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Crisi energetica, cosa rischiamo dopo i danni agli impianti in Qatar. L’Italia nel 2025 ha importato da Doha il 42% del gas naturale liquefatto
Quella che l’Agenzia internazionale dell’energia ha definito “la minaccia alla sicurezza energetica più grave della storia” rischia di ripercuotersi pesantemente sull’Italia. Non parliamo dei rincari dei carburanti scatenati dall’esplosione dei prezzi del petrolio dopo gli attacchi all’Iran, ma dei costi che il Paese dovrà sostenere per procurarsi il gas che resta ancora oggi la principale fonte energetica del Paese, coprendo circa il 35% del consumo interno lordo di energia. Gli attacchi dei giorni scorsi a giacimenti e infrastrutture del Golfo mettono a dura prova la sicurezza della Penisola, che l’anno scorso ha importato il 42% del suo fabbisogno di gas naturale liquefatto dal Qatar. I danni agli impianti di produzione ridurranno del 17% in cinque anni la capacità di export. QatarEnergy aveva già notificato a Edison, il maggior importatore italiano, che per cause di forza maggiore non avrebbe potuto adempiere agli obblighi contrattuali relativi alle consegne previste da inizio aprile. E ora potrebbe dover fare lo stesso anche sul lungo termine. Un passo indietro. Fino al 2021 il sistema italiano era dipendente dal gas russo trasportato via gasdotto. Dopo l’invasione dell’Ucraina, il quadro è cambiato. Tra il 2023 e i primi mesi del 2026 la quota del Gnl sul mix energetico nazionale è più che raddoppiata, ricorda l’agenzia specializzata Ageei, passando da circa il 25% a oltre il 33%. Una trasformazione necessaria per sostituire le forniture di Mosca, ma che ha aumentato i costi e l’esposizione alla volatilità dei mercati internazionali. Oggi l’Italia si rifornisce attraverso due canali distinti: i gasdotti e le rotte marittime attraverso cui arriva il gas naturale liquefatto via nave. I primi restano la componente principale, pari al 65-70% delle importazioni. L’Algeria da sola copre circa un terzo del fabbisogno nazionale attraverso il Transmed, seguita dall’Azerbaigian con il Tap. Poi vengono Norvegia e Libia. L’altro 30-35% arriva invece sotto forma di Gnl: una quota cresciuta rapidamente dopo il 2022 per sostituire il gas russo. In questo segmento il Qatar è il primo fornitore con oltre il 40% del totale, seguito dagli Stati Uniti (oltre il 35%) e dall’Algeria. Nel quadro europeo l’Italia è oggi il principale importatore europeo di Gnl qatariota, con circa 5 milioni di tonnellate nel 2025, davanti a Spagna, Belgio, Polonia e Regno Unito. Ma il rapporto con Doha è molto asimmetrico. Il Qatar destina la gran parte delle sue esportazioni all’Asia, con Cina, India e Corea del Sud che assorbono volumi molto superiori a quelli europei. L’Italia si colloca in una fascia intermedia e ha quindi un potere contrattuale limitato in un mercato globale in cui la domanda cresce più rapidamente dell’offerta. Ora, gli effetti della guerra in Medio Oriente rendono palese come la dipendenza da Doha sia diventata una nuova vulnerabilità strutturale. Compensare rapidamente e a basso costo quelle forniture appare proibitivo. Gli Stati Uniti, nostro secondo fornitore di Gnl, da cui arriva già oltre un terzo dell’import, difficilmente possono garantire aumenti in tempi brevi. Le importazioni dall’Algeria, che garantisce il 35% del fabbisogno, restano vincolate alla capacità del gasdotto Transmed e lo stesso vale per il Tap che porta in Europa il gas dall’Azerbaigian. Il mercato spot globale è per definizione competitivo. Oltre che dominato dalla domanda asiatica. In caso di carenza, i carichi disponibili vengono dirottati verso chi è disposto a pagare di più. Se l’interruzione delle forniture dal Qatar durerà a lungo, potrebbero rendersi necessarie nuove misure di contenimento dei consumi come quelle consigliate dall’Agenzia dell’energia e un aumento del ricorso a fonti più inquinanti o all’import di elettricità dall’estero. Gli stoccaggi, attualmente intorno al 47% della capacità, garantirebbero solo un margine temporaneo, sufficiente per alcune settimane. A proposto: con l’arrivo della primavera solitamente i Paesi europei iniziano ad approvvigionarsi in vista della successiva stagione fredda, con l’obiettivo di avere scorte piene al 90% a inizio inverno. Nei giorni scorsi però la Commissione Ue, a fronte della crisi causata dall’escalation nel Golfo, ha chiesto agli Stati membri di ridurre il target dall’80%. E prendere provvedimenti per contenere la domanda di famiglie e imprese. L'articolo Crisi energetica, cosa rischiamo dopo i danni agli impianti in Qatar. L’Italia nel 2025 ha importato da Doha il 42% del gas naturale liquefatto proviene da Il Fatto Quotidiano.
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QatarEnergy: “Possibile stop delle forniture di Gnl all’Italia per i danni agli impianti”. È il nostro secondo fornitore
A causa dei danni subiti dagli impianti, colpiti dai missili iraniani, l’azienda petrolifera statale del Qatar sta pensando di dichiarare l’esonero dalla responsabilità contrattuale nei confronti di Italia, Belgio, Corea del Sud e Cina per le forniture di gas naturale liquefatto. L’annuncio è stato dato dal Ceo di QatarEnergy, Saad al-Kaabi, in un’intervista esclusiva a Reuters e rischia di inguaiare il nostro Paese. Il Qatar è infatti il secondo maggior fornitore di Gnl dell’Italia, secondo solo agli Stati Uniti. Il Gnl rappresenta poco più del 30% dell’import complessivo di gas. I problemi legati allo stop potrebbero manifestarsi già nel breve periodo: le forniture di marzo erano già a bordo delle navi gasiere quando è scoppiata la guerra in Iran, ma tra la riduzione della produzione per i danni agli impianti e il blocco dello Stretto di Hormuz già su aprile non c’è alcuna garanzia. E il problema rischia di essere di lungo periodo: l’annuncio di al-Kaabi riguarda infatti la dichiarazione di forza maggiore – cioè l’impossibilità di onorare i contratti – “per qualsiasi durata”. Gli attacchi iraniani hanno messo fuori uso il 17% della capacità di esportazione di gnl del Qatar, causando una perdita di entrate annuali stimata in 20 miliardi di dollari e minacciando le forniture a Europa e Asia, ha detto Kaabi. Due dei 14 treni di liquefazione del gnl del Qatar e uno dei suoi due impianti di conversione del gas in liquidi sono stati danneggiati dagli attacchi senza precedenti, ha spiegato ancora il Ceo di QatarEnergy. Le riparazioni, ha aggiunto, metteranno fuori uso 12,8 milioni di tonnellate di gas liquefatto all’anno per un periodo compreso tra tre e cinque anni: “Non avrei mai immaginato, nemmeno nei miei sogni più sfrenati, che il Qatar e l’intera regione – ha aggiunto al-Kaabi – potessero subire un attacco del genere, soprattutto da parte di un Paese musulmano fratello, nel mese di Ramadan, attaccandoci in questo modo”. L'articolo QatarEnergy: “Possibile stop delle forniture di Gnl all’Italia per i danni agli impianti”. È il nostro secondo fornitore proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Guerra in Iran, la MotoGp rinvia il Gran Premio del Qatar: cambia il finale di stagione
Anche la MotoGp deve fare i conti con la guerra scatenata da Usa e Israele in Iran, che si è ben presto estesa al Medio Oriente e non accenna a trovare una soluzione diplomatica. Se la Formula 1 ha scelto di cancellare dal suo calendario i gran premi di Bahrein e Arabia Saudita, la MotoGp ha invece deciso di rinviare il suo appuntamento previsto ad aprile in Qatar, spostando il gp sul circuito di Lusail al prossimo 8 novembre. Nel Golfo, dove è saltata anche la Finalissima Argentina-Spagna prevista a Doha, al momento è impossibile organizzare eventi sportivi. “La decisione è stata presa in coordinamento con la Federazione Internazionale Motociclistica (FIM), il promoter e le autorità locali in Qatar, con l’obiettivo primario di garantire sicurezza, benessere e il livello più alto a tutti i partecipanti e al pubblico”, si legge nell’annuncio ufficiale della MotoGp. Che non può permettersi di rinunciare ai dollari del Qatar e quindi ha optato per una rivoluzione del suo calendario. Dopo il Texas a fine marzo, passerà un mese prima di rivedere una gara, domenica 26 aprile a Jerez. Mentre in autunno ci saranno tre appuntamenti consecutivi: Phillip Island (Australia), Sepang (Malesia) e Qatar. Poi il gran finale, praticamente in inverno: il Gp del Portogallo si svolgerà a Portimao il 22 novembre e il gran finale di Valencia si correrà il 29 novembre. Mai nella storia della MotoGp il campionato era terminato così a ridosso della fine dell’anno. Il rischio maltempo è dietro l’angolo. Ma non c’erano molte alternative: gli unici altri “buchi” nel calendario erano in estate, quando però correre a Lusail sarebbe proibitivo per le temperature. La F1 si è potuta permettere di cancellare due gran premi perché ne ha altri 22 in programma. La MotoGp, sotto Liberty Media, sta seguendo la stessa espansione incontrollata. Ma è ancora molto più eurocentrica. E non ha le stesse risorse economiche. Intanto però, sia MotoGp sia F1 scommettono su una fine della guerra entro l’autunno: il calendario delle quattro ruote prevede una gara sempre in Qatar e una ad Abu Dhabi tra fine novembre e inizio dicembre. Non è detto che accada, purtroppo. L'articolo Guerra in Iran, la MotoGp rinvia il Gran Premio del Qatar: cambia il finale di stagione proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Guerra in Iran, annullata la Finalissima tra Spagna e Argentina prevista a Doha. La Uefa: “Rifiutate tutte le proposte”
La Finalissima tra Spagna e Argentina, prevista per il 31 marzo a Doha, in Qatar, non si giocherà. La gara è stata ufficialmente annullata. Dopo numerose discussioni tra la UEFA e le autorità organizzatrici in Qatar, la Uefa ha annunciato che, vista l’attuale situazione politica in Qatar – coinvolto nel conflitto tra Iran, Usa e Israele – la Finalissima tra la Spagna (vincitrice ell’Europeo 2024) e l’Argentina, campione della Copa América 2024, non si giocherà. “È motivo di grande delusione per la UEFA e per gli organizzatori che le circostanze e le tempistiche abbiano negato alle squadre la possibilità di competere per questo prestigioso trofeo in Qatar, un Paese che ha dimostrato più volte la propria capacità di ospitare eventi internazionali di livello mondiale in strutture all’avanguardia. La UEFA desidera esprimere la propria profonda gratitudine al comitato organizzatore e alle autorità competenti del Qatar per il lavoro svolto nel tentativo di ospitare la partita, nonché la propria fiducia che la pace tornerà presto nella regione”, si legge in una nota. La Finalissima è una partita introdotta in collaborazione tra UEFA e CONMEBOL in cui si sfidano appunto i vincitori dell’ultima Copa America e quelli dell’ultimo Europeo. L’Argentina, attuale campione del mondo, ha vinto la prima edizione nel 2022 contro l’Italia, battuta 3-0 allo stadio Wembley di Londra. “Con forte determinazione a salvare questo importante incontro, e nonostante le comprensibili difficoltà nel trasferire una partita di tale importanza con pochissimo preavviso, la UEFA ha esplorato altre alternative possibili, ma ognuna di esse è stata infine ritenuta inaccettabile dalla Federazione calcistica argentina“, ha sottolineato nel suo comunicato l’organismo presieduto da Aleksander Ceferin. La prima opzione – come spiegato dalla UEFA – era quella di programmare la partita al Santiago Bernabéu di Madrid nella data prevista, con lo stadio diviso a metà tra Spagna e Argentina, ma l’Argentina ha rifiutato. La seconda era disputare la Finalissima con sfide di andata e ritorno: una al Santiago Bernabéu il 27 marzo e l’altra a Buenos Aires durante una finestra internazionale prima di EURO e Copa América 2028, con lo stadio diviso a metà anche in questo caso. Anche questa proposta è stata rifiutata. “Infine, la UEFA ha cercato di ottenere un impegno da parte dell’Argentina affinché, qualora si fosse trovato un campo neutro in Europa, la partita potesse svolgersi il 27 marzo, come inizialmente previsto e annunciato il 18 dicembre 2025, oppure nella data alternativa del 30 marzo. Anche questa proposta è stata rifiutata“, ha spiegato la UEFA a proposito dei tentativi di riorganizzare il match. “L’Argentina ha fatto una controproposta di disputare la partita dopo la Coppa del Mondo, ma poiché la Spagna non ha date disponibili, anche questa opzione è stata esclusa. Infine, e contrariamente al piano originariamente concordato secondo cui la partita si sarebbe svolta il 27 marzo, l’Argentina ha dichiarato la propria disponibilità a giocare esclusivamente il 31 marzo, una data che si è rivelata impraticabile. Di conseguenza, e con rammarico della UEFA, questa edizione della Finalissima è stata cancellata“, ha concluso ancora la UEFA. L'articolo Guerra in Iran, annullata la Finalissima tra Spagna e Argentina prevista a Doha. La Uefa: “Rifiutate tutte le proposte” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Mancini non può tornare in Qatar: la Sampdoria sogna. L’intrigo dietro l’ultimo post dell’Al-Sadd
Per capire la situazione di Roberto Mancini con l’Al-Sadd, bisogna tornare a qualche giorno fa. Al 2 marzo, per l’esattezza, quando l’allenatore e molti altri personaggi dello sport sono rimasti bloccati negli Emirati per motivi, purtroppo, ben più gravi di un evento sportivo: il riferimento è ovviamente alla guerra in corso in Medioriente. Il punto, ora, è diventato quasi diametralmente opposto: Mancini non riusciva a rientrare in Italia, ora invece non può tornare in Qatar. E con l’Al-Sadd, adesso, il futuro è tutto da capire. IL MESSAGGIO SUI SOCIAL Sia chiaro: non c’è esonero, non ci sono dimissioni. C’è una sorta di congelamento del contratto, in attesa di conoscere meglio l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente. Ma attraverso un post sui social del club, condiviso in collaborazione con il profilo dell’allenatore stesso, è stato reso noto come, al momento, Mancini non potrà guidare gli allenamenti della squadra e le eventuali partite, ammesso che il campionato non verrà definitivamente interrotto. Questo proprio perché tutti i voli sono stati bloccati. La squadra (in campo venerdì sera, alle 19 italiane, contro l’Umm-Salal) è stata affidata ad interim a Sergio Alegre, allenatore che già in passato e in più riprese si era messo a disposizione dell’Al-Sadd, durante i momenti di interregno tra un tecnico e un altro. Solo che non è nemmeno escluso che, alla fine, possa restare per molto più tempo. FUTURO DA CAPIRE: LA SAMP SOGNA Perché il futuro di Mancini è decisamente incerto. Da un lato, c’è la prospettiva di tornare all’Al-Sadd, dove il contratto resta ancora in essere. Dall’altro, l’apertura a eventuali nuove soluzioni. Ma quali? Di recente, è stato (di nuovo) fatto il suo nome per guidare la Sampdoria in uno dei momenti più difficili della sua storia. Dopo l’esonero di Foti e Gregucci, la squadra è stata affidata temporaneamente ad Attilio Lombardo, ma non si esclude un nuovo avvicendamento in panchina. Mancini, il cui figlio è direttore sportivo del club, resta un nome affascinante. Ma evidentemente molto difficile da convincere, per ragioni economiche in primis, così come per prospettive a medio-lungo termine. È vero che, rientrato in Italia, l’allenatore si sia subito visto a Bogliasco, ma questo non vuol dire che toccherà a lui aiutare i blucerchiati a raggiungere la salvezza. La Samp, però, ci pensa. O meglio, ci spera. Mancini, naturalmente, non si sbilancia: già un anno fa aveva declinato la proposta. Con garbo, ma anche con fermezza. In un anno, però, le cose cambiano. Basti vedere la Nazionale che a fine marzo è chiamata all’appuntamento mondiale da non fallire assolutamente. Nel caso in cui gli azzurri non dovessero superare i playoff, allora il futuro di Gattuso verrebbe messo in discussione (per non dire che il Ct sarebbe accompagnato alla porta). E uno come Mancini, che a più riprese si era dichiarato pentito di aver lasciato la panchina azzurra, potrebbe tornare a essere una candidatura forte. Certo, al momento si è solo nel campo delle ipotesi. Di quelle che proprio non si sa se si potranno realizzare. Ma di quelle che, nemmeno, si possono serenamente scartare. L'articolo Mancini non può tornare in Qatar: la Sampdoria sogna. L’intrigo dietro l’ultimo post dell’Al-Sadd proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Allarme missili dall’Iran sui cellulari, si interrompe la trasmissione sulla Champions League: è successo in Qatar
Un allarme mentre si parlava di Champions League, dei match giocati martedì 10 marzo. È quanto successo in Qatar, durante una trasmissione sulla notte europea in diretta su Bein Sports. A interrompere la discussione tra conduttore e ospiti presenti in studio è stato l’allarme apparso sui cellulari dei giornalisti al tavolo, presenti negli studi televisivi. Un allarme che avvisava dell’imminente arrivo di missili dall’Iran. Ormai da giorni infatti il Qatar deve fare i conti e intercettare dei missili provenienti dall’Iran per la guerra in corso in Medioriente dal 28 febbraio. Nel video andato virale sui social, si nota il conduttore interrompere il discorso e spiegare quanto sta accadendo agli spettatori senza però perdere mai la calma come hanno fatto anche gli altri quattro presenti in studio. Il tutto mentre si parlava della sfida in corso tra Atalanta e Bayern Monaco, vinta 1-6 dai bavaresi. Il ministero della Difesa in Qatar subito dopo ha dichiarato di avere intercettato un altro missile diretto verso il Paese, dopo l’ondata di attacchi iraniani di lunedì con 17 missili balistici e sei droni. La trasmissione è stata successivamente interrotta per un po’ ed è ripartita quando il pericolo è stato ritenuto almeno parzialmente superato. L'articolo Allarme missili dall’Iran sui cellulari, si interrompe la trasmissione sulla Champions League: è successo in Qatar proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Mentre per l’Italia “nulla lasciava presagire” l’attacco in Iran, l’Austria allertava 2 giorni prima i suoi cittadini in Qatar: “Tenete scorte d’emergenza”
Mentre molti cittadini italiani si sono ritrovati bloccati nei Paesi del Golfo, sorpresi dall’attacco congiunto di Usa e Israele contro l’Iran e con tante difficoltà per avere assistenza dalle sedi diplomatiche, l’Austria già due giorni prima scriveva ai suoi connazionali presenti in Qatar per informarli dei rischi e invitandoli anche a tenere in casa scorte di emergenza. Lo racconta a ilfattoquotidiano.it Ambra Buccarelli, una lavoratrice italiana residente a Dubai da più di un anno, che grazie a un passaparola tra colleghi sapeva già, giorni prima dell’inizio dell’escalation, che la situazione nella zona sarebbe potuta precipitare. Ambra lavora per un’azienda austriaca, fornitrice di sistemi informatici e di comunicazione, la Frequentis, che opera anche nell’area mediorientale con due sedi in Qatar ed Emirati Arabi Uniti, rispettivamente a Doha e Dubai. Anche lei è rimasta bloccata nella città emiratina, come tanti altri connazionali nell’area, riuscendo a rientrare in Italia solamente giovedì 5 marzo. Ma sapeva giorni prima dell’attacco che la situazione era a rischio. A tutti i suoi colleghi della sede del Qatar, infatti, il 26 febbraio, cioè due giorni prima dell’inizio effettivo del conflitto, era arrivata una mail dall’ambasciata austriaca a Doha. “Un mio collega a Dubai, che aveva lavorato per un periodo nella sede qatariota della Frequentis, riceveva ancora le mail dell’ex sede e aveva inoltrato la comunicazione ricevuta sul gruppo WhatsApp dei colleghi”, racconta Ambra. Nella mail l’ambasciata consigliava di “avere scorte di emergenza come acqua, cibo, farmaci e carburante“, probabilmente prevedendo di lì a poco un rapido peggioramento degli eventi nell’area mediorientale. Tutto questo avveniva proprio mentre negli Emirati Arabi arrivava il ministro della Difesa Guido Crosetto, rimasto bloccato anche lui dalla chiusura dello spazio aereo a seguito dei raid dell’Iran su Dubai e gli altri Paesi del Golfo Persico. “Le informazioni disponibili non lasciavano presagire una tale accelerazione” nell’area, dirà Crosetto poi rientrato in Italia con un volo di Stato il primo marzo, lasciando la famiglia a Dubai. Ma mentre il governo italiano non immaginava un attacco imminente (siamo stati informati dagli Usa “a operazione iniziata“, spiegherà il ministro degli Esteri, Antonio Tajani), altri Stati come l’Austria informavano i cittadini dell’area sui potenziali rischi. Ambra Buccarelli racconta anche che il supporto delle autorità italiane dopo l’inizio dei raid è stato insufficiente, come già denunciato da diverse testimonianze raccolte in questi giorni. “Non avevamo ricevuto risposta da nessuno dei numeri che avevamo contattato, poi ho visto l’intervista del ministro Tajani”. Il suo riferimento è alle dichiarazioni postate sui profili ufficiali del ministro, in cui Tajani sottolineava che tutti i connazionali bloccati nell’area sarebbero stati subito contattati. Ambra aveva commentato il post, scrivendo: “Sono residente a Dubai e non solo nessuno dell’ambasciata si è messo in contatto con me, ma neppure io riesco a mettermi in contatto con loro”, aggiungendo di non avere “ricevuto notizie e nemmeno istruzioni”. Al commento della lavoratrice bloccata a Dubai, aveva risposto il profilo ufficiale della Farnesina, sottolineando di aver “rafforzato le linee disponibili” inoltrando alcuni numeri telefonici da contattare. “Ho provato a telefonare a tutti i numeri, ma solo uno ha risposto. Era il numero della Farnesina in Italia, che, in risposta alla mia richiesta di istruzioni per gestire la situazione nella città emiratina, mi ha risposto che io conoscevo Dubai meglio di loro“, spiega. Alla fine Ambra è riuscita a tornare in Italia, seppur non grazie all’ambasciata italiana. La società austriaca è intervenuta in prima persona, con la collaborazione dell’ambasciata, per riportare a casa tutti i dipendenti che desideravano rientrare nei rispettivi paesi d’origine, con tutte le spese di trasporto a carico dell’azienda. L'articolo Mentre per l’Italia “nulla lasciava presagire” l’attacco in Iran, l’Austria allertava 2 giorni prima i suoi cittadini in Qatar: “Tenete scorte d’emergenza” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Olimpiadi Milano-Cortina, l’aereo con il contingente del Qatar ha urtato una torre durante l’atterraggio a Malpensa
L’atterraggio all’aeroporto di Malpensa degli uomini e dei mezzi dello Stato del Qatar, per assistere le forze dell’ordine italiane durante le Olimpiadi di Milano Cortina, non è filato liscio. Un piccolo incidente si è verificato il 26 gennaio, secondo Milano Today, quando allo scalo internazionale sono arrivati “più di 100 operatori, oltre 20 mezzi tra cui i Nissan Patrol e i Thunder della Stark Motor, e tre motoslitte”. È il contingente spedito in Italia (diviso tra Cortina e Milano) dalle agenzie di sicurezza del Qatar. Ad accoglierlo a Malpensa c’erano l’ambasciatore del Qatar in Italia Sultan Saad Sultan Khalaf Al-Muraikhi, il console generale del Qatar a Milano Abdulla Al Zeyara, il prefetto Claudio Sgaraglia, il questore Bruno Megale, il comandante provinciale dei carabinieri di Milano Rodolfo Santovito. Secondo la testata, tuttavia, il velivolo Globemaster III dell’Aeronautica militare del Qatar avrebbe avuto “un atterraggio tutt’altro che morbido. L’aereo ha urtato uno dei piloni delle torri faro che si è spostato e poi messo in sicurezza grazie a una grossa gru – ha scritto Milano Today – Il velivolo stesso è rimasto danneggiato: gli alettoni in coda, che servono a controllare un asse di manovra, hanno riportato danni”. Il sito rimanda alla pagina Instagram “aeroportilombardi”, dove un clip video mostra i danni e la torre inclinata. Nei giorni scorsi erano giunti a Malpensa militari e poliziotti. Già domenica per le vie di Milano hanno sfilato i blindati di Doha, in attesa dell’inizio dei Giochi previsto per il 6 febbraio. L'articolo Olimpiadi Milano-Cortina, l’aereo con il contingente del Qatar ha urtato una torre durante l’atterraggio a Malpensa proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Auto “mimetiche”, motoslitte e oltre 100 operatori: le immagini della polizia del Qatar che sfila a Milano per le Olimpiadi
La Lekhwiya, le forze di sicurezza d’élite, e la polizia del Qatar hanno mandato in Italia, per partecipare alla sicurezza dei Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026, più di 100 operatori (tra cui una ventina di donne), oltre 20 mezzi speciali (dai Nissan Patrol ai mastodontici Thunder della Stark Motor) e tre motoslitte. Come si vede dalle immagini diffuse dall’account ufficiale delle forze di sicurezza qatariote, gli agenti sono arrivati a Milano Malpensa, dove sono atterrati anche 9 fuoristrada specializzati che si sono divisi in due convogli e hanno attraversato la città attirando l’attenzione dei curiosi. I mezzi e gli operatori sono venuti in Italia nell’ambito dell’accordo di cooperazione tra le forze di polizia dei due Paesi che il ministro Matteo Piantedosi aveva firmato a settembre durante la sua visita a Doha. L'articolo Auto “mimetiche”, motoslitte e oltre 100 operatori: le immagini della polizia del Qatar che sfila a Milano per le Olimpiadi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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