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Khaby Lame cede la sua identità digitale e si fa avatar. Fantascienza? La mossa solleva questioni
Ci deve preoccupare la possibilità di vendere il nostro asset identitario in formato digitale? È arrivato il momento di chiedercelo. Khaby Lame, noto influencer e tiktoker senegalese naturalizzato italiano, ha deciso infatti di chiudere un affare da quasi un miliardo di euro, cedendo le quote della sua società. Ciò che fa notizia non è la cifra pur considerevole della vendita, ma la previsione (contenuta nell’accordo concluso l’11 gennaio 2026) di autorizzare l’uso di sistemi di intelligenza artificiale (AI) al fine di creare un suo “gemello digitale”, come asset fondamentale della vendita. In poche parole, la Rich Sparkle holdings limited, gruppo internazionale americano, ha acquisito il controllo della Step distinctive limited, una società con sede nelle Isole Vergini Britanniche, che a sua volta detiene il pieno controllo della Hong Kong prosperous sheep corporation limited, una società che domina nel settore del “live streaming e-commerce”. In questo trasferimento il tiktoker accetta che siano trasferiti i suoi dati identitari (contenuti comportamentali e biometrici) al fine di consentite la creazione di un suo avatar utilizzabile giorno e notte per finalità di comunicazione e marketing nella piattaforma di streaming e e-commerce. Una vendita del genere non può non scatenare profonde riflessioni etiche e giuridiche. L’avatar digitale che sarà creato in seguito alla vendita di quote, infatti, continuerà a evolversi dopo essere stato alimentato e inevitabilmente avvierà una sua vita digitale parallela a (e non sempre intimamente coincidente con) ciò che Khaby Lame oggi è e sarà in futuro. Il primo rischio da analizzare in punta di diritto, quindi, è come trattare giuridicamente queste due identità in continua evoluzione che finiranno per “vivere” in modo separato, provocando senz’altro questioni etiche e giuridiche inaspettate legate al controllo del nostro essere che ormai si esprime contemporaneamente in una dimensione fisica e digitale, onlife (termine acutamente coniato dal filosofo Luciano Floridi). Le problematiche da porci andranno ben oltre le questioni tipiche della data protection in merito alla commerciabilità dei nostri dati personali, ma scuoteranno nel profondo i contenuti del nostro diritto d’autore e i limiti del controllo della nostra immagine, aprendo la strada a trasferimenti costanti di intere identità, inserite in negoziazioni societarie come asset presenti nei “beni aziendali” da trasferire. Stiamo cioè arrivando a frontiere etiche e giuridiche ancora inesplorate che neppure sono state ben immaginate nei film distopici di fantascienza. Dobbiamo averne paura? No, ma dobbiamo favorire studi profondamente interdisciplinari in grado di far emergere nuove categorie professionali in una fusione dinamica tra diritto, etica e tecnica. Solo nuovi professionisti che dominino la conoscenza dei nostri diritti e libertà fondamentali e che allo stesso tempo siano anche aperti e vocati all’innovazione digitale potranno leggere interpretativamente un futuro digitale che seguita a sorprenderci, ma che deve anche continuare a mantenere le sue radici ancorate nella tradizione umanistica sulla quale si fondano le basi delle nostre democrazie. Una bella sfida che noi giuristi dovremo affrontare con coraggio nei prossimi anni. L'articolo Khaby Lame cede la sua identità digitale e si fa avatar. Fantascienza? La mossa solleva questioni proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Non fingere competenze che non hai, evidenza i rischi degli investimenti e non fare grandi promesse”: arrivano le regole per gli influencer finanziari
Promuovere via social un prodotto o un servizio finanziario non è come promuovere orologi o scarpe. Da questa considerazione muove la scheda informativa rivolta ai “finfluencer” (o influencer finanziari) pubblicata sul sito dell’Esma, l’Autorità di regolamentazione e di vigilanza sui mercati finanziari dell’Unione europea, e della Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa). Una serie di consigli e indicazioni che puntano a mettere in guardia i soggetti interessati in merito al fatto che la loro attività online può avere conseguenze negative – anche per i follower – se svolta senza le necessarie accortezze. Dire alle persone quali investimenti preferire e quali evitare si può considerare una forma di consulenza in materia di investimenti che richiede un’autorizzazione rilasciata dall’Autorità nazionale competente. E non sono sufficienti disclaimer del tipo: “Questa non è una consulenza in materia di investimenti” per mettersi al riparo dalle conseguenze legali di promozioni non autorizzate. Per questo motivo l’Esma invita i finfluencer a non fare consulenza senza avere i requisiti di legge, a non trasmettere messaggi ingannevoli, così come a esplicitare eventuali compensi o altri benefici legati alla promozione con formule chiare e inequivocabili del tipo “pubblicità”, “sponsorizzato”, “collaborazione a pagamento”. È opportuno, inoltre, segnalare interessi personali, laddove presenti, ad esempio se si investe già nello strumento di cui si sta parlando. La scheda informativa si sofferma su un’altra questione altrettanto importante, quella dei prodotti ad alto rischio, “come i contratti per differenza (Cfd), trading su valute, futures, alcune iniziative di crowdfunding e cripto-attività volatili”. A tal proposito ammonisce di tenersi alla larga da comunicazioni non veritiere o fuorvianti, distinguendo in maniera chiara i fatti dalle opinioni, palesando la possibilità di perdere anche tutto il capitale investito. Del tutto sconsigliata la formulazione di grandi promesse. Bisogna, al contrario, evidenziare i rischi degli investimenti e non solo i benefici, evitando un tipo di comunicazione che fa leva sull’urgenza con messaggi del tipo: “Diventa ricco velocemente”. Non da ultimo, l’Autorità invita espressamente gli influencer a verificare che gli operatori oggetto delle loro comunicazioni siano autorizzati. Una misura utile ad aggirare il rischio di favorire truffe. “Sii onesto e chiaro, non fingere competenze che non hai, e pensa prima di postare: in caso di dubbio, non farlo”, è l’avvertimento che riassume al meglio il vademecum per un’attività online in tutta sicurezza, per sé e per gli altri. L'articolo “Non fingere competenze che non hai, evidenza i rischi degli investimenti e non fare grandi promesse”: arrivano le regole per gli influencer finanziari proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Che schifo veramente, spero moriate male”: il duro sfogo dell’influencer Alice Basso su Instagram dopo il furto al ristorante
“Spero che moriate male”. Questo è lo sfogo di Alice Basso, l’influencer che ha denunciato su Instagram il furto della sua borsa in un ristorante di Milano. La donna era a cena con i figli e il marito: “Ci siamo accorti che la borsa non c’era più e abbiamo iniziato a correre seguendo la posizione” ha spiegato Basso. La posizione era segnalata dall’Airtag che l’influencer aveva agganciato alle chiavi, riposte nella borsa. La speranza di recuperare l’oggetto è svanita quando i ladri, accortisi dell’Airtag, lo hanno gettato a terra seminando Basso e il resto della famiglia. La donna si è sfogata sui social dopo l’accaduto: “Che schifo veramente spero che moriate male. Non è per i soldi, è il gesto. Ero a tavola con la mia famiglia vuol dire che qualcuno è passato dietro di me in un ristorante tutto carino, fate schifo”. Parole cariche di rabbia pronunciate nei minuti successivi al furto. Rientrata a casa Alice Basso ha postato un secondo video in cui ha dichiarato di aver chiesto ai gestori del locale di chiamare la polizia e di non aver ricevuto alcun aiuto. “Mio marito voleva seguire la localizzazione, io ero terrorizzata: ho preso i bambini e ce ne siamo andati tutti insieme” ha raccontato l’influencer. La donna ha dichiarato di essere rimasta colpita, in negativo, dai commenti letti online: “C’è chi mi ha scritto che me lo merito perché faccio l’influencer” ha detto. E ancora: “Non mi interessa fare discorsi su città, nazionalità o altro. Sono convinta solo di una cosa: spesso chi fa queste cose resta impunito”. L'articolo “Che schifo veramente, spero moriate male”: il duro sfogo dell’influencer Alice Basso su Instagram dopo il furto al ristorante proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Rkomi presenta la fidanzata Martina Cabassi. Ecco chi è e perché c’entra anche il collega e amico Ernia
Rkomi ha sempre vissuto con discrezione le relazioni sentimentali anche quando le ex sono state “illustri” come Paola Di Benedetto, Havana Plevani e Viviana Vogliacco. Restio a parlarne nelle interviste, stavolta il cantautore ha fatto uno strappo alla regola. Infatti sui social ha condiviso un momento di relax, in vacanza al caldo, assieme alla sua fidanzata attuale. Lui seduto mentre fuma una sigaretta, lei sulle sue gambe in un attimo di pausa mentre legge un libro. I fan si sono subito interrogati su chi fosse la misteriosa ragazza. Detto, fatto. La nuova compagna di Rkomi è Martina Cabassi nota per essere influencer e imprenditrice digitale. Ma le sorprese non sono finite qui. Martina infatti è sorella di Valentina, la fidanzata di Ernia con il quale ha avuto la prima bimba, Sveva, nata lo scorso luglio. Martina Cabassi, brillante imprenditrice digitale e influencer, nata sotto il segno del Leone, dalle molteplici passioni che spaziano dai viaggi alla lettura di romanzi gialli, fino al profondo amore per i bambini. Insieme a lei la madre, “figura determinante nelle scelte stilistiche e artistiche grazie alla sua consolidata esperienza nel settore della moda mare”. Rkomi è reduce dal tour teatrale che lo ha visto impegnato per tutto il mese di novembre fino a dicembre, con una anteprima il 30 ottobre al Teatro degli Arcimboldi di Milano. L'articolo Rkomi presenta la fidanzata Martina Cabassi. Ecco chi è e perché c’entra anche il collega e amico Ernia proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Lastra di ghiaccio si stacca a oltre 2700 metri e provoca una valanga: morti dopo essere stati travolti l’influencer Jorge Garcia-Dihinx e la moglie
Sono stati travolti da una valanga mentre sciavano. Sono morti così Jorge Garcia-Dihinx e Natalia Roman. Lui, 55enne, era un pediatra con oltre 375 mila followers su Instagram, dove condivideva consigli sulla salute. Su internet gestiva il blog “La Meteo Que Viene” (in italiano “Il tempo che sta arrivando”), dove pubblicava aggiornamenti meteo sulle condizioni di varie località sciistiche della Spagna. Secondo i media spagnoli Heraldo de Aragon, Abc Aragon ed El Pais, il pediatra e la moglie sono morti nel pomeriggio di ieri, 29 dicembre: la valanga che li ha travolti è stata provocata da una lastra di ghiaccio che si è staccata a oltre 2700 metri sopra il livello del mare. Oltre alla coppia c’è una terza vittima, Eneko Arrastua. Una quarta donna coinvolta nell’incidente è stata trasportata nell’ospedale più vicino in elisoccorso, mentre altre due persone sono illese. “ACCETTO I RISCHI DELLO SCI” Su Instagram, lo scorso 15 dicembre Jorge Garcia-Dihinx ha spiegato come mai lui assieme a Natalia Roman amassero lo sci estremo e lo ha fatto postando un video con paesaggi mozzafiato e vie molto complesse da percorrere: “A 3 mila metri ti concentri solo sul passo successivo”. I fan del content creator hanno pubblicato alcuni commenti in memoria di Jorge. “Non posso e non voglio crederci, grazie di tutto” ha scritto un utente. Un altro ha commentato “Siamo completamente sotto shock. Se n’è andato, ma è stato un grande. Continua a diffondere il tuo messaggio dal cielo”. > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da Jorge Garcia-Dihinx (@jorgegarciadihinx) L'articolo Lastra di ghiaccio si stacca a oltre 2700 metri e provoca una valanga: morti dopo essere stati travolti l’influencer Jorge Garcia-Dihinx e la moglie proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Influencer depressi, in ansia e con pensieri suicidi molto più degli altri lavoratori”: il nuovo studio e il parere dell’esperto
Depressi, isolati e persino con pensieri suicidi. Un nuovo studio di Creators 4 Mental Health e Lupiani Insights & Strategies evidenzia come i creatori di contenuti abbiano problemi di salute mentale molto più della popolazione generale. La ricerca, pubblicata dalla Harvard T.H. Chan School of Public Health e basata su 542 creator nordamericani, rivela un quadro complicato ancor più da pressioni finanziarie, instabilità degli algoritmi e assenza di confini tra vita privata e lavoro. Il 52% del campione coinvolto segnala ansia, il 35% ammette di soffrire di depressione e il 62% soffre di burnout occasionalmente o spesso. Stando ai risultati dello studio, la professione del creatore di contenuti non dispone delle infrastrutture per la salute mentale presenti nei settori occupazionali tradizionali. Questo, malgrado sia il motore di un’economia da 200 miliardi di dollari. Ilfattoquotidiano.it ne ha parlato con il professor Federico Tonioni, psichiatra e psicoterapeuta presso il Policlinico Gemelli di Roma. Perché i creator risultano particolarmente vulnerabili rispetto ad altre categorie professionali? Un creator è inevitabilmente molto connesso, e le relazioni online pur essendo assolutamente reali, non sono “intere”. Le emozioni, cioè, sono rappresentate, e non presentate. Questa castrazione di contenuti autentici viene in qualche modo supplita con la tendenza a interpretare di più, e così facendo si apre la strada al pensiero paranoico. Aggiungiamoci una tendenza alla dissociazione che tutti noi abbiamo quando siamo davanti a uno screen digitale, e il risultato è la possibilità di insorgenza di sintomi psicopatologici in chi sta molto online. Ma c’è di più. Ovvero? Chi fa l’influencer o il creator ha dei motivi personali per fare questo lavoro che dà, oltre ai guadagni, una visibilità narcisistica molto potente. Credo però che parte della psicopatologia che colpisce questa categoria possa essere precedente e non conseguente al tipo di lavoro che fa. Quindi ci sarebbe già una predisposizione di base? Penso che i sintomi abbiano sempre a che fare con qualcosa che non ha funzionato nelle prime relazioni con l’ambiente quando si era bambini. Ad esempio, per chi ha un problema di ritiro sociale, questa professione può diventare un modo per rifarsi, una strada molto ambiziosa per “guarire” e raggiungere un equilibrio più gratificante. Tra le pressioni più grandi che diversi creator hanno riscontrato c’è la performance dei contenuti. La necessità di dover sempre performare – in qualsiasi ambito – è uno dei mali dei nostri tempi? Le performance sono conseguenti alle aspettative. Le prime con cui ci troviamo a fare i conti sono quelle genitoriali, perché ancor prima di nascere esistiamo nell’immaginazione dei genitori. Le aspettative sono tossiche, anche se inevitabili. Si può parlare di una forma di dipendenza dalla performance digitale? Sì, e dipende dall’autostima, che è percezione del valore di sé. Come si può aumentare questo valore? Sentendosi amati dopo aver deluso le aspettative. Se, per esempio, un ragazzo prende per la prima volta un brutto voto a scuola non va punito, va compreso con la massima tenerezza e amato proprio quel giorno. È lì che l’autostima cresce. Perché abbiamo così paura del fallimento? Anche il fallimento viene dalle aspettative. Se uno ce la mette tutta ha diritto di fallire e di non riuscire. Più autostima si ha, più ci si può permettere di fallire. Le piattaforme social dovrebbero avere dei protocolli di intervento o di segnalazione per creator in crisi psicologica? Servono attenzione e rigore nei confronti del bullismo. Tutti, soprattutto i più giovani, si muovono nella dicotomia popolarità-vergogna, laddove la vergogna corrisponde – in particolar modo per gli adolescenti – a un crollo a livello di identità la cui intensità è proporzionale alla visibilità. I giovani che vogliono fare i creator vanno istruiti sui rischi psicologici cui possono andare incontro? Il creator è un lavoro come gli altri, non è quello che dà dolore mentale. Può darsi che una persona cerchi una soluzione al proprio dolore in un lavoro piuttosto che in un altro, ma non vedo un pericolo specifico nel web. La distanza più sana dai giovani è la fiducia, non il controllo. L'articolo “Influencer depressi, in ansia e con pensieri suicidi molto più degli altri lavoratori”: il nuovo studio e il parere dell’esperto proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Il mio viaggio a Napoli”, la sfida tra influencer in tribunale: Piero Armenti vince la causa contro Giuseppe Russo per concorrenza sleale. Via alla rimozione dei contenuti
Dopo quasi tre anni di contenzioso, sembra calare definitivamente il sipario sulla guerra legale tra due dei volti più noti sui social, in particolare nel travel blogging. A finire davanti al giudice sono stati due influencer molto seguiti da giovani e giovanissimi. Da un lato Piero Armenti, fondatore del canale “Il mio viaggio a New York” che oggi conta oltre mezzo milione di follower su Instagram, grazie al quale ha riscontrato un enorme successo di pubblico. Dall’altro c’è invece Giuseppe Russo, imprenditore, figura di spicco del settore e protagonista de “Il mio viaggio a Napoli”, un format che, già dal nome, sembra richiamare quello del collega salernitano, pur concentrandosi principalmente sulla food experience del capoluogo campano. Ed è proprio sulla similarità dei contenuti che si è innescata la disputa giudiziaria tra i due content creator. La controversia, infatti, parte da Armenti: secondo l’influencer classe 1979, tutti i marchi che gravitano intorno alla formula “Il mio viaggio a” andrebbero considerati un suo marchio di fabbrica. Per questo, a suo avviso, andrebbero annullati i marchi registrati da Russo con le denominazioni “Il mio viaggio a Napoli” e “My trip to Naples”. Il giudice estensore, Leonardo Pica, del Tribunale di Napoli – sezione specializzata in materia d’impresa – si è pronunciato sulla questione, emanando una sentenza che traccia una linea di demarcazione netta nel definire marchi registrati, creatività online e imitazione dei format narrativi. Quanto al primo punto, secondo l’autorità giudiziaria l’espressione “Il mio viaggio a” avrebbe una natura descrittiva e per questo sarebbe priva della forza distintiva necessaria a garantirne l’esclusiva. Armenti sostiene che nel 2020, quando Russo registra il proprio marchio, lui fosse già titolare di domini web collegati alla stessa formula, e ciò dimostrerebbe un comportamento in malafede da parte dell’accusato. Ma anche in questo caso il tribunale nega l’esistenza di un illecito, perché Armenti non aveva alcun progetto su Napoli e non usava il dominio registrato in precedenza. Di conseguenza, i marchi registrati da Russo restano validi. Ben più netta è la posizione del giudice sul secondo e terzo punto: creatività online e imitazione dei format narrativi. Il Tribunale, infatti, riconosce che il progetto di Russo, pur autonomo nella formula, sarebbe stato costruito attraverso modalità comunicative troppo simili a quelle di Armenti. A partire dallo slogan “Amici del mio viaggio a Napoli”, che riprende direttamente l’espressione resa celebre dal suo collega salernitano con “Amici del mio viaggio a New York”. E non è solo una questione di linguaggio verbale. Il giudice avrebbe elencato una serie di elementi che, a suo giudizio, sembrerebbero richiamare in modo esplicito i lavori prodotti da Armenti: l’immagine di copertina, la scelta delle location, la struttura dei video e alcuni contenuti tematici. Un insieme di elementi che, riporta Fanpage, il Tribunale avrebbe interpretato come un “intento sistematico di agganciamento alla notorietà altrui”. Per effetto della sentenza, il creator napoletano dovrà ora rimuovere o modificare parte dei suoi contenuti presenti online. In particolare, l’ordinanza impone la cancellazione di “tutti i post/video sulla pagina Facebook de Il mio viaggio a Napoli (e in qualsivoglia altro social network riferibile alla sua attività) in cui il Russo recita la frase ‘amici del mio viaggio a Napoli’”, oltre ai contenuti girati a New York e quelli relativi alla promozione della vendita di prodotti americani. È inoltre prevista una penale di 100 euro per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione delle disposizioni, e una seconda multa di 500 euro per ogni eventuale violazione futura, trascorsi trenta giorni dalla pubblicazione della sentenza. L'articolo “Il mio viaggio a Napoli”, la sfida tra influencer in tribunale: Piero Armenti vince la causa contro Giuseppe Russo per concorrenza sleale. Via alla rimozione dei contenuti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Italia “selvaggia”, per la cultura un terzo di quanto spendiamo in device. Un italiano su tre preferisce le autocrazie
È un’Italia che guarda più al display che al futuro, più all’istinto che alla fiducia in un progetto comune. Nel mezzo di un mondo agitato, il Paese scivola in quella che il nuovo Rapporto Censis 2025 (leggi i dati su povertà, debito, lavoro e sanità) chiama “età selvaggia“, dove la cultura pesa sempre meno e l’idea stessa di democrazia vacilla. La spesa per la cultura – Mentre il turismo culturale straniero cresce, la spesa culturale delle famiglie italiane è crollata del 34,6% in vent’anni, fermandosi poco sopra i 12 miliardi. Una cifra che vale solo un terzo di quanto il Paese spende per smartphone, computer e servizi digitali, saliti a quasi 32 miliardi complessivi. A diminuire sono soprattutto giornali e libri. Aumentano invece i consumi legati alle esperienze culturali: cinema, musica, teatro, musei e mostre attirano più pubblico rispetto al passato, pur dentro un quadro di fragilità strutturale. L’età selvaggia – Per l’istituto di ricerca socio-economica italiano, un terzo degli italiani ritiene che le autocrazie interpretino meglio lo spirito dei tempi. Nel nuovo clima globale, pulsioni profonde, miti identitari, paure e fanatismi sembrano contare più che la ragione economica. L’età “del ferro e del fuoco” perché tutto si rimette in discussione. Il 62% ritiene che l’Unione europea non giochi un ruolo decisivo e il 53% la vede destinata alla marginalità. Il 74% non riconosce più il modello americano e il 55% pensa che il progresso appartenga ormai a Cina e India. E quasi quattro italiani su dieci credono che le dispute globali si risolvano con i conflitti armati. Partecipazione e politica – Altro segno dei tempi è partecipazione civica, che si assottiglia. I cortei coinvolgono oggi il 3,3% degli italiani, la metà rispetto a vent’anni fa, con rare eccezioni. La sfiducia verso la politica è profonda: per il 72% non si crede più a partiti, leader e Parlamento. Il 63% considera spento ogni sogno collettivo. Un clima di ripiegamento individuale in cui l’immaginario politico si svuota e prevale la sensazione di un orizzonte condiviso ormai irraggiungibile. Big Tech e influencer – Ma se il mondo digitale avanza, non manca una certa frustrazione per le sue regole. Otto italiani su dieci ritengono che i giganti del web debbano essere colpiti sul piano fiscale, segno di un risentimento crescente verso gli oligarchi digitali. Cambia intanto anche il mondo degli influencer: il 71,2% non ha mai seguito macro-creators. Cresce invece il peso dei micro-influencer, scelti dal 23,2% degli utenti per un rapporto più diretto. La figura del divo digitale appare sbiadita: per il 34,3% la loro influenza è in calo, mentre solo un quarto li considera ancora protagonisti del presente. A seguire meno queste figure sono in particolare i giovani, che pare abbiano iniziato a privilegiare qualità e autenticità. L'articolo Italia “selvaggia”, per la cultura un terzo di quanto spendiamo in device. Un italiano su tre preferisce le autocrazie proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“L’ex fidanzato ha confessato di averla strangolata e nascosta in una valigia”: l’influencer Stefanie Pieper trovata morta nel bosco
La vicenda di Stefanie Pieper si è conclusa tragicamente. A circa una settimana dalla sua sparizione, la beauty influencer è stata trovata morta. Come riportano i media stranieri, tra cui il quotidiano austriaco Kronen Zeitung ePeople, il corpo di Stefanie è stato rinvenuto in un bosco in Slovenia. Gli investigatori hanno affermato che il suo ex fidanzato ha ammesso di averla strangolata e ha condotto la polizia nel luogo in cui l’aveva nascosta, in una valigia. L’influencer era scomparsa il 23 novembre, dopo essere tornata a casa da una festa. I familiari avevano allertato le autorità quando la ragazza non si era presentata a un servizio fotografico programmato per il 24 novembre. In relazione alla scomparsa di Stefanie era stato arrestato l’ex fidanzato. “Si ritiene che l’uomo si sia recato in Slovenia diverse volte a bordo della sua auto. Non è stato possibile contattarlo dalla polizia inquirente”, avevano fatto sapere le autorità. “Lunedì sera, 24 novembre 2025, la polizia slovena ha riferito che un’auto ha preso fuoco nel parcheggio di un casinò vicino al confine. Si trattava dell’auto del trentunenne. L’uomo è stato trovato nelle immediate vicinanze del veicolo in fiamme e arrestato dalla polizia slovena. È stata richiesta l’estradizione in Austria”. Poco prima di sparire, Pieper stando a quanto emerso avrebbe inviato un messaggio a un’amica su WhatsApp affermando di essere arrivata a casa sana e salva. In un secondo momento ne avrebbe scritto un altro confidando il timore che ci fosse qualcuno sulle scale. I vicini di casa avrebbero inoltre sentito una discussione nell’appartamento e avrebbero visto il suo ex fidanzato. Poche ore dopo, la Polizia di Stato della Stiria aveva diffuso un aggiornamento in cui si comunicava che anche due familiari dell’ex fidanzato di Pieper erano stati arrestati a Graz e si trovavano in custodia cautelare, visto il rischio di inquinamento delle prove. Malgrado il ritrovamento del corpo di Stefanie, restano ancora diversi punti da chiarire in tale vicenda, ed è per questo che le indagini continuano grazie alla stretta collaborazione tra le autorità slovene e austriache che dovranno fare luce anche sul movente dell’efferato crimine. L'articolo “L’ex fidanzato ha confessato di averla strangolata e nascosta in una valigia”: l’influencer Stefanie Pieper trovata morta nel bosco proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“C’è un intruso sulle scale”: influencer scrive un ultimo messaggio all’amica e scompare nel nulla. Arrestato l’ex fidanzato e due parenti
È giallo sulla scomparsa di Stefanie Pieper, beauty influencer di 32 anni che ha fatto perdere le proprie tracce dopo aver disertato l’appuntamento per un servizio fotografico lo scorso lunedì in Austria. Il fotografo con cui avrebbe dovuto lavorare ha deciso di farle visita nella sua abitazione, a Graz, per sincerarsi che andasse tutto bene, ma è stato accolto dall’ex fidanzato della ragazza, il 31enne sloveno Peter. Preoccupato per la sua incolumità, il fotografo ha chiamato la polizia, che recatasi sul posto ha trovato il telefono di Stefanie in un cespuglio, scrive il DailyMail. Indagando sulla sua scomparsa, in seguito a una segnalazione da parte dei vicini che domenica avevano sentito “forti rumori” provenire dall’appartamento della giovane, la polizia ha letto gli ultimi agghiaccianti messaggi inviati a un’amica: “C’è un intruso sulle scale”, ha scritto la 32enne, facendo riferimento a una “figura oscura”. Stefanie è stata vista per l’ultima volta alle 7 del mattino del 23 novembre, quando stava tornando da una festa in discoteca. Arrivata a casa è uscita per portare a spasso il cane, e mentre rientrava ha mandato all’amica i messaggi di cui sopra. Poi, il silenzio. Nel frattempo il suo ex fidanzato è stato arrestato in Slovenia, mentre cercava di attraversare il confine. La sua auto è stata trovata bruciata vicino al Casinò Mond a Šentilj, città a sud del confine tra Slovenia e Austria. Secondo quanto riferito, Peter non è riuscito a spiegare perché la propria auto stesse andando in fiamme quando è stato arrestato dalla polizia slovena. Attualmente in custodia, l’uomo dovrebbe comparire in tribunale per un’udienza di estradizione mercoledì. La polizia ha dichiarato che altre due persone sono sotto inchiesta, e sarebbero parenti di Peter. Quanto a Stefanie, le ricerche proseguono, con cani antidroga inviati a casa della nonna di Peter per scavare nel giardino. E mentre la madre dell’influencer lancia appelli nella speranza che qualsiasi informazione possa rivelarsi utile a trovare la figlia, la polizia si sta preparando al peggio e non esclude che possa essere stato commesso un crimine violento. L'articolo “C’è un intruso sulle scale”: influencer scrive un ultimo messaggio all’amica e scompare nel nulla. Arrestato l’ex fidanzato e due parenti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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