Tag - Oro

Torna la “febbre dell’oro”? Ecco come vendere i gioielli senza farsi fregare. L’esperto avverte: “Il prezzo può cambiare più volte nella giornata”
È come se la febbre dell’oro fosse tornata sui mercati: i prezzi del prezioso metallo giallo hanno raggiunto livelli che solo pochi anni fa sembravano impensabili, spingendo molti italiani a riaprire cassetti e portagioie per dare valore ad anelli, bracciali e pendenti dimenticati e ricavarne una cifra interessante. Il fenomeno non è limitato alle nostre latitudini: le quotazioni dell’oro continuano a superare i massimi storici in tutto il mondo, con prezzi che nel 2026 hanno già oltrepassato i 5.100 dollari per oncia, un record alimentato dal ruolo dell’oro come bene rifugio in un contesto di incertezza economica e geopolitica. In questo scenario favorevole, trasformare ciò che non si usa più in liquidità può essere un’opportunità, a patto di affrontarla con calma e consapevolezza. Vendere oro non dovrebbe mai essere vissuto come un salto nel buio, ma come un servizio da comprendere in ogni sua fase, così da poter valutare ogni proposta con attenzione. Il gioielliere Massimiliano Astrologo chiarisce quali siano i passi fondamentali: “Il punto di partenza è conoscere il valore dell’oro nel momento in cui si decide di vendere. Le quotazioni cambiano ogni giorno perché seguono l’andamento dei mercati internazionali, ma sono facilmente consultabili online o su quotidiani economici, tenendo presente che il prezzo può cambiare più volte nella giornata. Avere un’idea del prezzo al grammo permette di orientarsi al meglio tra le proposte che vengono fatte. Un altro aspetto importante riguarda la caratura. Un gioiello non è mai composto da oro puro al 100%: l’oro a 24 carati, o oro 999, è molto raro nei gioielli di uso comune. La maggior parte degli oggetti in circolazione è realizzata in oro 18 carati, una lega riconoscibile dal classico timbro 750, in cui il metallo prezioso è miscelato ad altri metalli. Da queste leghe derivano anche le diverse tonalità dell’oro, come quello bianco e rosso. Alcuni gioielli possono essere in oro 14 carati (585), 12 carati (500), 9 carati (375) o 8 carati (333), tipologie meno comuni ma comunque pienamente acquistabili. Non è un problema: il valore si calcola sempre in modo preciso, partendo dal peso e dalla caratura. Prima di uscire di casa, pesare i gioielli anche con una semplice bilancia da cucina elettronica può essere utile per avere un ordine di grandezza, ma la valutazione finale va sempre fatta con gli strumenti professionali del rivenditore. I CONSIGLI UTILI Dal punto di vista pratico, la vendita dell’oro è regolata dalla legge. Le gioiellerie e i compro oro devono essere autorizzati e ben riconoscibili, con regolare licenza visibilmente esposta. Ogni transazione deve essere registrata allegando il documento d’identità del venditore. Il pagamento segue regole precise: fino a 500 euro è consentito il contante, oltre questa soglia si utilizzano strumenti tracciabili come il bonifico bancario. È prevista inoltre una marca da bollo da 2 euro, che il commerciante può decidere se assorbire o addebitare. “Sono passaggi normali – sottolinea Massimiliano Astrologo – pensati per tutelare tutti, clienti e operatori. È buona prassi escludere dal peso le pietre non preziose e gli elementi che non sono in oro, perché ciò che viene pagato è esclusivamente il metallo. In presenza di gioielli con pietre di valore o lavorazioni particolari, la stima può cambiare e risultare più interessante rispetto alla semplice fusione”. Vale la pena ricordare che non tutto l’oro va trattato allo stesso modo. Gioielli antichi, firmati o con un valore storico e collezionistico possono rendere di più se valutati da un gioielliere specializzato in questo specifico campo o da una casa d’aste, piuttosto che trattati come semplice metallo. Se non si conosce un venditore di fiducia, un altro consiglio semplice ma efficace è quello di non fermarsi al primo negozio. Fare due o tre preventivi permette di capire come viene calcolato il prezzo e di scegliere con maggiore serenità. Infine, quando si decide di rivendere i gioielli, è importante conservare una copia della ricevuta o del contratto. Vendere oro oggi non è una corsa contro il tempo. I prezzi sono alti, è vero, ma informarsi, confrontare le offerte, affidarsi a professionisti regolari e decidere con calma è parte di una buona operazione. Senza mai temere di chiedere spiegazioni. Con un po’ di attenzione, un gioiello inutilizzato può diventare una risorsa e rappresentare un gesto pratico e soddisfacente. L'articolo Torna la “febbre dell’oro”? Ecco come vendere i gioielli senza farsi fregare. L’esperto avverte: “Il prezzo può cambiare più volte nella giornata” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Mercato
Oro
Moda e Stile
Dollari
Oro, dopo i prezzi record scatta la retromarcia: crollano le quotazioni sui mercati asiatici
La corsa dell’oro che aveva infiammato i mercati finanziari a inizio anno si è improvvisamente trasformata in una brusca retromarcia. Dopo settimane di acquisti massicci e massimi storici, il metallo giallo ha registrato un’inversione di tendenza netta, con vendite diffuse e prezzi in caduta, segnale di una fase di forte volatilità che coinvolge anche l’argento. Negli scambi asiatici le quotazioni del lingotto sono scese di oltre il 7%, fino a 4.506 dollari l’oncia. Ancora più marcata la contrazione dell’argento, che ha perso il 10%, attestandosi intorno ai 76 dollari l’oncia. Un arretramento significativo che interrompe un rialzo che, solo poche settimane fa, aveva portato i preziosi su livelli record. Eppure il quadro recente raccontava tutt’altro scenario. A gennaio questi materiali avevano toccato nuovi picchi storici, sostenuti soprattutto dalle mosse delle banche centrali, impegnate ad aumentare le riserve di lingotti, e dalla ricerca di asset difensivi da parte degli investitori. In un contesto segnato da tensioni geopolitiche e incertezze finanziarie, l’oro aveva infatti consolidato il proprio ruolo di bene rifugio. L'articolo Oro, dopo i prezzi record scatta la retromarcia: crollano le quotazioni sui mercati asiatici proviene da Il Fatto Quotidiano.
Oro
Economia
Finanza
Investimenti
Mercati Finanziari
Il prezzo dell’oro non arresta la sua corsa: vicino ai 4.500 dollari l’oncia
Un nuovo record è stato toccato dall’oro, che ha raggiunto i 4.483,54 dollari l’oncia superando il precedente record raggiunto a ottobre. Il metallo prezioso con consegna a febbraio (Comex) è scambiato a 4.514,20 dollari l’oncia con una crescita dell’1%. L’oro si avvia quindi a una chiusura di anno con rialzi record e Goldman Sachs prevede per il 2026 un prezzo medio di 4.900 dollari l’oncia. In aumento anche il prezzo dell’argento, che è vicino ai 70 dollari l’oncia e che segna un rialzo del 138% da inizio anno. Il platino invece supera i 2.000 dollari, segnando un aumento annuo del 125% e raggiungendo livelli che mancavano dal 2008. I motivi della corsa ai metalli e quindi della lievitazione dei prezzi potrebbero essere legati alla tensione geopolitica, con un occhio verso la questione venezuelana. A influire quasi sicuramente anche il previsto taglio dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve nell’anno a venire. L'articolo Il prezzo dell’oro non arresta la sua corsa: vicino ai 4.500 dollari l’oncia proviene da Il Fatto Quotidiano.
Oro
Economia
Federal Reserve
Per risolvere il rebus sull’oro italiano torniamo alle origini: a quando Bankitalia era davvero nostra
È possibile risolvere il problema dell’oro della Patria con una sottospecie di sillogismo? Pensiamo al celebre fondamento della logica aristotelica: tutti gli uomini sono mortali, Socrate è un uomo, ergo Socrate è mortale. Nel caso dell’oro potrebbe funzionare così: la Banca d’Italia possiede l’oro, l’Italia possiede la Banca d’Italia, ergo l’Italia possiede l’oro. Potrebbe sembrare un giochino, ma in realtà ha basi giuridiche molto più solide rispetto all’idea di riportare a casa le riserve auree attraverso il sistema della cosiddetta interpretazione autentica. Infatti, l’interpretazione autentica consiste nel chiarimento del senso da attribuire a una norma previgente (di dubbio contenuto) effettuato dallo stesso legislatore che l’ha emanata. Sennonché, la proprietà di un bene non si acquista con una legge siffatta, ma con una compravendita o con altro valido titolo traslativo. La domanda giusta è: chi ha comprato l’oro italiano? Le circa 2.450 tonnellate d’oro attualmente detenute dalla Banca d’Italia sono state acquisite in un lunghissimo arco di tempo da un ente di diritto pubblico (Bankitalia, appunto) le cui quote di partecipazione appartenevano, quantomeno fino ai primi anni Novanta del secolo scorso, a enti pubblici. Ora, secondo l’interpretazione classica, ma anche secondo la Direttiva CE 18/04, l’ente di diritto pubblico è connotato dal fatto di soddisfare specificatamente esigenze di interesse generale, aventi carattere non industriale o commerciale. Non solo. Gran parte di quell’oro (il grosso dell’attuale “malloppo”: non meno di 2.000 tonnellate) venne comprato, a partire dal 1951 e fino al 1960, dall’Ufficio Italiano Cambi, un ente (poi soppresso) strumentale della Banca d’Italia, ma che operava per conto e sotto la vigilanza del Ministero del Tesoro. Insomma, sia l’Ufficio Italiano Cambi che la Banca d’Italia hanno sempre agito nell’interesse della collettività nazionale anche quando accumulavano oro nei propri, o in altrui, caveau. Poi, però, come a tutti noto – pur restando istituto di diritto pubblico per previsione normativa e statutaria – la Banca d’Italia ha finito per essere “posseduta” pro quota da varie banche private (oggi prevalentemente grandi gruppi bancari e assicurativi). Ora, alla fatidica domanda (chi ha comprato quell’oro?), ragionando da azzeccagarbugli, Via Nazionale potrebbe rispondere: l’ho comprato io, quindi è mio. In effetti, il raro metallo è stato acquistato da enti di diritto pubblico, cioè soggetti dotati di personalità giuridica, capaci di essere centri di imputazione di diritti e doveri e quindi, tra l’altro, di acquistare la proprietà di beni mobili e immobili. Da questo punto di vista, se l’oro è stato acquistato dalla Banca d’Italia (o dall’Ufficio Italiano Cambi che poi lo ha trasferito alla prima), non è azzardato sostenere che l’oro sia della Banca d’Italia. E allora come si fa? C’è una strada molto lineare, giuridicamente praticabile anche alla luce del diritto europeo, e peraltro già sperimentata dal nostro Paese: nazionalizzare la Banca d’Italia. Il percorso fu tentato con la legge n. 262 del 2005, che prevedeva, all’articolo 19, comma 10, nel giro di tre anni, il ritorno in capo allo Stato o ad altri enti pubblici delle quote di partecipazione della banca ancora possedute da privati. Nessuno si curò di dare attuazione a quanto previsto da tale normativa. Anzi, il governo Letta, con poche righe inserite nel decreto-legge n. 133 del 30 novembre 2013, abrogò la riforma voluta da Tremonti. Possiamo dunque affermare che un modo per risolvere una volta per tutte il rebus sull’oro italiano esiste, ed è tornare alle origini: a quando cioè la Banca d’Italia era “d’Italia” davvero, non solo di nome ma anche di fatto. Se la nostra Banca centrale fosse ricondotta integralmente nell’alveo proprietà pubblica, tutti i suoi beni e le sue proprietà, ivi compresi i lingotti di cui oggi tanto si parla, resterebbero formalmente nella sua disponibilità ma transiterebbero, quanto alla titolarità ultima, in capo allo Stato italiano. Infine, la riforma con cui dirimere una volta per tutte la faccenda dell’oro non sarebbe solo relativamente semplice (a condizione di salvaguardare l’indipendenza funzionale della banca centrale, come richiesto dai trattati europei), ma anche elegante e ineccepibile sotto il profilo del diritto italiano ed europeo. A meno che non si voglia obiettare che in questo modo si attribuirebbe l’oro a un’autorità pubblica, con rischi per l’affidabilità, la credibilità e l’indipendenza del famoso “sistema”. Obiezione risibile: perché mai gli attuali soci privati della Banca d’Italia dovrebbero essere in grado di garantire l’indipendenza e l’oculato impiego delle risorse auree italiane e lo Stato italiano invece no? In realtà, come spesso accade, la morale della vicenda è un’altra: si preferisce tenere i poteri pubblici – e cioè, in ultima analisi, i cittadini da cui quei poteri traggono legittimazione – lontani dalle stanze dei bottoni. Soprattutto quando quei bottoni sono d’oro. www.francescocarraro.com L'articolo Per risolvere il rebus sull’oro italiano torniamo alle origini: a quando Bankitalia era davvero nostra proviene da Il Fatto Quotidiano.
Blog
Oro
Economia
Bankitalia
Oro di Bankitalia, Giorgetti chiude la sceneggiata di FdI. Ecco come ha riscritto la norma, che resta inutile
Alla fine sarà soltanto una legge inutile che ha distratto parte dell’opinione pubblica da una manovra che ancora si trascina in Parlamento. Parliamo dell’emendamento alla legge di Bilancio sulla proprietà dell’oro di Bankitalia. Una norma per dire che le riserve auree iscritte nel bilancio della Banca d’Italia appartengono al popolo italiano. Ideona dei parlamentari di Fratelli d’Italia, loro sì pagati a peso d’oro, sulla quale il ministero dell’Economia ha dovuto rassicurare la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, che davanti alla stampa non ha potuto non prendere la cosa sul serio e dirsi preoccupata per le finalità poco chiare dell’emendamento e i rischi per l’indipendenza della banca centrale sancita dai trattati dell’Ue. Le sarebbe bastata una risata e invece, per settimane, è toccato inscenare un confronto istituzionale. Il ministro Giancarlo Giorgetti ha dovuto addirittura inviarle chiarimenti ufficiali per rassicurarla: che si tratta di una norma “simbolica”, che nessuno si sogna di trasferire la gestione delle riserve auree o permetterne la vendita per finanziare lo Stato. Nonostante la manovra abbia dato ben altri pensieri alla maggioranza, il partito della premier ha pensato bene di perdere altro tempo. Invece di ritirare l’inutile emendamento ne ha modificato il testo per ribadire il rispetto delle norme europee, con l’unico risultato di rendere chiaro a chiunque che non c’è alcuna precettività: non introduce obblighi, divieti o poteri. Insomma, aria fritta. Incredibile ma vero, il capogruppo di FdI al Senato, Lucio Malan, è riuscito a dirsi soddisfatto per l’esito della “storica battaglia”: “Abbiamo posto il tema in Parlamento fin dal 2014 con un’iniziativa di Giorgia Meloni. Se ora questa battaglia, come sembra, si trasformerà in una legge dello Stato, non potremo che essere molto soddisfatti”. L’idea dei fratelli d’Italia, infatti, non è recente. Meloni ci aveva provato anche durante il primo governo Conte, con una mozione che pretendeva anche il rimpatrio delle scorte depositate all’estero per comodità contabile. Mozione respinta dalla maggioranza di Lega e Movimento 5 stelle perché ne avevano presentata una loro che chiedeva di “definire l’assetto della proprietà delle riserve auree detenute dalla Banca d’Italia nel rispetto della normativa europea” e di “acquisire le notizie” su quelle detenute all’estero, oltre che sulle “modalità per l’eventuale loro rimpatrio”. Oggi il M5s parla di “inutile dibattito sull’“oro degli italiani””. Meglio tardi che mai. Inutile perché il Trattato sul funzionamento dell’Ue vieta il finanziamento diretto allo Stato da parte di Bce e banche centrali nazionali, e sancisce l’indipendenza di queste dagli Stati membri dell’Unione. Indipendenza che riguarda anche la gestione delle riserve auree, anche se sono iscritte contabilmente come bene dello Stato. Per essere ancora più chiari, non è consentito “prelevare” oro per coprire spese, debito o politiche pubbliche. Cos’è che Meloni e Salvini non capiscono? Il problema è che i testi normativi europei, il Trattato sul funzionamento dell’Ue ma anche lo statuto del Sistema Europeo di Banche Centrali, parlano solo della gestione operativa di queste riserve. Al contrario, le norme Ue non parlano esplicitamente di “proprietari”. Così la questione della proprietà formale rimane dibattuta e, in tempi di sovranismo, inutilmente riscoperta. Tanto rumore per nulla e il nulla, alla fine, è scritto così: “Fermo restando quanto previsto dagli articoli 123, 127 e 130 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, il secondo comma dell’articolo 4 del testo unico delle norme di legge in materia valutaria, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 marzo 1988, n. 148, si interpreta nel senso che le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d’Italia, come iscritte nel proprio bilancio, appartengono al Popolo Italiano”. Maiuscole comprese, è questa la riformulazione dell’emendamento presentata da Giorgetti in commissione Bilancio al Senato. ”Siamo a posto: riteniamo che la questione si possa ritenere chiusa”, ha detto il ministro. Era ora. L'articolo Oro di Bankitalia, Giorgetti chiude la sceneggiata di FdI. Ecco come ha riscritto la norma, che resta inutile proviene da Il Fatto Quotidiano.
Politica
Oro
Giancarlo Giorgetti
Giorgia Meloni
Bankitalia
Cardi B fa rivestire d’oro il suo cordone ombelicale: il gioiello per la nascita del quarto figlio fa discutere
Un detto dice che “un gioiello è per sempre”, così come un figlio. L’artista statunitense Cardi B ha deciso di unire i due concetti di eterno e festeggiare la nascita del quarto figlio con un regalo insolito: un cordone ombelicale d’oro. L’ultimo arrivato, figlio della cantante e del giocatore dei New England Patriots Stefon Diggs, è stato celebrato con alcune foto postate da Cardi B sui social. Per la rapper si tratta del quarto figlio, il primo con il campione della NFL. CARDI B, AMORE TRAVAGLIATO Cardi B è una delle cantanti più influenti del panorama musicale odierno. La newyorkese, acclamata da milioni di fan in patria e nel mondo, è anche una mamma. Belcalis Marlenis Almanzar, il nome della star all’anagrafe, ha già dato alla luce tre bambini: Kulture Kiari, Wave Set e Blossom. I tre bimbi sono figli della cantante e del rapper Offset. La relazione tra i due è stata lunga e travagliata. I due artisti si sono sposati nel 2017 e a dicembre del 2018 la cantante ha annunciato la fine della relazione con il marito. Durante un concerto Offset ha tentato di riconquistarla, con la cantante che lo ha allontanato e si è detta “imbarazzata” dall’episodio. A ottobre 2020, quando i due rapper erano a un passo dal firmare le carte del divorzio, è arrivata la notizia del ricongiungimento. A giugno 2021 Cardi B e Offset hanno annunciato l’arrivo del secondo figlio, Wave. L’11 dicembre 2023 la cantante ha nuovamente confermato le voci sulla separazione, mentre l’1 agosto Cardi B ha prima annunciato la terza gravidanza (sempre con il rapper) e, poche ore dopo, il divorzio ufficiale da Offset. LA SERENITÀ RITROVATA Dopo il patimento vissuto nella precedente relazione, Cardi B sembra aver trovato la serenità. A inizio giugno 2025 la cantante ha annunciato la relazione con la star della NFL Stefon Diggs. La cantante parlava così della gravidanza e della serenità che sta vivendo: “Sento di essere in un buon momento, mi sento molto forte”. La star del rap ha aggiunto: “Io e il mio compagno ci sosteniamo moltissimo a vicenda e questo mi fa sentire come se potessi conquistare il mondo”. Per il cordone ombelicale d’oro, Cardi B si è affidata a Mommy Made Encapsulation, specializzata in servizi post partum e diventata popolare per le richieste stravaganti delle star. Il cordone sarà avvolto attorno a un supporto metallico, modellato fino formare un cuore e, infine, ricoperto d’oro. Mommy Made Encapsulation ha fatto parlare di sé per un servizio particolare: la trasformazione della placenta in capsule che le neomamme assumono per godere delle proprietà nutritive. Una proposta che ha suscitato scandalo e l’interesse di Cardi B, che si è affidata all’azienda per regalarsi il gioiello più bello del suo portagioie. L'articolo Cardi B fa rivestire d’oro il suo cordone ombelicale: il gioiello per la nascita del quarto figlio fa discutere proviene da Il Fatto Quotidiano.
Trending News
Usa
Oro
Rap
Football Americano
Imposta sostitutiva sull’oro, M5s e Avs: “Condono per chi ha evaso o riciclato attraverso il metallo prezioso”
Movimento 5 Stelle e Avs attaccano la maggioranza sull’ipotesi di una “tassa sull’oro” da inserire in manovra come fonte di coperture aggiuntive. È un “condono per chi ha evaso o, in alcuni casi, riciclato capitali attraverso il metallo prezioso”, denuncia Mario Turco, vicepresidente del M5S, un “atto spudorato e inaccettabile”. “Sarebbe l’ennesimo regalo per gli evasori. Si favorisce, ancora una volta, la regolarizzazione di capitali e patrimoni che vengono dall’evasione fiscale”, aggiunge Elisabetta Piccolotti di Avs. Nel mirino c’è la proposta di un’aliquota agevolata per incentivare la rivalutazione dell’oro da investimento, come monete e lingotti, nel caso in cui il proprietario non abbia la documentazione del prezzo di acquisto. In assenza di documenti, la normativa attuale prevede che al momento della cessione venga applicata l’aliquota del 26% sull’intero valore dell’oro ceduto, e non solo sulla plusvalenza. La proposta introdurrebbe invece un’imposta sostitutiva ridotta al 12,5%, con versamento entro il 30 settembre 2026 e possibilità di rateizzazione fino a tre anni. Secondo i senatori di maggioranza la misura favorirebbe l’emersione di ricchezza in piena trasparenza. Per giustificare la scelta ricordano che misure simili sono già state introdotte per cripto-attività, partecipazioni e terreni. Turco ci legge anche “una pressione subdola sui cittadini a vendere beni spesso legati a storie familiari – gioielli, collane, bracciali – trasformando un patrimonio affettivo in uno strumento di gettito fiscale”, anche se stando al testo l’imposta sostitutiva riguarda esclusivamente l’oro da investimento, categoria di cui la gioielleria non fa parte. Il senatore M5s chiosa: “È l’ennesimo provvedimento turpe di questo Governo: ai furbi e agli evasori si tende la mano, mentre ai cittadini comuni si chiede di monetizzare rapidamente ciò che possiedono, ai limiti del saccheggio. Una politica economico-fiscale aberrante, che colpisce i più deboli e premia chi ha nascosto ricchezze. Continueremo a denunciare senza sosta questa deriva”. L'articolo Imposta sostitutiva sull’oro, M5s e Avs: “Condono per chi ha evaso o riciclato attraverso il metallo prezioso” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Oro
Economia
Tassa sull’oro in manovra: ecco come potrebbe funzionare
Un’aliquota agevolata del 12,5%, anziché quella del 26%, per chi entro il 30 giugno 2026 rivaluterà l’oro da investimento che possiede sotto forma di lingotti, placchette o monete. È la proposta contenuta in un emendamento di Giulio Centemero (Lega) e Maurizio Casasco (Forza Italia) alla manovra di Bilancio in vista della sua conversione parlamentare. L’aliquota sarebbe agevolata in quanto inferiore a quella standard prevista del 26%. Ipotizzando un’adesione del 10%, la “tassa sull’oro” darebbe un gettito stimato tra 1,67 e 2,08 miliardi. L’obiettivo della misura, si legge nel documento, è “facilitare l’emersione e la circolazione di oro fisico da investimento, garantendo al tempo stesso un incremento del gettito”. La proposta riguarda i contribuenti che, all’1 gennaio 2026, possiedano oro da investimento “in mancanza di documentazione attestante il relativo costo o il valore d’acquisto”. Attualmente la mancanza di documentazione di acquisto comporta, al momento della cessione, l’applicazione dell’aliquota al 26% sull’intero valore dell’oro ceduto, anziché sulla sola plusvalenza effettivamente realizzata, anche in assenza di qualunque intento speculativo. La proposta mira dunque a introdurre una “disciplina straordinaria e temporanea” per consentire “il riallineamento del costo fiscale dell’oro da investimento detenuto da privati, nella sola ipotesi di assenza di documentazione storica attestante il valore originario di acquisto”, si legge nella proposta. Secondo alcune stime l’oro privato in Italia potrebbe ammontare a circa 4.500/5.000 tonnellate, con un controvalore indicativo di 499/550 miliardi, considerando il prezzo di mercato dell’oro attualmente di circa 111.000 euro al Kg. Nella categoria di oro in mano ai privati, che comprende anche l’oro contenuto nei gioielli, l’oro da investimento è stimabile – si legge nella proposta – nell’intervallo del 25-30% del totale e pertanto ammonterebbe indicativamente a 1.200-1.500 tonnellate. L'articolo Tassa sull’oro in manovra: ecco come potrebbe funzionare proviene da Il Fatto Quotidiano.
Speciale legge di bilancio
Oro