Dopo il ritorno sul palco cantando “Hymne à l’Amour” di Édith Piaf vicino alla
Torre Eiffel durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Parigi 2024,
Céline Dion è pronta a tornare in concerto in Francia. La notizia, riportata
domenica 22 marzo dal quotidiano franco-canadese La Presse, è stata anticipata
da una campagna di manifesti con i titoli delle sue canzoni più famose, come
“Pour que tu m’aimes encore” e “Power of Love”, affissi per le strade della
capitale francese.
Secondo La Presse, Dion terrà una serie di concerti a Parigi a partire
dall’autunno presso la Paris La Défense Arena, recentemente acquisita da Live
Nation e già sede di spettacoli di artisti del calibro di Taylor Swift, Rolling
Stones e Kendrick Lamar. Sono previsti due concerti a settimana tra settembre e
ottobre, nel grande spazio da 40.000 posti. I rappresentanti della cantante non
hanno rilasciato commenti immediati.
I concerti parigini erano inizialmente programmati per il 2020, sempre alla
Paris La Défense Arena, nell’ambito del suo Courage World Tour, ma erano stati
posticipati prima a causa della pandemia e poi di nuovo a causa di problemi di
salute. Nel 2022, a Dion è stata diagnosticata la Sindrome della Persona Rigida,
una rara malattia neurologica e autoimmune che provoca rigidità muscolare e che
limita la capacità di camminare e cantare. La sua battaglia contro la malattia è
stata raccontata nel documentario del 2024 “I Am: Céline Dion”, diretto da Irene
Taylor.
L'articolo Celine Dion pronta per il ritorno sul palco in Francia, due anni dopo
la sua apparizione alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Parigi del 2024
proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Festa grande ieri sera a Parigi per il sindaco eletto, il socialista Emmanuel
Grégoire, che ha attraversato la città in ‘Velib’, la bicicletta in sharing
simbolo degli “anni Hidalgo”. Ed è proprio la sindaca uscente, anche lei
socialista, Anne Hidalgo, ad accogliere nell’emozione generale il nuovo sindaco
davanti all’Hotel de Ville.
Hidalgo ha augurato buon lavoro al suo successore rivendicando la vittoria
socialista contro “le offese della destra”. Poi l’abbraccio fra i due, quindi la
consegna – simbolica – da parte di Hidalgo a Grégoire, delle chiavi della città.
Una folla sempre più numerosa sulla grande spianata dell’Hotel de Ville, ha
applaudito e intonato slogan per la sinistra che governa la capitale ormai da 25
anni. “Grazie Anne”, è stato lo slogan per la sindaca uscente. Lungo l’abbraccio
del neosindaco anche con il segretario socialista, Olivier Faure, giunto davanti
al Comune a festeggiare la vittoria del candidato della gauche.
L'articolo Comunali in Francia, la festa del neo sindaco di Parigi: l’abbraccio
di Grégoire con Hidalgo – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
Non è bastata la destra tutta unita, dai macroniani fino al Rassemblement
National, per frenare l’ascesa del sindaco socialista Emmanuel Grégoire, che ha
vinto l’elezione a sindaco di Parigi col 50,52% dei voti, nove punti sopra la
sua rivale Rachida Dati, mentre Sophia Chikirou di La France Insoumise si è
classificata terza con il 7,96% dei voti. Uno scarto molto ampio, che dimostra
come non sia stata una battaglia all’ultimo voto e neppure una vittoria al
fotofinish: Parigi, feudo socialista da 25 anni, resterà alla gauche anche dopo
Anne Hidalgo. Bocciata l’alleanza della Dati, che per candidarsi al comune della
capitale aveva lasciato il governo e il ministero della Cultura, con i
macroniani di Pierre-Yves Bournazel, che si era ritirato invitando i suoi
elettori a votare per la destra. Opposta la strategia di Grégoire, che
nonostante la minaccia di un’avversaria che avrebbe potuto raccogliere anche i
voti di Sarah Knafo (estrema destra di Reconquète!), che si è ritirata, non ha
accettato le ripetute offerte di alleanza de La France Insoumise. “Parigi – sono
state le prime parole del neosindaco Grégoire – ha deciso di rimanere fedele
alla sua storia”. “E’ stata la vittoria di una certa idea di Parigi – ha
aggiunto – una Parigi virale, progressista, popolare, una Parigi per tutti.
Parigi – ha proclamato – non è e mai sarà una città di estrema destra”.
I risultati da Marsiglia a Lione – I risultati definitivi del secondo turno
delle amministrative in Francia certificano che le due forze estreme, il
Rassemblement National (RN) e La France Insoumise (LFI) non hanno sfondato. Il
partito di Marine Le Pen è stato battuto nel sud, territorio tradizionalmente
favorevole all’estrema destra, a Tolone e a Nimes. Battute anche le alleanze
della sinistra alleata con La France Insoumise, che perdono a Poitiers, Besançon
e Limoges. Fra i risultati più importanti già resi noti, l’elezione dell’ex
premier e sindaco uscente di Le Havre, Edouard Philippe, che aveva condizionato
la propria candidatura all’Eliseo nel 2027 alla riconferma nel suo comune. La
destra di Le Pen sconfitta anche a Marsiglia, dove il sindaco di sinistra
uscente Benoît Payan è stato rieletto con il 54,34% dei voti battendo con 14
punti di vantaggio il deputato del Rassemblement National (Rn) Franck Allisio,
mentre il sindaco ecologista di Lione, Grégory Doucet, è stato rieletto e ha
battuto lo sfidante Jean-Michel Aulas, ex presidente della squadra di calcio
locale, sostenuto dalla destra e dato a lungo come favorito dai sondaggisti.
Doucet, alla testa di un’unione della sinistra che al ballottaggio ha firmato
una “fusione tecnica” con LFI, ha ottenuto circa il 54% dei suffragi, contro il
46% di Aulas. Rn vince però a Nizza, dove Eric Ciotti, (UDR-RN), è stato eletto
ed ha battuto il sindaco uscente, il centrista Christian Estrosi.
Estrema destra ed estrema sinistra frenano – Con un’affluenza ancora una volta
storicamente bassa (circa il 57% alle urne, superiore soltanto al 2020 con le
elezioni in piena pandemia), la tendenza alla crescita dell’estrema destra e
dell’estrema sinistra è apparsa, con caratteristiche diverse, in frenata. Il RN
ha vinto in “decine di comuni” in questo ballottaggio, ha proclamato Marine Le
Pen, rallegrandosi per una “vittoria immensa” del suo partito che ha ormai
“migliaia di consiglieri municipali”. Ha perso però, sonoramente, in quella che
poteva diventare la prima grande città ad essere governata dall’estrema destra,
Marsiglia e in città dove tradizionalmente è forte, come Tolone e Nimes, sempre
nel sud e nelle regioni preferite.
Il numero 2 de La France Insoumise, Manuel Bompard, ha anche lui esultato per lo
“sfondamento” del suo partito che “si conferma si amplifica e si rafforza”.
Nonostante la sconfitta sonora a Limoges e in quasi tutte le città in cui i
socialisti si sono alleati con LFI: una scelta che non soltanto si è rivelata
perdente per la sinistra socialista, ecologista e comunista. Ma che ha visto
vincere la strategia opposta, quella di respingere da parte socialista le
offerte di LFI: così è stato a Parigi e a Marsiglia, dove Grégoire e Payan hanno
vinto dopo aver – nonostante i dubbi di molti – respinto l’ipotesi di allearsi
con il partito di Mélenchon. Fra gli esempi più clamorosi di questa tendenza, la
sconfitta epocale della sinistra (unita con LFI) in una città come
Clermont-Ferrand, governata dalla gauche da ben 80 anni, ad opera della destra
Républicains. I socialisti alleati con LFI, hanno perso anche un altro feudo
finora inviolabile, Tulle, dove da anni è eletto l’ex presidente ed ex
segretario socialista, François Hollande.
Importante, all’orizzonte delle presidenziali 2027, la conferma di Edouard
Philippe sulla poltrona di sindaco di Le Havre: la rielezione nel porto della
Normandia era stata considerata dall’ex premier una condizione per lui
indispensabile per candidarsi all’Eliseo. E la sua sorte era scrutata con grande
attenzione dagli analisti dal momento che i sondaggi che hanno messo le ali alle
ambizioni delle estreme, vedono in lui il miglior potenziale avversario di
Marine Le Pen (o Jordan Bardella se la leader del RN avrà impedimenti
giudiziari) e di Jean-Luc Mélenchon.
L'articolo Comunali in Francia, Parigi respinge la destra ed elegge Emmanuel
Grégoire. Le Pen sconfitta a Marsiglia e Lione proviene da Il Fatto Quotidiano.
Marine Le Pen interviene nella campagna per le comunali a Parigi: in un
messaggio su X, la leader del Rassemblement National ha invitato “tutti gli
onesti cittadini” a “fare scudo” contro Emmanuel Grégoire, il candidato
socialista arrivato in testa al primo turno. Nella battaglia per l’Hôtel de
ville si invita apertamente chi teoricamente non avrebbe nulla da difendere
nella capitale, città che l’estrema destra non ha mai governato: il candidato
diretto di Rn, Thierry Mariani, ha ottenuto appena l’1,59% al primo turno
(catastrofico come quello del 2020).
Ma ora è tutto il blocco di destra, dal centro macronista alla destra più
radicale, a convergere di fatto, in vista del ballottaggio di domenica prossima,
contro l’ “erede” di Anne Hidalgo in questa battaglia locale che, a poco più di
un anno dalle presidenziali del 2027, assume sempre di più una dimensione
nazionale. La favorita di questo riassetto è Rachida Dati, la candidata della
destra gollista, sostenuta dai Républicains, che ha già consolidato dopo il
primo turno un accordo con il macronista Pierre-Yves Bournazel (11,34%),
ottenendo il suo ritiro e la fusione delle liste. Il passo decisivo è stato poi
il ritiro di Sarah Knafo, figura di punta del movimento dell’ultra destra
Reconquête! di Eric Zemmour. Knafo, che aveva superato la soglia del 10% al
primo turno (10,4%) e quindi poteva restare in corsa, aveva cercato un’intesa
formale con Dati, senza ottenerla. Alla fine, ha scelto di ritirarsi: “Non lo
faccio per Rachida Dati – ha detto -, ma per Parigi”, invitando i suoi elettori
a “mandare via la sinistra” dal governo della città.
L’alleanza informale è stata poi suggellata dalla stessa Dati, che ha
riconosciuto diversi “punti di convergenza” tra il proprio programma e quello di
Knafo, promettendo agli oltre 84.000 elettori della candidata di Reconquête che,
se eletta, li “avrebbe ascoltati”. Sul piano politico il risultato è chiaro: i
voti di tutto il campo conservatore vengono potenzialmente convogliati verso
Dati. Su X, Grégoire ha reagito con una formula secca: “L’estrema destra
nazionale ha trovato la sua candidata”. In mattinata il socialista ha anche
accusato Emmanuel Macron di essere intervenuto in persona per fare pressione su
Knafo e spingerla a ritirarsi: una “colpa morale enorme”. Cosa che il presidente
ha smentito: “Sono parole false e prive di senso. Non intervengo nelle elezioni
municipali”, ha detto a margine del Consiglio Ue.
Da parte sua Knafo ha accusato Grégoire di “essere caduto nel complottismo”. Il
candidato dell’unione della sinistra – socialisti, comunisti e ecologisti -,
partito favorito dopo il 37,9% ottenuto al primo turno contro il 25,46% per
Dati, ora potrebbe ritrovarsi seriamente in difficoltà. Non ha alleati:
rifiutando fino all’ultimo un accordo con La France Insoumise, la candidata
radicale Sophia Chikirou (11,72% al primo turno) ha confermato la sua presenza
al ballottaggio, mantenendo una “triangolare” che indebolisce il blocco
progressista. I sondaggisti prevedono ora un testa a testa quasi perfetto, con
un risultato finale che potrebbe giocarsi su poche migliaia di voti.
Rachida Dati, 60 anni, ministra della Giustizia dell’era Sarkozy, ex ministra
della Cultura di Macron, e sindaco del 7mo arrondissement di Parigi dal 2008
(già riconfermata al primo turno), è al suo secondo tentativo consecutivo di
strappare l’Hôtel de ville alla sinistra, che governa la capitale da venticinque
anni. Non l’ha frenata il processo di settembre per corruzione, relativo a
consulenze concesse a Renault quando era eurodeputata. Parigi ora le appare
davvero a portata di mano. La sua campagna allora non risparmia nessun attacco:
ha accusato la sinistra comunale di responsabilità politica nel grave scandalo
sulle violenze e aggressioni sessuali emerso nei centri comunali di attività
extrascolastiche, ne ha denunciato il lassismo in materia di sicurezza e di
pulizia urbana e insiste sulla cattiva gestione del bilancio. Ha anche promesso
di tornare su una delle misure più contestate e impopolari dell’era Hidalgo:
l’aumento della taxe foncière, cioè l’imposta patrimoniale sugli immobili.
“Hanno estorto 600 milioni di euro ai parigini”, ha detto.
L'articolo Elezioni Parigi, tutta la destra e i macroniani uniti per ostacolare
il socialista Grégoire: punta tutto su Rachida Dati proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Questo martedì 10 marzo 2026 si è conclusa la settimana della moda parigina,
manifestazione che ha visto la presentazione delle collezioni autunno/inverno
2026-27 dei brand, tra debutti, conferme, ritorni e grandi assenti. Una stagione
in cui volumi importanti, un tocco di romanticismo e la reinterpretazione dei
codici classici delle maison hanno avuto la meglio, senza dimenticare, però,
quei dettagli che fanno la differenza. Sulle passerelle della Paris Fashion Week
si sono fatti notare gioielli, borse, accessori per capelli e di vario tipo, ma
anche particolari intrinsechi ai capi presentati, o capi stessi, che stanno
facendo molto chiacchierare e sono già di tendenza. Qui vi proponiamo i dettagli
da cui lasciarvi ispirare per i vostri prossimi outfit, anzi, da copiare subito
per essere al passo con i tempi.
GIOIELLI-SCULTURA
Quest’anno, in fatto di gioielli, le dimensioni contano, così come le forme e la
teatralità. Lo sanno bene Givenchy, Louis Vuitton e Zimmermann (ma anche Chanel,
Schiaparelli e Dior) con le loro collane imponenti e orecchini vistosi, che si
tratti di un intreccio di catene, di una vera e propria scultura che avvolge il
collo o di pietre colorate che pendono dalle orecchie. L’era del quiet luxury è
ormai terminata.
LA TRIPLA BORSA DI MUGLER
Lo spazio per contenere tutti gli effetti personali non è mai abbastanza, eppure
le borse che nell’ultimo periodo stanno avendo più successo sono proprio quelle
piccole. E se questo spazio si triplicasse, pur mantenendo misure contenute? La
soluzione l’ha trovata Mugler, con la sua borsa tre-in-uno che fa esattamente a
questo proposito: un accessorio stravagante, ma pratico, in grado di svoltare un
look e una giornata.
IL CERCHIETTO A ZIG ZAG DI MIU MIU
Se pensavate che il cerchietto fosse relegato all’adolescenza e al revival dello
stile Blair Waldorf di Gossip Girl, vi state sbagliando. Miu Miu lo riporta alla
ribalta nella sua sfilata parigina e lo propone in versione a zig zag, in pieno
stile anni Novanta e Y2K. Come si porta? Con i capelli sciolti tirati
all’indietro, per liberare il volto e metterne in risalto i lineamenti.
GLI SCALDAMUSCOLI PER GAMBE E BRACCIA
La nostalgia del passato non si ritrova solo in questo cerchietto, ma anche in
altri dettagli. Ritornano infatti gli scaldamuscoli, direttamente da Flashdance
o da un videoclip di Madonna. Si indossano abbinati a raffinati tulle e colori
pastello o a contrasto con abiti scuri e coprenti, come visto da Cecilie
Bahnsen. Secondo Miu Miu, si indossano invece sulle braccia, come fossero
guanti.
“A TESTA ALTA”
Cappello da pescatore, a tamburello, a falda larga o a cuffia: l’importante è
che sia un copricapo. La tendenza – nella moda come nella vita – vuole che si
vada avanti “a testa alta”, indossando sul capo un accessorio in grado di
completare l’outfit al meglio e con carattere. Come insegnano Celine, Lanvin e
Louis Vuitton.
OCCHIALI DA SOLE A MASCHERINA
Gli occhiali da sole a mascherina visti sulle passerelle di Parigi continuano a
cavalcare l’onda della tendenza legata allo sci e agli sport invernali e sono
l’accessorio da avere per ottenere un aspetto chic e misterioso al tempo stesso.
Da Balenciaga si fanno sottili e tempestati di punti luce, da Valentino sono
oversize e da Balmain in versione classica.
CRAVATTE AL FEMMINILE
Classico del guardaroba maschile, la cravatta si fa manifesto sul corpo
femminile. Simbolo di forza, potenza e professionalità, è diventato oggi un
elemento cool, in grado di rendere interessante ogni outfit. Da indossare in
versione maschile con camicia bianca e tailleur doppiopetto (come visto da
Givenchy), con minigonna e stivale sopra il ginocchio (vedi Hermès) oppure con
gonna midi e un tocco di colore (Rabanne insegna).
CINTURE OVERSIZE
Parola d’ordine: maxi. È il formato delle cinture che ci accompagneranno da qui
in poi, che siano usate sopra ad abiti – in versione Isabel Marant – nei
passanti dei jeans, ma soprattutto sopra ai cappotti, come proposto da
Zimmermann in versione con fibbia o da Dries Van Noten in versione a fascia. È
già di tendenza la (ultra) maxi-cintura con fibbia avvistata per le strade di
Parigi, nei look di street style fuori dalla sfilata di Rabanne.
LA DOLCE-VITA
Il collo alto è protagonista delle sfilate di questa stagione. Si passa dallo
chic “senza sforzo” del dolcevita di Celine, fino alla rigidità delle camicie
con colletto chiuso fino all’ultimo bottone di Schiaparelli, passando per
soluzioni più creative, come il top dolcevita con piume di McQueen. Seguono
Chloe, Gabriela Hearst, Givenchy e Jean Paul Gaultier con dolcevita, camicie con
colletto volant o indossate al contrario, coprendo tutto il décolleté.
UN TOCCO DI PELLICCIA
Un tocco di pelliccia non fa male a nessuno, in caso si tratti di pellicce
ecologiche provenienti da brand ormai fur-free da qualche anno come Valentino e
Miu Miu. Non si tratta in questo caso (non solo) di avvolgenti cappotti, ma di
dettagli dei capi realizzati con questo materiale, dai colli degli abiti, alle
estremità delle maniche dei cappotti, ma anche stole e cappelli.
“SPALLE LARGHE”
Volume, volume, volume: abbiamo detto volume? Balmain, Mugler e, specialmente,
Louis Vuitton portano in passerella un ultimo tocco di nostalgia per il passato
della moda: le giacche con spalle importanti. Un elemento che si fa notare e che
fa parte della grande tendenza dei capi strutturati, solidi, capaci di fungere
da armatura per affrontare la quotidianità.
UN PIZZICO DI SETA
A volte, il dettaglio sta nel materiale. Un paio di jeans con una percentuale in
seta sono stati presentati alla Fashion Week di Parigi da Citizens of Humanity,
brand di denim d’alta gamma nato nel 2003 a Los Angeles, che si impegna
socialmente a produrre in modo sostenibile. Nella sua collezione autunno/inverno
2026-27, il marchio introduce una vera svolta in fatto di sviluppo dei
materiali, ovvero propone Silk Denim, un jeans realizzato con il 10% di seta, un
modello morbido, comodo e con un fit perfetto, che accompagna chi lo indossa.
L'articolo Gioielli maxi, occhiali a mascherina e perfino il ritorno di
cerchietto e scaldamuscoli: i trend visti alle sfilate da copiare subito
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Domenica si vota in Francia per il primo turno delle municipali. Il voto
riguarda circa 35 mila Comuni e il ballottaggio è previsto il 22 marzo. Uno
scrutinio dunque formalmente locale ma che, a poco più di un anno dalle
presidenziali, viene percepito dai partiti e da molto osservatori come il primo
vero test politico in vista del 2027. Una sorta di pre-campagna per l’Eliseo e
una novità per la Francia, poiché, come ha fatto notare di recente Pascal
Perrineau, docente universitario e specialista del Centro di studi politici
Cevipof, negli ultimi trent’anni “si è scavato un baratro tra la Francia
nazionale e la Francia locale”. Ma nel frattempo, il panorama politico francese
è cambiato e la sua frammentazione, con l’avvento del macronismo e l’ascesa
degli estremi, sta di fatto segnando il sorpasso del classico confronto tra
destra gollista e sinistra socialista. E le vicine comunali ne sono un esempio.
Con l’Eliseo in prospettiva, alle urne si gioca domenica, da un lato, la
“battaglia per l’egemonia a sinistra” tra partito socialista e France Insoumise:
“Il vincitore spera di incarnare il voto utile contro l’estrema destra nel
2027”, scrive Le Monde. Dall’altro, il voto dirà quanto il Rassemblement
national di estrema destra, che oggi governa una quindicina di comuni, ma solo
una grande città, Perpignan, riuscirà a radicarsi a livello locale per trarne
poi consenso nazionale: i sondaggi danno già praticamente certo l’accesso del Rn
al ballottaggio per l’Eliseo. Le città che bisognerà seguire sono Nizza,
Marsiglia, Tolone.
A Parigi è annunciata la sfida tra Rachida Dati, l’ex ministra della Cultura,
candidata dei Républicains e figura consolidata nell’ovest parigino, e il
socialista Emmanuel Grégoire, candidato della sinistra unita, a eccezione di La
France Insoumise. L’ultimo sondaggio Elabe dà in testa Grégoire con il 32% dei
voti al primo turno, contro Dati al 26,5%. L’elemento politico nuovo è però la
frammentazione del voto parigino. Il sondaggio accredita infatti altri tre
candidati sopra il 10%, soglia necessaria per accedere al secondo turno: 13,5% a
Sarah Knafo, candidata di Reconquête!, il partito dell’ultra destra di Eric
Zemmour, 12% a Pierre-Yves Bournazel, candidato di Horizon, il partito di
centro-destra di Edouard Philippe, 10,5% a Sophia Chikirou, candidata della
France Insoumise. Cinque forze politiche potrebbero quindi essere potenzialmente
presenti al secondo turno in diversi arrondissement. E se nessun blocco ottiene
da solo la maggioranza sufficiente nel Consiglio di Parigi, dopo il 22 marzo
potrebbe aprirsi una ulteriore fase di negoziazioni e alleanze.
Nella capitale il voto chiude l’”era Anne Hidalgo” lunga dodici anni. Durante i
suoi due mandati la città è stata trasformata: sono stati moltiplicati gli spazi
pedonali e le piste ciclabili, sono comparsi corridoi verdi mentre lo spazio per
l’auto si è ridotto. Il prezzo politico di questa trasformazione è stato alto. I
sondaggi mostrano una città divisa sulla sua eredità: da una parte i tanti
parigini che hanno aderito ai nuovi usi urbani, dall’altra una parte consistente
che giudica eccessivo il ritmo del cambiamento, e critica i tanti cantieri
avviati e non sempre finiti o mal realizzati. Per molti la città è più brutta e
più sporca. A questo si aggiunge il dato più pesante: al termine del ciclo
Hidalgo il debito municipale non è mai stato così elevato. Dai 4,18 miliardi di
euro registrati a fine 2014, il passivo dovrebbe salire a 9,7 miliardi nel 2026,
con un aumento del 133% in dodici anni.
Rachida Dati ha quindi costruito la sua campagna intorno ai temi che interessano
i parigini più insoddisfatti: pulizia urbana, sicurezza, mobilità, migliore
gestione del bilancio. L’ex ministra della Giustizia degli anni bling bling di
Nicolas Sarkozy, si è persino messa in scena in divisa da netturbino sul retro
di un camion della spezzatura a raccogliere rifiuti, e si è fatta filmare mentre
caricava casse di frutta e verdura al mercato alimentare di Rungis. I video sono
diventati virali. Nell’ultimo meeting di ieri, al teatro Élysée Montmartre, ha
lanciato un appello a votare contro il “socialismo municipale distruttore”:
“Parigi non ha bisogno né di un successore né di un erede”. La sua candidatura è
tuttavia accompagnata da un dossier giudiziario: Dati è indagata per corruzione
per delle consulenze concesse a Renault quando era eurodeputata.
È in questo contesto che si muove Emmanuel Grégoire, per anni primo vice di Anne
Hidalgo. La sua candidatura è nata dentro una frattura interna del partito
parigino: Hidalgo aveva infatti inizialmente sostenuto un altro nome per la sua
successione e dichiarò persino pubblicamente che con Grégoire candidato “la
sinistra avrebbe perso Parigi”. Una volta investito, il socialista si è
ritrovato quindi nella posizione delicata di chi da, un lato, deve difendere il
bilancio della sindaca uscente e della sua politica di trasformazione urbana, e
dall’altro tentare di non identificarsi pienamente con lei e il suo metodo.
Anche lui in meeting ieri, al Cirque d’Hiver, ha lanciato un appello ai parigini
a “resistere” contro il rischio di alleanze tra Rachida Dati e l’ambiziosa Sarah
Knafo: “L’alleanza tra destra ed estrema destra vuole far cadere Parigi – ha
detto Grégoire- perché ritiene che se la capitale cadrà, nel 2027 cadrà anche il
Paese. Ma Parigi non cadrà, Parigi resisterà!”.
L'articolo Parigi chiama Eliseo: la capitale francese al voto per il primo turno
delle Municipali. Un test per le Politiche 2027 proviene da Il Fatto Quotidiano.
Situato nel quartiere di Saint-Germain-des-Prés, Le Grand Hotel Cayré è stato
negli anni la sede dei giovani più rivoluzionari della città. La loro creatività
rivive ancora oggi nelle stanze, nei manifesti cinematografici, negli oggetti
antichi recuperati nei mercatini e, soprattutto, in un ristorante ispirato a una
tra le donne più coraggiose del Dopoguerra.
Per anni la moda ha raccontato una storia: quella dell’inclusività, della
pluralità dei corpi, della fine dell’ossessione per la taglia zero. Oggi, quasi
all’improvviso, quella narrazione sembra essersi incrinata. Non con una
dichiarazione ufficiale, ma con un cambiamento silenzioso e rapidissimo che sta
attraversando passerelle, negozi e algoritmi. Il nome che ricorre più spesso è
Ozempic. O meglio, GLP–1: i farmaci nati per il diabete e diventati in pochi
anni uno dei più potenti acceleratori culturali della magrezza contemporanea.
Il loro impatto non riguarda solo la salute o il costume. Sta ridisegnando
l’economia della moda e perfino il modo in cui i brand scelgono i corpi da
mettere in scena. Alcuni analisti parlano apertamente di una nuova frattura
culturale che attraversa l’industria: “Oltre a esercitare pressione sulle
strategie di taglia e sulla produzione, i farmaci per la perdita di peso stanno
creando un’altra manifestazione fisica della nostra divisione culturale. I brand
devono esercitare sempre maggiore cautela nella selezione dei talenti. La nostra
fisicità, più che il nostro stile, rivela sempre di più la nostra visione del
mondo, il nostro allineamento politico e perfino il nostro conto in banca”, ci
spiega Robin Mellery-Pratt, Founding Partner di Matter, luxury intelligence
company. Il rischio, spiegano gli stessi osservatori, è che i GLP-1 aprano una
nuova faglia culturale dentro la moda, obbligando le aziende a interrogarsi su
cosa significhi oggi rappresentare i corpi e chi debba incarnare un marchio.
Intanto il mercato sta già reagendo. Un personal shopper americano citato in un
report del settore racconta che negli ultimi mesi gli ordini dei clienti sono
cambiati radicalmente: “È davvero serio. Dobbiamo comprare il doppio delle
taglie italiane 36, poi 38 e 40. Anche chi portava 44 o 46 oggi è molto più
snello.” E soprattutto cambia il tipo di abito che vende: “Qualsiasi vestito che
mostri il corpo funziona. Gli abiti stretti volano. Non riesco a tenere le
giacche corte in negozio. Siamo nel pieno di una belt craze: una mania per le
cinture, perché i punti vita sono tornati sottili in questo momento GLP-1.”
I dati spiegano perché la moda stia osservando il fenomeno con tanta attenzione.
Negli Stati Uniti circa il 12% degli adulti assume oggi farmaci GLP-1 secondo un
sondaggio della Kaiser Family Foundation. E soprattutto, come evidenzia Morning
Consult, gli utilizzatori appartengono molto spesso alle fasce di reddito più
alto, anche visti i costi di questi farmaci: la quota di utenti con guadagni
superiori ai 100 mila dollari è più del doppio rispetto alla popolazione
generale. Il profilo medio? “Abbiente, iper-coinvolto e aspirazionale” —
esattamente il tipo di consumatore che il sistema moda cerca di intercettare. In
altre parole: chi dimagrisce rapidamente non entra più nella vecchia taglia e
deve comprare vestiti nuovi. E spesso non compra capi neutri, ma abiti che
mettano in evidenza la trasformazione del corpo. Il guardaroba diventa la prova
visibile della nuova magrezza.
Il retail se n’è accorto prima dei commentatori. Analisi pubblicate da Modern
Retail raccontano che molti marchi stanno rivedendo in fretta la distribuzione
delle taglie negli assortimenti perché small e medium finiscono sugli scaffali
molto più velocemente del previsto. Alcune società di analisi parlano
addirittura di una revisione delle strategie di produzione legata alla
diffusione dei GLP-1. Non è solo un dettaglio tecnico: significa che il corpo
che il mercato si aspetta sta cambiando.
Il problema è che questo riassetto economico coincide con una regressione
simbolica. Il ritorno dell’ultra-magro arriva dopo anni in cui la moda aveva
promesso una rappresentazione più ampia dei corpi. Il Guardian ha osservato che
proprio nelle ultime settimane della moda Londra è stata quasi un’eccezione nel
mantenere una certa diversità fisica, mentre tra Milano e Parigi, nelle sfilate
autunno-inverno 2026-2027 viste tra febbraio e marzo, la fisicità dominante in
passerella è quella di una magrezza tornata norma. Le collezioni non parlano
esplicitamente di Ozempic, naturalmente. Ma parlano il linguaggio di un corpo
ristretto, asciugato, con piance ultrapiatte, ossa in vista e braccia muscolose.
A Milano, Demna da Gucci ha portato in passerella una collezione apertamente
body-conscious: coordinati in pizzo aderentissimi, silhouette skintight e
stivali cuissard che riportano al centro un erotismo anni Novanta. A Parigi,
Schiaparelli ha lavorato su una tensione simile in chiave più scultorea, con
abiti e maglie che avvolgono il corpo come strisce, costruiti su basi di tulle
illusion e drappeggi che scolpiscono la figura. Non è una sensualità esplicita:
è una teatralizzazione del corpo che mette in risalto proprio la magrezza
estrema. E ancora, da Balenciaga a Saint Laurent, da Elie Saab a Givenchy, si
assiste al ritorno di una sensualità selettiva, che funziona soprattutto su
corpi estremamente asciutti. Perfino i dettagli apparentemente minori raccontano
la stessa storia. La mania per le cinture che segnano il punto vita. Le giacche
corte. Gli abiti tubolari che evidenziano la figura. Il ritorno del pantalone
slim. Tutto converge verso una silhouette più verticale e controllata.
Questa volta però la spinta non arriva soltanto dagli archivi della moda o dalla
nostalgia degli anni Novanta. Arriva anche da una tecnologia farmacologica che
rende la trasformazione del corpo più rapida e replicabile. Ed è qui che
l’“effetto Ozempic” diventa qualcosa di più di una semplice tendenza estetica.
Ha cambiato il tono della conversazione sul corpo. Il movimento midsize nato sui
social per dare visibilità ai corpi “in between” racconta oggi una sensazione di
contraccolpo culturale: creator che dimagriscono rapidamente, community che si
restringono, brand che riducono le taglie disponibili. Non è solo un cambiamento
commerciale. È psicologico. Dopo anni di body positivity, l’idea che il valore
di una donna possa tornare a oscillare con la taglia dei jeans sembra
riaffacciarsi sotto una forma nuova: più clinica, più normalizzata, più
difficile da contestare.
Naturalmente sarebbe ingenuo attribuire tutto a un farmaco. La moda lavora
sempre per stratificazioni: social media, celebrity culture, algoritmi,
nostalgia estetica. TikTok ha già avuto un ruolo con fenomeni come SkinnyTok,
che hanno riportato in circolazione l’aspirazione alla magrezza estrema. I GLP-1
si inseriscono in questo paesaggio e offrono qualcosa che prima mancava: una
tecnologia della trasformazione. La domanda allora non è se questi farmaci
influenzino la moda. Lo fanno già: negli acquisti, nelle taglie, nei casting e
nelle silhouette che le collezioni immaginano. Pure alcuni stilisti stessi
finiscono nel mirino delle critiche sui social per essere “sotto Ozempic” loro
stessi. La vera domanda è quanto a lungo l’industria continuerà a chiamare
“nuovo” ciò che assomiglia molto a un vecchio copione. Perché il rischio è che
il corpo inclusivo venga ricordato come una parentesi di marketing, mentre la
magrezza torni a imporsi come unica tela davvero redditizia. E allora forse più
che di Ozempic dovremmo parlare di una moda che, appena ha intravisto la
possibilità di monetizzare di nuovo la magrezza, ha rimesso il dibattito
sull’inclusione nel cassetto. Non lo ha abolito. Lo ha semplicemente reso fuori
stagione.
L'articolo “Qualsiasi abito che mostra il corpo vende”: la moda ai tempi
dell’Ozempic. Addio inclusività, in passerella sfilano capi pensati per
ostentare la magrezza proviene da Il Fatto Quotidiano.
La novità più inaspettata e virale della recente Paris Fashion Week non arriva
da una storica maison europea, ma dalla California, e ha esattamente dieci anni.
Si chiama Max Alexander ed è ufficialmente riconosciuto come il più giovane
stilista al mondo (noi di FqMagazine ve ne avevamo già parlato qui in tempi non
sospetti, ndr). Nonostante la sua sfilata si sia tenuta fuori dal calendario
istituzionale della settimana della moda parigina, l’evento organizzato nella
prestigiosa cornice del Palais Garnier ha catalizzato l’attenzione globale. Un
debutto che ha mandato in visibilio addetti ai lavori e social network, dove il
giovanissimo creativo vanta un seguito impressionante di oltre sei milioni di
follower solo su Instagram.
L’ENFANT PRODIGE: DA LOS ANGELES AL GUINNESS WORLD RECORD
Nato a Los Angeles nel 2016, la vocazione sartoriale di Max si è manifestata in
tempi record. Aveva appena quattro anni quando ha comunicato ai genitori il
fermo desiderio di diventare uno stilista. Una richiesta presa sul serio e
assecondata immediatamente dalla madre, a sua volta artista, che ha trasformato
il primo piano della loro abitazione in un vero e proprio atelier a misura di
bambino. Dalle prime sfilate amatoriali allestite nel giardino di casa (con gli
amici nei panni di modelli), l’ascesa è stata fulminea. Nel 2021 è arrivato
l’esordio commerciale con il lancio del suo marchio personale, “Couture to the
Max”. Un percorso che, due anni più tardi, lo ha portato a partecipare alle
Fashion Week di Denver e Aspen, fino a ottenere, sempre nel 2023, la
certificazione ufficiale del Guinness dei Primati come “il più giovane stilista
al mondo”.
LA COLLEZIONE PARIGINA: UPCYCLING E CREATIVITÀ
Il debutto sotto la volta del Palais Garnier ha segnato il primo ingresso di Max
Alexander nel circuito dei “big” della moda. Sulla passerella sono andati in
scena quindici abiti che uniscono l’estro infantile a una forte consapevolezza
ambientale. Come spiegato dallo stesso stilista, la collezione è infatti per il
90% composta da capi “biodegradabili, riciclabili e sostenibili”. Questo
risultato è stato ottenuto attraverso un accurato lavoro di recupero: le
creazioni sono state interamente realizzate riutilizzando rimanenze di magazzino
e materiali di scarto inusuali, spaziando dalle tele dei vecchi paracadute
militari ai tradizionali sari indiani, fino ad arrivare al riuso creativo di
abiti da sposa dismessi.
L’ESTETICA DI MAX E IL LEGAME CON HOLLYWOOD
L’estetica proposta dal decenne californiano è orgogliosamente variopinta,
estrosa e teatrale. Le uscite in passerella hanno alternato vestiti fittamente
arricciati, voluminose gonne in tulle, cappe in ecopelliccia e ampie mantelle
colorate. Un mix di fantasia pura e attenzione alla sostenibilità che ha già
fatto breccia non solo tra i milioni di seguaci sul web, ma anche nello star
system hollywoodiano. Tra le primissime clienti celebri a scommettere sul
talento del giovane Max spicca infatti l’attrice Sharon Stone, che ha
espressamente richiesto e acquistato un suo cappotto sartoriale.
L'articolo A 10 anni presenta la sua collezione di moda alla Paris Fashion Week:
il debutto di Max Alexander, lo stilista da Guinness dei Primati proviene da Il
Fatto Quotidiano.
PARIGI – La sala al n. 22 degli Champs Elysée è immersa in una penombra quasi
sacrale quando le prime immagini cominciano a scorrere sugli schermi. Volti,
paesaggi, frammenti di città, la luce che cambia nel corso del giorno. È una
sequenza lenta, quasi meditativa, che prepara lo sguardo a ciò che sta per
accadere. Sabato 7 marzo, a Parigi, la seconda sfilata di Pierpaolo Piccioli per
Balenciaga è una delle più attese di questa Fashion Week dominata dalle
cosiddette “seconde prove”: Jonathan Anderson ha aperto la settimana con il suo
debutto da Dior, Matthieu Blazy è atteso lunedì sera da Chanel, e Piccioli torna
sulla passerella della maison fondata da Cristóbal Balenciaga per consolidare il
nuovo corso. Perché se la prima sfilata di un direttore creativo è sempre un
manifesto d’intenti, la seconda è quella in cui la visione inizia davvero a
prendere forma. È il momento in cui le idee si radicano nel linguaggio del
marchio, in cui si capisce se e come lo stile del designer riesca a dialogare
con il DNA della maison.
Ed è qui che il lavoro di Pierpaolo Piccioli appare più focalizzato che mai. È
sorprendente, quasi prodigioso, vedere come sia riuscito a declinare i suoi
tratti distintivi — quella sensibilità couture, quell’attenzione radicale per
l’umanità dei corpi e delle persone — tenendo insieme in modo coerente la
memoria di Cristóbal Balenciaga e il percepito contemporaneo del brand. Una
collezione costruita interamente intorno a un’idea di chiaroscuro, di luce e
ombra, che si trasforma in linguaggio sartoriale e poetico.
Il titolo della collezione — ClairObscur — rimanda direttamente alla tecnica
pittorica del Rinascimento che usa l’ombra per generare la luce. “Il chiaroscuro
è il modo in cui, attraverso l’ombra, si riesce a tirare fuori la luce”, spiega
Piccioli incontrando i giornalisti prima dello show. “Avevo bisogno di definire
questo momento di Balenciaga, di farne una fotografia”. E così ecco che, in
questa collezione, il “chiaroscuro” diventa metafora dell’intero posizionamento
della maison: una soglia esatta a metà tra la luce radiosa e scultorea dell’alta
moda di Cristóbal e l’oscurità cruda, sovversiva e street del lavoro del suo
predecessore, Demna Gvasalia.
SBALZARE LA LUCE CON I TESSUTI: LA SARTORIA COME PITTURA
Piccioli si ispira a Leonardo e Caravaggio, ma anche a Grace Jones e Marlene
Dumas. La tensione tra luce e oscurità diventa il principio formale della
collezione: non usa la pittura, ma la stoffa. Gli abiti sembrano scolpiti dalla
luce perché il designer lavora i materiali come un pittore lavora i pigmenti:
pelle morbida che assorbe l’ombra, cashmere denso, seta luminosa, ricami di
paillettes che riflettono bagliori improvvisi. Riproduce l’effetto dei grandi
chiaroscuri della storia dell’arte attraverso una padronanza tecnica assoluta.
Uno degli esempi più spettacolari è un abito drappeggiato interamente ricamato
con cinquanta diverse sfumature di paillettes. La superficie vibra come un
dipinto caravaggesco: la luce sembra emergere dal buio. L’abilità sartoriale da
couturier gli serve esattamente a questo: a modellare la luce scolpendo
silhouette identitarie in cui c’è sempre “aria, spazio tra la pelle del corpo e
la pelle del vestito”. E così, Piccioli mixa sapientemente abiti fluidi in
jersey che strizzano l’occhio alla haute couture con cappotti destrutturati in
lana dotati di cappuccio rubato alle felpe, fino ad arrivare a soprabiti di
pelle che sembrano rigorosi tailleur manageriali. Elementi classici, come un
trench, vengono squarciati dalla modernità assoluta grazie a fotogrammi stampati
che fungono da “fantasia e cromaticità”.
Le silhouette, invece, restano profondamente Balenciaga. Cappotti cocoon che
fluttuano attorno al corpo, volumi sospesi, intagli di feltro che si fanno piume
su un cappotto: “Cristóbal ha sempre messo il corpo al centro del processo
creativo”, spiega Piccioli. “Il corpo è la struttura dell’abito”. E proprio su
questo terreno avviene il dialogo con la storia della maison. Le forme non sono
copie dell’archivio, ma evocazioni possibili: “Non sono forme di Cristóbal”,
dice lo stilista, “ma potrebbero esserlo”. Anche gli accessori raccontano questa
ricerca: le sneakers D’Orsay con sfumature ombré sembrano illuminate da una luce
immaginaria, mentre le nuove desiderabilissime borse — dalla Midnight City alle
nuove Hourglass Avenue e George Bag — giocano con la tridimensionalità e con lo
spazio interno come elemento scultoreo.
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LA CONNESSIONE CON “EUPHORIA”: UN AFFRESCO DI UMANITÀ
Per raccontare questo chiaroscuro esistenziale, Piccioli ha voluto accanto a sé
un maestro contemporaneo dell’immagine: Sam Levinson, creatore e regista della
pluripremiata serie tv HBO Euphoria. Levinson non ha firmato i vestiti — come
confessa Piccioli, “non ha mai visto un pezzo della collezione, abbiamo parlato
solo di sguardi, prospettive ed emozioni” — ma ha curato l’architettura visiva e
spaziale dello show. Installazioni video immersive hanno proiettato frammenti
della terza stagione di Euphoria (in uscita ad aprile) mescolati a ritratti
cinematografici del cast della sfilata. Un cast orgogliosamente inclusivo e
multigenerazionale, l’unico vero specchio della realtà visto finora sulle
passerelle parigine.
“Stavo immaginando come fare una fotografia di questo momento”, ha spiegato
Piccioli ai giornalisti prima dello show. “Balenciaga ha sempre raccontato ciò
che succedeva intorno attraverso le persone che ne abitano il mondo. Ho
collaborato con Sam perché in Euphoria ha sempre avuto uno sguardo emozionale ed
empirico, mai giudicante. Cerca sempre una luce nelle tenebre. Insieme abbiamo
creato un affresco sull’umanità”. Ideali condivisi dallo stesso Levinson: “Sono
molto commosso da Pierpaolo come essere umano. È guidato dal ‘cuore’:
intuizione, compassione e connessione. Eppure, da stilista, deve architettare
questi ideali in modo quasi matematico per creare qualcosa di tangibile.
Euphoria parla di personaggi alla ricerca di un equilibrio tra luce e oscurità,
la stessa tensione che Pierpaolo esplora con ClairObscur”. Questa fotografia,
però, non è solo estetica. È una fotografia dell’umanità: “Sono profondamente
interessato alle persone”, racconta ancora lo stilista. “Alle storie che portano
con sé, ai percorsi complessi che definiscono le loro vite. Fragilità e
imperfezione sono il luogo in cui riconosco l’autenticità”.
LA MODA NON È ARTE, È VITA (E ATTESA PER LA COUTURE)
Sui posti a sedere degli ospiti, una lettera scritta a mano da Piccioli (firmata
semplicemente “Pp”) recitava come una poesia laica: “Come se / potessimo
prendere le stelle, tirarle giù e usarle per la luce. / Come se / potessimo
ballare finché il pavimento non iniziasse a brillare. / Come se / potessimo
amare finché non rimanesse nient’altro che amore”. È una dichiarazione d’amore
verso la comunità. Perché Piccioli ha le idee chiarissime sul ruolo del suo
lavoro. “La moda vive un grande buio, oggi si è allontanata dalle persone“,
riflette. “Ma la moda non è arte. L’arte è una proiezione astratta di se stessi,
è autoreferenziale. La moda deve dialogare con un corpo, se non lo fa perde il
senso. Cristóbal ha sempre avuto il corpo al centro del processo creativo.
L’anima couture deve emergere come approccio anche in un paio di jeans, cercando
la spontaneità dei gesti”.
Una lezione di stile, umanità e profonda tecnica (“Gli anni ti danno esperienza
e autorità: l’idea, ma anche l’esecuzione dell’idea”) che troverà la sua massima
espressione tra pochissimi mesi. Incontrando la stampa, Pierpaolo Piccioli ha
infatti annunciato la notizia che tutti aspettavano: a luglio debutterà con la
sua prima collezione Haute Couture per Balenciaga. E Parigi, ne siamo certi, non
vede l’ora di ammirare il maestro dell’alta moda di nuovo all’opera nella sua
dimensione più assoluta.
L'articolo La ricerca della luce di Pierpaolo Piccioli: “La moda vive oggi un
grande buio”. Balenciaga tra Caravaggio, couture e l’immaginario di “Euphoria”
nella sfilata alla Fashion Week di Parigi proviene da Il Fatto Quotidiano.