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Rapina in pieno giorno con caschi, mazze ed estintori: bottino da 60 mila euro al centro commerciale Torresina di Roma
Rapina dal valore di 60 mila euro in pieno giorno alla gioielleria Stroili nel centro commerciale Torresina, a Roma. Erano da poco passate le 13:30 di mercoledì 18 febbraio, quando una banda di quattro rapinatori ha sorpreso i dipendenti di Stroili Oro, per poi scappare con la refurtiva. I quattro, a volto coperto e armati di mazze ed estintori, sono entrati nella galleria commerciale che si trova in via Andrea Barbato, per poi entrare nello store di Stroili Oro: hanno minacciato i dipendenti e hanno spaccato le vetrine, rubando oro, gioielli e monili. Il bottino ammonterebbe a circa 60 mila euro. I commercianti, ancora scossi dall’accaduto, hanno richiesto l’intervento del 112 e hanno sporto denuncia, dopo aver fornito una testimonianza. Quanto successo al centro commerciale Torresina non è un fatto isolato: questa è infatti la terza rapina in pochi anni. Inoltre proprio il negozio Stroili aveva già subito altre due rapine, una nel giugno del 2019 e un’altra nell’aprile dello scorso anno. In quest’ultimo caso, era stata riconosciuta colpevole la Banda della Maserati, attiva nella zona con diversi furti e rapine. Foto d’archivio L'articolo Rapina in pieno giorno con caschi, mazze ed estintori: bottino da 60 mila euro al centro commerciale Torresina di Roma proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Rapinatori
Assalto a portavalori tra Brindisi e Lecce: la notizia fa il giro del mondo. Dalla Cnn ad Al Jazeera: “The Italian Job”
In un Paese che viene spesso visto dagli altri come la patria delle mafie, una notizia del genere non poteva certo passare inosservata. E infatti l’assalto al portavalori avvenuto il 9 febbraio tra Brindisi e Lecce sta facendo il giro del mondo: “Una banda di uomini mascherati ha assaltato un furgone portavalori con fucili kalashnikov e ha rubato l’auto di uno studente nel tentativo di fuggire, durante una rapina culminata in un conflitto a fuoco con i carabinieri”, ha scritto la CNN postando un reel su Instagram con le fasi più concitate del tentativo di rapina riprese da un camionista di passaggio. Nei commenti del post – con quasi 40mila mi piace e oltre 1.100 commenti a poche ore dalla pubblicazione – dell’emittente americana, c’è chi ironizza sul colpo teatrale, associandolo ai film gangster di Hollywood e alla nota saga di videogiochi Grand Theft Auto. Sulla stessa scia anche El Pais: “Assalto da film nel Sud Italia a un furgone blindato su una strada piena d’auto”. Sul quotidiano spagnolo, si fa riferimento alle immagini registrate dai testimoni: “Veicoli in fiamme, il furgone blindato completamente distrutto, colpi di arma da fuoco in aria e una grande colonna di fumo”. Della vicenda si è interessata anche Al Jazeera che, nel raccontare l’episodio, definisce Foggia come “la culla delle bande specializzate in rapine a mano armata ai veicoli blindati”. E proprio nel Foggiano, in particolare a Cerignola, il territorio a cui viene ricondotta la stragrande maggioranza degli assalti. ‘The Italian job’ come ha scritto qualcuno sui social. L'articolo Assalto a portavalori tra Brindisi e Lecce: la notizia fa il giro del mondo. Dalla Cnn ad Al Jazeera: “The Italian Job” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Criminalità Organizzata
Perché Cerignola è la capitale degli assalti ai portavalori: il testamento del crimine di padre in figlio e il “modello aziendale”
Tutte le strade portano a Cerignola. Sempre. A ogni colpo. Da Nord a Sud. Quando un portavalori viene svaligiato in assetto paramilitare, carabinieri e poliziotti della città sentono squillare i loro telefoni e devono iniziare a controllare, perquisire, ascoltare. Perché sarà probabilmente in questo paesone al confine tra le province di Foggia e di Barletta-Andria-Trani che l’indagine sul commando troverà la soluzione. Ci sono ormai decine di inchieste che lo raccontano. E dentro le loro pieghe è spesso ricostruita la genesi della specializzazione della criminalità cerignolana: le bande hanno ormai assunto un assetto logistico assimilabile a un “modello aziendale”, spiegarono gli inquirenti dopo un blitz del 2022 che portò in carcere 17 persone. IL TESTAMENTO DI GIUSEPPE BRUNO Uno schema altamente professionalizzato, con compiti e ruoli precisi, dove però non manca l’archetipo familiare come in qualsiasi clan, nonostante le squadre d’assalto spesso siano variabili e composte da specialisti assoldati senza un legame associativo stabile. Giuseppe Bruno, considerato uno dei “boss” delle rapine a tir e portavalori, venne intercettato mentre impartiva la lezione del comando al figlio: “Tu coordinerai il lavoro Salvatore, è importante – gli spiegava – Devi avere il cervello di capire (…) Domani tu devi gestire (…) Sei tu che devi comandare e… non devi sbagliare, perché devi essere d’esperienza”. Una sorta di lascito testamentario del crimine, un passaggio di consegne tra padre e figlio: una vera e propria “investitura” delle nuove generazioni. DECENNI DI COLPI, NONOSTANTE LE CONDANNE Gli assalti, e quindi gli affari, devono andare avanti come succede da decenni. Pochi anni fa, sulla scena di una rapina milionaria venne ritrovato un bossolo che – secondo le perizie balistiche – era stato esploso da un’arma che era stata utilizzata durante un colpo nel 2011. L’elenco delle azioni contro caveau e portavalori, del resto, è sterminato: Paolo Sorbo, detto il Genio, entrò in azione con la sua banda per due volte nel 2008 tra Bologna e Forlì. Altri commando hanno agito a Poggio Bagnoli nel 2011, a Loreto quattro anni dopo, quindi Collesalvetti nel 2016, Catanzaro dodici mesi più tardi e così via fino ai giorni nostri. Nonostante gli arresti e le condanne, il fenomeno sta conoscendo una recrudescenza negli ultimi mesi. CINQUE ASSALTI IN 4 MESI Con l’assalto sulla superstrada Brindisi-Lecce il conto è salito a cinque rapine – tentate o portate a segno – dallo scorso autunno. Le tracce finiscono sempre a Cerignola. A ottobre nel commando che tentò un assalto lungo la A14 tra Loreto e Civitanova Marche c’era Savino Costantino, già coinvolto in una numerose inchieste per vicende simili. E ci sono le impronte digitali dei foggiani anche sul colpo fallito tra Brindisi e Lecce: Giuseppe Iannelli e Giuseppe Russo, i due arrestati dopo la sparatoria con i carabinieri, erano di lì. Due volti finora sconosciuti rispetto alla rete degli specialisti che si allungano fino ai paesi della Bat e a paesi alle porte di Bari come Bitonto. AZIONI RAPIDE E DI FUOCO Il passato di Iannelli – che, ha svelato la Rai, è stato un militare – racconta bene il grado di preparazione richiesto per essere assoldato nelle squadre criminali impegnate negli assalti con kalashnikov, bombe e jammer. Lo schema è sempre lo stesso: mesi di studio, allenamento, poi si parte. Disposti a tutto pur di portare a casa il bottino grosso: nel 2022 uno di loro, Giovanni Rinaldi, morì durante un conflitto a fuoco a Cesinali, nell’Avellinese. Nelle regioni dove agiscono spesso possono vantare legami malavitosi: è stato documentato in Calabria, dove andò a colpire uno dei più temuti specialisti, Alessandro Morra detto il Pavone. In 11 minuti lui e i suoi bloccarono le vie di fuga, aprirono un caveau a Catanzaro con una ruspa dotata di martello pneumatico, rubarono 8,5 milioni di euro e fuggirono tra le campagne. L’IMPERO DI PASQUALE SARACINO Soldi, tanti soldi. Che spesso vengono poi riciclati. Pasquale Saracino – anche lui di Cerignola e ritenuto la “mente” di diversi colpi tra Abruzzo, Campania e Toscana – tra il 2020 e il 2024 ha subito sequestri per oltre 10 milioni di euro da parte della Direzione Investigativa Antimafia che lo ha definito un “esponente di spicco” della criminalità organizzata. Il suo “impero” – formalmente intestato a prestanome – comprendeva distributori di benzina, bar, tabacchi, sale slot, autonoleggi, vetture lussuose, conti all’estero, un’azienda agricola di 28 ettari, parcheggi e una barca. Nel 2025 gli inquirenti sono tornati a bussare alla sua porta: ufficialmente nullatenente, ci sarebbe stato lui, Lino u’niur, come è soprannominato, dietro un mega-resort di lusso a Lavello. Un riciclaggio milionario, denaro che generano denaro: la fase finale del “modello aziendale”. L'articolo Perché Cerignola è la capitale degli assalti ai portavalori: il testamento del crimine di padre in figlio e il “modello aziendale” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Rapinatori
Foggia
Assalto al portavalori tra Brindisi e Lecce: uno dei due arrestati è un ex militare
Sono Giuseppe Iannelli, 39 anni, e Giuseppe Russo, 62 anni, i due foggiani in carcere da lunedì a Lecce perché ritenuti componenti della banda che ha assaltato il portavalori sulla statale 613 tra Brindisi e il capoluogo salentino. Entrambi di origine foggiana non hanno precedenti specifici. Anzi era stato un uomo che aveva servito lo Stato: Iannelli è un ex paracadutista e ha avuto una lunga esperienza nel battaglione San Marco, uno dei reparti da sbarco delle Forze armate. Nell’assalto al blindato il commando, composto da almeno sei persone, ha bloccato la superstrada all’altezza di Tuturano, ha fatto esplodere un furgone impugnando kalashnikov, ha rapinato una studentessa dell’auto per fuggire e, nel corso dell’inseguimento, ha sparato alcuni colpi contro una gazzella dei carabinieri, fortunatamente senza provocare feriti. Al termine degli accertamenti e dei relativi riscontri, i carabinieri hanno proceduto al fermo con le accuse, in concorso, di tentato omicidio, rapina pluriaggravata, porto e detenzione di armi da guerra, armi comuni e materiale esplodente, resistenza e lesioni aggravate a pubblico ufficiale. Iannelli e Russo compariranno nelle prossime ore davanti al giudice per le indagini preliminari per l’udienza che dovrà decidere riguardo alla convalida del fermo. L'articolo Assalto al portavalori tra Brindisi e Lecce: uno dei due arrestati è un ex militare proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Rapinatori
Brindisi
Foggia
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Assalto a portavalori sulla Lecce-Brindisi: “I carabinieri sono vivi per miracolo”. Due arrestati
Poteva finire in tragedia l’assalto al portavalori commesso questa mattina sulla superstrada tra Lecce e Brindisi, all’altezza di Tuturano. Una gazzella dei carabinieri è stata colpita da alcuni proiettili esplosi nel corso dello scontro a fuoco consumatosi subito dopo l’assalto. Non si registrano feriti tra i militari né tra i cittadini presenti nell’area. A renderlo noto è stato Nicola Magno, segretario generale regionale Puglia di Unarma. Magno ha poi espresso “forte preoccupazione per l’escalation di pericolosità delle azioni criminali e per i rischi affrontati quotidianamente dagli operatori dell’Arma”. Il segretario ha aggiunto che “a vedere l’auto dei colleghi attinta dai colpi d’arma da fuoco possiamo dire che sono vivi per miracolo“. I carabinieri del comando provinciale di Lecce hanno eseguito due fermi. I due individui sospetti, originari della provincia di Foggia, sono stati fermati sulla statale 7Ter, nelle vicinanze di Campo Panareo e poi accompagnati nella caserma della stazione di Campi Salentina. Questo fa pensare che i due possano essere membri della banda colpevole dell’assalto al portavalori. Gli autori dell’assalto – come si vede nelle immagini – hanno bloccato la carreggiata con alcune auto posizionate di traverso e hanno poi fatto esplodere il furgone. I malviventi, registrati dai video degli automobilisti in transito, sarebbero sei, tutti a volto coperto, armati di kalashnikov e con indosso tute bianche e nere. La rapina, a quanto si apprende, non è stata consumata. Per fuggire, i malviventi hanno poi rapinato dell’auto alcuni automobilisti in transito. La banda ha agito usando auto con lampeggianti, per camuffarle come auto civili in servizio alla polizia. Claudio Stefanazzi, deputato salentino del Partito Democratico, è intervenuto sul caso, sottolineando il pericoloso stato del territorio salentino: “Da ciò che si apprende, i responsabili potrebbero essere originari del foggiano. Un’eventualità che, se confermata, certificherebbe ciò che denunciamo da tempo: il Salento ha un problema di ordine pubblico e di controllo del territorio serio a tal punto da diventare attrattore di criminali da fuori provincia”. Il deputato, poi, contesta l’operato insufficiente del Governo: “Siamo di fronte a un’escalation criminale che trova istituzioni locali, forze dell’ordine e magistratura lasciate sole. Mentre il Paese reale chiede sicurezza, il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi continua a voltarsi dall’altra parte. – dice – I piani di rafforzamento della Polizia sembrano valere solo per il Nord e per le regioni amministrate dal centrodestra. Il Sud, e in particolare il Salento, vengono colpevolmente ignorati dal Governo di Giorgia Meloni”. D’altro parere, invece, il vicepresidente della Commissione parlamentare Antimafia e segretario regionale pugliese di Forza Italia, Mauro D’Attis, che in una nota dichiara: “Da Foggia al Salento, in Puglia è emergenza sicurezza e serve una ‘Operazione Primavera 2’, un intervento massiccio da parte dello Stato: perciò, chiedo al ministro Piantedosi, che più volte ha dimostrato la sua competenza e sensibilità con atti concreti, di venire nella nostra Regione a strettissimo giro”. Proseguono le ricerche delle Forze dell’Ordine per rintracciare i colpevoli. L'articolo Assalto a portavalori sulla Lecce-Brindisi: “I carabinieri sono vivi per miracolo”. Due arrestati proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Matteo Piantedosi
Rapinatori
Salento
“Azione conclusa e nessun pericolo”: perché al gioielliere di Grinzane Cavour non è stata riconosciuta la legittima difesa
Non può essere riconosciuta la legittima difesa al gioielliere di Grinzane Cavour (Cuneo) che il 28 aprile 2021 inseguì e uccise due rapinatori in fuga. Sono le motivazioni della Corte di assise di appello di Torino per la sentenza con cui Mario Roggero è stato condannato, lo scorso 3 dicembre, a 14 anni e 9 mesi di reclusione per duplice omicidio. Secondo i giudici, al momento degli spari l’azione criminosa era “totalmente conclusa”, poiché i rapinatori “erano già usciti dal negozio e si stavano apprestando ad allontanarsi salendo in auto”. In quella fase, viene sottolineato, né Roggero né i suoi familiari erano esposti a “un pericolo concreto di un’offesa”, elemento indispensabile per invocare la scriminante della legittima difesa. La Corte chiarisce inoltre che la riforma del 2019 (voluta dalla Lega di Matteo Salvini, ndr) non ha modificato nella sostanza l’istituto della legittima difesa. È vero che la norma fa riferimento alla possibilità di agire per “respingere una intrusione”, ma il codice penale continua a richiamare il comma introdotto nel 2006, che presuppone che l’attacco sia in corso o imminente e che l’uso delle armi sia necessario. “La reazione difensiva – scrivono i giudici – non può essere né anticipata, né posticipata”, e deve collocarsi nel momento dell’aggressione. Una cornice che, secondo la Corte, non è applicabile al caso in esame. Per le stesse ragioni viene esclusa anche l’ipotesi dell’eccesso colposo di legittima difesa. La condotta di Roggero, infatti, non si inserisce in una situazione difensiva in atto, ma in una fase successiva alla rapina. Quanto alla pena, i giudici spiegano che le attenuanti generiche non possono essere riconosciute nella massima estensione a causa della “mancata resipiscenza” dell’imputato. La condanna è stata comunque ridotta rispetto ai 17 anni inflitti in primo grado, applicando il meccanismo della continuazione tra i reati, così da rendere la sanzione complessiva proporzionata “alla gravità del fatto”. Soddisfazione è stata espressa dai legali di parte civile, Marino Careglio e Flavio Campagna, che assistono i familiari di una delle vittime, Andrea Spinelli. “La sentenza è molto bene motivata – affermano – e riafferma un principio che deve continuare a caratterizzare la nostra società e la nostra democrazia: la vita di ogni essere umano è un bene fondamentale ed è protetta dalla legge”. FOTO DI ARCHIVIO L'articolo “Azione conclusa e nessun pericolo”: perché al gioielliere di Grinzane Cavour non è stata riconosciuta la legittima difesa proviene da Il Fatto Quotidiano.
Giustizia
Rapinatori
Legittima difesa
Cuneo
Aggrediscono e rapinano una coppia, poi chiedono in cambio sesso e denaro: arrestato 20enne a Milano
Una coppia di amici, un uomo e una donna, è stata rapinata e ricattata per le strade di Milano. Nella notte tra il 25 e il 26 gennaio, un sudamericano di 31 anni e una donna di 32, si trovavano in zona Navigli quando in piazzale Porta Genova sono stati assaliti da un gruppo di cinque ragazzi e uno di loro ha sottratto all’uomo collana d’oro, portafogli e cellulare. Poco più tardi, l’amica della vittima ha composto il numero del telefono rubato e ha chiesto un appuntamento per riavere il maltolto dai rapinatori: in cambio, loro hanno chiesto del denaro e una prestazione sessuale. L’accordo è avvenuto ma al luogo d’incontro stabilito – piazza Duca d’Aosta – si sono presentati i carabinieri. I militari, che erano stati informati dalla 32enne, hanno arrestato e portato in carcere un ventenne egiziano con l’accusa di tentata estorsione, oltre alla denuncia per rapina aggravata in concorso. Ancora in corso le indagini per trovare gli altri complici. Foto d’archivio. L'articolo Aggrediscono e rapinano una coppia, poi chiedono in cambio sesso e denaro: arrestato 20enne a Milano proviene da Il Fatto Quotidiano.
Milano
Cronaca Nera
Rapinatori
Criminalità
Rapina in casa, ladro accoltellato dal proprietario muore al Pronto soccorso. E i familiari scardinano la porta dell’ospedale
Una rapina in appartamento alle 11 del mattino, il ladro 37enne accoltellato dal proprietario di casa, la fuga in pronto soccorso e il decesso. Infine “l’assalto” di amici e familiari del defunto in ospedale, scardinando la porta d’ingresso. È accaduto nel paese di Lonate Pozzolo in provincia di Varese, la culla della Lega. Non poteva mancare il commento di Matteo Salvini sulla piattaforma X, per difendere il proprietario di casa e vittima del furto: “Solidarietà a chi è stato aggredito in casa sua e si è difeso!”. IL FURTO E LA COLLUTTAZIONE I ladri non si sarebbero accorti della presenza del proprietario perché dormiva dopo il turno di notte, dunque non avrebbe risposto al citofono. Quando si è svegliato, due uomini in cucina lo avrebbero aggredito a pugni, secondo la sua versione. Dopo aver violentemente urtato la testa contro lo stipite della porta, l’uomo avrebbe preso il pugnale di un kit di sopravvivenza da trekking colpendo uno dei due al fianco. I due sono quindi scappati, come mostra la lunga scia di sangue che dalla casa arriva al cancello. Quando sono arrivati soccorsi e forze dell’ordine, l’uomo si è presentato seduto su una sedia, preoccupato che i rapinatori potessero tornare e fare del male ai suoi genitori, al momento fuori casa. Soccorso con il labbro tumefatto, i segni di pugni al volto e un profondo taglio alla fronte, è stato trasportato all’ospedale di Gallarate. LA MORTE DEL LADRO E L’ASSALTO DEI PARENTI ALL’OSPEDALE L’uomo deceduto era residente in un campo nomadi nel Torinese. Amici e famigliari – 200, secondo il Corriere della Sera – sono arrivati da Torino all’ospedale di Magenta, dove si trova il cadavere, e hanno divelto la porta d’ingresso del Pronto soccorso. Sono intervenute le forze dell’ordine. Il ladro era giunto al Pronto soccorso già in condizioni critiche, accompagnato in macchina da due complici. Uno era con lui nell’appartamento, mentre l’altro li aspettava in auto. L’uomo è stato abbandonato dagli altri due davanti all’ospedale di Magenta dove è deceduto poco dopo. Le indagini sono coordinata dalla Procura di Busto Arsizio e condotte da personale della Compagnia carabinieri di Busto e del Nucleo investigativo provinciale. L'articolo Rapina in casa, ladro accoltellato dal proprietario muore al Pronto soccorso. E i familiari scardinano la porta dell’ospedale proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Assalto a un portavalori sulla A14: commando in azione nel Chietino. Traffico bloccato in autostrada
Un assalto a un portavalori ha paralizzato l’autostrada A14 nelle prime ore di lunedì. Il fatto è avvenuto intorno alle 6.30, lungo la carreggiata nord, all’altezza di Ortona, nel territorio del Chietino. I malviventi hanno disseminato dei chiodi, utilizzato dei fumogeni e incendiato almeno un paio di mezzi per coprire la fuga sulla sede stradale, creando una situazione di pericolo per chi transitava in quel momento sull’arteria adriatica. Sul posto sono intervenute le pattuglie del Centro Operativo Autostradale (Coa) della Polizia stradale di Pescara, insieme ai vigili del fuoco e al personale del 118. L’area è stata messa in sicurezza e il traffico ha subìto pesanti rallentamenti, con lunghe code in direzione nord: agli automobilisti diretti verso Pescara viene consigliato di uscire a Ortona, proseguire sulla viabilità ordinaria e rientrare in autostrada allo svincolo di Pescara Sud. Al momento resta ancora da chiarire l’entità del bottino sottratto e non è stato confermato se per l’assalto siano state impiegate delle armi. L'articolo Assalto a un portavalori sulla A14: commando in azione nel Chietino. Traffico bloccato in autostrada proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Padova, tredicenne picchiato e rapinato da giovani in monopattino: volevano il suo smartphone
A bordo di un monopattino per aggredire e rapinare il malcapitato. Il fatto è avvenuto a Padova, in via Eremitani: intorno alle 19 del 29 dicembre, un ragazzo di 13 anni era in compagnia di un amico quando è stato raggiunto da sconosciuti in monopattino e picchiato con calci e pugni. Gli aggressori, un 16enne e un 14enne tunisini, hanno poi sottratto al tredicenne il suo iPhone 15, smartphone il cui valore di mercato si aggira sui mille euro. Dopodiché, i due rapinatori sono fuggiti in direzione Piazza Garibaldi. I poliziotti hanno soccorso la vittima e poi hanno diramato via radio la descrizione dei colpevoli grazie alle indicazioni fornite da giovani presenti. Verso le 19:40, nel piazzale della stazione ferroviaria, gli agenti hanno individuato il 16enne, trovato in possesso di uno smartphone di cui non era in grado né di superare blocco del codice né di spiegarne la provenienza. Il giovane, minore non accompagnato con precedenti per reati contro il patrimonio, è stato fermato e accompagnato in questura. Il secondo rapinatore di 14 anni, accompagnato dal padre, si è costituito spontaneamente un paio d’ore dopo. Sulla vicenda indaga la Procura di Padova. Dopo gli accertamenti, il 16enne è tornato alla comunità a cui era affidato. I due adolescenti sono indagati in stato di libertà per rapina aggravata in concorso. Il questore Marco Odorisio ha dato ad entrambi un daspo urbano di tre anni da tutti gli esercizi pubblici e i locali di pubblico intrattenimento nella zona della stazione ferroviaria, di corso del Popolo, di corso Garibaldi e piazza Eremitani. A Padova, dall’inizio dell’anno, sono state adottate 132 misure di prevenzione personale nei confronti di minori. Ciò riflette una tendenza statistica più ampia a livello nazionale. Secondo l’ultimo rapporto di Antigone sulla giustizia minorile, i reati contro il patrimonio costituiscono oggi la maggioranza assoluta degli illeciti contestati ai minori, rappresentando il 55,2% dei casi totali. Tra questi, la rapina si conferma il reato più ricorrente (30,5%), seguita dal furto (15,1%). I dati evidenziano inoltre una specifica vulnerabilità nella fascia d’età compresa tra i 16 e i 17 anni, la più rappresentata negli istituti penali, e un’incidenza marcata tra i minori stranieri, per i quali i delitti contro il patrimonio salgono fino al 63,9% del totale delle contestazioni. L'articolo Padova, tredicenne picchiato e rapinato da giovani in monopattino: volevano il suo smartphone proviene da Il Fatto Quotidiano.
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