“È chiaro che se l’unico investimento è quello sulle armi, non si investe su
altre direzioni”. Maurizio Landini torna a criticare la manovra del governo
Meloni oggi, 23 gennaio, all’ex Ilva di Genova, a margine della commemorazione
annuale di Guido Rossa, operaio e sindacalista comunista dell’allora Italsider
ucciso dalle Brigate Rosse 47 anni fa. Per il segretario generale della Cgil la
memoria va portata avanti attualizzando l’impegno per i diritti sul lavoro e la
democrazia che ha caratterizzato gli anni ‘70: “La democrazia è a rischio“,
dice, “a partire dal fatto che la gente non si sente più rappresentata e non va
più a votare perché non si sente rappresentato da nessuno”, e “in particolare
chi non va a votare sono quelli che stanno peggio”.
Il tema è quello dei salari: “Non si può essere poveri lavorando, è necessario
adeguarli con il rinnovo dei contratti”. Ma il nodo resta la redistribuzione
della ricchezza, perché “c’è una concentrazione di ricchezza in mano a pochi che
non ha precedenti”. La proposta è una tassa sulle grandi ricchezze, costruita
come contributo di solidarietà e pensata anche fuori dai confini italiani:
“Stiamo lavorando perché questo possa diventare anche un’azione, non solo in
Italia”, dice, “ma anche negli altri Paesi europei”, in rete con altri
sindacati, perché i grandi gruppi internazionali aumentano i profitti senza
ricadute positive in termini di aumento dei compensi, crescita dell’occupazione
o (nel caso dei settori più impattanti) compensazioni ai territori. I numeri che
cita per spiegare la misura: “In Italia ci sono 500mila persone che hanno un
reddito netto annuo che supera i 2 milioni di euro”. Su quella platea, la Cgil
torna a proporre un “1% di contributo, che vorrebbe dire ricavare oltre 25
miliardi, più della manovra del governo”, risorse da usare “per investire sulla
sanità”, “fare politiche industriali” e “aumentare i salari”. La democrazia,
aggiunge, “la si difende praticandola”, e il senso della commemorazione sta
nella continuità di “una lotta civile e sindacale”.
Al ricordo di Guido Rossa, in fabbrica, intervengono anche la sindaca di Genova
Silvia Salis, il presidente della Regione Liguria Marco Bucci, l’arcivescovo
Marco Tasca e Stefano Rebora di Music for peace. Salis lega l’uccisione di Rossa
a uno spartiacque: “ha segnato un passaggio storico fondamentale” ed è stata una
risposta a chi voleva “infangare i movimenti di resistenza operaia associandoli
al terrorismo, è l’esempio da seguire di chi non si gira dall’altra parte”.
Landini chiude tornando alla fabbrica che ospita la cerimonia e al suo futuro:
“Siamo in una fabbrica che vede a rischio il suo futuro” e, poiché la siderurgia
è “un’attività strategica”, chiede un progetto industriale “che non veda tagli
occupazionali” ma “un rilancio vero e serio delle attività industriali
siderurgiche”. Salis, sullo stesso punto, sintetizza la richiesta al governo:
“Ci aspettiamo un intervento attivo per garantire futuro di produttività e
dignità del lavoro”.
L'articolo Landini: “Oggi la ricchezza è in mano a pochi. Tassa dell’1% per chi
guadagna oltre 2 milioni, ricaveremmo 25 miliardi” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
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“La maggioranza dei cittadini italiani se parli di separazione delle carriere
non sa di cosa stai parlando, ma sa perfettamente, invece, se ad esempio parli
del non funzionamento della giustizia vive su di sé questa situazione. Conosco
tantissimi familiari di persone morte sul lavoro che scoprono che i processi
vanno in prescrizione o sono anni che non vedono una giustizia. Noi dobbiamo
essere in grado di parlare e ascoltare con tutte le persone”. Così il segretario
della Cgil, Maurizio Landini intervenendo alla presentazione del comitato
‘Società civile per il no’ al referendum sulla giustizia, guidato da Giovanni
Bachelet, in corso a Roma.
“Noi siamo di fronte non solo a un attacco esplicito all’indipendenza della
magistratura, ma anche di fronte a un disegno politico di questo governo che
vuole mettere in discussione l’esistenza stessa della costituzione e della
democrazia così come la costituzione l’ha disegnata”, aggiunge ancora Landini,
parlando anche dell’importanza di parlare con tutti i cittadini.
“Noi abbiamo bisogno di raggiungere un obiettivo preciso: in Italia ci sono 8000
comuni, se vogliamo davvero affrontare il tema del referendum, in ogni comune ci
devono essere comitati, in ogni seggio ci devono essere rappresentanti, insomma
serve fare un lavoro organizzativo e capillare. Cominciamo a camminare comune
per comune, quartiere per quartiere e territorio per territorio. Parlando con le
persone e rendendo evidente quella che è la posta in gioco che abbiamo di fronte
e la posta in gioco è il futuro della nostra democrazia”, spiega all’assemblea.
“Il governo ci ha portato a fare un referendum che nessuno gli aveva chiesto di
fare per cambiare la giustizia in questo modo e l’ha fatto confermando una
volontà autoritaria, mi assumo la responsabilità di quello che sto dicendo,
perché una gestione autoritaria del governo in questo paese è già in campo. Lo
dimostra il Parlamento che non è stato messo nelle condizioni di discutere una
virgola della riforma della giustizia e la stessa cosa l’abbiamo vista sulla
legge di bilancio e altro”, conclude il segretario della Cgil.
L'articolo Referendum giustizia, il no di Landini alla riforma: “Disegno
politico del governo per mettere in discussione costituzione e democrazia”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Siamo di fronte non solo a un attacco esplicito all’indipendenza della
magistratura, ma a un disegno politico esplicito di questo governo, che vuole
mettere in discussione l’esistenza stessa della Costituzione e della democrazia
così come la Costituzione la disegna”. Maurizio Landini arringa così la platea
del centro congressi Frentani di Roma all’assemblea che lancia la campagna del
comitato per il No al referendum fondato da sigle e associazioni della società
civile. “Questa è una campagna che vincerà chi riesce a parlare alle persone e a
convincerle a votare. La maggior parte dei cittadini non sa cosa sia la
separazione delle carriere, ma vive sulla propria pelle il malfunzionamento
della giustizia. Dobbiamo avere l’umiltà di parlare con tutti, ascoltare le
persone non solo con i social, ma con un rapporto uno a uno. Abbiamo bisogno di
un lavoro comune per comune, quartiere per quartiere, territorio per territorio.
La posta in gioco è il futuro della nostra democrazia, in un mondo che deve fare
i conti con il ritorno della guerra”, afferma il segretario della Cgil.
La legge di bilancio, ricorda Landini, “non ha stanziato i soldi per garantire
l’assunzione ai 12mila precari della giustizia che scadono a luglio. L’unica
spesa pubblica confermata che verrà fatta nei prossimi anni è quella per le armi
e il riarmo, mentre si tagliano i fondi alla sanità, alla giustizia e alla
scuola”. Poi accusa la premier Giorgia Meloni: “Mi ha colpito un’affermazione
della presidente del Consiglio secondo cui ci sarebbe una parte del Paese che
quando manifesta si mette dalla parte sbagliata della storia. Ma se fosse per la
storia da cui proviene la maggior parte di questo governo, la Costituzione e la
democrazia non ci sarebbero. Quale sarebbe la parte giusta della storia? Se oggi
loro sono al governo, è grazie alla sconfitta del fascismo e del nazismo e alla
Costituzione”.
All’iniziativa parteciperanno tutti i leader del centrosinistra: la segretaria
del Pd Elly Schlein, il presidente M5s Giuseppe Conte, il segretario di Sinistra
Italiana Nicola Fratoianni e il portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli.
“Giorgia Meloni ieri ha confessato, c’è poco da girarci intorno. La sua
conferenza stampa è stata un lungo attacco nei confronti della magistratura, un
lungo lavoro di delegittimazione della magistratura. È l’ossessione della destra
italiana da trent’anni. I giudici sono l’ossessione di questa destra e con
questa controriforma vogliono portarne a casa lo scalpo. Questa è la verità”, ha
detto Fratoianni arrivando al centro congressi.
L'articolo Referendum, a Roma l’assemblea per il No: presenti Conte e Schlein.
Landini: “È in gioco il futuro della democrazia” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Questa è una manovra che sta portando il nostro Paese a sbattere. La gente non
arriva alla fine del mese e le condizioni di vita e di lavoro sono peggiorate”.
Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, intervenendo
alla manifestazione promossa da Cgil Roma e Lazio e Cgil Civitavecchia, Roma
Nord e Viterbo dopo gli attacchi intimidatori alla sede di Primavalle. Landini
ha criticato i contenuti della legge di bilancio, a partire dai tagli alla
sanità: “Il ministro Giorgetti ha annunciato che gli unici investimenti reali
dei prossimi anni saranno sulle armi, 23 miliardi. Noi non abbiamo bisogno di
investire in armi, ma nella sanità pubblica per superare le liste d’attesa”.
Secondo il leader sindacale, la manovra non affronta le difficoltà di giovani e
lavoratori: “I giovani sono precari e se ne vanno all’estero perché non sono
messi nelle condizioni di vivere e realizzarsi con dignità”. Questa manovra non
interviene su questi temi e non va a prendere le risorse dove sono, a partire
dalla riforma fiscale”. Landini ha poi richiamato la crisi industriale: “Da 33
mesi la produzione industriale è in calo e aumenta la cassa integrazione. Questa
crisi non si risolve investendo sulle armi”.
L'articolo Landini contro la manovra: “Porta il Paese a sbattere, la gente non
arriva alla fine del mese. Gli unici investimenti reali saranno sulle armi”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Se pensano di intimidirci, non siamo gente che si spaventa così facilmente,
anzi. Questo elemento ci dà ancora più forza di andare avanti in quello che
stiamo facendo”. Queste le parole di Maurizio Landini, segretario generale della
Cgil, riguardo ai fori di proiettile rinvenuti nella sede Cgil di Primavalle, a
Roma. “È un assalto. Un attacco esplicito anche alla Cgil” ha detto poi Landini,
dicendosi fiducioso nel lavoro degli inquirenti.
L'articolo Colpi di arma da fuoco contro la sede Cgil, Landini: “È un attacco
esplicito, ma non ci intimidiscono” – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tutti contro l’emendamento Pogliese, che promette di cancellare gli stipendi
arretrati dovuti ai lavoratori sottopagati. La norma entrata nelle legge di
Bilancio, dopo il tentativo fallito di inserirla nel decreto Ilva, fa infuriare
la Cgil. La segretaria confederale Maria Grazia Gabrielli parla di “un nuovo e
grave attacco ai diritti dei lavoratori da parte del governo” con cui, “senza
alcun confronto con le organizzazioni sindacali, si tenta di rendere più
difficile la tutela dei salari e il recupero dei crediti retributivi”
Il segretario generale, Maurizio Landini, parlando con Repubblica aveva definito
la norma “ennesima cattiveria contro i lavoratori che perdono il diritto agli
arretrati quando un giudice stabilisce che la loro retribuzione è troppo bassa.
Una norma che non c’entra nulla con la finanziaria, ha un profilo di
incostituzionalità e di cui chiediamo il ritiro immediato”.
Dal Partito democratico, la vicepresidente Chiara Gribaudo attacca: “Non solo
non vogliono il salario minimo e aumentano senza ammetterlo l’età pensionabile,
ma privano anche i lavoratori e le lavoratrici delle retribuzioni dovute,
cercando di far passare emendamenti nella Manovra che, invece di aumentare
tutele e diritti, ne tolgono”.
Il leader M5s Giuseppe Conte in un post su Facebook accusa la maggioranza di
aver “infilato nella manovra, col favore delle tenebre e la confusione dei
litigi interni alla maggioranza, una norma vergognosa che calpesta e penalizza i
lavoratori sottopagati, che avevamo già stoppato in estate”. E ancora: “Sono gli
stessi del no al salario minimo legale e a tutte le nostre proposte per
aumentare gli stipendi dei lavoratori e aiutare i cassintegrati davanti al
crollo del potere d’acquisto. Sono gli stessi che aumentano i rimborsi a
ministri e sottosegretari. Il mondo al contrario. Ci batteremo ancora contro
questo ennesimo scempio”.
Per Nicola Fratoianni di Avs questa “è la più grave e sottovalutata” tra le
tante “norme, blitz e regalini ai potenti di turno che la destra ha offerto in
questi giorni per la legge di bilancio”: “Se paghi poco un lavoratore, anche se
un giudice dice che stai violando la Costituzione, comunque non dovrai
restituire un euro ai lavoratori. Tradotto? Potranno violare la Costituzione –
leggasi all’articolo 36, che regola la retribuzione proporzionata – e poi
rifugiarsi dietro un contratto collettivo firmato da sindacati fantasma che non
rappresentano i lavoratori. Stiamo parlando di soldi DOVUTI ai lavoratori che
verrebbero condonati per legge e di fatto regalati ai datori di lavoro”.
L'articolo Sindacati e opposizioni contro la “norma Pogliese”. Landini:
“Cattiveria contro i lavoratori”. Conte: “Infilata col favore delle tenebre”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
La residenza a Montecarlo di Jannik Sinner continua a diventare ciclicamente un
argomento di discussione. Nonostante sia una prassi di quasi tutti i migliori
tennisti al mondo, compresi ad esempio Lorenzo Musetti e Matteo Berrettini, le
polemiche non mancano mai. L’ultima è partita dalla dichiarazioni di Maurizio
Landini a Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, mercoledì scorso: tra il serio e
il faceto, il leader della Cgil aveva invitato Sinner ad aderire alla sua
proposta di patrimoniale all’1.3%. Ora è arrivata la replica di Paolo
Bertolucci, stuzzicato sull’argomento proprio dai conduttori di Un Giorno da
Pecora.
“Ognuno dovrebbe pensare di più ai fatti propri, ciascuno gestisce la sua vita
come preferisce rispettando le leggi“, ha detto Bertolucci commentando la
richiesta di Landini indirizzata a Sinner. Poi l’ex tennista e commentatore tv,
vincitore della Coppa Davis 1976, ha provato a spegnere una volta per tutte la
polemica sulla residenza: “Hai la possibilità di andare a Montecarlo? Se lo vuoi
fare, fai bene a farlo“, ha concluso Bertolucci.
CHE COSA AVEVA DETTO LANDINI
“Sinner? Mi piace, è molto bravo. Come tecnica però mi piacciono più Musetti,
col suo rovescio, o Alcaraz: entrambi tecnicamente sono più divertenti. Ma la
velocità, la concentrazione e la forza che ha Sinner lo rendono unico“, aveva
detto una settimana fa il segretario generale della Cgil, e appassionato
tennista, Maurizio Landini. Se passasse la sua proposta di patrimoniale all’1.3%
– lo aveva poi stuzzicato il conduttore Giorgio Lauro – anche Sinner ci
rientrerebbe: “Credo che abbia la residenza a Montecarlo ma assolutamente sì sui
guadagni che ha in Italia. D’altra parte se ho dieci milioni di euro e ne pago
sessantamila di tasse, resto comunque ricco. Se uno ha tutti questi soldi rimane
ricco, ma così dà anche un contributo al Paese e lo fa funzionare meglio, questo
potrebbe essere anche un elemento di cittadinanza“, la risposta di Landini. Che
aveva concluso con una battuta: “Gli basta vincere qualche torneo e ci rientra
con gli interessi“.
L'articolo “Una patrimoniale su Sinner? Landini pensi ai fatti propri, ciascuno
gestisce la vita come preferisce rispettando le leggi”: la risposta di
Bertolucci proviene da Il Fatto Quotidiano.
Botta e risposta a Omnibus (La7) tra Walter Rizzetto, deputato di Fratelli
d’Italia e presidente della Commissione Lavoro della Camera, e Stefano Fassina,
economista ed ex viceministro dell’Economia, oggi leader dell’associazione
politica Patria e Costituzione. Al centro del confronto lo sciopero generale
proclamato dalla Cgil contro la manovra del governo Meloni, con il segretario
Maurizio Landini nel mirino dell’esponente della maggioranza e difeso, invece,
da Fassina, che ribalta il piano del dibattito.
Rizzetto apre l’affondo mettendo in discussione l’esito stesso della
mobilitazione: “Mi sembra che lo sciopero non sia andato bene. Almeno quest’anno
di oltre 1.000-1.200 scioperi proclamati ne sono stati celebrati oltre 600,
quindi si sciopera molto. Abbiamo visto un Landini in splendida solitudine“.
Secondo il presidente della Commissione Lavoro, la responsabilità è tutta del
leader Cgil: “Landini di fatto è il principale promotore della rottura del
fronte sindacale“.
L’ex esponente del M5s sostiene che il primo errore di Landini sia quello di
aver “demolito l’unità sindacale”, ricordando come la Uil di Pierpaolo
Bombardieri, pur inizialmente critica verso il governo, abbia deciso di non
scioperare dopo aver letto la legge di bilancio.
E aggiunge: “Landini, drammaticamente per lui, è stato sorpassato a sinistra da
un altro sindacato che si chiama Usb”.
Infine, il giudizio sul metodo: “Oramai tutti questi scioperi proclamati il
venerdì, come scrive Franco Bechis questa mattina in modo intelligente, sono
diventati un rito stanco”.
Fassina replica con toni fermi, definendo l’impostazione del dibattito
“abbastanza surreale”. L’ex viceministro contesta innanzitutto la narrazione
dell’isolamento sindacale: “Oggi la Cisl è in piazza per lo stesso motivo per
cui si è scioperato ieri, l’ha fatto la Uil con altre modalità. Attenzione, la
protesta non è solo contro la legge di bilancio. Al centro ci sono le questioni
salariali e la questione della guerra, che è molto molto rilevante per le
condizioni del lavoro e delle piccole imprese”.
Sul tema dello sciopero del venerdì, Fassina sottolinea: “Trovo davvero surreale
questa polemica sullo sciopero del venerdì: per un lavoratore scioperare lunedì,
martedì o venerdì costa sempre una giornata di stipendio. Bisognerebbe avere più
rispetto delle persone che vanno in piazza o che comunque scioperano. Le
lavoratrici e i lavoratori vanno rispettati“.
L’economista poi accusa il governo di non affrontare la questione salariale: “È
un fatto che c’è una questione salariale che il governo non solo non affronta ma
utilizza come una leva di politica economica per continuare a competere sul
costo del lavoro. Non è un caso che non vogliono fare il salario minimo. Il
salario minimo non si fa perché questo governo, come tanti altri precedenti,
continua a puntare sulla competizione di costo”.
Fassina punta il dito contro il ministro delle Imprese: “Non c’è uno straccio di
politica industriale. Sono tre anni che stanno al governo. Urso è una figura
imbarazzante, sa solo presiedere i tavoli di crisi. Non c’è una misura che
riguarda la politica industriale”.
Poi il passaggio sui conti pubblici: “Quei 18 miliardi della legge di bilancio
di maggiori spese o minori entrate per un terzo vengono coperti da tagli agli
investimenti pubblici. In una fase in cui l’Italia è a zero virgola negli ultimi
tre anni e i documenti di finanza pubblica del governo indicano zero virgola di
crescita anche nei prossimi tre anni, la manovra si copre con 6 miliardi di
tagli agli investimenti pubblici. Ci intratteniamo su quello che fa Landini, ma
Landini è una conseguenza, non la causa”.
Le cause per Fassina hanno nomi precisi: stagnazione economica e impoverimento
del lavoro. “I lavoratori hanno perso nove punti di salario reale negli ultimi
tre anni e sono un sacco di soldi. Su uno stipendio di 1.200 euro sono 110-120
euro al mese. Queste sono le questioni. Se non affronti questi nodi, di che cosa
parliamo?”.
L'articolo Sciopero Cgil, Rizzetto attacca Landini. Fassina: “Polemica surreale,
abbia rispetto dei lavoratori”. Su La7 proviene da Il Fatto Quotidiano.
Stop dalle fabbriche alla scuola, dalla sanità ai trasporti. La Cgil oggi scende
in piazza per lo sciopero generale contro la manovra “ingiusta” e “balorda”,
come la definisce Maurizio Landini. Che va cambiata. E alla vigilia della
protesta riesplode la polemica a distanza tra il sindacato e il governo. Al
centro del botta e risposta torna anche l’accusa, rigettata, sul weekend lungo.
“Guarda caso su 24 scioperi generali, 17 sono di venerdì”, ha ironizzato il
vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, ritenendo “irresponsabile
bloccare il Paese” e fare “una battaglia ideologica sulla pelle dei lavoratori”.
Landini ha ribattuto: la protesta “non è politica” e la scelta del venerdì,
spiega, aiuta le persone a partecipare alle manifestazioni. In ogni caso “i
cittadini vivono i disagi tutti i giorni, Salvini pensi a risolvere i problemi
della mobilità“, gli ha replicato anche il segretario generale della Filt,
Stefano Malorgio.
CHI SCIOPERA
Lo sciopero riguarda tutti i settori, pubblici e privati, per l’intera giornata.
Salvo il trasporto aereo, perché già interessato da uno sciopero precedentemente
indetto per il 17 dicembre. Escluso anche il personale Atac a Roma, che ha
incrociato le braccia martedì scorso. Nel trasporto pubblico locale – bus, metro
e tram -, lo stop è di 24 ore nel rispetto delle fasce di garanzia, stabilite a
livello locale. Per le ferrovie lo stop del personale è da mezzanotte alle 21 di
domani. Sono garantiti i treni a lunga percorrenza secondo gli accordi con le
aziende (Trenitalia, Italo) e quelli programmati nelle fasce orarie 6-9 e 18-21
del trasporto regionale.
LE MANIFESTAZIONI
Organizzate manifestazioni in tutte le città: Landini partecipa al corteo di
Firenze. Il numero uno dei metalmeccanici della Fiom, Michele De Palma, a
Milano; a Roma il segretario generale degli edili della Fillea, Antonio Di
Franco, con il corteo che arriva alla Torre dei Conti, dove un mese fa è morto
un operaio.
LE RICHIESTE
Al centro la richiesta di aumentare i salari (“un’emergenza, ancora più al Sud
dove quasi la metà dei lavoratori è sotto i 15mila euro annui”), di fermare
l’aumento dell’età pensionabile (“la porta a 70 anni, altro che cancellare la
legge Fornero”); dire no al riarmo e investire invece su sanità e istruzione;
mettere in campo vere politiche industriali e una riforma fiscale equa, senza
condoni. Le risorse? Per il sindacato si possono trovare prevedendo un
contributo di solidarietà dell’1,3% su 500mila persone con redditi di almeno 2
milioni: si recupererebbero 26 miliardi all’anno. Una patrimoniale sulle grandi
ricchezze.
Uno sciopero, il quarto consecutivo contro la Manovra del governo Meloni, che la
Cgil fa da sola: la Uil, al suo fianco nei precedenti tre, ha scelto la
manifestazione di sabato (il 29 novembre), così come la Cisl che invece va in
piazza sabato 13 dicembre per chiedere di migliorare la legge di Bilancio e
costruire un nuovo Patto sociale, “della responsabilità” con i riformisti. Al di
là delle spaccature, Landini si dice convinto che piazze “saranno molto piene,
nelle assemblee c’è un grande consenso”.
L'articolo Sciopero della Cgil contro la manovra: ecco i settori coinvolti.
Salvini: “Irresponsabili” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Qui c’è un punto: l’incoerenza totale. Non si può dire una cosa e poi, quando
vai al governo, fai esattamente l’opposto, perché significa che stai prendendo
in giro gli italiani”. È l’accusa rivolta alla presidente del Consiglio Giorgia
Meloni dal segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, commentando la
manovra economica del governo. Ospite di Dimartedì (La7), il sindacalista
commenta un elenco di incoerenze ormai celebri della premier rispetto alle sue
posizioni passate.
Il nodo focale è il pacchetto di misure fiscali al centro del dibattito
parlamentare: accise su gasolio e sigarette, tasse sugli affitti brevi, sulle
banche, sui dividendi delle holding, imposta di soggiorno sugli alloggi
turistici, fino alla stretta sui piccoli pacchi extra-Ue e all’innalzamento dei
limiti all’uso del contante. Ed è proprio su accise e contante che il leader
sindacale richiama due episodi emblematici.
“Se penso alle accise su gasolio e sigarette, ricordo ancora i video di quella
che oggi è presidente del Consiglio che spiegava che lei non l’avrebbe mai
fatto”, afferma Landini, rievocando il filmato del 25 maggio 2019 in cui Giorgia
Meloni, allora all’opposizione, attaccava il governo Conte I e l’allora ministro
dell’Economia Giovanni Tria per l’ipotesi di aumenti sulla benzina. Oggi,
osserva Landini, il quadro si ribalta.
Lo stesso vale per l’uso del contante: “Non giriamoci attorno. Il nero esiste
perché ci sono i contanti. Nell’era del digitale, se uno vuole fare davvero una
battaglia contro l’evasione fiscale, dovrebbe rendere tracciabile tutto”.
Il segretario torna sulle parole pronunciate da Meloni il 31 marzo 2023 negli
“Appunti di Giorgia”, quando la premier smentì l’esistenza di qualsiasi
sanatoria: “L’opposizione dice che abbiamo introdotto un condono tributario
penale: è falso, noi condoni non ne facciamo”.
In realtà, la sequenza di misure di “pace fiscale” adottate dal governo dal 2022
è lunga, così come gli emendamenti sul condono edilizio avanzati da Fratelli
d’Italia.
Il sindacalista richiama anche il giudizio tecnico delle istituzioni: “Nelle
audizioni parlamentari, la Banca d’Italia e la Corte dei Conti hanno proprio
detto che quei condoni lì non servono a nulla. Anzi, danno uno schiaffo in
faccia a chi paga le tasse e da un certo punto di vista lo Stato diventa
sovventore di chi le tasse non le paga”.
L’effetto, sostiene Landini, è corrosivo: “Passa l’idea che se io non pago le
tasse non mi succede nulla. Siamo alla frutta, perché anziché avere una visione
e ragionare in modo molto serio sul futuro, stanno tentando di prendere soldi a
cavolo”.
L’ultimo capitolo riguarda una dichiarazione televisiva del 2011, quando Meloni,
da ministra della Gioventù, si dichiarava favorevole a tassare rendite e
patrimoni nell’ambito di una manovra di austerità.
La chiosa di Landini è sarcastica: “Dicono che il vino che invecchiando
migliora. Qui ho la sensazione che passando il tempo si peggiora. E soprattutto
questa è la cosa pericolosa: quando si va al potere si liscia il pelo a quelli
che stanno meglio e non a quelli che stanno peggio”.
E conclude: “Bisogna che lo sappiano i cittadini italiani, i lavoratori, i
pensionati, perché questo governo sta in realtà peggiorando la condizione. Per
questo noi abbiamo proclamato lo sciopero generale venerdì 12 dicembre”.
L'articolo Landini a La7: “Meloni? Il vino invecchiando migliora, qui si
peggiora. Incoerenza totale, prende in giro gli italiani” proviene da Il Fatto
Quotidiano.