Ogni quattro elettori di Forza Italia ce n’è uno che non ha approvato la riforma
della giustizia, il sacro graal berlusconiano. Un sostenitore su due di Azione
ha disatteso l’indicazione di Carlo Calenda. E non c’è stata grande sintonia
anche tra leader e base di Più Europa e Italia Viva. Mentre, all’interno del
mondo Pd, è stato un flop l’indicazione controcorrente per il Sì dell’ala
guidata da Pina Picierno. A conti fatti, anche tenendo conto dell’alta
affluenza, il terzopolismo – che fa dell’alterità sulla giustizia uno dei suoi
punti di forza – non se la passa benissimo.
Almeno stando allo studio di Youtrend, che ha condotto un instant poll sulle
intenzione di voto per SkyTg24. I risultati sono sorprendenti per quanto
riguarda partiti e correnti alfieri dell’approvazione della riforma Nordio. Il
dato più eclatante è quello che riguarda Forza Italia, il partito che ha voluto
più di tutti la separazione delle carriere parlando esplicitamente della
realizzazione del sogno di Silvio Berlusconi.
E invece, sostiene l’istituto di sondaggi, il 16% degli elettori di FI e Noi
Moderati ha votato No al referendum e il 12 per cento si è astenuto. Poco più di
uno su quattro, insomma, ha fatto mancare il proprio sostegno alla riforma
bandiera del partito. Il sondaggista Lorenzo Pregliasco ha spiegato che per
Forza Italia c’è stato “un tasso di caduta non banale” che si spiega con la
tipologia della base forzista: “Un elettorato moderato, civico, urbanizzato” che
pur non essendo in via di principio ostile alla separazione delle carriere, in
parte “ha voluto inviare un segnale di freno al rischio di concentrazione dei
poteri, un segnale di moderazione al governo”.
In Azione, partito che Calenda ha schierato per il Sì, ha votato contro il
parere del leader ben il 32% della base e un altro 20 per cento si è astenuto.
Per quanto riguarda gli elettori di Più Europa e Iv ben il 60% hanno rigettato
la riforma, il 18 per cento astenendosi. Non è andata benissimo anche alla Lega:
il 14% degli elettori ha votato No e il 4% si è astenuto.
Più allineate le intenzioni di voto di Fratelli d’Italia: il 5% ha votato No e
il 10% si è astenuta. Nel centrosinistra schierato per il No è il M5s a
registrare più defezioni (il 10% dei Sì con il 9% di astensione), seguito da Avs
(6% di Sì e 9% di astenuti). Mentre il partito che mediaticamente era più
spaccato, cioè il Pd, è quello che ha fatto registrare il voto più allineato in
termini assoluti. Solo il 10% degli elettori dem si è astenuto e appena il 2% ha
votato Sì sposando la linea Picierno, la vicepresidente dell’Europarlamento che
ha sostenuto l’approvazione della riforma e, alla fine, si è spesa attivamente
nella campagna referendaria. Percentuali sorprendenti alla luce del “peso”
mediatico che hanno avuto i distinguo rispetto alla linea del partito.
L'articolo Referendum, da FI ad Azione: così la base ha votato contro il Sì. E
la “corrente Picierno” vale solo il 2% nel Pd proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Carlo Calenda
Nuova replica di Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Napoli, al
leader di Azione Carlo Calenda, stavolta negli studi della trasmissione In altre
parole, su La7. Ancora una volta, dopo le precisazioni rese da Gratteri a
Piazzapulita, Calenda accusa il magistrato di aver dato dei ‘massoni’ a coloro
che voteranno Sì al referendum sulla giustizia, in programma il 22 e il 23
marzo.
Gratteri non ci sta: “Mi dispiace, ma l’ospite di prima forse non guarda la
televisione o non legge i giornali o non ha avuto la curiosità di ascoltare la
mia intervista di un’ora e mezza, quando dico che in Calabria i mafiosi e i
massoni deviati voteranno Sì. Non ho detto che chi vota Sì è mafioso. Quindi,
lui è in malafede: o non vedi i tg o non leggi i giornali. Non si scappa da
qui”.
E ricorda il precedente a Piazzapulita: “Sono stato da Formigli per replicare in
modo ancora più dettagliato a quello che ha sostenuto Calenda. E continua ancora
con questa farsa“.
Poi aggiunge: “Tra l’altro, il ministro Salvini ha detto che mi avrebbe
querelato e io sto ancora aspettando la querela; il componente laico del Csm in
quota Forza Italia (Enrico Aimi, ndr) ha affermato che intende aprire un
procedimento disciplinare contro di me e lo sto aspettando; il ministro della
Giustizia è andato in prima serata sulla tv di Stato dicendo che bisogna fare i
test psicoattitudinali ai magistrati vicini alla pensione e che io sono pazzo.
Sto quindi aspettando che mandi gli ispettori per aprire una istruttoria e che
poi nomini una visita collegiale per stabilire che io sia pazzo o meno. Li sto
ancora aspettando”.
Gratteri smentisce infine l’ex pm Antonio Di Pietro, sostenitore del Sì: “Lui
dice che con la riforma Nordio i pm saranno più forti e autonomi? Il pm non deve
fare il sollevatore di pesi in una palestra. Io voglio un pm sereno e
tranquillo, un pm che ragioni da giudice anche nella fase delle indagini
preliminari. I promotori del Sì vi vengono anche a raccontare la storiella della
partita di calcio, dicendo che il giudice è l’arbitro tra due squadre, cioè il
pm e l’avvocato. Ma non è vero – spiega – perché il pm ha l’obbligo
costituzionale di cercare le prove a favore dell’indagato, non solo contro.
L’avvocato quell’obbligo non ce l’ha. Quindi, non è una partita di calcio in cui
le due squadre giocano con le stesse regole. Queste storielle possono essere
suggestive per i non addetti ai lavori, ma vanno spiegare alla gente”.
L'articolo Referendum, Gratteri replica di nuovo alle accuse di Calenda: “È in
malafede, continua la solita farsa”. Su La7 proviene da Il Fatto Quotidiano.
Uno striscione con la scritta “Fuori Calenda dall’Università” esposto per
qualche minuto, a disturbare un incontro all’Università di Cà Foscari a Venezia,
poi un video che ritrae un contestatore fare il gesto della P38 e offese sui
social. La contestazione è stata rivendicata sui social dal “Collettivo Sumud”,
che già si era reso protagonista in ottobre dell’interruzione di un incontro con
l’ex parlamentare Pd Emanuele Fiano. In un video su Instagram del collettivo si
vede anche un contestatore fare il gesto della P38 verso il banco dove era
seduto Calenda, e un altro pronunciare lo slogan: “Guerra alla guerra. Futura è
guerra. Guerra a Futura”.
“Dopo l’incontro con il senatore Calenda a Cà Foscari – denuncia una nota di
Futura – sui social sono comparsi insulti e minacce nei confronti
dell’associazione e dei suoi soci. Questi comportamenti superano il legittimo
dissenso e alimentano un clima di intimidazione inaccettabile in università.
Futura ribadisce il suo impegno a garantire pluralismo e libertà di espressione
e chiede alle istituzioni e ai movimenti politici di condannare pubblicamente
tali intimidazioni”.
L'articolo Calenda contestato all’Università Ca’ Foscari: in un video il gesto
della P38 proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sul referendum costituzionale sulla giustizia del 22 e 23 marzo, nella
trasmissione Dimartedì, su La7, si confrontano a distanza il leader di Azione,
Carlo Calenda, favorevole al Sì, e il procuratore capo di Napoli, Nicola
Gratteri, sostenitore del No.
Calenda invita a separare il giudizio sul merito della riforma dalle
contrapposizioni politiche e dalle accuse reciproche: “Questa è una riforma
della Costituzione e la Costituzione va presa sul serio. Noi dobbiamo imparare a
discutere della Costituzione separatamente da tutto il resto, perché è ciò che
ci unisce e dobbiamo discutere su qualcosa che deve continuare a unirci”.
Poi cita impropriamente le parole di Gratteri: ” Perché chi è per il No dovrebbe
essere accomunato ai massoni, ai mafiosi o alle persone poco perbene? Questo
sistema esiste in tutti i Paesi liberali. Dipingere chi non la pensa come te
come una persona poco perbene è il principio per cui non esistono più le
democrazie”.
La replica di Gratteri arriva punto per punto. Il magistrato parte proprio
dall’invito al confronto avanzato dal senatore di Azione: “Ho notato che Calenda
due o tre volte dice che bisogna discutere della riforma della Costituzione. Ma
non è questo il momento di discutere: bisognava farlo quando la riforma era in
Parlamento“.
Gratteri ricorda che il passaggio parlamentare non ha prodotto alcuna modifica
al testo originario: “Se non è stata cambiata una virgola del disegno iniziale,
vogliamo discutere ora? Adesso bisogna votare sì o no, decidere se si vuole
tutto questo pacchetto”.
E allerta sulla portata della riforma: “Ricordiamoci che parliamo di sette
articoli della Costituzione. E oggi li modifichiamo senza aver cambiato una
virgola. Calenda dice che dobbiamo discutere della riforma della Costituzione?
Dovevate discuterne in Parlamento, non adesso che si vota tra meno di venti
giorni”.
Il magistrato definisce il referendum “qualcosa di veramente importante” e
rivolge un appello ai cittadini: “Invito tutti a informarsi. Chi non vota da
vent’anni vada al Comune a chiedere la scheda e vada a votare“. La posta in
gioco, aggiunge, è alta: “Si interviene su sette articoli della Costituzione e
poi sarà impossibile tornare indietro“.
Gratteri contesta anche il paragone con altri ordinamenti: “Quando sento dire
che così funziona in Francia o in altri Paesi mi chiedo: chi ha stabilito che
quei sistemi siano migliori del nostro? L’Alta Corte disciplinare è qualcosa di
veramente pauroso. E il sorteggio è una mezza truffa“.
Infine torna sulle polemiche relative alle sue precedenti dichiarazioni.
“Pensavo che la lingua italiana fosse abbastanza chiara – commenta ironicamente
– “Io non ho mai detto che chi vota Sì è mafioso o massone. Ho detto che in
Calabria i mafiosi e la massoneria deviata voteranno Sì perché sanno
perfettamente che questa riforma indebolisce la magistratura. Sono loro che
hanno voluto dire che chi vota Sì è mafioso, dal presidente del Senato in giù“.
E chiosa: “È come dire che chi vola e ha le ali è un uccello. Non è vero: anche
il pipistrello e l’ape hanno le ali ma non sono uccelli. Da un mese si ripete la
stessa storia e io continuo a chiarire quello che ho detto. Poi ci sono persone
come Calenda che fanno finta di non capire“.
L'articolo Referendum, l’appello di Gratteri su La7: “Andate a votare, dopo sarà
impossibile tornare indietro”. E replica agli attacchi di Calenda proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Tra tutte le forme di vita animale, Carlo Calenda è probabilmente la più
negletta dagli osservatori. Il volgo, sempre proclive a infiammarsi per
qualsivoglia trastullo (dai selfie ai podcast ascoltati a velocità doppia; dai
videogiochi al binge-watching di serie poliziesche in streaming; perfino
Sanremo!), suole ignorarlo quando s’atteggia a torero Camomillo dell’arena
politica: nessuno che lo conforti col balsamo d’un ganascino, come accade invece
a Renzi; forse perché Calenda, d’indole, è schivo e poco incline
all’ostentazione.
M’imbattei nel suo lato umano per puro accidente. La scorsa settimana stavo
stendendo un trattatello sulle crisi emotive dei politici che alle europee non
arrivano manco al 4% allorché il mio sguardo cadde su un reel di Instagram:
Calenda era testé approdato a Kiev, scortato da un drappello di sodali. Il mio
lavoro di ricerca consiste nell’isolare il politico dal restante bestiario per
scrutarne le singolarità, giacché sovente accade che, nel segreto del privato,
l’individuo si atteggi altrimenti che non fra la calca. Senonché Calenda è quasi
sempre assediato: o da cronisti bramosi di carpirgli una boiata delle sue, o da
simpatizzanti che gli si stringono d’attorno perché attratti da sì curioso
organismo, uno dei cui tratti peculiari è il modo con cui apre e chiude le
palpebre (mai all’unisono): il che suscita immediata simpatia (cosa combinino le
sue palpebre di notte, chi può dirlo).
Ora: non per diffondere pettegolezzi, ma credo che i lettori di questa
prestigiosa rubrica debbano essere messi al corrente del fatto (se non lo sanno
già) che Calenda non è in realtà né una cosa né l’altra, quanto a collocazione
politica. Un giorno può essere di destra, un altro di sinistra, secondo
capriccio, convenienza o per effetto dello sguardo altrui (come il gatto di
Schrödinger, infatti, finché Calenda è a casa sua e non è osservato, è
simultaneamente di destra e di sinistra. E’ una famosa legge della fisica
quantistica, quindi non fate quelle facce interrogative: sembrate solo
stupidi.). Nei giorni più tetri, quando tutto sembra andargli storto, può
persino decidere di lasciarsi semplicemente prendere per il culo su X. Certo, se
seguissimo l’esempio di questa umilissima creatura confindustriale, finiremmo
tutti quanti dall’analista; ma lui è contento così.
Qual non fu dunque il mio sbigottimento, l’altro dì, nello scorgerlo immerso in
una cupa mestizia. Scosso da singulti, ricusò il Ciocorì offertogli da un
devoto. Un altro gli porse del pongo, nel caso avesse voglia di fare un po’ di
modellato. Nulla. Allora un terzo lo sollevò di peso dalla poltrona e lo trasse
alla finestra, mostrandogli le automobili di passaggio, un diversivo che di
solito lo sollazza. Niente. Un 33 giri su un Garrard vetusto (“Nico Fidenco
canta Paul Anka”) sortì egual fallimento. Lo misero dunque seduto al centro
dell’ellepì e lo fecero roteare a 78 giri, velocità vertiginosa che suole
procurargli ilarità convulse. Ciccia. Si trattava, con tutta evidenza, di uno
stress emotivo più lacerante. Consultato il Krafft-Ebing, i seguaci appresero
che politici siffatti inclinano a passioni autodirette: Calenda s’era invaghito
di se stesso!
Volendo distoglierlo da tale follia, lo condussero a Teheran, dove si mise a
urlare, in una piazza Enghelab gremita da iraniani in lutto: “Coraggio, giovani
sciiti: meritate la libertà da una criminale teocrazia! Noi di Azione siamo con
voi!”. Preso subito a calci in culo da un drappello di agenti Mossad travestiti
da Guardiani della Rivoluzione (gli stava rovinando la piazza), il suo spleen
peggiorò. Ma si pensò che la gaiezza/ del rutilante carneval di Rio/ ricolorir
potesse il mesto/ suo bel faccion da formaggino Mio. E in Brasile, davanti alla
samba no pé di Bellinha Delfim, il nostro eroe riuscì finalmente a dichiarare il
proprio amore a se stesso, ripristinando in toto la sua cenestesi. Ah, le
capricciose bizzarrie della Natura!
L'articolo Lo schivo Calenda, il suo lato umano e il gatto di Schrödinger
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Manca solo l’ufficializzazione che dovrebbe avvenire lunedì prossimo nel corso
di una conferenza stampa a Bruxelles. L’eurodeputata Elisabetta Gualmini lascia
il Partito democratico. La notizia arriva da diverse fonti parlamentari.
L’eurodeputata bolognese, dell’area riformista dem, sarebbe pronta ad aderire ad
Azione, il partito di Carlo Calenda, e a passare dal gruppo dei Socialisti e
democratici a quello di Renew Europe.
Gualmini diventerebbe così la prima europarlamentare italiana della compagine
liberale: alle scorse Europee infatti né la lista Stati Uniti d’Europa (composta
dai renziani e +Europa), né Azione riuscirono a superare la soglia di
sbarramento del 4% per entrare all’Europarlamento. Se l’addio dovesse essere
confermato, la delegazione italiana perderebbe il primato nel gruppo socialista,
passando da 21 a 20 eurodeputati, al pari della delegazione degli spagnoli.
Gualmini, ex vicepresidente della Regione Emilia-Romagna (dal 2014 al 2019 con
il governatore Stefano Bonaccini), è tra i politici coinvolti nell’inchiesta
sulla corruzione in Ue denominata Qatargate. Per lei e per l’altra collega dem
Alessandra Moretti la procura del Belgio aveva chiesto la revoca dell’immunità:
ma a dicembre scorso il Parlamento Ue ha deciso di respingere la revoca per
Gualmini, confermata invece per Moretti.
Nei giorni scorsi, in un’intervista sul Corriere della sera, Carlo Calenda si è
detto pronto ad allargare il suo “centro liberale” in vista delle prossime
elezioni Politiche: “Certo che vogliamo” farlo con “tutti coloro che come noi
vogliono un’Europa federale ora: liberaldemocratici, riformisti del Pd, a
partire da Gualmini, Gori, Malpezzi e Picierno, PiùEuropa di Hallisey e Magi, i
popolari come Ruffini”, ha sottolineato il leader di Azione. Gualmini, il 6
febbraio scorso, era stata tra gli astenuti nel voto sulla relazione della
segretaria Elly Schlein in Direzione Pd. Pochi giorni prima aveva contestato un
video del Partito democratico sulla campagna referendaria: “Il video del Pd che
dice che chi vota Si al referendum è un fascista raggiunge forse il punto più
basso di qualsiasi polemica politica. Quindi chi sosteneva la mozione Martina
nel 2019 e il programma del Pd nel 2022 erano tutti fascisti”, ha scritto sui
social.
L'articolo L’europarlamentare Elisabetta Gualmini lascia il Pd: pronta a passare
con Azione di Carlo Calenda proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tensione alle stelle a L’aria che tira (La7) tra il leader di Azione, Carlo
Calenda, e l’europarlamentare Roberto Vannacci, fondatore di Futuro Nazionale.
La polemica esplode quando l’ex leghista ribadisce la sua posizione sulla
necessità di porre fine alla guerra in Ucraina, scatenando il dissenso in
studio: “Prolungare questa guerra, continuando a dare armi e sostegno economico
incondizionato all’Ucraina, non fa bene all’Ucraina perché l’esercito russo sta
continuando inesorabilmente ad avanzare. Più si allunga la guerra e più si
allunga la sofferenza del popolo ucraino e la pace di oggi ci costerà
sicuramente di meno della pace di domani”.
Calenda ovviamente non concorda e ribatte duramente: “Gli ucraini combattono per
la propria patria, concetto che a un ex generale dovrebbe essere chiaro. Non
combattono per procura, chiedono di combattere. E lo stanno facendo con una
grande lezione di coraggio”.
Poi l’affondo: “Io, però, riconosco al generale Vannacci, ma da quando era in
Russia come militare, una coerenza, perché lui ha sempre supportato la Russia.
Poi uno si può domandare come sia finito un generale appartenente a un paese
della Nato a sostenere la Russia. Penso che abbiamo un problema di gestione dei
curriculum delle forze armate. Ma lui è sempre stato coerente, lui è pro Putin –
rincara – Riconosco l’assoluta fedeltà del generale Vannacci a Putin. Poi c’è un
articolo del codice penale, che purtroppo io non posso applicare e che si chiama
‘intelligenza con lo ‘straniero’. Io ci darei uno sguardo in più”.
“Comincio col replicare al re Mida al contrario, cioè all’onorevole Calenda –
risponde Vannacci – No, non sono assolutamente pro Putin, né pro Russia, io sono
pro Italia e pro Europa. E siccome le spese di questa guerra, oltre che pagarle
gli ucraini chiaramente, le paga l’Europa a tutto tondo, sia con il prezzo
dell’energia e delle materie prime che è andato alle stelle, con le famiglie che
non pagano più le bollette a fine mese, ma anche con l’invio di soldi a qualcuno
che poi ci compra i cessi d’oro, le ville di lusso e gli yacht e magari ci passa
anche qualche serata con qualche prostituta. Allora, ritengo che questi soldi e
questi armi siano inopportuni”.
E aggiunge: “L’esito della guerra in Ucraina è ormai stabilito, peraltro sono
quattro anni che noi continuiamo con questa strategia, che non ha dato alcun
risultato. Se Calenda vuole andare a combattere, prenda lo zaino, prenda il
fucile, prenda gli scarponi e vada ad aiutare gli ucraini“.
Furibonda la controreplica di Calenda: “Vannacci, noi ti abbiamo pagato lo
stipendio per anni per difendere l’Italia, cioè la cosa che stanno facendo gli
ucraini dalla Russia. Se uno che non capisce questo, vuol dire che gli abbiamo
dato un sacco di soldi ad minchiam, perché uno che non comprende che difendere
la propria patria è un fatto fondamentale per una persona che è stata
nell’esercito, vuol dire che noi abbiamo speso un sacco di soldi per uno che, se
avesse avuto un invasore di fronte, se la sarebbe fatta sotto e sarebbe
scappato“.
E chiosa, prima di salutare tutti e di abbandonare il collegamento: “Gli ucraini
non chiedono a nessuno di andare a combattere per loro, chiedono di avere le
armi per combattere per noi. E quindi, quando ne parla, lo faccia con rispetto,
perché hanno un senso della patria che lei, dopo tutte queste X, queste cazzate
su patria, onore, eccetera, eccetera, dimostra di non avere. Lei è il patriota
di Putin. E, come tale, un traditore della patria. Questo è lei, signor
Vannacci.”.
L’europarlamentare commenta: “Calenda certamente non mi insegna come essere
patriota, lui che ha trasformato in qualcosa di indicibile qualsiasi cosa che
abbia toccato”.
L'articolo Lite Calenda-Vannacci: “Traditore, lei è il patriota di Putin”.
“Prenda il fucile e vada ad aiutare gli ucraini”. Su La7 proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Il ricorso alla fiducia sul decreto Ucraina dimostra che è un governo che sta
in gravissime difficoltà”. Lo afferma il leader di Azione, Carlo Calenda,
parlando con i cronisti fuori Montecitorio. Interpellato sulle dinamiche interne
alla maggioranza dopo la fondazione del partito di Roberto Vannacci, Calenda
osserva: “Io mi occupo dei miei, perché sono già faticosi. Credo che alla fine
lo riprenderanno in maggioranza o serenamente quando ci saranno le elezioni. Il
problema vero non è questo, ma come si fa a tenere una linea di politica estera
con dentro Vannacci e Salvini. E come si fa – prosegue – a tenere una linea di
politica estera con dentro Avs e Movimento 5 stelle che votano le stesse cose di
Vannacci e Salvini. Sembra un punto che non interessa a nessuno – conclude –
come se fossimo in un’epoca normale della storia, in cui la politica estera non
conta niente. Invece oggi è l’unica cosa che conta”.
L'articolo Calenda: “Salvini e Vannacci in maggioranza, come farà il governo a
tenere una linea di politica estera?” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“C’è la possibilità che io conquisti Marte? No, non ho i razzi spaziali“. Con
queste parole Carlo Calenda, leader di Azione, ha escluso una sua candidatura a
sindaco di Roma, commentando le indiscrezioni circolate nelle ultime ore. “Per
essere molto chiari – ha aggiunto – io non mi candiderò a fare il sindaco di
Roma, perché Azione si candiderà a essere il polo europeista e liberale,
alternativo a questa destra e a questa sinistra che non mettono mai davanti
l’interesse del Paese”. Secondo Calenda, la priorità politica è un’altra: “Oggi
l’interesse nazionale è partecipare alla costruzione di un’Europa federale nel
minor tempo possibile. Questo farà Azione, questo farò io ed è quello che
abbiamo promesso ai nostri elettori”.
L'articolo Calenda candidato sindaco di Roma per il centrodestra? Lui risponde
così: “C’è la possibilità che conquisti Marte?” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Dagli apprezzamenti estetici rivolti alla Presidente del Consiglio al
disinteresse totale per i prossimi Giochi Olimpici invernali, fino a una battuta
destinata a far discutere gli appassionati di sport su ghiaccio. È un Carlo
Calenda senza filtri quello intervenuto oggi ai microfoni di Un Giorno da
Pecora, la trasmissione di Rai Radio1 condotta da Giorgio Lauro e Geppi
Cucciari. Il leader di Azione ha spaziato tra politica e costume, regalando
titoli su più fronti.
Incalzato dal conduttore Giorgio Lauro, che gli chiedeva di indicare una donna
che ultimamente ritiene particolarmente avvenente, il senatore non ha esitato a
fare il nome della premier: “In questo momento secondo me è molto in forma
Giorgia Meloni, la trovo una bella donna“, ha dichiarato Calenda. Immediata la
puntualizzazione per evitare letture politiche di un giudizio puramente
estetico: “Non sto dicendo che mi piaccia o altro, sia chiaro, è il Presidente
del Consiglio, le ho fatto solo un complimento”
Spazio poi ai Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina. Calenda ha chiarito
che non parteciperà alla cerimonia inaugurale: “Non andrò alla cerimonia di
apertura, figuratevi, non mi interessano, zero proprio, e non ne guarderò
nemmeno un minuto”. Nessuna ostilità verso l’evento in sé, anzi: “Sono molto
contento che ci siano perché fanno bene al Paese”. Il momento più surreale
dell’intervista è arrivato con lo scambio di battute sulle discipline olimpiche.
Quando il conduttore ha citato tra gli sport di suo interesse “lo sci, l’hockey
ma anche il curling“, Calenda ha replicato con ironia pungente: “Ecco tu hai
proprio la faccia da curling…”.
Di fronte alla reazione di Lauro (“Ne parla come se il curling fosse uno
sport…”), Calenda ha rincarato la dose, definendo la disciplina in termini
tutt’altro che lusinghieri: “Da sfigati? Un po’ da sfigati lo è...”. Lo scambio
si è concluso con un’ultima battuta sulla Federazione Italiana Sport del
Ghiaccio (che gestisce, tra gli altri, proprio il curling): “Ma io spero che non
ci sia…”, ha scherzato il senatore, chiudendo il siparietto sportivo.
L'articolo “Una donna che oggi trovo bella? Giorgia Meloni, in questo momento è
molto in forma. Il curling? Roba da sfigati”: parla Calenda proviene da Il Fatto
Quotidiano.