Prima del “food” e dei gastrolatri, degli influencer e dei gastrofighetti
(quelli che passano il tempo a commentare e fotografare l'”impiattamento” e non
ciò che mettono in bocca), molto prima del gas e della corrente elettrica, delle
piastre a induzione e dei forni a temperatura controllata, e dei rider e del
“tutto pronto subito” e del “junk food”, esisteva un cibarsi raro e nascosto, un
nutrirsi (anche di concentrazione) che si celebrava intorno al “putagè”, la
stufa a legna contadina, solitamente di ghisa, simbolo e aleph della casa. Da un
lato riscaldava, sulla sua piastra cuoceva lentamente cibi e zuppe. Il nome, non
per nulla, deriva dal francese potager, ovvero sia “fornello da cucina” che
“orto”, a testimonianza del legame strettissimo che il putagé aveva con verdure
e zuppe, colonna portante della dieta mediterranea.
Un bellissimo libro di Luciano Bertello ce lo racconta (“La cucina del putagé”,
fotografie di Sergio Ardissone e commenti di Bruno Quaranta, Sorì
Edizioni-L’artistica Editrice), disegnando la mappa delle trattorie e dei locali
piemontesi, stellati o nascosti, che ancora cucinano così. È un viaggio
entusiasmante tra Langhe e Roero, Monferrato e Tortonese, sfiorando una
costellazione di torri e castelli, muovendo sulle strade di Coppi e nei luoghi
della letteratura (Pavese, Fenoglio, Arpino, Eco), dell’arte (dal Macrino al
Moncalvo, da Pinot Gallizio a Pellizza da Volpedo) e della musica (dai violini
del Pressenda al pianoforte di Paolo Conte).
Luciano Bertello, è storico e ricercatore, ha dedicato la sua vita allo studio e
alla valorizzazione del vino piemontese del Roero, ha guidato l’Enoteca
regionale e da anni promuove cultura e territorio, contribuendo anche al
riconoscimento Unesco ai paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato.
Ha selezionato dieci di queste cucine eroiche (erano undici, ma la recente morte
del titolare ha portato alla chiusura della Trattoria dell’Allegria di Ferrere,
Asti). A ognuna ha dedicato parole e immagini, da ognuna ha tratto evocazioni e
ricette preziose, quelle di Pollo alla cacciatora, Cinghiale al civet, Bàgna
càda (sic), Coniglio al civet cotto sul putagé, Raviole del plin, Minestrone,
Bunèt, Vespen di Santa Caterina, Panissa, Zabaione: “Come l’inaspettata patata
cotta sotto la cenere – scrive Bertello – servita con una salsa a base di
raffinati profumi mediterranei dal sommo Cesare di Albaretto della Torre in una
cena di metà anni Settanta con Giorgio, Egidio e Angelìn di Maràngh,
accompagnati lassù da chi scrive per corrispondere al suo desiderio di conoscere
i pionieri dell’Arneis. Elegia del gusto contadino d’antan in omaggio all’animo
genuino di quegli intraprendenti vigneron.
Uno spariglio seguito dal meditato capretto allo spiedo, da Cesare elevato a
mito della cucina di Langa. Maestria da domatore del fuoco affinata nella stessa
casa-tempio in cui la mamma Maria ’d Lipinàt officiava i riti langhetti di
osteria sulla piastra del putagé”.
Arcaico, onesto e officiato dalle donne, il putagé era una “cucina economica” e
multitasking, un rito ultra-ecologico che riconduce al “feu” della civiltà
contadina, ai “fuochi” del medioevo, ovvero, nei censimenti, i gruppi familiari.
Le donne erano umili e generose artefici di una cucina che esalta il valore
umano: semplice ma non facile, laboriosa, “del giorno prima” assennatamente
attenta a non sprecare alcunché. “Una cucina onesta, lenta e silenziosa –
leggiamo -: anziché dare certezze assolute di dosi e di tempi, incorona il
“dipende” e ogni giorno interroga il fuoco, la legna, il tempo, la materia
prima”.
La saggia cucina del putagé ricompone il culto del Tempo e dell’attesa,
dell’incontro. Datemi pane salame, una bottiglia di dolcetto con amici: ecco, un
desco stellare.
Grazie Luciano, infaticabile amico, per questo viaggio e per le tue ricerche e
scoperte, e grazie per alcune tra le migliori mangiate della mia vita: il tuo
libro non è reducismo ma filosofia di vita, weltanshauung, opera d’avanguardia.
L'articolo Datemi pane salame, una bottiglia di dolcetto con amici: ecco, un
desco stellare proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Piemonte
Il fine giustifica i mezzi? Naturalmente no, certo la tentazione può venire, il
problema è che poi naturalmente nelle Domeniche Bestiali si equivoca e si
trovano un sacco di mezzi, quello sì, ma per fare cose ingiustificabili. Ad
esempio le biciclettine per bambini volanti, o magari monopattini, oppure gli
apparecchi per le pulizie, pure quelli riescono a diventare protagonisti nelle
domeniche bestiali, e ovviamente i cronometri con relativi libretti
d’istruzioni. Tutto ammissibile, salvo gli anelli, quelli si sa, sempre
pericolosissimi.
EXTRA TIME
I tempi nel calcio sono fondamentali, pure nelle domeniche bestiali. Eh sì che
viviamo tempi liquidi, ma in Guatemala forse si esagera: Derrikson Quiros,
giocatore dello Xelaju ha dato vita al solito siparietto ormai in voga sui campi
da gioco, chiedendo alla fidanzata di sposarlo durante la partita, davanti ai
tifosi, con lei che ha detto sì. Questo è accaduto domenica. Mercoledì lo stesso
calciatore ha annunciato la fine della storia con la stessa ragazza attraverso i
social.
SO DIEGO, TI SPIEGO
In realtà il protagonista di questo episodio si chiama Matteo, però faceva più
effetto il titoletto con “Diego”. Perché ha tutta l’aria dello “spiegone” il
dirigente del Bagnasco Calcio Asd, Seconda Categoria Piemonte, squalificato fino
al 20 marzo perché: “Per continue e reiterate proteste nei confronti
dell’arbitro, mostrando una condotta irrispettosa e petulante verso lo stesso,
giungendo fino a tenergli il braccio per mostrare, a suo dire, il corretto uso
del cronometro. Il comportamento del dirigente, inoltre, proprio perché
continuo, assillante e ripetitivo ha acceso gli animi dei calciatori anche dopo
il termine della partita e del pubblico, in una partita che, fino ai minuti
finali era stata sostanzialmente corretta in campo e fuori. Ciò ha comportato
una serie di provvedimenti disciplinari che, in un clima di maggiore serenità,
avrebbero potuto essere evitati”.
RAGE AGAINST MACHINE
O verso la pulizia? È questo il dubbio che viene nel leggere la multa comminata
al Don Bosco Spezia Calcio, Promozione Liguria. Il club dovrà infatti pagare 200
euro perché: “Per la condotta di un proprio tesserato non identificato che, al
termine della gara, rompeva un apparecchio per pulire di proprietà della
struttura del campo. Si dispone il rimborso della riparazione previa fattura
della società proprietaria”.
E.T.
Già, per la scena meravigliosa che Spielberg ha posto alla fine del suo
capolavoro, quella in cui i bimbi volano con le biciclettine. Quella scena fu
girata a Los Angeles, mentre in Turchia le biciclette per bambini volano, sì, ma
in campo. È accaduto infatti in una serie minore turca, durante la partita tra
Darendespor e Hekimhan Belediyesi Girmanaspor che una biciclettina per bambini
(ma potrebbe essere un monopattino) sia volata dagli spalti addosso a un
assistente arbitrale dopo un gol annullato per fuorigioco. Dopo essere stato
medicato con punti di sutura non ha telefonato casa, ma giustamente le forze
dell’ordine per denunciare il teppista.
L'articolo Il guardalinee annulla un gol e viene colpito da una bicicletta per
bambini | Domeniche Bestiali proviene da Il Fatto Quotidiano.
Niente funerale in chiesa, nessun corteo funebre e sepoltura in forma
strettamente privata al cimitero di Chivasso. È la decisione disposta dal
questore di Torino, Massimo Gambino, per le esequie di Domenico Belfiore, boss
della ’ndrangheta morto venerdì scorso a 73 anni in ospedale nel Comune della
seconda cintura di Torino.
Belfiore era stato condannato in via definitiva all’ergastolo come mandante
dell’omicidio del procuratore di Torino Bruno Caccia, ucciso da un commando il
26 giugno del 1983. Non si era mai pentito. Proprio l’ipotesi di un funerale in
chiesa aveva suscitato polemiche nei giorni scorsi, a partire dall’intervento di
don Luigi Ciotti, fondatore di Libera. Secondo quanto previsto inizialmente, le
esequie si sarebbero dovute tenere domani alle 15 nella parrocchia Madonna del
Loreto di Chivasso.
Durissimo l’intervento del sacerdote, intervistato da La Stampa. “Pregare per un
defunto è un atto di carità che non si nega a nessuno perché la misericordia di
Dio è più grande dei nostri peccati. Ma celebrare una messa solenne per un
mafioso non pentito non è solo preghiera. È mettere un uomo di sangue sullo
stesso altare dove celebriamo i santi. È questo che vogliamo trasmettere alle
nostre comunità?”. Per il fondatore di Libera, “un funerale in chiesa per chi ha
ucciso e non si è pentito non è solo un errore pastorale. È una ferita in più
inferta ai familiari delle vittime. Dice a chi ha perso un padre, una madre, un
fratello per mano della mafia ‘il vostro dolore può essere messo da parte’.
Dobbiamo chiedere scusa per questo”. Ciotti aveva poi aggiunto che “essere
Chiesa oggi in terra di mafia significa avere il coraggio della profezia, anche
se scomoda. Il ‘mi faccio i fatti miei’ è il miglior alleato delle mafie. Quando
una comunità tace, quando un parroco sceglie la via più facile per non
scontentare nessuno, si crea l’humus fertile per la sopravvivenza del male. Il
funerale a Belfiore non è un caso isolato: è il sintomo di una zona grigia che
ancora esiste”.
Di diverso tenore erano state le parole di monsignor Daniele Salera, vescovo di
Ivrea: “Siamo a conoscenza di quanto il defunto ha compiuto in vita, ma non
possiamo sapere di un suo effettivo pentimento interiore. La Chiesa ha sempre
fatto distinzione tra foro interno, o della coscienza, e foro esterno, ovvero
ciò che della nostra vita è visibile. Non potendo sapere quanto, negli ultimi
attimi della sua vita terrena, il defunto ha potuto vivere nella relazione con
Cristo Salvatore, è bene procedere chiedendo, attraverso le esequie, la
misericordia di Dio”, svelando poi che “la forma concordata con la famiglia
delle esequie” avrebbe avuto “il tratto di una maggiore sobrietà e semplicità”.
Il parroco, don Tonino, aveva sbrigativamente dichiarato: “Non sapevo chi fosse
quell’uomo. Della scomunica ai mafiosi del Papa sono al corrente, ma non ho
ricevuto nessuna indicazione ostativa in tal senso dalla Curia. Lo affiderò a
Dio come peccatore, ma è lui a doverlo giudicare”.
Nel corso della sua lunga carriera, Bruno Caccia, si occupò di importanti
indagini, tra cui quelle contro le Brigate Rosse e lo “Scandalo dei petroli”.
Nel 1980 divenne Procuratore capo a Torino, dove coordinò le indagini sulla
crescente presenza delle organizzazioni mafiose in Piemonte. La sera del 26
giugno 1983, mentre passeggiava con il suo cane nei pressi di casa senza scorta,
fu affiancato da uomini armati che lo uccisero con numerosi colpi di pistola.
Caccia resta l’unico magistrato finora ucciso dalle mafie nel Nord Italia.
L'articolo No al funerale pubblico per il boss della ‘ndrangheta Domenico
Belfiore: fu il mandante dell’omicidio di Bruno Caccia proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Titanio e carbonio, per 1,8 kg di peso. Autonomia promessa di 30 km con un
risparmio di fatica vicino al 40%. Prezzo: 1999 euro. Questi i numeri sulla
carta di Hypershell X Ultra, modello di punta della gamma di esoscheletri di
Hypershell. E’ davvero così? Ilfattoquotidiano.it lo ha messo alla prova nella
neve dell’Alpe Devero per testarne le funzionalità in un ambiente “ostile” alle
batterie, lungo una ciaspolata con 500 metri di dislivello positivo, neve
fresca, pendenze e superfici variabili. Il nostro commento nella
videorecensione.
L'articolo Hypershell X Ultra, si può ciaspolare nella neve con un esoscheletro?
La prova del Fatto.it proviene da Il Fatto Quotidiano.
Aveva perso la mano sinistra a causa dello scoppio di un petardo artigianale
durante la notte di Capodanno e da allora era ricoverato in gravissime
condizioni al Sant’Andrea di Vercelli. È morto questa mattina Bruno Savoia, 43
anni. A riportare la notizia è il quotidiano La Stampa. Troppo gravi le ferite
ricevute a seguito dell’esplosione del botto – autoprodotto – che lo aveva
colpito anche all’addome. Sul corpo dell’uomo erano presenti diverse ustioni.
Savoia abitava a Vercelli, in via Leopardi 11. Viveva assieme alla compagna
Grazia, che la notte dell’incidente ha subito raggiunto l’uomo, ferito. E che
oggi denuncia: “ho chiamato l’ambulanza 18 volte, non arrivava mai”. La Notte di
San Silvestro la coppia ha trascorso il veglione con degli amici. Dopo la
mezzanotte, Savoia era sceso con loro nel cortile del palazzo e aveva acceso il
petardo. Il rumore dell’esplosione era stato forte, tanto da aver attirato
l’attenzione di tutti gli inquilini dello stabile.
Immediatamente trasportato al pronto soccorso da un’auto della compagnia, le sue
condizioni erano immediatamente apparse gravi tanto che i medici non erano
riusciti a ricostruire l’arto nonostante un delicato intervento chirurgico. Le
indagini dei carabinieri di Vercelli intanto proseguono, ed è possibile che
verrà disposta un’autopsia.
L'articolo Perde una mano a Capodanno per l’esplosione di un petardo
artigianale: muore dopo 18 giorni a Vercelli proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tre persone sono rimaste ferite in un incidente alla funivia del Monte Moro a
Macugnaga, stazione sciiistica nel comprensorio del Monte Rosa, nella provincia
del Verbano-Cusio-Ossola in Piemonte. Stando alle prime informazioni
disponibili, la cabina è arrivata troppo velocemente alla stazione di monte, a
circa 2.800 metri di altitudine, schiantandosi contro un muro. Il contraccolpo
dell’impatto ha interessato anche la cabina che faceva il percorso parallelo
verso valle.
I feriti sono stati immediatamente soccorsi da un medico e un infermiere – che
si trovavano casualmente in zona – e poi evacuati con l’elicottero sanitario:
non sono in pericolo di vita. Dopo l’incidente, l’intero impianto è rimasto
fermo: i circa cento passeggeri, di cui 94 turisti e cinque dipendenti, sono
attualmente bloccati e verranno evacuati con gli elicotteri dei Vigili del fuoco
e della Guardia di finanza. La funivia era stata riaperta nel 2023 dopo lavori
di manutenzione durati alcuni mesi e costati due milioni di euro.
L'articolo Macugnaga, incidente a una funivia: tre feriti, cento passeggeri
bloccati proviene da Il Fatto Quotidiano.
Potrebbe essere stata provocata da quattro freerider – sciatori fuori pista – la
valanga di domenica 28 dicembre nell’Alta Valle di Susa. Le impronte di quattro
sciatori sono state infatti trovate all’entrata e all’uscita della slavina che
si è staccata dal versante di Claviere, a poca distanza dalle piste. L’incidente
non ha provocato vittime, ma ha sollevato un dibattito sull’effetto dei
freerider sulla sicurezza in montagna. Intervistato da il Dolomiti, il
presidente del Soccorso alpino e speleologico piemontese, Luca Giaj Arcota,
spiega: “È evidente che il distacco sia stato provocato […] Di questi freerider,
però, non vi era nemmeno l’ombra: invece di fermarsi, scusarsi e spiegare come
erano andate esattamente le cose, hanno preferito scappare“.
Poi l’affondo: “A loro non possiamo che fare tanti complimenti: prima hanno
causato una valanga e poi si sono dileguati. Domenica è stata una giornata
infernale: gli elicotteri toccavano terra solamente per effettuare rifornimento,
il tecnico di elisoccorso non ha potuto alzarsi nemmeno per andare in bagno
durante tutta la giornata, tante sono state le chiamate”. Secondo Arcota, il
numero di sciatori freerider è aumentato quest’anno, così come gli interventi di
soccorso. Si tratta di una pratica pericolosa che infrange le regole degli
impianti. Allora coma mai sta acquisendo popolarità? Arcota spiega così questo
fenomeno: “Sui social un tizio pubblica un video nel quale mostra la sua discesa
fuoripista, dicendo che è stato bellissimo, che tutto sommato non è così
difficile e, allora, scatta la corsa all’emulazione”.
L'articolo Valanga in Alta Valle di Susa, il presidente del Soccorso alpino:
“Causata da quattro freerider” proviene da Il Fatto Quotidiano.
In molte zone d’Italia sarà un bianchissimo Natale. Anche a bassa quota,
infatti, si prevede neve mentre in altre località si attendono piogge e venti
forti. Sulle Alpi Occidentali attese copiose nevicate con accumuli anche di
100-120 centimetri in sole 24 ore nella zona di Artesina e Prato Nevoso (Alpi
Marittime). “Un fenomeno davvero importante come non si vedeva da anni in questa
zona” dicono i meteorologi. Fino a Santo Stefano sul Mediterraneo
centro-occidentale resterà intrappolata un’area di bassa pressione con maltempo
diffuso sull’Italia.
Oltre a piogge sparse un pò ovunque e a venti sostenuti dai quadranti orientali
tornerà la neve a quote relativamente basse sull’Appennino settentrionale.
Questo vortice nel Mediterraneo verrà alimentato costantemente da fredde
correnti da Est con un inevitabile calo termico e abbassamento della quota neve
su alcune zone. Sui rilievi al confine tra Liguria, Emilia e Toscana, si
osserveranno nevicate oltre i 700-800 metri con accumuli oltre i 1000 metri di
quota. Sarà invece un bianchissimo Natale in tutte le aree sopra i 1000-1200
metri sul Piemonte occidentale e meridionale e in Valle d’Aosta.
La Protezione civile ha diramato un’allerta meteo. Dal primo mattino di domani,
prevede l’avviso, ci saranno precipitazioni sparse, anche a carattere di
rovescio o temporale, sull’Arcipelago Toscano, sulle aree tirreniche di Lazio e
Campania e sulla Puglia meridionale. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci
di forte intensità, frequente attività elettrica e forti raffiche di vento.
Valutata per la giornata di domani allerta gialla sui settori occidentali di
Umbria e Abruzzo, su quelli tirrenici della Campania e sull’intero territorio di
Lazio, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia.
L'articolo Sarà un Natale bianchissimo: neve anche a bassa quota, pioggia e
vento fino al Centro-Sud proviene da Il Fatto Quotidiano.
Gli inquinanti eterni sono anche nell’aria. E se il 60% di tutte le emissioni di
Pfas nell’Unione europea sono dovute ai gas fluorurati (la maggior parte dei
quali sono proprio sostanze sono proprio sostanze poli e perfluoroalchiliche),
l’epicentro di questo tipo di inquinamento è il Piemonte. Tra il 2007 e il 2023,
infatti, il 76% delle emissioni italiane di F-gas (quindi su un totale di 3.766
tonnellate rilasciate) è stato prodotto in quest’area, perlopiù nel Comune di
Alessandria, dove – a Spinetta Marengo – ha sede la Syensqo (ex Solvay), unica
industria chimica italiana che produce ancora Pfas. Il restante 24% è in larga
parte attribuibile alle industrie localizzate in Veneto (in particolare nella
zona di Venezia), Lombardia e Toscana. Sono i risultati dell’ultima inchiesta
dell’Unità Investigativa di Greenpeace Italia, che ha analizzato i dati del
Registro europeo Pollutant release and transfer register (Prtr), in cui sono
raccolti i valori delle emissioni di oltre 4mila stabilimenti industriali
italiani. Il risultato? “Il gruppo industriale ex Solvay ha emesso da solo,
nell’arco di sedici anni, più della metà dell’inquinamento italiano relativo a
questi composti”.
GAS FLUORURATI, LA MAPPA DELL’INQUINAMENTO
L’analisi di Greenpeace Italia si è focalizzata sui gas fluorurati (F-gas),
proprio considerando il collegamento con i Pfas, la cui esposizione è associata
a una serie di effetti negativi sulla salute, tra i quali anche alcune forme
tumorali. Gli impianti industriali hanno l’obbligo di dichiarare le emissioni di
diversi inquinanti e questo rende possibile fotografare il livello di emissioni
per varie sostanze a livello nazionale. Nessuna regione è esclusa dal dataset su
questo tipo di gas, a parte la Calabria per la quale non sono presenti dati.
Delle 3.766 tonnellate di F-gas rilasciate in Italia tra il 2007 e il 2023,
invece, 2.863 tonnellate sono attribuibili al Piemonte. In particolare, al
Comune di Alessandria, con 2.828 tonnellate emesse. I dati relativi al 2024 non
sono ancora disponibili.
L’incidenza delle industrie che si trovano nelle altre regioni (anche Veneto,
Lombardia e Toscana) sul valore complessivo delle emissioni è minima rispetto ai
valori piemontesi (ma tutt’altro che trascurabile in termini assoluti), spiega
Greenpeace. Il database del Registro europeo Prtr copre tutto il territorio
nazionale, anche la Calabria. Se un gestore, però, emette una sostanza
monitorata dal Prtr in quantità inferiore alla soglia di dichiarazione, non è
tenuto a comunicare il dato al registro nazionale. Le differenze tra i dati
regionali possono quindi essere riconducibili anche al tipo di industria
presente sul territorio, al regime produttivo, alla gestione delle perdite e dei
rabbocchi di gas fluorurati nei sistemi di refrigerazione. Ma, come spiega da
tempo l’Agenzia Europea dell’ Ambiente (European Environment Agency), inoltre,
la diffusione aerea di queste sostanze, determina anche “un conseguente deposito
di Pfas su suolo e corpi idrici”.
IL CASO DI ALESSANDRIA E DELLA SYENSQO
Proprio ad Alessandria, nella frazione di Spinetta Marengo “ha sede l’unica
industria chimica italiana – la ex Solvay, oggi Syensqo – che produce ancora
Pfas” spiega Greenpeace. Di recente, tra l’altro, il Tar del Piemonte ha dato
ragione al Circolo Legambiente Ovadese Valli Stura e Orba, che ha ottenuto che
la provincia e la società Syensqo Specialty Polymers Italy la documentazione
sulle emissioni finora negata con giustificazioni di segreto industriale. In
Italia, si ricorda, non esiste ancora una legge che vieti la produzione e
l’utilizzo di Pfas, anche se di recente sono stati fatti diversi passi avanti
per quanto riguarda i limiti per le acque potabili, ma rispetto ai gas
fluorurati non esiste nessuna norma nazionale che stabilisca un tetto alle
emissioni. Le uniche regole sul tema sono contenute nel Regolamento europeo
F-Gas del 2014, aggiornato nel 2024, che stabilisce la progressiva riduzione
dell’utilizzo di gran parte di queste sostanze entro il 2030. Secondo il
regolamento, però, spetta agli Stati membri l’organizzazione dei controlli e la
definizione di sanzioni penali ed amministrativo. “Come si evince chiaramente
dalla classifica degli stabilimenti per valore di emissione, quello di Spinetta
Marengo è responsabile delle più importanti emissioni di F-gas a livello
nazionale” racconta Greenpeace. Nel 2023 ha generato il 55% dell’inquinamento
italiano legato ai F-gas. “Il residuo 45% di queste emissioni – spiega l’one – è
ripartito tra diversi gruppi e realtà industriali, tra cui in prima linea
Versalis, il braccio ‘chimico’ di Eni. In alto, nella classifica troviamo anche
Lfoundry, Alkeemia e STMicroelectronics”. Stando alle elaborazioni realizzate da
Greenpeace Italia, il primato dell’ex Solvay rispetto a tutte le altre aziende
che emettono F-gas dura da molto tempo: “Questo gruppo industriale ha emesso da
solo, nell’arco di sedici anni, più della metà dell’inquinamento italiano
relativo a questi composti”.
SE L’ALTERNATIVA HA IMPATTI NEGATIVI
Sempre riguardo all’ex Solvay, dai dati risulta un calo progressivo delle
emissioni, a partire dal biennio 2019-2020. Secondo Greenpeace questa riduzione
può essere collegata, da un lato, alla pandemia da Covid-19 scoppiata nel 2020 e
dalle chiusure che ne sono derivate e, dall’altro, dal fatto che, nel 2022, l’ex
Solvay ha annunciato di voler arrivare all’eliminazione progressiva dei fluoro
tensioattivi Pfas entro il 2026. Come si legge sul sito dell’azienda, oggi a
Spinetta Marengo viene prodotto solo un tensioattivo fluorurato di nuova
generazione definito da Syensqo “non bioaccumulabile”, ossia il C604. A
riguardo, Medicina Democratica ritiene che come tossicità acuta il C604 sia
identico ai Pfas che dovrebbe sostituire (ossia il Pfoa, acido
perfluoroottanoico) mentre per la tossicità a lungo termine (collegata alla
bio-accumulazione) “semplicemente non sono presentati studi idonei”. Secondo una
pubblicazione dell’Università di Padova e dell’Istituto di Ricerca sulle Acque
del Cnr il C6O4 avrebbe impatti negativi evidenti sui sistemi biologici. “Di
fatto, tra giugno e luglio del 2024 – quindi dopo l’ultima rilevazione
disponibile – l’azienda ha dovuto fermare per un mese la produzione del C6O4, a
causa dei livelli eccessivi di inquinamento da C604 rilevati nelle acque e nel
suolo nei dintorni dell’azienda e dei suoi scarichi. Una decisione presa dalla
Provincia di Alessandria (Leggi l’approfondimento ).
F-GAS, PIÙ IMPATTANTI DELLA CO2 SULL’EFFETTO SERRA
Alcuni F-gas, inoltre, una volta dispersi si “trasformano” in acido
trifluoroacetico (TFA), la tipologia di Pfas più diffusa al mondo. Complici le
precipitazioni, si accumula (perché non si decompone) nei corsi d’acqua che
forniscono acqua potabile. Di recente, l’agenzia ambientale tedesca ha chiesto
all’European Chemicals Agency (ECHA) di classificarlo come tossico per la
riproduzione. “Per fortuna, per sostituire i gas fluorurati nei processi
industriali esistono già diverse alternative disponibili e non pericolose, come
segnala anche un approfondito studio di Ispra” spiega Alessandro Giannì di
Greenpeace Italia. Oltre ai rischi sanitari gli F-gas, però, questi sono gas a
effetto serra, con un potenziale di riscaldamento globale (GWP) migliaia di
volte superiore a quello della CO2. Ad esempio, il gas fluorurato HCFC-22 ha un
potenziale di riscaldamento globale stimato pari a 5.280 volte quello
dell’anidride carbonica.
L'articolo Pfas nell’aria: “Da sola l’ex Solvay ha emesso in 16 anni più della
metà dell’inquinamento italiano da gas fluorurati” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
E dire che di lavoro ce ne sarebbe molto. Tra i nuovi ospedali da costruire,
buchi nei bilanci, medici a cavallo tra settore pubblico e il privato, inchieste
varie e via discorrendo, l’ufficio della responsabile del settore
“Anticorruzione e vigilanza sui contratti e sulle strutture pubbliche e private”
della Direzione Sanità della Regione Piemonte dovrebbe essere impegnatissimo a
trovare buone pratiche per prevenire corruzione e sprechi. Invece la dirigente
Laura Benente, nominata da sei mesi, è ancora sola: “Non sono mai state
attribuite risorse di personale a questa struttura”, ha detto lei lunedì 17
novembre, nel corso di un’audizione della commissione Legalità del consiglio
regionale, per poi aggiungere che “il settore non sta in piedi da solo o,
meglio, solo con il dirigente”.
La sua è una figura unica in Italia: “Non mi risulta che in altre regioni esista
una struttura analoga che si occupa di anticorruzione nello specifico
dell’ambito sanitario”, ha spiegato. Non si tratta del responsabile
anticorruzione, presente in tutte le amministrazioni regionali, ma di quello
specifico della Direzione Sanità, ambito da cui passa il grosso della spesa
delle regioni. Il suo ruolo è stato creato nell’ottobre 2019 dalla giunta
piemontese di Alberto Cirio, per promuovere “le buone pratiche per il contrasto
di fenomeni corruttivi”, coordinare e promuovere la vigilanza sui contratti
delle aziende sanitarie regionali e sulle strutture pubbliche e private, ma
anche promuovere e coordinare “attività volte ad assicurare l’adeguatezza
complessiva dei controlli” per garantire “la tutela della salute mediante un
utilizzo oculato delle risorse pubbliche destinate”. Da allora si sono succeduti
due dirigenti ad interim, privi di staff, e per un certo periodo il ruolo è
rimasto scoperto.
A maggio, i consiglieri Pd Mauro Salizzoni e Domenico Rossi hanno denunciato
“una scarsa attenzione per questo tipo di attività”, cioè la vigilanza
anticorruzione, “che forse avrebbe potuto prevenire la bufera che si sta
abbattendo sui conti della principale azienda ospedaliera del Piemonte e che
sembra destinata ad allargarsi”. Sia la procura di Torino sia la procura della
Corte dei conti avevano avviato inchieste sui bilanci della Città della Salute,
il principale polo ospedaliero di Torino. E ancora non si era a conoscenza
dell’indagine della procura di Ivrea su appalti e concorsi truccati
nell’ospedale di Settimo Torinese. L’assessore regionale al Personale, Gianluca
Vignale, rispose all’interrogazione affermando che presto avrebbero messo a
bando l’incarico che, comunque, ha un compito di coordinamento dei responsabili
della prevenzione della corruzione e della trasparenza (Rpct) delle aziende
sanitarie regionali.
E qui viene uno degli aspetti critici segnalati da Benente nel corso
dell’audizione. Ascoltata dal presidente della commissione, Rossi, e pochi altri
consiglieri, la dirigente ha spiegato di aver avviato incontri con alcuni Rpct
per avere il polso della situazione, ma ha sottolineato che “difficilmente gli
Rpct delle aziende sanitarie svolgono questo ruolo in via esclusiva”, ma lo
esercitano accanto ad altri incarichi interni alle Asl: “Questo pone non pochi
problemi di reale efficacia di quel ruolo e anche, forse, a volte di opportunità
di sovrapposizione di funzioni che vanno valutate attentamente – ha detto per
poi aggiungere –. Io credo che gli Rpct delle Asl, da soli, non abbiano tutta la
forza necessaria per affrontare un contrasto efficace a quella che è la
maladministration”.
C’è poi un’altra questione: “Questo quadro si è arricchito, da quando è stato
istituito il settore ad oggi, anche di nuovi attori”, ha aggiunto riferendosi
alla nascita dell’Orecol, Organismo di controllo collaborativo che vigila su
contratti e appalti della Regione e delle sue partecipate, ora presieduto
dall’avvocato di Giorgia Meloni, Luca Libra. Inoltre, circa un anno fa, è stato
costituito a un gruppo di esperti (composto dal prefetto a riposo Filippo
Dispenza, l’ex pm Antonio Rinaudo, il generale dei carabinieri Franco Frasca e
quello della Guardia di finanza Giovanni Mainolfi che “accompagneranno” la
realizzazione di undici nuovi ospedali e altre strutture sanitarie, un
investimento da 4,5 miliardi di euro.
Insomma, sorge un problema di sovrapposizione di compiti e competenze. Nel
frattempo, l’ufficio della dirigente anticorruzione della Sanità resta vuoto.
Sarebbero in corso interlocuzioni, ma “al momento non ho notizie sui tempi e sul
numero” di persone assegnate al suo staff. “L’audizione della dirigente ha messo
in evidenza due problemi: l’assenza di staff dedicato al settore e una
frammentazione degli organismi che si occupano di legalità e anticorruzione.
Serve un coordinamento strategico e un rafforzamento del settore”, sintetizza il
presidente della commissione Legalità, Rossi, che presenterà un atto di
indirizzo in questa direzione.
L'articolo Sanità piemontese, l’anticorruzione lasciata senza personale:
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