Rapina dal valore di 60 mila euro in pieno giorno alla gioielleria Stroili nel
centro commerciale Torresina, a Roma. Erano da poco passate le 13:30 di
mercoledì 18 febbraio, quando una banda di quattro rapinatori ha sorpreso i
dipendenti di Stroili Oro, per poi scappare con la refurtiva.
I quattro, a volto coperto e armati di mazze ed estintori, sono entrati nella
galleria commerciale che si trova in via Andrea Barbato, per poi entrare nello
store di Stroili Oro: hanno minacciato i dipendenti e hanno spaccato le vetrine,
rubando oro, gioielli e monili. Il bottino ammonterebbe a circa 60 mila euro. I
commercianti, ancora scossi dall’accaduto, hanno richiesto l’intervento del 112
e hanno sporto denuncia, dopo aver fornito una testimonianza. Quanto successo al
centro commerciale Torresina non è un fatto isolato: questa è infatti la terza
rapina in pochi anni. Inoltre proprio il negozio Stroili aveva già subito altre
due rapine, una nel giugno del 2019 e un’altra nell’aprile dello scorso anno. In
quest’ultimo caso, era stata riconosciuta colpevole la Banda della Maserati,
attiva nella zona con diversi furti e rapine.
Foto d’archivio
L'articolo Rapina in pieno giorno con caschi, mazze ed estintori: bottino da 60
mila euro al centro commerciale Torresina di Roma proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Rapinatori
In un Paese che viene spesso visto dagli altri come la patria delle mafie, una
notizia del genere non poteva certo passare inosservata. E infatti l’assalto al
portavalori avvenuto il 9 febbraio tra Brindisi e Lecce sta facendo il giro del
mondo: “Una banda di uomini mascherati ha assaltato un furgone portavalori con
fucili kalashnikov e ha rubato l’auto di uno studente nel tentativo di fuggire,
durante una rapina culminata in un conflitto a fuoco con i carabinieri”, ha
scritto la CNN postando un reel su Instagram con le fasi più concitate del
tentativo di rapina riprese da un camionista di passaggio.
Nei commenti del post – con quasi 40mila mi piace e oltre 1.100 commenti a poche
ore dalla pubblicazione – dell’emittente americana, c’è chi ironizza sul colpo
teatrale, associandolo ai film gangster di Hollywood e alla nota saga di
videogiochi Grand Theft Auto.
Sulla stessa scia anche El Pais: “Assalto da film nel Sud Italia a un furgone
blindato su una strada piena d’auto”. Sul quotidiano spagnolo, si fa riferimento
alle immagini registrate dai testimoni: “Veicoli in fiamme, il furgone blindato
completamente distrutto, colpi di arma da fuoco in aria e una grande colonna di
fumo”.
Della vicenda si è interessata anche Al Jazeera che, nel raccontare l’episodio,
definisce Foggia come “la culla delle bande specializzate in rapine a mano
armata ai veicoli blindati”. E proprio nel Foggiano, in particolare a Cerignola,
il territorio a cui viene ricondotta la stragrande maggioranza degli assalti.
‘The Italian job’ come ha scritto qualcuno sui social.
L'articolo Assalto a portavalori tra Brindisi e Lecce: la notizia fa il giro del
mondo. Dalla Cnn ad Al Jazeera: “The Italian Job” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tutte le strade portano a Cerignola. Sempre. A ogni colpo. Da Nord a Sud. Quando
un portavalori viene svaligiato in assetto paramilitare, carabinieri e
poliziotti della città sentono squillare i loro telefoni e devono iniziare a
controllare, perquisire, ascoltare. Perché sarà probabilmente in questo paesone
al confine tra le province di Foggia e di Barletta-Andria-Trani che l’indagine
sul commando troverà la soluzione. Ci sono ormai decine di inchieste che lo
raccontano. E dentro le loro pieghe è spesso ricostruita la genesi della
specializzazione della criminalità cerignolana: le bande hanno ormai assunto un
assetto logistico assimilabile a un “modello aziendale”, spiegarono gli
inquirenti dopo un blitz del 2022 che portò in carcere 17 persone.
IL TESTAMENTO DI GIUSEPPE BRUNO
Uno schema altamente professionalizzato, con compiti e ruoli precisi, dove però
non manca l’archetipo familiare come in qualsiasi clan, nonostante le squadre
d’assalto spesso siano variabili e composte da specialisti assoldati senza un
legame associativo stabile. Giuseppe Bruno, considerato uno dei “boss” delle
rapine a tir e portavalori, venne intercettato mentre impartiva la lezione del
comando al figlio: “Tu coordinerai il lavoro Salvatore, è importante – gli
spiegava – Devi avere il cervello di capire (…) Domani tu devi gestire (…) Sei
tu che devi comandare e… non devi sbagliare, perché devi essere d’esperienza”.
Una sorta di lascito testamentario del crimine, un passaggio di consegne tra
padre e figlio: una vera e propria “investitura” delle nuove generazioni.
DECENNI DI COLPI, NONOSTANTE LE CONDANNE
Gli assalti, e quindi gli affari, devono andare avanti come succede da decenni.
Pochi anni fa, sulla scena di una rapina milionaria venne ritrovato un bossolo
che – secondo le perizie balistiche – era stato esploso da un’arma che era stata
utilizzata durante un colpo nel 2011. L’elenco delle azioni contro caveau e
portavalori, del resto, è sterminato: Paolo Sorbo, detto il Genio, entrò in
azione con la sua banda per due volte nel 2008 tra Bologna e Forlì. Altri
commando hanno agito a Poggio Bagnoli nel 2011, a Loreto quattro anni dopo,
quindi Collesalvetti nel 2016, Catanzaro dodici mesi più tardi e così via fino
ai giorni nostri. Nonostante gli arresti e le condanne, il fenomeno sta
conoscendo una recrudescenza negli ultimi mesi.
CINQUE ASSALTI IN 4 MESI
Con l’assalto sulla superstrada Brindisi-Lecce il conto è salito a cinque rapine
– tentate o portate a segno – dallo scorso autunno. Le tracce finiscono sempre a
Cerignola. A ottobre nel commando che tentò un assalto lungo la A14 tra Loreto e
Civitanova Marche c’era Savino Costantino, già coinvolto in una numerose
inchieste per vicende simili. E ci sono le impronte digitali dei foggiani anche
sul colpo fallito tra Brindisi e Lecce: Giuseppe Iannelli e Giuseppe Russo, i
due arrestati dopo la sparatoria con i carabinieri, erano di lì. Due volti
finora sconosciuti rispetto alla rete degli specialisti che si allungano fino ai
paesi della Bat e a paesi alle porte di Bari come Bitonto.
AZIONI RAPIDE E DI FUOCO
Il passato di Iannelli – che, ha svelato la Rai, è stato un militare – racconta
bene il grado di preparazione richiesto per essere assoldato nelle squadre
criminali impegnate negli assalti con kalashnikov, bombe e jammer. Lo schema è
sempre lo stesso: mesi di studio, allenamento, poi si parte. Disposti a tutto
pur di portare a casa il bottino grosso: nel 2022 uno di loro, Giovanni Rinaldi,
morì durante un conflitto a fuoco a Cesinali, nell’Avellinese. Nelle regioni
dove agiscono spesso possono vantare legami malavitosi: è stato documentato in
Calabria, dove andò a colpire uno dei più temuti specialisti, Alessandro Morra
detto il Pavone. In 11 minuti lui e i suoi bloccarono le vie di fuga, aprirono
un caveau a Catanzaro con una ruspa dotata di martello pneumatico, rubarono 8,5
milioni di euro e fuggirono tra le campagne.
L’IMPERO DI PASQUALE SARACINO
Soldi, tanti soldi. Che spesso vengono poi riciclati. Pasquale Saracino – anche
lui di Cerignola e ritenuto la “mente” di diversi colpi tra Abruzzo, Campania e
Toscana – tra il 2020 e il 2024 ha subito sequestri per oltre 10 milioni di euro
da parte della Direzione Investigativa Antimafia che lo ha definito un
“esponente di spicco” della criminalità organizzata. Il suo “impero” –
formalmente intestato a prestanome – comprendeva distributori di benzina, bar,
tabacchi, sale slot, autonoleggi, vetture lussuose, conti all’estero, un’azienda
agricola di 28 ettari, parcheggi e una barca. Nel 2025 gli inquirenti sono
tornati a bussare alla sua porta: ufficialmente nullatenente, ci sarebbe stato
lui, Lino u’niur, come è soprannominato, dietro un mega-resort di lusso a
Lavello. Un riciclaggio milionario, denaro che generano denaro: la fase finale
del “modello aziendale”.
L'articolo Perché Cerignola è la capitale degli assalti ai portavalori: il
testamento del crimine di padre in figlio e il “modello aziendale” proviene da
Il Fatto Quotidiano.
Sono Giuseppe Iannelli, 39 anni, e Giuseppe Russo, 62 anni, i due foggiani in
carcere da lunedì a Lecce perché ritenuti componenti della banda che ha
assaltato il portavalori sulla statale 613 tra Brindisi e il capoluogo
salentino. Entrambi di origine foggiana non hanno precedenti specifici. Anzi era
stato un uomo che aveva servito lo Stato: Iannelli è un ex paracadutista e ha
avuto una lunga esperienza nel battaglione San Marco, uno dei reparti da sbarco
delle Forze armate.
Nell’assalto al blindato il commando, composto da almeno sei persone, ha
bloccato la superstrada all’altezza di Tuturano, ha fatto esplodere un furgone
impugnando kalashnikov, ha rapinato una studentessa dell’auto per fuggire e, nel
corso dell’inseguimento, ha sparato alcuni colpi contro una gazzella dei
carabinieri, fortunatamente senza provocare feriti.
Al termine degli accertamenti e dei relativi riscontri, i carabinieri hanno
proceduto al fermo con le accuse, in concorso, di tentato omicidio, rapina
pluriaggravata, porto e detenzione di armi da guerra, armi comuni e materiale
esplodente, resistenza e lesioni aggravate a pubblico ufficiale. Iannelli e
Russo compariranno nelle prossime ore davanti al giudice per le indagini
preliminari per l’udienza che dovrà decidere riguardo alla convalida del fermo.
L'articolo Assalto al portavalori tra Brindisi e Lecce: uno dei due arrestati è
un ex militare proviene da Il Fatto Quotidiano.
Poteva finire in tragedia l’assalto al portavalori commesso questa mattina sulla
superstrada tra Lecce e Brindisi, all’altezza di Tuturano. Una gazzella dei
carabinieri è stata colpita da alcuni proiettili esplosi nel corso dello scontro
a fuoco consumatosi subito dopo l’assalto. Non si registrano feriti tra i
militari né tra i cittadini presenti nell’area. A renderlo noto è stato Nicola
Magno, segretario generale regionale Puglia di Unarma. Magno ha poi espresso
“forte preoccupazione per l’escalation di pericolosità delle azioni criminali e
per i rischi affrontati quotidianamente dagli operatori dell’Arma”. Il
segretario ha aggiunto che “a vedere l’auto dei colleghi attinta dai colpi
d’arma da fuoco possiamo dire che sono vivi per miracolo“.
I carabinieri del comando provinciale di Lecce hanno eseguito due fermi. I due
individui sospetti, originari della provincia di Foggia, sono stati fermati
sulla statale 7Ter, nelle vicinanze di Campo Panareo e poi accompagnati nella
caserma della stazione di Campi Salentina. Questo fa pensare che i due possano
essere membri della banda colpevole dell’assalto al portavalori. Gli autori
dell’assalto – come si vede nelle immagini – hanno bloccato la carreggiata con
alcune auto posizionate di traverso e hanno poi fatto esplodere il furgone. I
malviventi, registrati dai video degli automobilisti in transito, sarebbero sei,
tutti a volto coperto, armati di kalashnikov e con indosso tute bianche e nere.
La rapina, a quanto si apprende, non è stata consumata. Per fuggire, i
malviventi hanno poi rapinato dell’auto alcuni automobilisti in transito. La
banda ha agito usando auto con lampeggianti, per camuffarle come auto civili in
servizio alla polizia.
Claudio Stefanazzi, deputato salentino del Partito Democratico, è intervenuto
sul caso, sottolineando il pericoloso stato del territorio salentino: “Da ciò
che si apprende, i responsabili potrebbero essere originari del foggiano.
Un’eventualità che, se confermata, certificherebbe ciò che denunciamo da tempo:
il Salento ha un problema di ordine pubblico e di controllo del territorio serio
a tal punto da diventare attrattore di criminali da fuori provincia”. Il
deputato, poi, contesta l’operato insufficiente del Governo: “Siamo di fronte a
un’escalation criminale che trova istituzioni locali, forze dell’ordine e
magistratura lasciate sole. Mentre il Paese reale chiede sicurezza, il Ministro
dell’Interno Matteo Piantedosi continua a voltarsi dall’altra parte. – dice – I
piani di rafforzamento della Polizia sembrano valere solo per il Nord e per le
regioni amministrate dal centrodestra. Il Sud, e in particolare il Salento,
vengono colpevolmente ignorati dal Governo di Giorgia Meloni”.
D’altro parere, invece, il vicepresidente della Commissione parlamentare
Antimafia e segretario regionale pugliese di Forza Italia, Mauro D’Attis, che in
una nota dichiara: “Da Foggia al Salento, in Puglia è emergenza sicurezza e
serve una ‘Operazione Primavera 2’, un intervento massiccio da parte dello
Stato: perciò, chiedo al ministro Piantedosi, che più volte ha dimostrato la sua
competenza e sensibilità con atti concreti, di venire nella nostra Regione a
strettissimo giro”. Proseguono le ricerche delle Forze dell’Ordine per
rintracciare i colpevoli.
L'articolo Assalto a portavalori sulla Lecce-Brindisi: “I carabinieri sono vivi
per miracolo”. Due arrestati proviene da Il Fatto Quotidiano.
Non può essere riconosciuta la legittima difesa al gioielliere di Grinzane
Cavour (Cuneo) che il 28 aprile 2021 inseguì e uccise due rapinatori in fuga.
Sono le motivazioni della Corte di assise di appello di Torino per la sentenza
con cui Mario Roggero è stato condannato, lo scorso 3 dicembre, a 14 anni e 9
mesi di reclusione per duplice omicidio. Secondo i giudici, al momento degli
spari l’azione criminosa era “totalmente conclusa”, poiché i rapinatori “erano
già usciti dal negozio e si stavano apprestando ad allontanarsi salendo in
auto”. In quella fase, viene sottolineato, né Roggero né i suoi familiari erano
esposti a “un pericolo concreto di un’offesa”, elemento indispensabile per
invocare la scriminante della legittima difesa.
La Corte chiarisce inoltre che la riforma del 2019 (voluta dalla Lega di Matteo
Salvini, ndr) non ha modificato nella sostanza l’istituto della legittima
difesa. È vero che la norma fa riferimento alla possibilità di agire per
“respingere una intrusione”, ma il codice penale continua a richiamare il comma
introdotto nel 2006, che presuppone che l’attacco sia in corso o imminente e che
l’uso delle armi sia necessario. “La reazione difensiva – scrivono i giudici –
non può essere né anticipata, né posticipata”, e deve collocarsi nel momento
dell’aggressione. Una cornice che, secondo la Corte, non è applicabile al caso
in esame.
Per le stesse ragioni viene esclusa anche l’ipotesi dell’eccesso colposo di
legittima difesa. La condotta di Roggero, infatti, non si inserisce in una
situazione difensiva in atto, ma in una fase successiva alla rapina. Quanto alla
pena, i giudici spiegano che le attenuanti generiche non possono essere
riconosciute nella massima estensione a causa della “mancata resipiscenza”
dell’imputato. La condanna è stata comunque ridotta rispetto ai 17 anni inflitti
in primo grado, applicando il meccanismo della continuazione tra i reati, così
da rendere la sanzione complessiva proporzionata “alla gravità del fatto”.
Soddisfazione è stata espressa dai legali di parte civile, Marino Careglio e
Flavio Campagna, che assistono i familiari di una delle vittime, Andrea
Spinelli. “La sentenza è molto bene motivata – affermano – e riafferma un
principio che deve continuare a caratterizzare la nostra società e la nostra
democrazia: la vita di ogni essere umano è un bene fondamentale ed è protetta
dalla legge”.
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L'articolo “Azione conclusa e nessun pericolo”: perché al gioielliere di
Grinzane Cavour non è stata riconosciuta la legittima difesa proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Una coppia di amici, un uomo e una donna, è stata rapinata e ricattata per le
strade di Milano. Nella notte tra il 25 e il 26 gennaio, un sudamericano di 31
anni e una donna di 32, si trovavano in zona Navigli quando in piazzale Porta
Genova sono stati assaliti da un gruppo di cinque ragazzi e uno di loro ha
sottratto all’uomo collana d’oro, portafogli e cellulare.
Poco più tardi, l’amica della vittima ha composto il numero del telefono rubato
e ha chiesto un appuntamento per riavere il maltolto dai rapinatori: in cambio,
loro hanno chiesto del denaro e una prestazione sessuale. L’accordo è avvenuto
ma al luogo d’incontro stabilito – piazza Duca d’Aosta – si sono presentati i
carabinieri.
I militari, che erano stati informati dalla 32enne, hanno arrestato e portato in
carcere un ventenne egiziano con l’accusa di tentata estorsione, oltre alla
denuncia per rapina aggravata in concorso. Ancora in corso le indagini per
trovare gli altri complici.
Foto d’archivio.
L'articolo Aggrediscono e rapinano una coppia, poi chiedono in cambio sesso e
denaro: arrestato 20enne a Milano proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una rapina in appartamento alle 11 del mattino, il ladro 37enne accoltellato dal
proprietario di casa, la fuga in pronto soccorso e il decesso. Infine
“l’assalto” di amici e familiari del defunto in ospedale, scardinando la porta
d’ingresso. È accaduto nel paese di Lonate Pozzolo in provincia di Varese, la
culla della Lega. Non poteva mancare il commento di Matteo Salvini sulla
piattaforma X, per difendere il proprietario di casa e vittima del furto:
“Solidarietà a chi è stato aggredito in casa sua e si è difeso!”.
IL FURTO E LA COLLUTTAZIONE
I ladri non si sarebbero accorti della presenza del proprietario perché dormiva
dopo il turno di notte, dunque non avrebbe risposto al citofono. Quando si è
svegliato, due uomini in cucina lo avrebbero aggredito a pugni, secondo la sua
versione. Dopo aver violentemente urtato la testa contro lo stipite della porta,
l’uomo avrebbe preso il pugnale di un kit di sopravvivenza da trekking colpendo
uno dei due al fianco. I due sono quindi scappati, come mostra la lunga scia di
sangue che dalla casa arriva al cancello. Quando sono arrivati soccorsi e forze
dell’ordine, l’uomo si è presentato seduto su una sedia, preoccupato che i
rapinatori potessero tornare e fare del male ai suoi genitori, al momento fuori
casa. Soccorso con il labbro tumefatto, i segni di pugni al volto e un profondo
taglio alla fronte, è stato trasportato all’ospedale di Gallarate.
LA MORTE DEL LADRO E L’ASSALTO DEI PARENTI ALL’OSPEDALE
L’uomo deceduto era residente in un campo nomadi nel Torinese. Amici e
famigliari – 200, secondo il Corriere della Sera – sono arrivati da Torino
all’ospedale di Magenta, dove si trova il cadavere, e hanno divelto la porta
d’ingresso del Pronto soccorso. Sono intervenute le forze dell’ordine. Il ladro
era giunto al Pronto soccorso già in condizioni critiche, accompagnato in
macchina da due complici. Uno era con lui nell’appartamento, mentre l’altro li
aspettava in auto. L’uomo è stato abbandonato dagli altri due davanti
all’ospedale di Magenta dove è deceduto poco dopo. Le indagini sono coordinata
dalla Procura di Busto Arsizio e condotte da personale della Compagnia
carabinieri di Busto e del Nucleo investigativo provinciale.
L'articolo Rapina in casa, ladro accoltellato dal proprietario muore al Pronto
soccorso. E i familiari scardinano la porta dell’ospedale proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Un assalto a un portavalori ha paralizzato l’autostrada A14 nelle prime ore di
lunedì. Il fatto è avvenuto intorno alle 6.30, lungo la carreggiata nord,
all’altezza di Ortona, nel territorio del Chietino. I malviventi hanno
disseminato dei chiodi, utilizzato dei fumogeni e incendiato almeno un paio di
mezzi per coprire la fuga sulla sede stradale, creando una situazione di
pericolo per chi transitava in quel momento sull’arteria adriatica.
Sul posto sono intervenute le pattuglie del Centro Operativo Autostradale (Coa)
della Polizia stradale di Pescara, insieme ai vigili del fuoco e al personale
del 118. L’area è stata messa in sicurezza e il traffico ha subìto pesanti
rallentamenti, con lunghe code in direzione nord: agli automobilisti diretti
verso Pescara viene consigliato di uscire a Ortona, proseguire sulla viabilità
ordinaria e rientrare in autostrada allo svincolo di Pescara Sud. Al momento
resta ancora da chiarire l’entità del bottino sottratto e non è stato confermato
se per l’assalto siano state impiegate delle armi.
L'articolo Assalto a un portavalori sulla A14: commando in azione nel Chietino.
Traffico bloccato in autostrada proviene da Il Fatto Quotidiano.
A bordo di un monopattino per aggredire e rapinare il malcapitato. Il fatto è
avvenuto a Padova, in via Eremitani: intorno alle 19 del 29 dicembre, un ragazzo
di 13 anni era in compagnia di un amico quando è stato raggiunto da sconosciuti
in monopattino e picchiato con calci e pugni. Gli aggressori, un 16enne e un
14enne tunisini, hanno poi sottratto al tredicenne il suo iPhone 15, smartphone
il cui valore di mercato si aggira sui mille euro. Dopodiché, i due rapinatori
sono fuggiti in direzione Piazza Garibaldi.
I poliziotti hanno soccorso la vittima e poi hanno diramato via radio la
descrizione dei colpevoli grazie alle indicazioni fornite da giovani presenti.
Verso le 19:40, nel piazzale della stazione ferroviaria, gli agenti hanno
individuato il 16enne, trovato in possesso di uno smartphone di cui non era in
grado né di superare blocco del codice né di spiegarne la provenienza. Il
giovane, minore non accompagnato con precedenti per reati contro il patrimonio,
è stato fermato e accompagnato in questura. Il secondo rapinatore di 14 anni,
accompagnato dal padre, si è costituito spontaneamente un paio d’ore dopo.
Sulla vicenda indaga la Procura di Padova. Dopo gli accertamenti, il 16enne è
tornato alla comunità a cui era affidato. I due adolescenti sono indagati in
stato di libertà per rapina aggravata in concorso. Il questore Marco Odorisio ha
dato ad entrambi un daspo urbano di tre anni da tutti gli esercizi pubblici e i
locali di pubblico intrattenimento nella zona della stazione ferroviaria, di
corso del Popolo, di corso Garibaldi e piazza Eremitani.
A Padova, dall’inizio dell’anno, sono state adottate 132 misure di prevenzione
personale nei confronti di minori. Ciò riflette una tendenza statistica più
ampia a livello nazionale. Secondo l’ultimo rapporto di Antigone sulla giustizia
minorile, i reati contro il patrimonio costituiscono oggi la maggioranza
assoluta degli illeciti contestati ai minori, rappresentando il 55,2% dei casi
totali. Tra questi, la rapina si conferma il reato più ricorrente (30,5%),
seguita dal furto (15,1%). I dati evidenziano inoltre una specifica
vulnerabilità nella fascia d’età compresa tra i 16 e i 17 anni, la più
rappresentata negli istituti penali, e un’incidenza marcata tra i minori
stranieri, per i quali i delitti contro il patrimonio salgono fino al 63,9% del
totale delle contestazioni.
L'articolo Padova, tredicenne picchiato e rapinato da giovani in monopattino:
volevano il suo smartphone proviene da Il Fatto Quotidiano.