coinvolge e sprona alla partecipazione, l’ostinazione di non far calare il sipario su quello spettacolo inguardabile che s’è consumato per anni e che in pochi mesi troppa città finge di non sapere – come è uso fare nelle famiglie bene – che fa buon viso a cattive corna o continua a frequentarsi la domenica mattina per una benedizione popolare. C’è anche chi ha scritto una lettera in solidarietà ai condannati: legittimo farlo, come il dubbio di pensare che ognuno sceglie dove gli conviene stare. La città rimbalza sulle chat la vergogna di quanto accaduto, l’Amministrazione Comunale sceglie la morbidezza della diplomazia, l’indignazione può attendere: le violenze consumate o subite raccomandano a voci complici di tacere. Come chi sta a guardare. Intanto le opposizioni politiche fanno la parte della maggioranza, cavalcando una battaglia che dovrebbe essere della Giunta attuale; ma il Comune di Parma è nel CdA di Teatro Due, gatta da pelare, ma è del maiale che non si butta via niente. Siamo terra di salumi e formaggi, di grandi abbuffate, di tavolate da record. Tutto si mangia e, dopo qualche ora di intestino, alla scena del crimine basta uno sciacquone. Nulla si crea né si distrugge: ma si censura. L'articolo Molestie al Teatro Due: la città di Parma ha scelto di tacere, ma verrà l’8 marzo anche qui proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Parma, il 27enne Christopher Gaston Ogando trovato in un lago di sangue e con una ferita da arma da taglio: la fidanzata indagata per omicidio volontario
La Procura di Parma ha formalmente aperto un’inchiesta per omicidio volontario, aggravato dal legame affettivo, in seguito alla morte di Christopher Gaston Ogando, 27enne originario della Repubblica Dominicana e residente in città. Il giovane è deceduto questa mattina all’Ospedale Maggiore a causa delle gravissime lesioni provocate da un’arma da taglio. Al centro delle indagini dei Carabinieri c’è la fidanzata della vittima, una giovane italo-cubana di 21 anni. Risultando l’unica persona presente al momento dei fatti, la ragazza è stata iscritta nel registro degli indagati, ma al momento non si trova in stato di fermo. LA DINAMICA E L’INTERVENTO DEI SOCCORSI La vicenda ha avuto inizio mercoledì sera, poco dopo le 18:00, nel quartiere di Borgo Riccio. È stata proprio la 21enne a contattare il 118 per chiedere aiuto, parlando inizialmente di un ferimento alla spalla provocato da un coltello e accennando, secondo le prime ricostruzioni, a una lesione avvenuta in modo accidentale. All’arrivo dei sanitari, la situazione clinica di Ogando è apparsa immediatamente critica. Il 27enne è stato trovato seduto a terra, quasi privo di sensi e in un lago di sangue, all’esterno di un mini-appartamento ricavato da un ex negozio sfitto affacciato sulla strada. IL RICOVERO E IL DECESSO Dopo le primissime cure prestate sul posto, il giovane è stato trasportato d’urgenza e in codice rosso all’Ospedale Maggiore. Il fendente ha causato una lesione toracica molto profonda che ha compromesso un polmone. Nonostante il ricovero immediato nel reparto di Rianimazione e i tentativi dei medici di stabilizzarne il quadro clinico, il decesso è stato dichiarato giovedì mattina poco dopo le 8:00. Alla notizia della morte, la madre del 27enne, giunta in ospedale, ha accusato un malore. IL QUADRO INVESTIGATIVO E I RILIEVI DEL RIS A ventiquattr’ore dall’accaduto, i contorni della tragedia restano da chiarire. I Carabinieri hanno posto sotto sequestro l’abitazione, dove per ore gli specialisti del RIS (Reparto Investigazioni Scientifiche) di Parma hanno condotto minuziosi accertamenti tecnici per ricostruire l’esatta traiettoria del colpo e la scena del crimine. La 21enne è stata portata in caserma e interrogata a lungo durante la notte. Gli investigatori non escludono che sia stata materialmente lei a colpire Christopher, ma l’indagine si muove su un doppio binario: se da un lato l’ipotesi di reato formulata è quella di omicidio volontario, dall’altro gli inquirenti non hanno ancora accantonato la pista del tragico incidente domestico. Elementi decisivi per chiarire il contesto della morte e le responsabilità della giovane arriveranno dall’esito dell’autopsia, che verrà disposta dal magistrato di turno nelle prossime ore. L'articolo Parma, il 27enne Christopher Gaston Ogando trovato in un lago di sangue e con una ferita da arma da taglio: la fidanzata indagata per omicidio volontario proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il Milan cade in casa con il Parma, l’Inter vola a +10: rossoneri ko dopo 24 partite
Un gol assegnato dopo una lunghissima revisione al Var condanna il Milan a San Siro. A vincere è il Parma per 0-1 con gol dell’argentino Troilo all’80esimo. Un gol inizialmente annullato dall’arbitro Piccinini per una presunta carica su Maignan. Dopo una revisione al Var, però, il direttore di gara ha cambiato la scelta. Una sconfitta pesantissima e che manda il Milan a -10 dall’Inter, quando mancano 12 giornate alla fine del campionato e quindi 36 punti ancora a disposizione. Tra due giornate ci sarà il derby, con l’Inter che nella peggiore delle ipotesi ci arriverebbe a +7 punti. Per i rossoneri – che hanno perso anche Loftus-Cheek nei primi minuti – è la prima sconfitta dopo 24 risultati utili consecutivi: dal 23 agosto 2025, quando i rossoneri persero 1-2 contro la Cremonese. Sempre a San Siro. E la squadra di Allegri rimane a secco di gol: l’ultima volta fu il 5 ottobre contro la Juventus. Trend positivo invece per il Parma di Carlos Cuesta, alla sua terza vittoria consecutiva dopo quelle contro Bologna e Verona. Una vittoria grazie al primo gol in Serie A di Mariano Troilo. 32 punti adesso per il Parma, che vede adesso la salvezza a un passo. L'articolo Il Milan cade in casa con il Parma, l’Inter vola a +10: rossoneri ko dopo 24 partite proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Chiara Petrolini immatura e fragile ma capace di intendere e di volere”, le conclusioni della perizia psichiatrica sulla 22enne accusata di duplice infanticidio
Immatura, fragile ma capace di intendere e volere. La Corte d’assise di Parma aveva disposto una perizia psichiatrica su Chiara Petrolini, la 22enne accusata di aver ucciso e sepolto i suoi due figli neonati, nati a un anno di distanza l’uno dall’altro. La perizia, condotta dalle psichiatre Marina Carla Verga e Laura Ghiringhelli, ha concluso che la giovane imputata era pienamente capace di intendere e di volere. Le perite non hanno riscontrato patologie psichiatriche che possano aver inciso sulla sua capacità di agire consapevolmente, nemmeno in relazione alla gravità degli atti di cui è accusata. LA VALUTAZIONE PSICHIATRICA Le due esperte hanno affermato che Chiara Petrolini era in grado di stare in giudizio, ma hanno anche sottolineato come la giovane presenti un quadro psicologico complesso. Secondo le psichiatre, la ragazza risulta immatura sotto vari aspetti. “Rispetto al comportamento osservabile, appare infantile, con atteggiamenti e modi di esprimersi che non sempre sono adeguati al contesto”, scrivono le perite. Petrolini non avrebbe raggiunto in pieno le tappe evolutive della sua età e, a loro avviso, avrebbe un adattamento superficiale alla vita adulta. “Mostra un’immagine di sé stessa iperadattata, ma in realtà c’è una forte dissonanza tra la sensazione soggettiva e l’immagine che vuole mostrare agli altri”, si legge nel documento. Questo immaturo sviluppo psicologico, seppur non ritenuto patologico, è stato ritenuto sufficiente a influire sul comportamento della giovane, ma non al punto da ridurre la sua responsabilità penale. IL PROFILO PSICOLOGICO E LA FRAGILITÀ NARCISISTICA A completare il quadro psichiatrico di Chiara Petrolini contribuisce anche la relazione dello psicologo e psicoterapeuta Mauro Di Lorenzo, che su richiesta delle due perite nominate dalla corte di assise di Parma ha preso parte ai colloqui e svolto con la giovane imputata un approfondimento psicodiagnostico, somministrando test alla 22enne L’esperto ha sottolineato come la giovane presenti una fragilità di natura narcisistica, che si manifesta in un profondo vissuto di vulnerabilità e nella paura di essere danneggiata dagli altri. Petrolini, secondo il rapporto, tende a ritirarsi dalle relazioni per evitare di mostrare le sue reali caratteristiche, preferendo vivere in una condizione di isolamento emotivo. “Se ferita o disconfermata a livello del proprio valore, Chiara può lasciare emergere una rabbia vendicativa non commisurata alla situazione“, ha scritto Di Lorenzo. Questo comportamento potrebbe spiegare la violenza del gesto, che viene descritto come una reazione a un vissuto di rifiuto o frustrazione. Nonostante le sue fragilità psicologiche, la perizia non ha escluso la possibilità che Chiara Petrolini abbia agito in modo lucido e razionale al momento degli omicidi. IL DUPLICE INFANTICIDIO: NESSUNA GIUSTIFICAZIONE Le perite, inoltre, hanno escluso qualsiasi tipo di giustificazione psicologica che possa spiegare il “ripetersi” del gesto. Petrolini ha infatti dichiarato di aver cercato la seconda gravidanza dopo aver vissuto il trauma della morte del primo figlio, definendo il secondo bambino come una “rivincita” verso se stessa. Tuttavia, le psichiatre non hanno ritenuto queste spiegazioni sufficienti a comprendere la ripetizione del comportamento omicida. Non vi sarebbe un rischio maggiore che la giovane possa ripetere l’atto, né tantomeno un trauma che possa averne facilitato la ripetizione. Inoltre, le perite hanno escluso che il gesto fosse motivato da una valenza strumentale o da una sorta di “sfida” nei confronti della società o delle autorità, come qualche esperto aveva inizialmente ipotizzato. Non sarebbe stato un tentativo di “farsi notare” o di ottenere attenzione attraverso un gesto eclatante. La personalità di Chiara Petrolini risulta dunque essere quella di una giovane donna fragile, ma capace di compiere azioni volontarie e consapevoli. Differenti le conclusioni delle consulenti della difesa, per la ginecologa incaricata dagli avvocati dell’imputata: non si può escludere che il primo bambino sia morto prima del parto, per la psichiatra e psicoterapeuta la giovane presenta “una personalità con caratteristiche miste, riconducibili a disturbi di tipo ‘dipendente, evitante, ossessivo, depressivo e dissociativo'”. La perizia psichiatrica sarà oggetto di discussione durante l’udienza del 13 febbraio, quando si proseguirà con il dibattimento. L'articolo “Chiara Petrolini immatura e fragile ma capace di intendere e di volere”, le conclusioni della perizia psichiatrica sulla 22enne accusata di duplice infanticidio proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Non possiamo escludere la morte prima del parto”, la testimonianza della ginecologa di parte al processo di Chiara Petrolini
“Non possiamo escludere che il decesso del primo figlio sia stata una morte endouterina fetale, assolutamente non possiamo dire che questo bimbo ‘sicuramente non è nato morto'”. Il caso di Chiara Petrolini, la ragazza di Traversetolo accusata di aver ucciso e sepolto i cadaveri di due suoi figli neonati, ha visto oggi una nuova importante testimonianza davanti alla Corte d’Assise di Parma. La dottoressa Immacolata Blasi, ginecologa e consulente della difesa, ha dichiarato che non è possibile escludere la possibilità che la morte del primo figlio, partorito nel 2023, possa essere stata una morte endouterina fetale. Secondo la dottoressa, non si può affermare con certezza che il bambino non fosse morto nel grembo materno prima del parto. La ginecologa ha sottolineato che, in base alle visite effettuate e alle sue osservazioni, non ci sono elementi certi che indichino un decesso post-nascita, contrariamente a quanto sostenuto dall’accusa. Il caso ha visto anche un altro punto di discordia tra le consulenze degli esperti. La dottoressa Blasi, che visitò Chiara Petrolini a fine agosto 2024 dopo la nascita del secondo figlio, ha fornito una ricostruzione differente da quella dell’accusa. Durante la visita, la ginecologa osservò che “i genitali della ragazza sembravano quelli di una persona che non ha partorito”, suggerendo che il secondo feto fosse molto probabilmente piccolo e appartenesse a un bambino al di sotto del decimo percentile di peso. Questo, secondo la Blasi, comporta un maggiore rischio di sofferenza fetale, e potrebbe spiegare la difficoltà di portare il bambino a termine in maniera sana. La tesi difensiva sostiene dunque che anche il primo feto potesse essere piccolo e fragile, aumentando la probabilità di complicazioni durante la gravidanza. Queste affermazioni contrastano con la relazione dei periti dell’accusa, Valentina Bugelli, medico legale, e Francesca Magli, antropologa forense. Nella loro relazione, i due esperti sostengono che il primo neonato, sebbene nato vivo, sarebbe stato successivamente ucciso. Gli inquirenti accusano Chiara Petrolini di aver causato la morte del bambino dopo il parto, contrariamente alla versione della giovane madre, che ha sempre sostenuto di aver trovato il bambino privo di vita e di non averlo mai visto respirare: “Ho provato a scuoterlo, non respirava e l’ho messo nel giardino”. L'articolo “Non possiamo escludere la morte prima del parto”, la testimonianza della ginecologa di parte al processo di Chiara Petrolini proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Risolto il mistero degli animali in bottiglia: ecco come è stato possibile infilare corpi così grandi attraverso il foro stretto
Dopo quasi tre secoli trova finalmente risposta uno dei misteri più affascinanti della museologia naturalistica italiana. Uno studio pubblicato sulla rivista Museologia scientifica ricostruisce la tecnica utilizzata nel Settecento da padre Jean Baptiste Fourcault per realizzare la singolare collezione tassidermica oggi conservata al Museo di Storiografia Naturalistica dell’Università di Parma (MUST). Grazie a indagini radiografiche e tomografie assiali, i ricercatori hanno dimostrato che l’apparente impossibilità tecnica di inserire animali di grandi dimensioni in ampolle di vetro a collo stretto era il risultato di un raffinato artificio progettuale, concepito per ingannare lo sguardo dell’osservatore. La collezione Fourcault è ciò che resta dell’antico Gabinetto ornitologico settecentesco del frate dell’Ordine dei Minimi, figura centrale nella fondazione del museo parmense. Gli esemplari, custoditi in ampolle di vetro realizzate appositamente, appaiono tuttora perfettamente conservati. Ogni ampolla presenta una piccola imboccatura, sigillata dall’autore dopo l’introduzione dell’animale e degli elementi scenografici, creando un effetto visivo che per secoli ha posto una domanda irrisolta: come era stato possibile inserire corpi più grandi del foro di accesso senza danneggiarli? A chiarire l’enigma è stato un lavoro interdisciplinare firmato dal direttore scientifico del MUST Davide Persico, da Maria Amarante del Sistema Museale di Ateneo e Archivio Storico, dalla docente di Scienze medico-veterinarie Antonella Volta e dalla laureanda Alice Giovagnoni. Le moderne tecniche di imaging non invasivo hanno permesso di osservare l’interno delle ampolle senza alterarne la struttura, rivelando una soluzione tanto semplice quanto ingegnosa. Il foro visibile non era infatti l’apertura reale, ma un’apertura apparente, ottenuta applicando un colletto di vetro sovrapposto al collo originario dell’ampolla e fissato tramite gli elementi lignei del tappo. L’apertura reale, larga fino a tre volte quella visibile, consentiva il passaggio di parti rigide come i crani degli animali e di oggetti in legno, scoperti essere stati introdotti in più componenti e assemblati solo successivamente all’interno. I corpi degli animali, invece, venivano preparati per essere compressi e modellati durante l’inserimento. Ogni dettaglio era poi accuratamente mascherato: le linee di giunzione del vetro erano nascoste da eleganti cordicelle decorative, mentre quelle degli oggetti lignei venivano celate con carteggi incollati. Il risultato era un’illusione perfetta, capace di stupire e disorientare generazioni di osservatori. Come sottolineano gli autori nelle conclusioni, le “campane” di Fourcault non sono soltanto un sofisticato esempio di tassidermia storica, ma veri e propri oggetti museali artistici, concepiti con la consapevole intenzione di fondere scienza, estetica e inganno visivo. Un patrimonio che oggi, grazie alla ricerca scientifica, restituisce non solo una tecnica dimenticata, ma anche la modernità dello sguardo di chi, già nel Settecento, concepiva il museo come luogo di meraviglia, conoscenza e narrazione. Link alla rivista scientifica: https://www.anms.it/upload/rivistefiles/MS_19-2025___completo.pdf L'articolo Risolto il mistero degli animali in bottiglia: ecco come è stato possibile infilare corpi così grandi attraverso il foro stretto proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Parma