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“Ma quale stalking, l’unica perseguitata qui sono io. Sionis mi ha trasformato nel suo bersaglio”. Roberta Bruzzone si dichiara vittima e respinge tutte le accuse
Vittima o carnefice? Roberta Bruzzone si dichiara vittima. Senza troppi giri di parole. «Ma quale stalking, l’unica perseguitata qui sono io». Parole pronunciate a La Repubblica. Parole in cui respinge le accuse per le quali rischia il rinvio a giudizio (il fascicolo è stato trasmesso alla Procura di Roma per competenza territoriale), per presunti atti persecutori perduti per circa tre anni contro Elisabetta Sionis, pedagogista, consulente in diversi casi di cronaca nera e giudice del Tribunale dei minori di Cagliari. «Sono state scritte cose non vere, si tratta di una vicenda complessa che ha radici lontane nel tempo – spiega la nota criminologa televisiva al quotidiano La Repubblica – Nasce dal tentato femminicidio di Valentina Pitzalis e dal processo per la morte di Manuel Piredda. Sionis era consulente, sosteneva che la vittima fosse Piredda e lo sostiene tuttora, nonostante l’archiviazione. Forse dopo quel clamoroso fallimento professionale, nel quale riponeva ambizioni di carriera, mi ha trasformato nel suo bersaglio». La criminologa, accusa con altri tre suoi colleghi, si dichiara estranea ai post Facebook dove attaccherebbe pesantemente la Sionis: “miserabile esistenza”, “da Tso”, “in putrefazione”. «L’attribuibilità è tutta da chiarire». Poi aggiunge: «Mi vengono contestati sei post in quattro anni. Parlare di atti persecutori è quantomeno eccessivo». A peggiorare la situazione ci sarebbero poi le chat di WhatsApp. Ma anche in questo caso c’è una giustificazione: «In quella chat non ci sono. E in un’altra — “Barcone on the road” — si parlava di un’altra persona che mi ha perseguitato per anni. Non siamo stati noi a organizzare attacchi, noi li subivamo da persone in carne e ossa e da profili fake: denunce, offese personali e alla mia famiglia, accuse deliranti di istigazione al femminicidio, di uccisione di animali, di corruzione di procure, di frode processuale. Dietro alcuni di questi c’è Sionis». Per quanto riguarda invece “Si merita un maluccio”, Roberta Bruzzone la riduce a «sfoghi di persone esasperate che vanno contestualizzati». Oltre a dichiararsi vittima sottolinea poi che «anche Sionis è attualmente indagata per diffamazione aggravata, calunnia, falsa testimonianza e atti persecutori». Tra le accuse però rivolte ancora alla Bruzzone ci sarebbero fotomontaggi denigratori, allusioni sessuali e la figlia di Sionis tirata in ballo. A La Repubblica, la Bruzzone risponde così: «Che si parlasse di questa ragazzina è privo di fondamento. Anche dei fotomontaggi non so nulla né conosco la persona alla quale vengono attribuiti». Per concludere un nuovo attacco: «L’avviso di conclusione indagini è viziato: Roma, dove è stato trasferito il fascicolo, è l’unico foro competente, la procura di Cagliari è incompatibile. Inoltre nel 2019 il gip aveva dichiarato di doversi astenere per una pregressa amichevole frequentazione con Elisabetta Sionis, ma nel 2021 ha firmato gli atti dello stesso procedimento. E io non sono mai stata ascoltata dal titolare del fascicolo». L'articolo “Ma quale stalking, l’unica perseguitata qui sono io. Sionis mi ha trasformato nel suo bersaglio”. Roberta Bruzzone si dichiara vittima e respinge tutte le accuse proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“In putrefazione”, “Spero in un malaccio”: Roberta Bruzzone e tre collaboratori indagati per stalking. Le chat pubblicate da Repubblica
“Da Tso”, “in putrefazione”, “una lestofante in meno”, a cui “le goccine e le overdose di botox non bastano più”. Sono solo alcuni dei violentissimi epiteti che la nota criminologa Roberta Bruzzone avrebbe rivolto a una sua collega. A far rendere noto il caso giudiziario è un’inchiesta riportata oggi dal quotidiano La Repubblica, che svela i contenuti dell’avviso di conclusione delle indagini firmato dal pm di Cagliari Gilberto Ganassi. Il fascicolo, ora trasmesso alla Procura di Roma per competenza territoriale, ipotizza il reato di stalking di gruppo ai danni della psicologa forense Elisabetta Sionis (oggi giudice onorario minorile nel capoluogo sardo) e della sua figlia minorenne. LE INDAGINI E IL CONTENUTO DELLE CHAT Secondo gli atti firmati dal pm Gilberto Ganassi visionati da Repubblica, agli indagati viene contestata una condotta reiterata per almeno tre anni, che comprende la diffusione di fotomontaggi del viso della persona offesa, allusioni a sfondo sessuale e frasi di carattere minaccioso su gruppi Facebook e canali YouTube e Twitch. L’inchiesta si basa su un hard disk contenente le trascrizioni di diverse chat WhatsApp, estratte da gruppi denominati “L’armata delle tenebre“, “Gli irriducibili”, “Barcone on the road”, “I mitici” e “Fbi”. Nelle conversazioni riportate dal quotidiano, Bruzzone si riferisce a Sionis utilizzando espressioni come “dalla miserabile esistenza”, “da Tso”, “una lestofante in meno”, “in putrefazione”. Gli inquirenti individuano un passaggio specifico datato 17 settembre 2022, inviato da Bruzzone sul gruppo “Fbi”: “Ho mandato a Monica la mia denuncia di stalking contro la Sionis dell’anno scorso, bisogna attaccarla dimostrando che è una bugiarda e che è su Facebook tramite fake con cui molesta tutti noi”. Il 22 febbraio 2024, Langella scrive in chat: “Stasera massacro pure la Sionis in diretta”. In uno scambio dell’agosto 2023, Langella scrive: “La Sionis è la sciagura peggiore che potesse capitarci e purtroppo non ce ne libereremo mai! Ha fatto di noi la sua ragione di vivere”. Bruzzone risponde: “Io spero in un bel malaccio che se la porti via”. Commentando poi una fotografia postata da Demma, Bruzzone aggiunge: “Questa è marcia di invidia […] guarda il marciume interiore come caz… ormai si vede anche fuori. È in putrefazione da viva questa. […] Monica Demma però tu non mi puoi inviare foto della bestia immonda senza prima avvisarmi… Questa un malaccio se lo merita tutto”. L’ORIGINE DEL PROCEDIMENTO E I CONTENZIOSI LEGALI I contrasti tra Bruzzone e Sionis hanno avuto origine nel 2017, durante il processo relativo alla morte di Manuel Piredda e alle ustioni riportate da Valentina Pitzalis, innescando una serie di denunce reciproche. Il 23 giugno scorso, l’ultima querela presentata da Bruzzone contro Sionis è stata archiviata. Il 28 ottobre, invece, Lucio Lipari, indicato come collaboratore di Bruzzone, è stato condannato in primo grado a due anni per aver perseguitato Sionis. Il fascicolo menziona inoltre interazioni relative ad altri professionisti. In un’altra chat riportata sempre da Repubblica, Demma e Mosca propongono: “Trolliamo un po’ Avesani?”, in riferimento al neurologo Mirko Avesani, a sua volta coinvolto in contenziosi con Bruzzone. Secondo il pm Ganassi, questa conversazione fa ipotizzare che le indagate utilizzassero parte del tempo “a interagire tramite profili fake con altri utenti social”. L'articolo “In putrefazione”, “Spero in un malaccio”: Roberta Bruzzone e tre collaboratori indagati per stalking. Le chat pubblicate da Repubblica proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Procura di Roma
Spiava la ex con un drone, 31enne friulano accusato di atti persecutori: dal Tribunale divieto di avvicinamento
Per circa due anni avrebbe perseguitato l’ex fidanzata, utilizzando persino un drone per controllarne gli spostamenti. Per questo nei giorni scorsi i carabinieri della stazione di Moggio Udinese hanno eseguito nei confronti di un uomo, di 31 anni, residente in Alto Friuli, la misura cautelare del divieto di avvicinamento alla persona offesa e l’obbligo giornaliero di presentazione, disposti dal Tribunale di Udine con l’accusa di atti persecutori commessi tra il 2023 e il 2025. Le indagini sono state avviate nell’ottobre 2025 dopo la querela presentata dalla donna, che continuava a ricevere dall’ex insistenti richieste di tornare insieme, oltre a regali e messaggi non graditi. A far scattare l’allarme era stata anche la presenza ricorrente di un drone che sorvolava i luoghi da lei frequentati. Gli accertamenti hanno permesso ai militari di individuare e sequestrare il velivolo. Dall’analisi della memoria sono emersi numerosi sorvoli e fotografie scattate all’insaputa della vittima, alcune delle quali sarebbero state condivise dall’indagato con amici e conoscenti. I militari hanno anche sequestrato due telefoni cellulari, ora al vaglio degli investigatori. L'articolo Spiava la ex con un drone, 31enne friulano accusato di atti persecutori: dal Tribunale divieto di avvicinamento proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sanremo 2026, Carlo Conti su Morgan: “Non sono un giudice. Se l’artista ritiene di venire a fare una cover io non posso obbligarlo a non venire perché mi sta antipatico” – IL VIDEO
Carlo Conti, durante la conferenza stampa di oggi del Festival di Sanremo 2026, ha risposto sulla presenza sul palco, poi sfumata per decisione dello stesso artista di Morgan, dove avrebbe dovuto esibirsi in un duetto con Chiello sulle note di “Mi sono innamorato di te”. Il riferimento è alla causa per stalking in cui si trova coinvolto l’artista dopo la denuncia dell’ex fidanzata Angelica Schiatti. “Io non sono un giudice: fino a che non c’è una sentenza definitiva, – ha affermato – se l’artista ritiene di venire a fare una cover io non posso obbligarlo a non venire perché mi sta antipatico. È un festival democratico. Sarebbe grave trasformare una scelta artistica puntando il dito per quello che uno fa nella vita”. L'articolo Sanremo 2026, Carlo Conti su Morgan: “Non sono un giudice. Se l’artista ritiene di venire a fare una cover io non posso obbligarlo a non venire perché mi sta antipatico” – IL VIDEO proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Festival di Sanremo
Carlo Conti
Spia la ex con un drone, ma il velivolo si schianta contro la finestra: arrestato 28enne
Ha tentato di spiare la sua ex compagna utilizzando un drone, facendolo volare fino al balcone dell’abitazione della donna. Ma il piano è fallito quando il velivolo si è schiantato contro la finestra, permettendo ai Carabinieri di identificarlo e arrestarlo poco dopo. Protagonista della vicenda un 28enne, ora ai domiciliari con l’accusa di atti persecutori. L’episodio è avvenuto alla periferia di Napoli nel quartiere di San Giovanni a Teduccio. Secondo quanto ricostruito, l’uomo avrebbe fatto decollare il drone con l’obiettivo di controllare la donna, tentando di posizionarlo davanti al balcone dell’abitazione. Tuttavia, per cause ancora in corso di accertamento – forse il vento o un errore di manovra – il dispositivo ha perso il controllo finendo contro la finestra della donna. A quel punto il 28enne si è dato alla fuga, lasciando il drone sul posto. La vittima, che aveva assistito alla scena, aveva già contattato il 112. I militari della Stazione Carabinieri di San Giovanni a Teduccio sono intervenuti, sequestrando il velivolo e analizzando i filmati registrati dalla telecamera di bordo. Le immagini si sono rivelate decisive. Nei video, infatti, compariva chiaramente il volto dell’uomo in primo piano e in alta definizione, inquadrato mentre sistemava gli ultimi dettagli prima del decollo. Rintracciato poco dopo presso la propria abitazione, il giovane è stato arrestato in flagranza differita per atti persecutori. Attualmente si trova agli arresti domiciliari, in attesa di giudizio. Foto d’archivio L'articolo Spia la ex con un drone, ma il velivolo si schianta contro la finestra: arrestato 28enne proviene da Il Fatto Quotidiano.
Napoli
Cronaca
Carabinieri
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Droni
“Stalking su Sophie Codegoni”, chiesto il processo per il dj e influencer Alessandro Basciano
La complessa vicenda del caso Bascino-Codegoni ha un primo punto fermo. La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per il dj e influencer Alessandro Basciano, accusato di stalking ai danni dell’ex compagna e modella Sophie Codegoni per una serie di episodi, tra luglio del 2023 e novembre del 2024, nel corso dei quali avrebbe minacciato la donna con “condotte reiterate”, al punto da “ingenerare” in lei “un grave stato di ansia e paura” e un “fondato timore per la propria incolumità”. L’inchiesta a carico del 36enne era stata chiusa dall’aggiunta Letizia Mannella e dal pm Antonio Pansa a fine settembre, dopo gli accertamenti dei carabinieri. Ora la richiesta di processo dovrà passare il vaglio del giudice per l’udienza preliminare. Il dj, che era stato arrestato nel novembre 2024 e poi era stato scarcerato meno di 48 ore dopo dal gip, è stato anche sottoposto ad un divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico. La modella, che aveva conosciuto Basciano nel 2021 davanti alle telecamere del Grande Fratello Vip, era stata costretta, secondo la sua denuncia, “a cambiare le proprie abitudini di vita”, non uscendo più “da sola” e facendosi “sempre riaccompagnare a casa da qualcuno”. La 24enne, dopo la denuncia, aveva confermato, sentita da inquirenti e investigatori, tutto il quadro inquietante di insulti gravi, pedinamenti, minacce anche di morte e atteggiamenti persecutori che per quasi un anno e mezzo avrebbe dovuto subire. Agli atti anche tutte le chat dei dialoghi tra i due come “Me le paghi tt” o “Mi faccio 30 anni“. Basciano, invece, difeso dall’avvocato Leonardo D’Erasmo, ha sempre respinto le accuse, facendosi anche interrogare dai pm. L'articolo “Stalking su Sophie Codegoni”, chiesto il processo per il dj e influencer Alessandro Basciano proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Attualità
Caso Sangiuliano – Maria Rosaria Boccia a processo per stalking aggravato, lesioni, interferenze illecite nella vita privata
Il giudice per l’udienza preliminare di Roma ha rinviato a giudizio l’imprenditrice Maria Rosaria Boccia, accusata di stalking aggravato, lesioni, interferenze illecite nella vita privata ai danni dell’ex ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. Contestati anche i reati di diffamazione e false dichiarazioni nel curriculum in relazione all’organizzazione di alcuni eventi. Il processo è stato fissato al prossimo 6 ottobre. Nel procedimento sono parti civili Sangiuliano, la moglie e l’ex capo di Gabinetto del dicastero, Francesco Gilioli. Il terremoto costato la poltrona all’attuale corrispondente da Parigi per la Rai aveva portato Sangiuliano sotto indagine per le accuse di peculato e rivelazione del segreto d’ufficio. Filone questo poi archiviato. Nel capo di imputazione relativo allo stalking a carico dell’imprenditrice, quando erano state chiuse le indagini lo scorso luglio, i pm scrivevano che “con condotte reiterate ossessive e di penetrante controllo della vita privata, professionale e istituzionale rivolte verso Sangiuliano – con cui intratteneva una relazione affettiva extraconiugale e anche successivamente alla definitiva rottura dei rapporti – cagionava nello stesso un perdurante e grave stato di ansia e paura che si estrinsecava in un forte stress, un notevole dimagrimento, pensieri suicidi, modo tale da costringerlo ad alterare le proprie abitudini di vita, compromettendone la figura pubblica, inducendolo a rassegnare le dimissioni dalla carica istituzionale”. “Non siamo assolutamente preoccupati e siamo convinti che non ci sia alcuna condotta illecita, alcun atto persecutorio” avevano detto gli avvocati Francesco Di Deco e Saverio Sapia, che difendono Boccia prima della decisione del giudice. “Noi dimostreremo che dai principi del giugno del 2024 era l’allora ministro a proporle in primis la nomina e successivamente già dalla settimana dopo si dichiarava follemente innamorato e quindi a meno che non sono cambiati i canoni dello stalking, a me non risulta che una persona che è sottoposta a stalking e dichiara di avere paura manda ogni giorno in maniera quasi asfissiante, azzarderei adolescenziale – ha detto uno dei difensori – messaggi con cuoricini. Quindi c’è una discrasia in tal senso. Stesso discorso per quanto riguarda le lesioni”. Per quanto riguarda poi l’accusa di interferenze illecite “la condotta è stata totalmente diversa – sostiene la difesa di Boccia – è stata ammessa ad ascoltare una telefonata e quindi come presente, cioè il consenso non era rilevante: in quel caso era il querelante a permettere di ascoltare la telefonata in viva voce. Poteva benissimo in qualunque momento staccare e interrompere la comunicazione …. L’incriminazione è davvero fumosa e speriamo di poterlo dimostrare già in questa fase processuale senza dover andare in dibattimento”. Ma invece il processo ci sarà. L'articolo Caso Sangiuliano – Maria Rosaria Boccia a processo per stalking aggravato, lesioni, interferenze illecite nella vita privata proviene da Il Fatto Quotidiano.
Giustizia
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Gennaro Sangiuliano
“La gelosia non attenua i reati di stalking e lesioni” anzi potrebbe essere “un’aggravante” anche se c’è stato tradimento
La gelosia nata dalla scoperta di un tradimento non attenua la responsabilità penale per condotte di stalking e lesioni aggravate. Al contrario, secondo la Corte di Cassazione, si tratta di un sentimento “morboso”, che rappresenta una forma di “espressione di supremazia e possesso” e che può addirittura integrare “l’aggravante dell’aver agito per motivi futili o abietti”. Con questa motivazione – come riporta Repubblica – gli ermellini hanno respinto uno dei punti centrali del ricorso presentato dall’ex compagno di una donna residente a Milano, che aveva intrapreso una nuova relazione dopo la fine della convivenza. L’uomo era stato condannato nell’aprile 2025 dalla Corte d’appello milanese a 9 mesi e 10 giorni, poi convertiti in una sanzione pecuniaria pari a 5.600 euro, per una serie di comportamenti violenti e persecutori nei confronti della ex e del suo nuovo partner, costretti a vivere in una costante condizione di timore e tensione. Successivamente l’imputato aveva anche iniziato un percorso di cura. Ritenendo sproporzionata e ingiusta la decisione, il condannato aveva presentato un ricorso articolato in quattro censure. Due di queste sono state giudicate infondate dalla Cassazione, che ha richiamato precedenti orientamenti giurisprudenziali e una chiara valutazione etica negativa della condotta. I giudici hanno escluso che si potesse riconoscere l’attenuante dello “stato d’ira” conseguente a un presunto fatto ingiusto, sottolineando come, alla luce delle attuali regole di convivenza civile, “lo stato psicologico determinato dal tradimento non può essere valutato come un elemento positivo”. Non si tratta infatti di una semplice reazione emotiva, ma di “il movente per comportamenti violenti e vessatori”. La Suprema Corte ha invece ritenuto fondato il rilievo relativo a un vizio nella quantificazione della pena. Per questo aspetto, gli atti sono stati rinviati a un’altra sezione della Corte d’appello di Milano, chiamata a pronunciarsi nuovamente sulla misura della sanzione. L'articolo “La gelosia non attenua i reati di stalking e lesioni” anzi potrebbe essere “un’aggravante” anche se c’è stato tradimento proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Mi ha minacciata dicendomi ‘stai attenta a come ti muovi e a quello che fai’. La donna che mi ha perseguitata è stata condannata a 9 mesi”: così Elena Santarelli
Elena Santarelli, ospite a “La volta buona” ieri 26 gennaio, ha raccontato di essere stata vittima di stalking e che, finalmente, è arrivata la condanna per la donna che l’ha perseguitata. “Inizialmente ha iniziato a scrivere delle cose irripetibili proprio anche riguardo a una tragedia che ci aveva colpito in casa, – ha detto – che riguardava mio figlio, quindi augurava di nuovo di vivere quella terribile esperienza. La sapete un po’ tutti. Non solo quindi era molta accanita nei confronti di mio figlio, nonostante io non mostrassi mio figlio in foto, ma per esempio se mettevo una foto sorridente, mi diceva ‘tanto è inutile che sorridi perché prima o poi quella roba lì tornerà’, proprio così”. Il riferimento è al figlio Giacomo colpito nel 2017 da un tumore cerebrale. La diagnosi è arrivata il 30 novembre di quell’anno, quando il bambino aveva 8 anni. Dopo un lungo percorso di cure, nel maggio del 2019 l’annuncio che il piccolo era completamente guarito. “Poi un giorno ho deciso di contattarla su direct, su Instagram privatamente, – ha continuato Santarelli – perché proprio non accettavo il fatto che ci fosse un essere umano che si rivolgesse con tanta cattiveria, proprio nei confronti di un bambino e di una famiglia che aveva già sofferto e ancora stava soffrendo. E anche perché poi, alla fine, ho un percorso molto lungo e quindi durante questa conversazione io sono sempre stata convinta che era una donna dietro si celasse la figura femminile. Infatti anche la polizia postale mi chiese ma ‘come mai lei è convinta che sia una donna?‘ Dico ‘perché con tanta cattiveria con tanta malvagità può, mi dispiace, appartenere solo solo ad una donna’. Le donne a volte sono capaci di fare delle cose crudeli. Nella mia vita non ho riscontrato tanta cattiveria da parte di un uomo, sinceramente, per la mia esperienza. Quindi su direct lei mi ha minacciato e mi ha detto ‘stai attenta a come ti muovi e a quello che fai’. Ecco, quel messaggio mi ha proprio impaurito ed è proprio grazie a quel messaggio che io sono andata dopo molto tempo alla polizia postale e ho segnalato la conversazione”. E ancora: “Ogni tot lei cambiava profilo, mi bloccava, ne ricreava un altro, fino a quando a un certo punto non ha più potuto creare più profili. A maggio 2025, qualcuno dalla polizia postale mi chiama e mi dice, ‘Signora Santarelli, le devo dare una bella notizia. Abbiamo trovato la persona che la stolkerizzava. Quindi sappiamo chi è, dove vive e che cosa fa’. Quindi poi dopo mi hanno chiamato i Carabinieri, c’è stata l’indagine, c’è stata l’udienza il 16 gennaio. Non l’ho vista, anche il mio avvocato ha detto che comunque, secondo lei, non si sarebbe mai presentata. Ecco io avrei tanto voluto proprio vederla in faccia. Volevo capire quale fosse il motivo”. Infine: “So solo che prima dell’udienza ha chiesto il patteggiamento. Quindi è certo, ha capito che la situazione probabilmente si stava complicando. Le hanno dato 9 mesi di reclusione, la pena che però in questo momento è stata sospesa, proprio perché lei ha patteggiato e dunque deve frequentare un percorso psicologico”. L'articolo “Mi ha minacciata dicendomi ‘stai attenta a come ti muovi e a quello che fai’. La donna che mi ha perseguitata è stata condannata a 9 mesi”: così Elena Santarelli proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Elena Santarelli
A processo per stalking Giusy Giugliano, la “bidella pendolare” tra Napoli e Milano: denunciata dalla preside di Caivano
La favola della bidella Giusy raccontata dai giornaloni, pendolare instancabile da Napoli a Milano per amore del lavoro, è finita senza il lieto fine. La collaboratrice è accusata di stalking per i messaggi social alla preside di Caivano Eugenia Carfora e sta già affrontando il processo. La notizia è apparsa sul sito della testata Fanpage. Il lavoro coraggioso di Carfora ha ispirato la fiction di Rai Uno “La Preside”, con Luisa Ranieri protagonista. La collaboratrice scolastica Giuseppina Giugliano invece era diventata un caso mediatico nel 2023, per avere scelto di recarsi ogni giorno al lavoro da Napoli a Milano, risparmiando l’esoso affitto di una casa meneghina. L’arresto di Giusy, chiesto dalla procura di Napoli Nord, risale allo scorso mese di ottobre. La collaboratrice scolastica era già ai domiciliari, dove avrebbe ripetutamente violato il divieto di comunicazione via social: per questa ragione è stata trasferita nel carcere di Secondigliano a Napoli. Dopo un paio di mesi dietro le sbarre, è stata scarcerata dal tribunale del Riesame. Ora sta affrontando il processo di primo grado: prossima udienza fissata il 23 febbraio. Non è l’unica grana giudiziaria: Giuseppina Giuliano sta anche affrontando un procedimento civile giunto al secondi grado di giudizio, per un licenziamento determinato da una assenza prolungata. Dalla favola della lavoratrice infaticabile all’incubo del carcere. La collaboratrice scolastica, dopo la notorietà regalata dai media, nel 2024 ha ottenuto il trasferimento e l’assegnazione provvisoria alla scuola Morano nel Parco Verde di Caivano, guidata dalla preside nota da anni per il suo impegno contro l’abbandono scolastico. Ma l’avventura è durata pochi mesi: problemi legati ad un congedo per malattia, esposto della preside all’Ufficio scolastico regionale, infine l’istruttoria e il licenziamento di Giuseppina Giuliano. La collaboratrice scolastica ha presentato ricorso in tribunale, ma ha perso la causa in primo grado e ora è in attesa della prima udienza per il giudizio d’appello. Dopo il licenziamento la donna avrebbe sfogato il senso d’ingiustizia tempestando di messaggi le bacheche social della preside, oltre ad inviare numerose mail all’indirizzo elettronico della scuola per rivendicare il suo posto di lavoro. Carfora ha presentato una denuncia per stalking, culminata in una prima misura cautelare a maggio 2025: il Tribunale di Napoli Nord disponeva il divieto di avvicinamento alla vittima di stalking e il divieto di dimora a Caivano e a San Felice a Cancello (Caserta), comune di residenza di Carfora. Ma la donna avrebbe violato i divieti continuando a pubblicare messaggi dal medesimo tenore sui social network. Il gip ha quindi disposto l’aggravamento della misura e gli arresti domiciliari, finché, a seguito di ulteriori presunte violazioni, Giugliano è stata portata nel carcere di Secondigliano, dove è rimasta circa un mese e mezzo, fino alla pronuncia del Riesame ed il ritorno ai domiciliari. Prosegue intanto il processo, a metà dell’istruttoria dibattimentale con prossima udienza fissata a fine mese e sentenza che potrebbe arrivare già entro marzo. L'articolo A processo per stalking Giusy Giugliano, la “bidella pendolare” tra Napoli e Milano: denunciata dalla preside di Caivano proviene da Il Fatto Quotidiano.
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