Lunedì 23 marzo il prezzo dei carburanti continua a subire le fluttuazioni
dovute alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. L’effetto accise non sta
ottenendo i risultati sperati e il prezzo in Italia per il diesel resta attorno
ai 2 euro al litro, mentre quello della benzina resta superiore a 1,7 euro al
litro. Il prezzo medio in Italia per il diesel si assesta su 1,984 euro al
litro, mentre la benzina verde costa in media 1,722 euro/litro.
Il prezzo medio del barile è in rialzo: oggi il dato registra 113,63 per il
Brent, riferimento europeo per il prezzo del petrolio. I prezzi si aprono in
rialzo rispetto al weekend. Le regioni in cui si registrano i prezzi più alti
sono Calabria, Campania e Molise: superano tutte i 2 euro/litro per il diesel,
rispettivamente con il prezzo di 2,000, 2,002, e 2,005. Oggi il prezzo medio del
diesel in Italia tocca quota 1,984 euro al litro, in rialzo di 0,8 centesimi
rispetto ai listini di ieri, mentre la benzina costa in media 1,722 euro/litro
(+0,5 cent). Sulle autostrade il diesel costa in media 2,055 euro al self, la
verde 1,788 euro/litro, dati entrambi in rialzo rispetto a quelli di ieri.
Restano ampie le differenze territoriali: le Marche si confermano la regione più
virtuosa con una media per il diesel di 1,969 euro/litro, seguita dal Friuli
Venezia Giulia e dalla Toscana, entrambe con un prezzo medio di 1,970
euro/litro.
L'articolo Il petrolio supera i 113 dollari al barile. In rialzo i carburanti:
il diesel sui 2 euro al litro, la benzina oltre 1,7 proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Accise
A leggere i titoli del giornali di questi giorni sembra di essere ripiombati
negli anni Settanta. In un momento, cioè, di crisi energetica e di aumento dei
prezzi del petrolio. Senza, però, nessuno scenario alternativo, come se le
rinnovabili non esistessero, come se la transizione energetica attraverso la
decarbonizzazione non fosse l’unica e sola strada per salvarci non solo la
salute ma anche consentirci di arrivare a fine mese.
E invece. Anche la segretaria del Partito democratico Elly Schlein sembra
sottolineare soprattutto l’urgenza del taglio delle accise, mentre il governo in
completo affanno, e nella consueta totale ignoranza scientifica che lo
contraddistingue, di cui tutti paghiamo le conseguenze, balbetta di tagli alle
accise tassando gli extraprofitti. Cosa già detta in passato (la tassazione
sugli extraprofitti), sbandierandola come misura di una presunta e inesistente
destra sociale ed evidentemente mai attuata. Nel bellissimo libro Clima ingiusto
(Donzelli) Giovanni Carrosio e Vittorio Cogliati Dezza sottolineano come, mentre
misure energeticamente giuste possono avere effetti regressivi – vedi
riqualificazione energetica e pannelli spesso accessibili a chi ha soldi da
parte e macchine elettriche troppo care – al tempo stesso esistono misure magari
socialmente giuste, come appunto il taglio delle accise, ma che finiscono per
avere conseguenza ambientali negative e aggravare così le diseguaglianze.
In ogni caso, il taglio delle accise non servirà a nulla. Non servirà non solo
perché la benzina continuerà a costare tantissimo, con la guerra in corso, ma
non servirà perché non cambia in nessun modo il nostro rapporto con l’energia.
Che è ancora, appunto, da scenario quasi anni Settanta.
Grazie a governi nel migliore dei casi miopi, nel peggiori legati alle lobby dei
fossili, il nostro rapporto con le rinnovabili non è ancora forte, incontestato
e risolutivo. Si va avanti male e con continui stop, vedi i vari decreti che
vietano i pannelli nei terreni agricoli, mentre chi ci governa continua a
legarci mani e piedi al gas, balbettando nel frattempo di una presunta svolta
nucleare a cui non crede neanche chi la sostiene (e di fatti, non è
realizzabile, come dozzine di esperti hanno spiegato).
Nella situazione attuale ci hanno messo molti governi, ma voglio ricordare
anzitutto Draghi e il governo Cingolani, che allo scoppio della guerra in Russia
hanno deciso che il gas russo non andava bene, e ci hanno resi dipendenti da
paesi allora non coinvolti nel conflitto. Non avevano calcolato (!) che il mondo
è un sistema instabile, che ci sarebbero state altre guerre e che questo ci
avrebbe fatto precipitare di nuovo nel caos energetico. E ci avrebbe resi,
sorpresa, dipendenti di nuovo dal gas (liquefatto) di un paese aggressore,
ovvero gli Usa. Una amara barzelletta.
Tutto questo non viene spiegato agli italiani, che restano ancora ignari del
fatto di essere vittime della più grande truffa del secolo: e cioè il fatto che
l’Italia non stia puntando esclusivamente e con totale convinzione sulle fonti
rinnovabili, le quali possono: 1) garantire energia pulita e decarbonizzare il
sistema energetico, con conseguenze positive in termini di salute; 2) abbassare
drasticamente le bollette; 3) fornirci, grazie anche ai sistemi di accumulo, una
stabilità che nessuna fonte fossile, nel caso globale, può garantirci; 4) darci
quella sovranità energetica a cui il governo sovranista dovrebbe ambire. Invece
niente, Meloni crede di risolvere un problema strutturale con l’emergenza
accise, per le quali tra l’altro non ci sono soldi. Oppure, chiedendo a gran
voce di rivedere il sistema degli Ets, richiesta sciagurata, che può venire solo
da chi non sa nulla di clima, ambiente, decarbonizzazione, autonomia energetica,
in breve del nostro futuro.
Ecco, siamo nelle mani di gente che agisce in maniera antiscientifica e senza
alcuna vera conoscenza del problema. Le lobby del fossile ne sono ben contente,
nessuno le ostacola, comunque vada cadono in piedi, anche in una fase di guerra,
anzi a maggior ragione vengono viste come quelle che possono salvarci da un
possibile black out. Ma qui il black out è soprattutto politico, culturale,
scientifico. Bisognerebbe scendere in piazza per chiedere energia pulita ed
energia a basso costo, non la diminuzione delle accise. Ma purtroppo le persone
non sono abbastanza informate. Anche grazie a un governo a reti unificate che
accusa le rinnovabili di essere intermittenti, gridando alla necessità del
nucleare per compensare questa intermittenza. Come se poi i reattori si
potessero spegnere e accendere a seconda del bisogno.
In questo scenario c’è solo da piangere. E sperare che forse, l’ennesima crisi
geopolitica renda almeno chiaro a tutti che legarsi alle fossili significa
suicidarsi. Mentre fare le rinnovabili equivale a non dover rendere conto a
nessuno. Oltre che a spendere meno e ad avere un clima meno stravolto. Un
“win-win-win” che ci viene incredibilmente nascosto. Per ignoranza, viltà,
scarso coraggio, zero visione.
L'articolo Ancora con le accise? Gli italiani sono vittime della più grande
truffa del secolo proviene da Il Fatto Quotidiano.
È in vigore da oggi il decreto carburanti approvato mercoledì sera dal consiglio
dei ministri e subito pubblicato in Gazzetta Ufficiale dopo la firma di Sergio
Mattarella. Scatta quindi da subito – mentre in Medio Oriente gli attacchi
incrociati alle infrastrutture energetiche hanno fatto schizzare ancora una
volta le quotazioni del barile – il taglio di 20 centesimi al litro per 20
giorni delle accise su benzina e diesel. Considerando l’Iva, lo sconto per gli
automobilisti sarà di circa 24,4 centesimi al litro. Caute le associazioni
consumatori. “In deroga all’allineamento voluto dall’Unione europea, sarebbe
stato molto meglio tagliare di 25 cent il gasolio e di 15 cent la benzina”,
sostiene Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. Il
gasolio “in modalità self service in autostrada scenderà da 2,190 di oggi a
1,946 euro, un importo ancora troppo elevato, con un risparmio per un pieno di
50 litri pari a 12,20 euro. La benzina in autostrada diminuirà da 1,967 a 1,723,
mentre con 15 cent sarebbe stata pari a 1,784, un valore comunque accettabile”.
Federconsumatori parla di interventi positivi ma insufficienti.
L’intervento arriva senza che sia stato attivato il meccanismo dell’accisa
mobile, che prevede l’utilizzo del maggior gettito Iva per finanziare la
riduzione delle accise. Le coperture vengono invece dalla riduzione degli
stanziamenti di competenza e cassa dei ministeri: 127,5 a carico del Mef, 96,5
del ministero delle Infrastrutture di Matteo Salvini, 86 verranno tagliati alla
Salute, 30 al Viminale, giù giù fino ai 25 milioni in meno per l’Università e ai
16,6 in meno per il Lavoro.
Oltre al taglio temporaneo delle accise e alle misure settoriali per
autotrasporto e imprese ittiche, all’articolo 1 – “Prevenzione e contrasto alle
manovre speculative sui carburanti” – è prevista una stretta sui controlli.
Giorgia Meloni nell’intervista al Tg1 subito dopo il consiglio dei ministri ha
parlato di “un meccanismo antispeculazione che di fatto lega il prezzo del
carburante all’andamento reale del prezzo del petrolio, introducendo sanzioni
per chi dovesse discostarsi”. Descrizione ampiamente esagerata: il provvedimento
si limita a disporre che le compagnie petrolifere comunichino quotidianamente ai
gestori i prezzi consigliati, li pubblichino sui propri siti e li trasmettano
sia al Garante per la sorveglianza dei prezzi sia all’Antitrust. In aggiunta, i
gestori non potranno aumentare i prezzi nell’arco della stessa giornata. Il
risultato sarà solo quello di rendere più tracciabile la formazione dei listini
lungo la filiera. Peraltro non sono previste multe per chi si “discosta”
dall’andamento reale del prezzo della materia prima, come sostenuto dalla
premier: la sanzione, pari allo 0,1% del fatturato giornaliero, scatterà in caso
di violazione dell’obbligo di comunicazione.
Poco incisivo anche lo “speciale regime di controllo dei fenomeni distorsivi
lungo la filiera” che stando al decreto verrà messo in campo dal Garante –
Mister Prezzi – “al fine dell’immediato rilievo, previa individuazione di indici
di anomalia, dell’andamento dei prezzi al consumo in rapporto alla variazione
dei prezzi delle materie prime e raffinate sui mercati”. La figura istituita nel
2007 presso il ministero delle Imprese continuerà ad avere solo poteri di
segnalazione e moral suasion. Se emergono aumenti ritenuti anomali e repentini,
trasmetterà alla Guardia di Finanza “il dettaglio degli operatori della
distribuzione e delle relative compagnie petrolifere, presso i quali accertare e
verificare le eventuali anomalie (…) e il costo giornaliero di acquisto del
greggio e dei prodotti raffinati da parte del titolare dell’autorizzazione
petrolifera”. Gli esiti verranno poi inviati all’Antitrust per eventuali
sanzioni e, nei casi più gravi, all’autorità giudiziaria che è ovviamente
l’unica a poter determinare se ci sono reati.
Le opposizioni criticano sia la portata sia l’impostazione del decreto. Per il
Pd è “troppo poco e troppo tardi”, mentre Avs sottolinea come il taglio delle
accise sia finanziato con risorse pubbliche e non a carico dei profitti del
settore energetico. Secondo Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e
Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, le sanzioni sono una beffa:
“All’articolo 3 del decreto è prevista una sanzione pari allo 0,1% del fatturato
giornaliero, ma non per chi aumenta i prezzi, bensì per chi non rispetta le
procedure di comunicazione dei prezzi, che non potranno variare nell’arco della
giornata. Per dare un ordine di grandezza, il fatturato giornaliero dei
carburanti è pari a circa 200 milioni di euro: la sanzione, anche ipotizzando il
massimo, sarebbe di appena 200mila euro. Una cifra irrisoria. Una vergogna”.
L'articolo In vigore il decreto carburanti con il taglio temporaneo delle
accise. Il “meccanismo antispeculazione” ha le armi spuntate proviene da Il
Fatto Quotidiano.
“Ingeneroso dire che abbiamo aumentato le accise sui carburanti, noi abbiamo
allineato le accise perché avevamo un impegno che il precedente governo, i
precedenti governi, avevano tra gli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e
Resilienza”. È la versione fornita oggi dalla presidente del Consiglio, Giorgia
Meloni, nell’Aula del Senato durante la replica al dibattito seguito alle sue
comunicazioni nel Medio Oriente e sul prossimo Consiglio Europeo. Il tema era
stato sollevato da Matteo Renzi che a sua volta ha replicato. “L’allineamento è
quando abbassi il costo della benzina e aumenti il gasolio, o viceversa. C’è un
particolare. Io ho letto la Legge di Bilancio – afferma il leader di Italia Viva
– che dice che ci sono più di 500 milioni di maggiori entrate e da qui al 2032
ci sono 2 miliardi e 400 milioni di maggiori entrate. Voi non avete allineato le
accise, voi avete aumentato le accise e oggi venite a dire a noi che il problema
è dobbiamo lavorare insieme per evitare l’aumento dei costi. Le avreste
allineate se non ci fosse stato l’articolo 30 della Legge di Bilancio”
L'articolo Scontro in Senato sulle accise carburanti. Meloni: “Sono allineate”.
Renzi: “No, le avete aumentate” proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’escalation della crisi in Medio Oriente e gli effetti sui prezzi del petrolio
hanno riportato al centro del dibattito politico italiano il meccanismo delle
accise mobili, cioè il taglio dell’imposta sui prodotti energetici finanziato
con il maggior gettito Iva incassato dallo Stato per effetto del rincaro dei
carburanti. Previsto dalla legge finanziaria per il 2008 (governo Prodi). è
stato modificato nel 2023 dall’esecutivo di Giorgia Meloni. Che nei giorni
scorsi ha confermato come il governo stesse valutando se attivarlo, come chiesto
dalle opposizioni, per compensare in parte gli automobilisti dagli aumenti del
costo dei carburanti. Ma all’ordine del giorno del cdm convocato per le 17 un
decreto ad hoc non c’è. Alle condizioni attuali, l’effetto finale sulle tasche
dei consumatori sarebbe stato infatti limitato a pochi centesimi di euro al
litro. Per fare di più servono coperture aggiuntive, difficili da trovare nel
bilancio pubblico se si considera che la guerra allontana gli obiettivi di
crescita e deficit previsti lo scorso autunno.
COME FUNZIONANO LE ACCISE MOBILI
Torniamo al funzionamento delle accise mobili. Il sistema nasce nel 2007 con la
legge finanziaria del governo guidato da Romano Prodi e viene utilizzato per la
prima volta nel 2008 con un decreto firmato dagli allora ministri Pier Luigi
Bersani e Vincenzo Visco. L’idea era quella di compensare almeno in parte i
rincari dei carburanti. Visto che quando il prezzo del petrolio sale e aumenta
il prezzo alla pompa cresce automaticamente anche l’Iva, la norma consentiva di
utilizzare quell’extragettito (“extra” rispetto alle previsioni ufficiali) per
ridurre temporaneamente le accise restituendo ai contribuenti una quota delle
maggiori entrate fiscali. Nel 2023, mentre infuriavano le polemiche per
l’aumento del prezzo del pieno seguito alla decisione di non confermare il
taglio delle accise adottato dal predecessore Mario Draghi, il governo Meloni ha
poi modificato il funzionamento del meccanismo con il decreto carburanti. La
nuova versione consente – via decreto del ministero dell’Economia di concerto
con quello dell’Ambiente – la riduzione delle accise in caso di scostamento tra
prezzo effettivo del petrolio, sulla media del precedente bimestre, e previsioni
contenute nei documenti di finanza pubblica. Senza bisogno (come nella prima
versione) che le quotazioni internazionali del petrolio salgano di almeno il 2%.
BENEFICI LIMITATI SUL PREZZO FINALE
Il margine di intervento è però limitato. Essendo l’Iva sui carburanti al 22%,
ogni aumento del prezzo industriale genera la stessa quota di extragettito.
Finora gli attacchi all’Iran e le contromosse di Teheran, facendo salire il
Brent verso e in alcune fasi oltre la soglia dei 100 dollari al barile, si sono
tradotti in rincari alla pompa di circa 17 centesimi al litro per la benzina e
oltre 40 centesimi per il gasolio dall’inizio di marzo. L’accisa mobile,
considerato che l’extragettito viene calcolato solo sulla componente industriale
del prezzo, garantirebbe stando alle simulazioni sconti rispettivamente di poco
meno di 4 e poco meno di 8 centesimi al litro, compensando solo una parte
dell’aumento dei prezzi. Come evidenziato da Assoutenti, una riduzione di 5
centesimi di euro al litro comporterebbe, considerata anche l’Iva che pesa sulle
accise, un risparmio da circa 3 euro su un pieno da 50 litri, pari a -73,2 euro
su base annua ad automobilista. A cui va sommato l’effetto indiretto legato al
contenimento dei prezzi dei prodotti trasportati su gomma. Troppo poco per
Federconsumatori, che chiede una riduzione di 20 centesimi al litro per
garantire risparmi diretti di circa 230 euro annui, e per l’Unione nazionale
consumatori, convinta che il taglio debba essere di almeno 10 cent.
IL PRECEDENTE DEL 2022
Per garantire un sollievo tangibile servono però risorse ulteriori. Il
precedente più recente risale alla crisi energetica del 2022, dopo l’invasione
russa dell’Ucraina. Il governo Draghi attivò il meccanismo dell’accisa mobile
con un decreto del ministero dell’Economia del 18 marzo, utilizzando
l’extragettito Iva registrato nell’ultimo trimestre del 2021 pari a 308 milioni.
L’effetto si fermava a 8,5 centesimi al litro. Ci volle un altro intervento, con
7 miliardi di risorse aggiuntive coperte in parte dalla tassa sugli
“extraprofitti” delle imprese energetiche, per arrivare allo sconto complessivo
di 25 centesimi al litro annunciato dall’allora premier. Meloni, arrivata a
Palazzo Chigi quell’autunno, decise subito di ridurre il taglio e non inserì in
legge di Bilancio la proroga dell’intervento per il 2023. Nonostante le ripetute
promesse di abolizione delle accise fatte quando era all’opposizione.
L'articolo Niente accise mobili all’ordine del giorno del cdm. Cosa sono e
perché lo sconto per gli automobilisti si fermerebbe a pochi cent proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Prosegue la corsa dei prezzi dei carburanti alla pompa, con benzina e gasolio
sui massimi da mesi mentre il governo accende i riflettori su possibili rincari
anomali e potrebbe intervenire sulle accise attivando già mercoledì la
cosiddetta accisa mobile. Il che però ridurrebbe il costo finale per gli
automobilisti di pochi centesimi al litro. Secondo la rilevazione di Staffetta
Quotidiana, la benzina è al livello più alto da quasi un anno mentre il gasolio
è ai massimi da oltre tre anni e mezzo. Le medie dei prezzi vedono la benzina
self service a 1,782 euro al litro e il diesel a 1,965 euro, con aumenti
rispettivamente di 38 e 98 millesimi. Al servito si sale a 1,917 euro per la
benzina e a 2,091 per il gasolio, mentre sulle autostrade il diesel servito
arriva fino a circa 2,2 euro al litro. Q8 ha aumentato di due centesimi al litro
il prezzo consigliato della benzina e di dieci quello del gasolio, mentre Tamoil
ha ritoccato i prezzi di sei centesimi sulla benzina e di quattordici sul
diesel. In rialzo anche gli altri carburanti, dal Gpl al metano.
L’andamento dei prezzi alla pompa è stato esaminato lunedì dalla Commissione di
allerta rapida convocata dal ministro delle Imprese Adolfo Urso. Al termine
della riunione il Mimit ha segnalato che “negli ultimi giorni – in particolare
con riferimento a due delle principali compagnie petrolifere – i prezzi medi
applicati alla pompa sono aumentati più dei prezzi consigliati dalle compagnie
di riferimento”. Dinamica che sarà oggetto di controlli mirati da parte della
Guardia di finanza: Mister Prezzi trasmetterà alle Fiamme gialle “un nuovo
elenco di casi anomali”.
Urso parlando alla Stampa ha sostenuto che oggi il governo dispone di strumenti
più efficaci rispetto al passato per contrastare speculazioni. “A differenza di
quanto accadde quattro anni fa, oggi abbiamo strumenti più efficaci per
contrastare la speculazione e stroncare la spirale inflattiva che allora
falcidiò il potere d’acquisto delle famiglie”, ha detto, spiegando che con il
decreto del 2023 “abbiamo istituito un efficace sistema di monitoraggio sia
sulla rete di distribuzione del carburante sia sull’intera catena del valore”.
Le associazioni dei consumatori contestano però la ricostruzione. “Magari fosse
così! Le armi contro le speculazioni sono ancora e sempre le stesse, quindi
spuntate”, afferma il presidente dell’Unione nazionale consumatori Massimiliano
Dona. “Il decreto del 2023 era solo aria fritta che dava qualche potere in più
al Garante per la sorveglianza dei prezzi per monitorare i prezzi, non per
bloccare le speculazioni. Non c’era nulla per dare più poteri all’Antitrust
contro i rincari anomali”. Secondo Dona l’unica misura utile prevista, l’app per
confrontare i prezzi dei distributori, non è mai entrata in funzione: “Dopo la
bellezza di 3 anni e 2 mesi dal varo del decreto, quell’app non ha ancora visto
la luce”. Per questo, conclude, “se il Governo vuole davvero fare qualcosa, nel
Consiglio dei ministri di domani riduca le accise sui carburanti di almeno 10
centesimi”.
Il cdm non è stato ancora convocato ma la premier Giorgia Meloni nel fine
settimana ha aperto all’attivazione dell’accisa mobile, il meccanismo introdotto
con la finanziaria per il 2008 e modificato nel 2023 che consente al ministro
dell’Economia, di concerto con quello dell’Ambiente, di ridurre temporaneamente
le accise sui carburanti utilizzando le maggiori entrate Iva determinate
dall’aumento del prezzo del greggio sul mercato. Va detto che se ci limitasse a
utilizzare l’extra gettito la riduzione di costo si fermerebbe al momento a
circa 4-5 centesimi al litro sulla benzina e 7-8 centesimi sul gasolio. Un
risultato insufficiente sia per le associazioni dei consumatori sia per le
opposizioni, a partire dal Pd che pure aveva chiesto di ricorrere all’accisa
mobile. “È chiaro che reinvestire l’extra gettito dell’Iva non è sufficiente,
perché servirebbe un taglio di almeno di 25 centesimi per litro per annullare la
stangata per i cittadini e per le imprese”, dice ora Francesco Boccia,
capogruppo del Pd al Senato. “Servono risorse ingenti. Mi auguro che domani in
Cdm la Premier arrivi con proposte all’altezza dell’emergenza: servono almeno 10
miliardi perché l’aiuto sia concreto”.
L'articolo Salgono ancora i prezzi dei carburanti, Urso: “Contrastiamo la
speculazione”. I consumatori: “Solo aria fritta” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
È botta e risposta tra il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e la
segretaria del Pd Elly Schlein. L’argomento è l’aumento dei prezzi dei
carburanti seguito alla guerra in Iran. In tarda mattinata la leader dem si
rivolge al governo puntando il dito sulle conseguenze “delle azioni militari di
Trump a danno di famiglie e imprese italiane”: “L’inflazione riprende a salire e
la benzina è arrivata attorno ai 2 euro”.
Schlein, ricordando le dichiarazioni di Giorgia Meloni che prometteva
l’abolizione delle accise, avanza una proposta all’esecutivo: “Può attivare
subito le cosiddette accise mobili, un meccanismo adottato molti anni fa e mai
attuato”. “Siccome con i prezzi stellari della benzina non aumentano solo gli
extraprofitti di chi la vende ma pure il gettito Iva che entra nelle casse dello
Stato, noi proponiamo di usare quell’extragettito Iva restituendolo ai cittadini
e abbassando le accise di tutti“, dichiara la segretaria del Pd nel suo
intervento alla tappa conclusiva a Roma del percorso di ascolto L’Italia che
sentiamo.
Poche ore dopo la risposta arriva dal ministro dell’Economia: “È una norma che
abbiamo introdotto noi già dal 2023, vedremo di adattarla. Se ci sono margini?
Li troveremo“, ha detto Giorgetti entrando allo stadio Olimpico in occasione
della partita del Sei Nazioni tra Italia e Inghilterra.
Subito dopo è sempre Schlein a replicare sottolineando di “prendere atto delle
parole di apertura” del ministro. “Adesso Giorgia Meloni dalle parole passi ai
fatti perché bisogna proteggere famiglie e imprese dalle conseguenze economiche
di questa guerra”, sottolinea la leader del Pd.
L'articolo Caro carburanti, Giorgetti risponde a Schlein: “La norma per le
accise mobili c’è già, troveremo i margini”. Lei: “Passate dalle parole ai
fatti” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Con l’entrata in vigore della nuova legge di Bilancio, dall’1 gennaio scatta
l’annunciato riallineamento delle accise. Che sposta il carico fiscale su chi
viaggia con macchine a diesel. Il comma 129 della manovra prevede infatti un
calo dell’aliquota sulla benzina di 4,05 centesimi al litro e un aumento
speculare per quella sul gasolio. Il calcolo finale, però, non si ferma
all’accisa: aggiungendo l’Iva, l’impatto reale sui listini sarà di circa 5
centesimi al litro.
Secondo le elaborazioni di Staffetta quotidiana, basate sui prezzi medi attuali,
si ribalterà la gerarchia ai distributori: il gasolio schizzerà a 1,784
euro/litro, superando la benzina che dovrebbe attestarsi intorno a 1,73
euro/litro. Nonostante Eni abbia ridotto di un centesimo i prezzi consigliati, i
dati dell’osservatorio prezzi del Mimit (elaborati su circa 20mila impianti)
mostrano un mercato già in fibrillazione.
La benzina self si aggira sulla media nazionale di 1,683 euro/litro: le “pompe
bianche” (i distributori indipendenti) restano l’unico argine con una media di
1,676 euro. Per quanto riguarda il servito, qui i margini volano: per la benzina
1,827 euro a litro, che diventano 1,868 sotto le insegne delle grandi compagnie.
Nei tratti autostradali, la benzina self sfiora già gli 1,78 euro, mentre il
servito ha superato la soglia psicologica dei 2 euro al litro. Reggono per ora i
carburanti alternativi, con il Gpl servito a 0,688 euro/litro e il metano che
segna un lieve calo a 1,394 euro/kg.
Si tratta dell’ennesima stangata per i consumatori: le accise e l’Iva pesano su
oltre la metà del prezzo del carburante, facendo dell’Italia uno dei Paesi
europei con la componente fiscale più alta. Un primato che il governo alla prova
dei fatti non ha voluto scalfire. Nonostante le promesse elettorali e il famoso
video di Giorgia Meloni che ne chiedeva l’abolizione.
L'articolo La manovra fa salire il prezzo del diesel: dall’1 gennaio sarà più
caro della benzina proviene da Il Fatto Quotidiano.