Maurizio Landini, Rosy Bindi e Giovanni Bachelet, presidente del Comitato
Società Civile per il No, hanno atteso insieme i risultati che hanno certificato
la vittoria del No al Referendum sulla riforma della Giustizia. “È un paese che
dice in modo molto chiaro che la Costituzione non va né stravolta né cambiata ma
va applicata in tutte le sue parti e credo che questo sia un messaggio di unità
del Paese che chiede di rimettere al centro i bisogni delle persone”, ha
commentato Landini, sottolineando che, oltre alla difesa della magistratura c’è
stata la “richiesta di una diversa politica economica e sociale che rimette al
centro il lavoro”.
Il leader della Cgil ha continuato: “Questo vuol dire anche che non solo bisogna
discutere in parlamento ma anche con le parti sociali e siccome questo governo
ha avuto un atteggiamento autoritario, il messaggio che arriva è che chi governa
non deve comandare ma rispettare le regole”.
Sul risvolto politico più cauta Rosy Bindi che ha commentato: “Era un voto per
la Costituzione“.
L'articolo Referendum, vince il No. Landini: “Messaggio di unità, il Paese
chiede di rimettere al centro i bisogni delle persone”. Bindi: “Voto per la
Costituzione” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Per noi la Costituzione del nostro Paese va realizzata, non va assolutamente né
stravolta né modificata“. Così Maurizio Landini ha dato il via a un dialogo con
il presidente dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo, moderato dal direttore del
Fattoquotidiano.it, Peter Gomez, in occasione della giornata di confronto
pubblico organizzata a Milano dal Comitato per il No al Referendum sulla
Giustizia.
Facendo gli esempi dell’autonomia differenziata e del premierato, Landini
sottolinea ancora: “Dire oggi che è in gioco la Costituzione è un elemento di
fondo”. Una battaglia, quella della Cgil, per salvaguardare la Costituzione che
prescinde dal colore politico del governo in carica, specifica ancora il
sindacalista: “Noi coerentemente, abbiamo sempre avuto questa posizione. Per noi
la Costituzione non è di destra e di sinistra. La Costituzione viene prima delle
forze politiche ed è l’elemento centrale su cui si fonda la nostra democrazia”.
“Una parte importante della propaganda del sì si basa sul fatto – interviene
Gomez – in parte a torto ma in parte a ragione, che l’organo di autogoverno
della magistratura nella parte che riguarda le punizioni che vengono date ai
magistrati non è efficiente. Ma c’è una cosa che nessuno nota mai: l’esercizio
dell’azione contro i magistrati al CSM può partire o dal Procuratore generale o
dal ministro della Giustizia. E il Ministro della Giustizia che dice che bisogna
cambiare le regole perché i magistrati non intervengono su loro stessi
interviene pochissimo e interviene ancora meno quando ci sono le sentenze tra
virgolette di assoluzione. Perché pensate che nell’ultima legislatura Nordio
solo in sei casi si è appellato contro una decisione del CSM. Questo dimostra
appunto quello che dicevamo prima: quanto sarebbe importante attuare bene le
regole che ci abbia già abbiamo e la Costituzione piuttosto che riscriverle per
lasciarle un’altra volta, ci scommetterei, inattuate”.
“Perché l’ANPI è impegnata in questa campagna? – risponde invece Pagliarulo –
Perché il suo Statuto nell’articolo due prescrive che una delle missioni
dell’ANPI, oggi la più importante, è quella della difesa e dell’attuazione della
Costituzione. E noi siamo molto preoccupati che il meccanismo della separazione,
non tanto delle carriere quanto del Consiglio Superiore della Magistratura e la
nascita dell’Alta Corte, porti a una situazione di elusione progressiva del
controllo di legalità da parte della magistratura nei confronti del Governo”.
Citando alcune frasi di Nordio e Meloni, il presidente Anpi riflette: “Il punto
è se se dobbiamo o meno rassegnarci a una elusione del controllo di legalità
oppure se dobbiamo contrastarlo”. “Ora io però colgo un aspetto che mi ha
colpito di tutta questa vicenda. C’è questa polemica del Governo nei confronti
della magistratura italiana. Prendiamone atto. Però c’è anche una polemica
contro la Corte dei conti, perché la Corte dei conti recentemente aveva avuto
qualcosa da dire a proposito dei bilanci sul ponte dello Stretto. Infatti, il
Governo ha promosso una riforma che sostanzialmente aumenta la possibilità di
controllo del Governo nei confronti della magistratura contabile. Ci fermiamo
qua? No, non è così perché se andiamo avanti ci accorgiamo che ci sono state
delle polemiche pesantissime in merito alla vicenda di Al-Masri, e giù polemiche
contro la Corte penale internazionale. Quello che voglio dire è che in realtà
questo Governo non sopporta l’ingerenza di qualsiasi corte– osserva ancora
Pagliarulo – Penso per esempio alla Corte europea di Giustizia, oltre alla Corte
penale internazionale in merito alla vicenda dei centri per migranti in in
Albania”. “Questo Governo rappresenta un po’ meno del 23% degli aventi diritto –
conclude Pagliarulo – E mi chiedo, che senso ha dal punto di vista di un di una
democrazia sostanziale che un Governo formalmente di maggioranza ma
sostanzialmente di minoranza manometta la Costituzione al punto di cambiarne
sette articoli. Noi invitiamo a votare in un certo modo ma siccome siamo persone
educate ed eleganti, invitiamo a votare no, grazie”
Rivedi l’incontro integrale
La diretta dell’evento si è momentaneamente interrotta, manca quindi una parte
dell’intervento del leader della Cgil Maurizio Landini
L'articolo Referendum, il dialogo con Landini, Pagliarulo e Gomez. “Da quella
dei Conti alla Europea, il governo non sopporta qualsiasi corte. Ecco perché
votare no”. Rivedi l’incontro proviene da Il Fatto Quotidiano.
Elly Schlein e Maurizio Landini tornano sullo stesso palco per parlare di
lavoro. Un tema che passa anche dal votare No al referendum, secondo i due
segretari ospiti della Cgil di Torino. “Non è davvero una riforma della
giustizia, ha un altro scopo, ce lo dice il governo – spiega Schlein – il vero
scopo è indebolire l’autonomia della magistratura che non tutela i magistrati ma
i diritti di tutti i cittadini”. Un esempio: “Solo magistrati indipendenti
assicurano che la legge valga per tutti e dunque che un magistrato non abbia
timore di rilevare una violazione della legge quando la fa un ricco o un potente
come ad esempio una multinazionale che sfrutta i rider”. Un tema sul quale anche
il segretario della Cgil concorda: “Il principio di autonomia e indipendenza
vuol dire avere magistrati che non hanno paura a scontrarsi anche con le
multinazionali ma che difendono la legge per tutti, a prescindere da chi si ha
di fronte”.
L'articolo Referendum, Schlein e Landini insieme per il No: “Solo magistrati
indipendenti difendono la legge anche di fronte alle multinazionali che
sfruttano i rider” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“È chiaro che se l’unico investimento è quello sulle armi, non si investe su
altre direzioni”. Maurizio Landini torna a criticare la manovra del governo
Meloni oggi, 23 gennaio, all’ex Ilva di Genova, a margine della commemorazione
annuale di Guido Rossa, operaio e sindacalista comunista dell’allora Italsider
ucciso dalle Brigate Rosse 47 anni fa. Per il segretario generale della Cgil la
memoria va portata avanti attualizzando l’impegno per i diritti sul lavoro e la
democrazia che ha caratterizzato gli anni ‘70: “La democrazia è a rischio“,
dice, “a partire dal fatto che la gente non si sente più rappresentata e non va
più a votare perché non si sente rappresentato da nessuno”, e “in particolare
chi non va a votare sono quelli che stanno peggio”.
Il tema è quello dei salari: “Non si può essere poveri lavorando, è necessario
adeguarli con il rinnovo dei contratti”. Ma il nodo resta la redistribuzione
della ricchezza, perché “c’è una concentrazione di ricchezza in mano a pochi che
non ha precedenti”. La proposta è una tassa sulle grandi ricchezze, costruita
come contributo di solidarietà e pensata anche fuori dai confini italiani:
“Stiamo lavorando perché questo possa diventare anche un’azione, non solo in
Italia”, dice, “ma anche negli altri Paesi europei”, in rete con altri
sindacati, perché i grandi gruppi internazionali aumentano i profitti senza
ricadute positive in termini di aumento dei compensi, crescita dell’occupazione
o (nel caso dei settori più impattanti) compensazioni ai territori. I numeri che
cita per spiegare la misura: “In Italia ci sono 500mila persone che hanno un
reddito netto annuo che supera i 2 milioni di euro”. Su quella platea, la Cgil
torna a proporre un “1% di contributo, che vorrebbe dire ricavare oltre 25
miliardi, più della manovra del governo”, risorse da usare “per investire sulla
sanità”, “fare politiche industriali” e “aumentare i salari”. La democrazia,
aggiunge, “la si difende praticandola”, e il senso della commemorazione sta
nella continuità di “una lotta civile e sindacale”.
Al ricordo di Guido Rossa, in fabbrica, intervengono anche la sindaca di Genova
Silvia Salis, il presidente della Regione Liguria Marco Bucci, l’arcivescovo
Marco Tasca e Stefano Rebora di Music for peace. Salis lega l’uccisione di Rossa
a uno spartiacque: “ha segnato un passaggio storico fondamentale” ed è stata una
risposta a chi voleva “infangare i movimenti di resistenza operaia associandoli
al terrorismo, è l’esempio da seguire di chi non si gira dall’altra parte”.
Landini chiude tornando alla fabbrica che ospita la cerimonia e al suo futuro:
“Siamo in una fabbrica che vede a rischio il suo futuro” e, poiché la siderurgia
è “un’attività strategica”, chiede un progetto industriale “che non veda tagli
occupazionali” ma “un rilancio vero e serio delle attività industriali
siderurgiche”. Salis, sullo stesso punto, sintetizza la richiesta al governo:
“Ci aspettiamo un intervento attivo per garantire futuro di produttività e
dignità del lavoro”.
L'articolo Landini: “Oggi la ricchezza è in mano a pochi. Tassa dell’1% per chi
guadagna oltre 2 milioni, ricaveremmo 25 miliardi” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“La maggioranza dei cittadini italiani se parli di separazione delle carriere
non sa di cosa stai parlando, ma sa perfettamente, invece, se ad esempio parli
del non funzionamento della giustizia vive su di sé questa situazione. Conosco
tantissimi familiari di persone morte sul lavoro che scoprono che i processi
vanno in prescrizione o sono anni che non vedono una giustizia. Noi dobbiamo
essere in grado di parlare e ascoltare con tutte le persone”. Così il segretario
della Cgil, Maurizio Landini intervenendo alla presentazione del comitato
‘Società civile per il no’ al referendum sulla giustizia, guidato da Giovanni
Bachelet, in corso a Roma.
“Noi siamo di fronte non solo a un attacco esplicito all’indipendenza della
magistratura, ma anche di fronte a un disegno politico di questo governo che
vuole mettere in discussione l’esistenza stessa della costituzione e della
democrazia così come la costituzione l’ha disegnata”, aggiunge ancora Landini,
parlando anche dell’importanza di parlare con tutti i cittadini.
“Noi abbiamo bisogno di raggiungere un obiettivo preciso: in Italia ci sono 8000
comuni, se vogliamo davvero affrontare il tema del referendum, in ogni comune ci
devono essere comitati, in ogni seggio ci devono essere rappresentanti, insomma
serve fare un lavoro organizzativo e capillare. Cominciamo a camminare comune
per comune, quartiere per quartiere e territorio per territorio. Parlando con le
persone e rendendo evidente quella che è la posta in gioco che abbiamo di fronte
e la posta in gioco è il futuro della nostra democrazia”, spiega all’assemblea.
“Il governo ci ha portato a fare un referendum che nessuno gli aveva chiesto di
fare per cambiare la giustizia in questo modo e l’ha fatto confermando una
volontà autoritaria, mi assumo la responsabilità di quello che sto dicendo,
perché una gestione autoritaria del governo in questo paese è già in campo. Lo
dimostra il Parlamento che non è stato messo nelle condizioni di discutere una
virgola della riforma della giustizia e la stessa cosa l’abbiamo vista sulla
legge di bilancio e altro”, conclude il segretario della Cgil.
L'articolo Referendum giustizia, il no di Landini alla riforma: “Disegno
politico del governo per mettere in discussione costituzione e democrazia”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Siamo di fronte non solo a un attacco esplicito all’indipendenza della
magistratura, ma a un disegno politico esplicito di questo governo, che vuole
mettere in discussione l’esistenza stessa della Costituzione e della democrazia
così come la Costituzione la disegna”. Maurizio Landini arringa così la platea
del centro congressi Frentani di Roma all’assemblea che lancia la campagna del
comitato per il No al referendum fondato da sigle e associazioni della società
civile. “Questa è una campagna che vincerà chi riesce a parlare alle persone e a
convincerle a votare. La maggior parte dei cittadini non sa cosa sia la
separazione delle carriere, ma vive sulla propria pelle il malfunzionamento
della giustizia. Dobbiamo avere l’umiltà di parlare con tutti, ascoltare le
persone non solo con i social, ma con un rapporto uno a uno. Abbiamo bisogno di
un lavoro comune per comune, quartiere per quartiere, territorio per territorio.
La posta in gioco è il futuro della nostra democrazia, in un mondo che deve fare
i conti con il ritorno della guerra”, afferma il segretario della Cgil.
La legge di bilancio, ricorda Landini, “non ha stanziato i soldi per garantire
l’assunzione ai 12mila precari della giustizia che scadono a luglio. L’unica
spesa pubblica confermata che verrà fatta nei prossimi anni è quella per le armi
e il riarmo, mentre si tagliano i fondi alla sanità, alla giustizia e alla
scuola”. Poi accusa la premier Giorgia Meloni: “Mi ha colpito un’affermazione
della presidente del Consiglio secondo cui ci sarebbe una parte del Paese che
quando manifesta si mette dalla parte sbagliata della storia. Ma se fosse per la
storia da cui proviene la maggior parte di questo governo, la Costituzione e la
democrazia non ci sarebbero. Quale sarebbe la parte giusta della storia? Se oggi
loro sono al governo, è grazie alla sconfitta del fascismo e del nazismo e alla
Costituzione”.
All’iniziativa parteciperanno tutti i leader del centrosinistra: la segretaria
del Pd Elly Schlein, il presidente M5s Giuseppe Conte, il segretario di Sinistra
Italiana Nicola Fratoianni e il portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli.
“Giorgia Meloni ieri ha confessato, c’è poco da girarci intorno. La sua
conferenza stampa è stata un lungo attacco nei confronti della magistratura, un
lungo lavoro di delegittimazione della magistratura. È l’ossessione della destra
italiana da trent’anni. I giudici sono l’ossessione di questa destra e con
questa controriforma vogliono portarne a casa lo scalpo. Questa è la verità”, ha
detto Fratoianni arrivando al centro congressi.
L'articolo Referendum, a Roma l’assemblea per il No: presenti Conte e Schlein.
Landini: “È in gioco il futuro della democrazia” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Questa è una manovra che sta portando il nostro Paese a sbattere. La gente non
arriva alla fine del mese e le condizioni di vita e di lavoro sono peggiorate”.
Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, intervenendo
alla manifestazione promossa da Cgil Roma e Lazio e Cgil Civitavecchia, Roma
Nord e Viterbo dopo gli attacchi intimidatori alla sede di Primavalle. Landini
ha criticato i contenuti della legge di bilancio, a partire dai tagli alla
sanità: “Il ministro Giorgetti ha annunciato che gli unici investimenti reali
dei prossimi anni saranno sulle armi, 23 miliardi. Noi non abbiamo bisogno di
investire in armi, ma nella sanità pubblica per superare le liste d’attesa”.
Secondo il leader sindacale, la manovra non affronta le difficoltà di giovani e
lavoratori: “I giovani sono precari e se ne vanno all’estero perché non sono
messi nelle condizioni di vivere e realizzarsi con dignità”. Questa manovra non
interviene su questi temi e non va a prendere le risorse dove sono, a partire
dalla riforma fiscale”. Landini ha poi richiamato la crisi industriale: “Da 33
mesi la produzione industriale è in calo e aumenta la cassa integrazione. Questa
crisi non si risolve investendo sulle armi”.
L'articolo Landini contro la manovra: “Porta il Paese a sbattere, la gente non
arriva alla fine del mese. Gli unici investimenti reali saranno sulle armi”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Se pensano di intimidirci, non siamo gente che si spaventa così facilmente,
anzi. Questo elemento ci dà ancora più forza di andare avanti in quello che
stiamo facendo”. Queste le parole di Maurizio Landini, segretario generale della
Cgil, riguardo ai fori di proiettile rinvenuti nella sede Cgil di Primavalle, a
Roma. “È un assalto. Un attacco esplicito anche alla Cgil” ha detto poi Landini,
dicendosi fiducioso nel lavoro degli inquirenti.
L'articolo Colpi di arma da fuoco contro la sede Cgil, Landini: “È un attacco
esplicito, ma non ci intimidiscono” – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tutti contro l’emendamento Pogliese, che promette di cancellare gli stipendi
arretrati dovuti ai lavoratori sottopagati. La norma entrata nelle legge di
Bilancio, dopo il tentativo fallito di inserirla nel decreto Ilva, fa infuriare
la Cgil. La segretaria confederale Maria Grazia Gabrielli parla di “un nuovo e
grave attacco ai diritti dei lavoratori da parte del governo” con cui, “senza
alcun confronto con le organizzazioni sindacali, si tenta di rendere più
difficile la tutela dei salari e il recupero dei crediti retributivi”
Il segretario generale, Maurizio Landini, parlando con Repubblica aveva definito
la norma “ennesima cattiveria contro i lavoratori che perdono il diritto agli
arretrati quando un giudice stabilisce che la loro retribuzione è troppo bassa.
Una norma che non c’entra nulla con la finanziaria, ha un profilo di
incostituzionalità e di cui chiediamo il ritiro immediato”.
Dal Partito democratico, la vicepresidente Chiara Gribaudo attacca: “Non solo
non vogliono il salario minimo e aumentano senza ammetterlo l’età pensionabile,
ma privano anche i lavoratori e le lavoratrici delle retribuzioni dovute,
cercando di far passare emendamenti nella Manovra che, invece di aumentare
tutele e diritti, ne tolgono”.
Il leader M5s Giuseppe Conte in un post su Facebook accusa la maggioranza di
aver “infilato nella manovra, col favore delle tenebre e la confusione dei
litigi interni alla maggioranza, una norma vergognosa che calpesta e penalizza i
lavoratori sottopagati, che avevamo già stoppato in estate”. E ancora: “Sono gli
stessi del no al salario minimo legale e a tutte le nostre proposte per
aumentare gli stipendi dei lavoratori e aiutare i cassintegrati davanti al
crollo del potere d’acquisto. Sono gli stessi che aumentano i rimborsi a
ministri e sottosegretari. Il mondo al contrario. Ci batteremo ancora contro
questo ennesimo scempio”.
Per Nicola Fratoianni di Avs questa “è la più grave e sottovalutata” tra le
tante “norme, blitz e regalini ai potenti di turno che la destra ha offerto in
questi giorni per la legge di bilancio”: “Se paghi poco un lavoratore, anche se
un giudice dice che stai violando la Costituzione, comunque non dovrai
restituire un euro ai lavoratori. Tradotto? Potranno violare la Costituzione –
leggasi all’articolo 36, che regola la retribuzione proporzionata – e poi
rifugiarsi dietro un contratto collettivo firmato da sindacati fantasma che non
rappresentano i lavoratori. Stiamo parlando di soldi DOVUTI ai lavoratori che
verrebbero condonati per legge e di fatto regalati ai datori di lavoro”.
L'articolo Sindacati e opposizioni contro la “norma Pogliese”. Landini:
“Cattiveria contro i lavoratori”. Conte: “Infilata col favore delle tenebre”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
La residenza a Montecarlo di Jannik Sinner continua a diventare ciclicamente un
argomento di discussione. Nonostante sia una prassi di quasi tutti i migliori
tennisti al mondo, compresi ad esempio Lorenzo Musetti e Matteo Berrettini, le
polemiche non mancano mai. L’ultima è partita dalla dichiarazioni di Maurizio
Landini a Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, mercoledì scorso: tra il serio e
il faceto, il leader della Cgil aveva invitato Sinner ad aderire alla sua
proposta di patrimoniale all’1.3%. Ora è arrivata la replica di Paolo
Bertolucci, stuzzicato sull’argomento proprio dai conduttori di Un Giorno da
Pecora.
“Ognuno dovrebbe pensare di più ai fatti propri, ciascuno gestisce la sua vita
come preferisce rispettando le leggi“, ha detto Bertolucci commentando la
richiesta di Landini indirizzata a Sinner. Poi l’ex tennista e commentatore tv,
vincitore della Coppa Davis 1976, ha provato a spegnere una volta per tutte la
polemica sulla residenza: “Hai la possibilità di andare a Montecarlo? Se lo vuoi
fare, fai bene a farlo“, ha concluso Bertolucci.
CHE COSA AVEVA DETTO LANDINI
“Sinner? Mi piace, è molto bravo. Come tecnica però mi piacciono più Musetti,
col suo rovescio, o Alcaraz: entrambi tecnicamente sono più divertenti. Ma la
velocità, la concentrazione e la forza che ha Sinner lo rendono unico“, aveva
detto una settimana fa il segretario generale della Cgil, e appassionato
tennista, Maurizio Landini. Se passasse la sua proposta di patrimoniale all’1.3%
– lo aveva poi stuzzicato il conduttore Giorgio Lauro – anche Sinner ci
rientrerebbe: “Credo che abbia la residenza a Montecarlo ma assolutamente sì sui
guadagni che ha in Italia. D’altra parte se ho dieci milioni di euro e ne pago
sessantamila di tasse, resto comunque ricco. Se uno ha tutti questi soldi rimane
ricco, ma così dà anche un contributo al Paese e lo fa funzionare meglio, questo
potrebbe essere anche un elemento di cittadinanza“, la risposta di Landini. Che
aveva concluso con una battuta: “Gli basta vincere qualche torneo e ci rientra
con gli interessi“.
L'articolo “Una patrimoniale su Sinner? Landini pensi ai fatti propri, ciascuno
gestisce la vita come preferisce rispettando le leggi”: la risposta di
Bertolucci proviene da Il Fatto Quotidiano.