Vittima o carnefice? Roberta Bruzzone si dichiara vittima. Senza troppi giri di
parole. «Ma quale stalking, l’unica perseguitata qui sono io». Parole
pronunciate a La Repubblica. Parole in cui respinge le accuse per le quali
rischia il rinvio a giudizio (il fascicolo è stato trasmesso alla Procura di
Roma per competenza territoriale), per presunti atti persecutori perduti per
circa tre anni contro Elisabetta Sionis, pedagogista, consulente in diversi casi
di cronaca nera e giudice del Tribunale dei minori di Cagliari.
«Sono state scritte cose non vere, si tratta di una vicenda complessa che ha
radici lontane nel tempo – spiega la nota criminologa televisiva al quotidiano
La Repubblica – Nasce dal tentato femminicidio di Valentina Pitzalis e dal
processo per la morte di Manuel Piredda. Sionis era consulente, sosteneva che la
vittima fosse Piredda e lo sostiene tuttora, nonostante l’archiviazione. Forse
dopo quel clamoroso fallimento professionale, nel quale riponeva ambizioni di
carriera, mi ha trasformato nel suo bersaglio». La criminologa, accusa con altri
tre suoi colleghi, si dichiara estranea ai post Facebook dove attaccherebbe
pesantemente la Sionis: “miserabile esistenza”, “da Tso”, “in putrefazione”.
«L’attribuibilità è tutta da chiarire». Poi aggiunge: «Mi vengono contestati sei
post in quattro anni. Parlare di atti persecutori è quantomeno eccessivo».
A peggiorare la situazione ci sarebbero poi le chat di WhatsApp. Ma anche in
questo caso c’è una giustificazione: «In quella chat non ci sono. E in un’altra
— “Barcone on the road” — si parlava di un’altra persona che mi ha perseguitato
per anni. Non siamo stati noi a organizzare attacchi, noi li subivamo da persone
in carne e ossa e da profili fake: denunce, offese personali e alla mia
famiglia, accuse deliranti di istigazione al femminicidio, di uccisione di
animali, di corruzione di procure, di frode processuale. Dietro alcuni di questi
c’è Sionis».
Per quanto riguarda invece “Si merita un maluccio”, Roberta Bruzzone la riduce a
«sfoghi di persone esasperate che vanno contestualizzati». Oltre a dichiararsi
vittima sottolinea poi che «anche Sionis è attualmente indagata per diffamazione
aggravata, calunnia, falsa testimonianza e atti persecutori». Tra le accuse però
rivolte ancora alla Bruzzone ci sarebbero fotomontaggi denigratori, allusioni
sessuali e la figlia di Sionis tirata in ballo. A La Repubblica, la Bruzzone
risponde così: «Che si parlasse di questa ragazzina è privo di fondamento. Anche
dei fotomontaggi non so nulla né conosco la persona alla quale vengono
attribuiti».
Per concludere un nuovo attacco: «L’avviso di conclusione indagini è viziato:
Roma, dove è stato trasferito il fascicolo, è l’unico foro competente, la
procura di Cagliari è incompatibile. Inoltre nel 2019 il gip aveva dichiarato di
doversi astenere per una pregressa amichevole frequentazione con Elisabetta
Sionis, ma nel 2021 ha firmato gli atti dello stesso procedimento. E io non sono
mai stata ascoltata dal titolare del fascicolo».
L'articolo “Ma quale stalking, l’unica perseguitata qui sono io. Sionis mi ha
trasformato nel suo bersaglio”. Roberta Bruzzone si dichiara vittima e respinge
tutte le accuse proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Stalking
“Da Tso”, “in putrefazione”, “una lestofante in meno”, a cui “le goccine e le
overdose di botox non bastano più”. Sono solo alcuni dei violentissimi epiteti
che la nota criminologa Roberta Bruzzone avrebbe rivolto a una sua collega. A
far rendere noto il caso giudiziario è un’inchiesta riportata oggi dal
quotidiano La Repubblica, che svela i contenuti dell’avviso di conclusione delle
indagini firmato dal pm di Cagliari Gilberto Ganassi. Il fascicolo, ora
trasmesso alla Procura di Roma per competenza territoriale, ipotizza il reato di
stalking di gruppo ai danni della psicologa forense Elisabetta Sionis (oggi
giudice onorario minorile nel capoluogo sardo) e della sua figlia minorenne.
LE INDAGINI E IL CONTENUTO DELLE CHAT
Secondo gli atti firmati dal pm Gilberto Ganassi visionati da Repubblica, agli
indagati viene contestata una condotta reiterata per almeno tre anni, che
comprende la diffusione di fotomontaggi del viso della persona offesa, allusioni
a sfondo sessuale e frasi di carattere minaccioso su gruppi Facebook e canali
YouTube e Twitch. L’inchiesta si basa su un hard disk contenente le trascrizioni
di diverse chat WhatsApp, estratte da gruppi denominati “L’armata delle
tenebre“, “Gli irriducibili”, “Barcone on the road”, “I mitici” e “Fbi”. Nelle
conversazioni riportate dal quotidiano, Bruzzone si riferisce a Sionis
utilizzando espressioni come “dalla miserabile esistenza”, “da Tso”, “una
lestofante in meno”, “in putrefazione”.
Gli inquirenti individuano un passaggio specifico datato 17 settembre 2022,
inviato da Bruzzone sul gruppo “Fbi”: “Ho mandato a Monica la mia denuncia di
stalking contro la Sionis dell’anno scorso, bisogna attaccarla dimostrando che è
una bugiarda e che è su Facebook tramite fake con cui molesta tutti noi”. Il 22
febbraio 2024, Langella scrive in chat: “Stasera massacro pure la Sionis in
diretta”.
In uno scambio dell’agosto 2023, Langella scrive: “La Sionis è la sciagura
peggiore che potesse capitarci e purtroppo non ce ne libereremo mai! Ha fatto di
noi la sua ragione di vivere”. Bruzzone risponde: “Io spero in un bel malaccio
che se la porti via”. Commentando poi una fotografia postata da Demma, Bruzzone
aggiunge: “Questa è marcia di invidia […] guarda il marciume interiore come caz…
ormai si vede anche fuori. È in putrefazione da viva questa. […] Monica Demma
però tu non mi puoi inviare foto della bestia immonda senza prima avvisarmi…
Questa un malaccio se lo merita tutto”.
L’ORIGINE DEL PROCEDIMENTO E I CONTENZIOSI LEGALI
I contrasti tra Bruzzone e Sionis hanno avuto origine nel 2017, durante il
processo relativo alla morte di Manuel Piredda e alle ustioni riportate da
Valentina Pitzalis, innescando una serie di denunce reciproche. Il 23 giugno
scorso, l’ultima querela presentata da Bruzzone contro Sionis è stata
archiviata. Il 28 ottobre, invece, Lucio Lipari, indicato come collaboratore di
Bruzzone, è stato condannato in primo grado a due anni per aver perseguitato
Sionis. Il fascicolo menziona inoltre interazioni relative ad altri
professionisti. In un’altra chat riportata sempre da Repubblica, Demma e Mosca
propongono: “Trolliamo un po’ Avesani?”, in riferimento al neurologo Mirko
Avesani, a sua volta coinvolto in contenziosi con Bruzzone. Secondo il pm
Ganassi, questa conversazione fa ipotizzare che le indagate utilizzassero parte
del tempo “a interagire tramite profili fake con altri utenti social”.
L'articolo “In putrefazione”, “Spero in un malaccio”: Roberta Bruzzone e tre
collaboratori indagati per stalking. Le chat pubblicate da Repubblica proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Per circa due anni avrebbe perseguitato l’ex fidanzata, utilizzando persino un
drone per controllarne gli spostamenti. Per questo nei giorni scorsi i
carabinieri della stazione di Moggio Udinese hanno eseguito nei confronti di un
uomo, di 31 anni, residente in Alto Friuli, la misura cautelare del divieto di
avvicinamento alla persona offesa e l’obbligo giornaliero di presentazione,
disposti dal Tribunale di Udine con l’accusa di atti persecutori commessi tra il
2023 e il 2025.
Le indagini sono state avviate nell’ottobre 2025 dopo la querela presentata
dalla donna, che continuava a ricevere dall’ex insistenti richieste di tornare
insieme, oltre a regali e messaggi non graditi. A far scattare l’allarme era
stata anche la presenza ricorrente di un drone che sorvolava i luoghi da lei
frequentati.
Gli accertamenti hanno permesso ai militari di individuare e sequestrare il
velivolo.
Dall’analisi della memoria sono emersi numerosi sorvoli e fotografie scattate
all’insaputa della vittima, alcune delle quali sarebbero state condivise
dall’indagato con amici e conoscenti. I militari hanno anche sequestrato due
telefoni cellulari, ora al vaglio degli investigatori.
L'articolo Spiava la ex con un drone, 31enne friulano accusato di atti
persecutori: dal Tribunale divieto di avvicinamento proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Carlo Conti, durante la conferenza stampa di oggi del Festival di Sanremo 2026,
ha risposto sulla presenza sul palco, poi sfumata per decisione dello stesso
artista di Morgan, dove avrebbe dovuto esibirsi in un duetto con Chiello sulle
note di “Mi sono innamorato di te”. Il riferimento è alla causa per stalking in
cui si trova coinvolto l’artista dopo la denuncia dell’ex fidanzata Angelica
Schiatti.
“Io non sono un giudice: fino a che non c’è una sentenza definitiva, – ha
affermato – se l’artista ritiene di venire a fare una cover io non posso
obbligarlo a non venire perché mi sta antipatico. È un festival democratico.
Sarebbe grave trasformare una scelta artistica puntando il dito per quello che
uno fa nella vita”.
L'articolo Sanremo 2026, Carlo Conti su Morgan: “Non sono un giudice. Se
l’artista ritiene di venire a fare una cover io non posso obbligarlo a non
venire perché mi sta antipatico” – IL VIDEO proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ha tentato di spiare la sua ex compagna utilizzando un drone, facendolo volare
fino al balcone dell’abitazione della donna. Ma il piano è fallito quando il
velivolo si è schiantato contro la finestra, permettendo ai Carabinieri di
identificarlo e arrestarlo poco dopo. Protagonista della vicenda un 28enne, ora
ai domiciliari con l’accusa di atti persecutori.
L’episodio è avvenuto alla periferia di Napoli nel quartiere di San Giovanni a
Teduccio. Secondo quanto ricostruito, l’uomo avrebbe fatto decollare il drone
con l’obiettivo di controllare la donna, tentando di posizionarlo davanti al
balcone dell’abitazione. Tuttavia, per cause ancora in corso di accertamento –
forse il vento o un errore di manovra – il dispositivo ha perso il controllo
finendo contro la finestra della donna.
A quel punto il 28enne si è dato alla fuga, lasciando il drone sul posto. La
vittima, che aveva assistito alla scena, aveva già contattato il 112. I militari
della Stazione Carabinieri di San Giovanni a Teduccio sono intervenuti,
sequestrando il velivolo e analizzando i filmati registrati dalla telecamera di
bordo. Le immagini si sono rivelate decisive. Nei video, infatti, compariva
chiaramente il volto dell’uomo in primo piano e in alta definizione, inquadrato
mentre sistemava gli ultimi dettagli prima del decollo. Rintracciato poco dopo
presso la propria abitazione, il giovane è stato arrestato in flagranza
differita per atti persecutori. Attualmente si trova agli arresti domiciliari,
in attesa di giudizio.
Foto d’archivio
L'articolo Spia la ex con un drone, ma il velivolo si schianta contro la
finestra: arrestato 28enne proviene da Il Fatto Quotidiano.
La complessa vicenda del caso Bascino-Codegoni ha un primo punto fermo. La
Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per il dj e influencer
Alessandro Basciano, accusato di stalking ai danni dell’ex compagna e modella
Sophie Codegoni per una serie di episodi, tra luglio del 2023 e novembre del
2024, nel corso dei quali avrebbe minacciato la donna con “condotte reiterate”,
al punto da “ingenerare” in lei “un grave stato di ansia e paura” e un “fondato
timore per la propria incolumità”. L’inchiesta a carico del 36enne era stata
chiusa dall’aggiunta Letizia Mannella e dal pm Antonio Pansa a fine settembre,
dopo gli accertamenti dei carabinieri. Ora la richiesta di processo dovrà
passare il vaglio del giudice per l’udienza preliminare.
Il dj, che era stato arrestato nel novembre 2024 e poi era stato scarcerato meno
di 48 ore dopo dal gip, è stato anche sottoposto ad un divieto di avvicinamento
con braccialetto elettronico. La modella, che aveva conosciuto Basciano nel 2021
davanti alle telecamere del Grande Fratello Vip, era stata costretta, secondo la
sua denuncia, “a cambiare le proprie abitudini di vita”, non uscendo più “da
sola” e facendosi “sempre riaccompagnare a casa da qualcuno”.
La 24enne, dopo la denuncia, aveva confermato, sentita da inquirenti e
investigatori, tutto il quadro inquietante di insulti gravi, pedinamenti,
minacce anche di morte e atteggiamenti persecutori che per quasi un anno e mezzo
avrebbe dovuto subire. Agli atti anche tutte le chat dei dialoghi tra i due come
“Me le paghi tt” o “Mi faccio 30 anni“. Basciano, invece, difeso dall’avvocato
Leonardo D’Erasmo, ha sempre respinto le accuse, facendosi anche interrogare dai
pm.
L'articolo “Stalking su Sophie Codegoni”, chiesto il processo per il dj e
influencer Alessandro Basciano proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il giudice per l’udienza preliminare di Roma ha rinviato a giudizio
l’imprenditrice Maria Rosaria Boccia, accusata di stalking aggravato, lesioni,
interferenze illecite nella vita privata ai danni dell’ex ministro della
Cultura, Gennaro Sangiuliano. Contestati anche i reati di diffamazione e false
dichiarazioni nel curriculum in relazione all’organizzazione di alcuni eventi.
Il processo è stato fissato al prossimo 6 ottobre. Nel procedimento sono parti
civili Sangiuliano, la moglie e l’ex capo di Gabinetto del dicastero, Francesco
Gilioli.
Il terremoto costato la poltrona all’attuale corrispondente da Parigi per la Rai
aveva portato Sangiuliano sotto indagine per le accuse di peculato e rivelazione
del segreto d’ufficio. Filone questo poi archiviato. Nel capo di imputazione
relativo allo stalking a carico dell’imprenditrice, quando erano state chiuse le
indagini lo scorso luglio, i pm scrivevano che “con condotte reiterate ossessive
e di penetrante controllo della vita privata, professionale e istituzionale
rivolte verso Sangiuliano – con cui intratteneva una relazione affettiva
extraconiugale e anche successivamente alla definitiva rottura dei rapporti –
cagionava nello stesso un perdurante e grave stato di ansia e paura che si
estrinsecava in un forte stress, un notevole dimagrimento, pensieri suicidi,
modo tale da costringerlo ad alterare le proprie abitudini di vita,
compromettendone la figura pubblica, inducendolo a rassegnare le dimissioni
dalla carica istituzionale”.
“Non siamo assolutamente preoccupati e siamo convinti che non ci sia alcuna
condotta illecita, alcun atto persecutorio” avevano detto gli avvocati Francesco
Di Deco e Saverio Sapia, che difendono Boccia prima della decisione del giudice.
“Noi dimostreremo che dai principi del giugno del 2024 era l’allora ministro a
proporle in primis la nomina e successivamente già dalla settimana dopo si
dichiarava follemente innamorato e quindi a meno che non sono cambiati i canoni
dello stalking, a me non risulta che una persona che è sottoposta a stalking e
dichiara di avere paura manda ogni giorno in maniera quasi asfissiante,
azzarderei adolescenziale – ha detto uno dei difensori – messaggi con cuoricini.
Quindi c’è una discrasia in tal senso. Stesso discorso per quanto riguarda le
lesioni”.
Per quanto riguarda poi l’accusa di interferenze illecite “la condotta è stata
totalmente diversa – sostiene la difesa di Boccia – è stata ammessa ad ascoltare
una telefonata e quindi come presente, cioè il consenso non era rilevante: in
quel caso era il querelante a permettere di ascoltare la telefonata in viva
voce. Poteva benissimo in qualunque momento staccare e interrompere la
comunicazione …. L’incriminazione è davvero fumosa e speriamo di poterlo
dimostrare già in questa fase processuale senza dover andare in dibattimento”.
Ma invece il processo ci sarà.
L'articolo Caso Sangiuliano – Maria Rosaria Boccia a processo per stalking
aggravato, lesioni, interferenze illecite nella vita privata proviene da Il
Fatto Quotidiano.
La gelosia nata dalla scoperta di un tradimento non attenua la responsabilità
penale per condotte di stalking e lesioni aggravate. Al contrario, secondo la
Corte di Cassazione, si tratta di un sentimento “morboso”, che rappresenta una
forma di “espressione di supremazia e possesso” e che può addirittura integrare
“l’aggravante dell’aver agito per motivi futili o abietti”.
Con questa motivazione – come riporta Repubblica – gli ermellini hanno respinto
uno dei punti centrali del ricorso presentato dall’ex compagno di una donna
residente a Milano, che aveva intrapreso una nuova relazione dopo la fine della
convivenza. L’uomo era stato condannato nell’aprile 2025 dalla Corte d’appello
milanese a 9 mesi e 10 giorni, poi convertiti in una sanzione pecuniaria pari a
5.600 euro, per una serie di comportamenti violenti e persecutori nei confronti
della ex e del suo nuovo partner, costretti a vivere in una costante condizione
di timore e tensione. Successivamente l’imputato aveva anche iniziato un
percorso di cura.
Ritenendo sproporzionata e ingiusta la decisione, il condannato aveva presentato
un ricorso articolato in quattro censure. Due di queste sono state giudicate
infondate dalla Cassazione, che ha richiamato precedenti orientamenti
giurisprudenziali e una chiara valutazione etica negativa della condotta. I
giudici hanno escluso che si potesse riconoscere l’attenuante dello “stato
d’ira” conseguente a un presunto fatto ingiusto, sottolineando come, alla luce
delle attuali regole di convivenza civile, “lo stato psicologico determinato dal
tradimento non può essere valutato come un elemento positivo”. Non si tratta
infatti di una semplice reazione emotiva, ma di “il movente per comportamenti
violenti e vessatori”.
La Suprema Corte ha invece ritenuto fondato il rilievo relativo a un vizio nella
quantificazione della pena. Per questo aspetto, gli atti sono stati rinviati a
un’altra sezione della Corte d’appello di Milano, chiamata a pronunciarsi
nuovamente sulla misura della sanzione.
L'articolo “La gelosia non attenua i reati di stalking e lesioni” anzi potrebbe
essere “un’aggravante” anche se c’è stato tradimento proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Elena Santarelli, ospite a “La volta buona” ieri 26 gennaio, ha raccontato di
essere stata vittima di stalking e che, finalmente, è arrivata la condanna per
la donna che l’ha perseguitata. “Inizialmente ha iniziato a scrivere delle cose
irripetibili proprio anche riguardo a una tragedia che ci aveva colpito in casa,
– ha detto – che riguardava mio figlio, quindi augurava di nuovo di vivere
quella terribile esperienza. La sapete un po’ tutti. Non solo quindi era molta
accanita nei confronti di mio figlio, nonostante io non mostrassi mio figlio in
foto, ma per esempio se mettevo una foto sorridente, mi diceva ‘tanto è inutile
che sorridi perché prima o poi quella roba lì tornerà’, proprio così”.
Il riferimento è al figlio Giacomo colpito nel 2017 da un tumore cerebrale. La
diagnosi è arrivata il 30 novembre di quell’anno, quando il bambino aveva 8
anni. Dopo un lungo percorso di cure, nel maggio del 2019 l’annuncio che il
piccolo era completamente guarito.
“Poi un giorno ho deciso di contattarla su direct, su Instagram privatamente, –
ha continuato Santarelli – perché proprio non accettavo il fatto che ci fosse un
essere umano che si rivolgesse con tanta cattiveria, proprio nei confronti di un
bambino e di una famiglia che aveva già sofferto e ancora stava soffrendo. E
anche perché poi, alla fine, ho un percorso molto lungo e quindi durante questa
conversazione io sono sempre stata convinta che era una donna dietro si celasse
la figura femminile. Infatti anche la polizia postale mi chiese ma ‘come mai lei
è convinta che sia una donna?‘ Dico ‘perché con tanta cattiveria con tanta
malvagità può, mi dispiace, appartenere solo solo ad una donna’. Le donne a
volte sono capaci di fare delle cose crudeli. Nella mia vita non ho riscontrato
tanta cattiveria da parte di un uomo, sinceramente, per la mia esperienza.
Quindi su direct lei mi ha minacciato e mi ha detto ‘stai attenta a come ti
muovi e a quello che fai’. Ecco, quel messaggio mi ha proprio impaurito ed è
proprio grazie a quel messaggio che io sono andata dopo molto tempo alla polizia
postale e ho segnalato la conversazione”.
E ancora: “Ogni tot lei cambiava profilo, mi bloccava, ne ricreava un altro,
fino a quando a un certo punto non ha più potuto creare più profili. A maggio
2025, qualcuno dalla polizia postale mi chiama e mi dice, ‘Signora Santarelli,
le devo dare una bella notizia. Abbiamo trovato la persona che la stolkerizzava.
Quindi sappiamo chi è, dove vive e che cosa fa’. Quindi poi dopo mi hanno
chiamato i Carabinieri, c’è stata l’indagine, c’è stata l’udienza il 16 gennaio.
Non l’ho vista, anche il mio avvocato ha detto che comunque, secondo lei, non si
sarebbe mai presentata. Ecco io avrei tanto voluto proprio vederla in faccia.
Volevo capire quale fosse il motivo”.
Infine: “So solo che prima dell’udienza ha chiesto il patteggiamento. Quindi è
certo, ha capito che la situazione probabilmente si stava complicando. Le hanno
dato 9 mesi di reclusione, la pena che però in questo momento è stata sospesa,
proprio perché lei ha patteggiato e dunque deve frequentare un percorso
psicologico”.
L'articolo “Mi ha minacciata dicendomi ‘stai attenta a come ti muovi e a quello
che fai’. La donna che mi ha perseguitata è stata condannata a 9 mesi”: così
Elena Santarelli proviene da Il Fatto Quotidiano.
La favola della bidella Giusy raccontata dai giornaloni, pendolare instancabile
da Napoli a Milano per amore del lavoro, è finita senza il lieto fine. La
collaboratrice è accusata di stalking per i messaggi social alla preside di
Caivano Eugenia Carfora e sta già affrontando il processo. La notizia è apparsa
sul sito della testata Fanpage. Il lavoro coraggioso di Carfora ha ispirato la
fiction di Rai Uno “La Preside”, con Luisa Ranieri protagonista. La
collaboratrice scolastica Giuseppina Giugliano invece era diventata un caso
mediatico nel 2023, per avere scelto di recarsi ogni giorno al lavoro da Napoli
a Milano, risparmiando l’esoso affitto di una casa meneghina.
L’arresto di Giusy, chiesto dalla procura di Napoli Nord, risale allo scorso
mese di ottobre. La collaboratrice scolastica era già ai domiciliari, dove
avrebbe ripetutamente violato il divieto di comunicazione via social: per questa
ragione è stata trasferita nel carcere di Secondigliano a Napoli. Dopo un paio
di mesi dietro le sbarre, è stata scarcerata dal tribunale del Riesame. Ora sta
affrontando il processo di primo grado: prossima udienza fissata il 23 febbraio.
Non è l’unica grana giudiziaria: Giuseppina Giuliano sta anche affrontando un
procedimento civile giunto al secondi grado di giudizio, per un licenziamento
determinato da una assenza prolungata. Dalla favola della lavoratrice
infaticabile all’incubo del carcere.
La collaboratrice scolastica, dopo la notorietà regalata dai media, nel 2024 ha
ottenuto il trasferimento e l’assegnazione provvisoria alla scuola Morano nel
Parco Verde di Caivano, guidata dalla preside nota da anni per il suo impegno
contro l’abbandono scolastico. Ma l’avventura è durata pochi mesi: problemi
legati ad un congedo per malattia, esposto della preside all’Ufficio scolastico
regionale, infine l’istruttoria e il licenziamento di Giuseppina Giuliano. La
collaboratrice scolastica ha presentato ricorso in tribunale, ma ha perso la
causa in primo grado e ora è in attesa della prima udienza per il giudizio
d’appello.
Dopo il licenziamento la donna avrebbe sfogato il senso d’ingiustizia
tempestando di messaggi le bacheche social della preside, oltre ad inviare
numerose mail all’indirizzo elettronico della scuola per rivendicare il suo
posto di lavoro. Carfora ha presentato una denuncia per stalking, culminata in
una prima misura cautelare a maggio 2025: il Tribunale di Napoli Nord disponeva
il divieto di avvicinamento alla vittima di stalking e il divieto di dimora a
Caivano e a San Felice a Cancello (Caserta), comune di residenza di Carfora. Ma
la donna avrebbe violato i divieti continuando a pubblicare messaggi dal
medesimo tenore sui social network. Il gip ha quindi disposto l’aggravamento
della misura e gli arresti domiciliari, finché, a seguito di ulteriori presunte
violazioni, Giugliano è stata portata nel carcere di Secondigliano, dove è
rimasta circa un mese e mezzo, fino alla pronuncia del Riesame ed il ritorno ai
domiciliari. Prosegue intanto il processo, a metà dell’istruttoria
dibattimentale con prossima udienza fissata a fine mese e sentenza che potrebbe
arrivare già entro marzo.
L'articolo A processo per stalking Giusy Giugliano, la “bidella pendolare” tra
Napoli e Milano: denunciata dalla preside di Caivano proviene da Il Fatto
Quotidiano.