Quella che l’Agenzia internazionale dell’energia ha definito “la minaccia alla
sicurezza energetica più grave della storia” rischia di ripercuotersi
pesantemente sull’Italia. Non parliamo dei rincari dei carburanti scatenati
dall’esplosione dei prezzi del petrolio dopo gli attacchi all’Iran, ma dei costi
che il Paese dovrà sostenere per procurarsi il gas che resta ancora oggi la
principale fonte energetica del Paese, coprendo circa il 35% del consumo interno
lordo di energia. Gli attacchi dei giorni scorsi a giacimenti e infrastrutture
del Golfo mettono a dura prova la sicurezza della Penisola, che l’anno scorso ha
importato il 42% del suo fabbisogno di gas naturale liquefatto dal Qatar. I
danni agli impianti di produzione ridurranno del 17% in cinque anni la capacità
di export. QatarEnergy aveva già notificato a Edison, il maggior importatore
italiano, che per cause di forza maggiore non avrebbe potuto adempiere agli
obblighi contrattuali relativi alle consegne previste da inizio aprile. E ora
potrebbe dover fare lo stesso anche sul lungo termine.
Un passo indietro. Fino al 2021 il sistema italiano era dipendente dal gas russo
trasportato via gasdotto. Dopo l’invasione dell’Ucraina, il quadro è cambiato.
Tra il 2023 e i primi mesi del 2026 la quota del Gnl sul mix energetico
nazionale è più che raddoppiata, ricorda l’agenzia specializzata Ageei, passando
da circa il 25% a oltre il 33%. Una trasformazione necessaria per sostituire le
forniture di Mosca, ma che ha aumentato i costi e l’esposizione alla volatilità
dei mercati internazionali.
Oggi l’Italia si rifornisce attraverso due canali distinti: i gasdotti e le
rotte marittime attraverso cui arriva il gas naturale liquefatto via nave. I
primi restano la componente principale, pari al 65-70% delle importazioni.
L’Algeria da sola copre circa un terzo del fabbisogno nazionale attraverso il
Transmed, seguita dall’Azerbaigian con il Tap. Poi vengono Norvegia e Libia.
L’altro 30-35% arriva invece sotto forma di Gnl: una quota cresciuta rapidamente
dopo il 2022 per sostituire il gas russo. In questo segmento il Qatar è il primo
fornitore con oltre il 40% del totale, seguito dagli Stati Uniti (oltre il 35%)
e dall’Algeria.
Nel quadro europeo l’Italia è oggi il principale importatore europeo di Gnl
qatariota, con circa 5 milioni di tonnellate nel 2025, davanti a Spagna, Belgio,
Polonia e Regno Unito. Ma il rapporto con Doha è molto asimmetrico. Il Qatar
destina la gran parte delle sue esportazioni all’Asia, con Cina, India e Corea
del Sud che assorbono volumi molto superiori a quelli europei. L’Italia si
colloca in una fascia intermedia e ha quindi un potere contrattuale limitato in
un mercato globale in cui la domanda cresce più rapidamente dell’offerta.
Ora, gli effetti della guerra in Medio Oriente rendono palese come la dipendenza
da Doha sia diventata una nuova vulnerabilità strutturale. Compensare
rapidamente e a basso costo quelle forniture appare proibitivo. Gli Stati Uniti,
nostro secondo fornitore di Gnl, da cui arriva già oltre un terzo dell’import,
difficilmente possono garantire aumenti in tempi brevi. Le importazioni
dall’Algeria, che garantisce il 35% del fabbisogno, restano vincolate alla
capacità del gasdotto Transmed e lo stesso vale per il Tap che porta in Europa
il gas dall’Azerbaigian. Il mercato spot globale è per definizione competitivo.
Oltre che dominato dalla domanda asiatica. In caso di carenza, i carichi
disponibili vengono dirottati verso chi è disposto a pagare di più.
Se l’interruzione delle forniture dal Qatar durerà a lungo, potrebbero rendersi
necessarie nuove misure di contenimento dei consumi come quelle consigliate
dall’Agenzia dell’energia e un aumento del ricorso a fonti più inquinanti o
all’import di elettricità dall’estero. Gli stoccaggi, attualmente intorno al 47%
della capacità, garantirebbero solo un margine temporaneo, sufficiente per
alcune settimane. A proposto: con l’arrivo della primavera solitamente i Paesi
europei iniziano ad approvvigionarsi in vista della successiva stagione fredda,
con l’obiettivo di avere scorte piene al 90% a inizio inverno. Nei giorni scorsi
però la Commissione Ue, a fronte della crisi causata dall’escalation nel Golfo,
ha chiesto agli Stati membri di ridurre il target dall’80%. E prendere
provvedimenti per contenere la domanda di famiglie e imprese.
L'articolo Crisi energetica, cosa rischiamo dopo i danni agli impianti in Qatar.
L’Italia nel 2025 ha importato da Doha il 42% del gas naturale liquefatto
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Qatar
A causa dei danni subiti dagli impianti, colpiti dai missili iraniani, l’azienda
petrolifera statale del Qatar sta pensando di dichiarare l’esonero dalla
responsabilità contrattuale nei confronti di Italia, Belgio, Corea del Sud e
Cina per le forniture di gas naturale liquefatto. L’annuncio è stato dato dal
Ceo di QatarEnergy, Saad al-Kaabi, in un’intervista esclusiva a Reuters e
rischia di inguaiare il nostro Paese. Il Qatar è infatti il secondo maggior
fornitore di Gnl dell’Italia, secondo solo agli Stati Uniti.
Il Gnl rappresenta poco più del 30% dell’import complessivo di gas. I problemi
legati allo stop potrebbero manifestarsi già nel breve periodo: le forniture di
marzo erano già a bordo delle navi gasiere quando è scoppiata la guerra in Iran,
ma tra la riduzione della produzione per i danni agli impianti e il blocco dello
Stretto di Hormuz già su aprile non c’è alcuna garanzia.
E il problema rischia di essere di lungo periodo: l’annuncio di al-Kaabi
riguarda infatti la dichiarazione di forza maggiore – cioè l’impossibilità di
onorare i contratti – “per qualsiasi durata”. Gli attacchi iraniani hanno messo
fuori uso il 17% della capacità di esportazione di gnl del Qatar, causando una
perdita di entrate annuali stimata in 20 miliardi di dollari e minacciando le
forniture a Europa e Asia, ha detto Kaabi.
Due dei 14 treni di liquefazione del gnl del Qatar e uno dei suoi due impianti
di conversione del gas in liquidi sono stati danneggiati dagli attacchi senza
precedenti, ha spiegato ancora il Ceo di QatarEnergy. Le riparazioni, ha
aggiunto, metteranno fuori uso 12,8 milioni di tonnellate di gas liquefatto
all’anno per un periodo compreso tra tre e cinque anni: “Non avrei mai
immaginato, nemmeno nei miei sogni più sfrenati, che il Qatar e l’intera regione
– ha aggiunto al-Kaabi – potessero subire un attacco del genere, soprattutto da
parte di un Paese musulmano fratello, nel mese di Ramadan, attaccandoci in
questo modo”.
L'articolo QatarEnergy: “Possibile stop delle forniture di Gnl all’Italia per i
danni agli impianti”. È il nostro secondo fornitore proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Anche la MotoGp deve fare i conti con la guerra scatenata da Usa e Israele in
Iran, che si è ben presto estesa al Medio Oriente e non accenna a trovare una
soluzione diplomatica. Se la Formula 1 ha scelto di cancellare dal suo
calendario i gran premi di Bahrein e Arabia Saudita, la MotoGp ha invece deciso
di rinviare il suo appuntamento previsto ad aprile in Qatar, spostando il gp sul
circuito di Lusail al prossimo 8 novembre. Nel Golfo, dove è saltata anche la
Finalissima Argentina-Spagna prevista a Doha, al momento è impossibile
organizzare eventi sportivi.
“La decisione è stata presa in coordinamento con la Federazione Internazionale
Motociclistica (FIM), il promoter e le autorità locali in Qatar, con l’obiettivo
primario di garantire sicurezza, benessere e il livello più alto a tutti i
partecipanti e al pubblico”, si legge nell’annuncio ufficiale della MotoGp. Che
non può permettersi di rinunciare ai dollari del Qatar e quindi ha optato per
una rivoluzione del suo calendario. Dopo il Texas a fine marzo, passerà un mese
prima di rivedere una gara, domenica 26 aprile a Jerez. Mentre in autunno ci
saranno tre appuntamenti consecutivi: Phillip Island (Australia), Sepang
(Malesia) e Qatar.
Poi il gran finale, praticamente in inverno: il Gp del Portogallo si svolgerà a
Portimao il 22 novembre e il gran finale di Valencia si correrà il 29 novembre.
Mai nella storia della MotoGp il campionato era terminato così a ridosso della
fine dell’anno. Il rischio maltempo è dietro l’angolo. Ma non c’erano molte
alternative: gli unici altri “buchi” nel calendario erano in estate, quando però
correre a Lusail sarebbe proibitivo per le temperature. La F1 si è potuta
permettere di cancellare due gran premi perché ne ha altri 22 in programma. La
MotoGp, sotto Liberty Media, sta seguendo la stessa espansione incontrollata. Ma
è ancora molto più eurocentrica. E non ha le stesse risorse economiche.
Intanto però, sia MotoGp sia F1 scommettono su una fine della guerra entro
l’autunno: il calendario delle quattro ruote prevede una gara sempre in Qatar e
una ad Abu Dhabi tra fine novembre e inizio dicembre. Non è detto che accada,
purtroppo.
L'articolo Guerra in Iran, la MotoGp rinvia il Gran Premio del Qatar: cambia il
finale di stagione proviene da Il Fatto Quotidiano.
La Finalissima tra Spagna e Argentina, prevista per il 31 marzo a Doha, in
Qatar, non si giocherà. La gara è stata ufficialmente annullata. Dopo numerose
discussioni tra la UEFA e le autorità organizzatrici in Qatar, la Uefa ha
annunciato che, vista l’attuale situazione politica in Qatar – coinvolto nel
conflitto tra Iran, Usa e Israele – la Finalissima tra la Spagna (vincitrice
ell’Europeo 2024) e l’Argentina, campione della Copa América 2024, non si
giocherà.
“È motivo di grande delusione per la UEFA e per gli organizzatori che le
circostanze e le tempistiche abbiano negato alle squadre la possibilità di
competere per questo prestigioso trofeo in Qatar, un Paese che ha dimostrato più
volte la propria capacità di ospitare eventi internazionali di livello mondiale
in strutture all’avanguardia. La UEFA desidera esprimere la propria profonda
gratitudine al comitato organizzatore e alle autorità competenti del Qatar per
il lavoro svolto nel tentativo di ospitare la partita, nonché la propria fiducia
che la pace tornerà presto nella regione”, si legge in una nota.
La Finalissima è una partita introdotta in collaborazione tra UEFA e CONMEBOL in
cui si sfidano appunto i vincitori dell’ultima Copa America e quelli dell’ultimo
Europeo. L’Argentina, attuale campione del mondo, ha vinto la prima edizione nel
2022 contro l’Italia, battuta 3-0 allo stadio Wembley di Londra.
“Con forte determinazione a salvare questo importante incontro, e nonostante le
comprensibili difficoltà nel trasferire una partita di tale importanza con
pochissimo preavviso, la UEFA ha esplorato altre alternative possibili, ma
ognuna di esse è stata infine ritenuta inaccettabile dalla Federazione
calcistica argentina“, ha sottolineato nel suo comunicato l’organismo presieduto
da Aleksander Ceferin.
La prima opzione – come spiegato dalla UEFA – era quella di programmare la
partita al Santiago Bernabéu di Madrid nella data prevista, con lo stadio diviso
a metà tra Spagna e Argentina, ma l’Argentina ha rifiutato. La seconda era
disputare la Finalissima con sfide di andata e ritorno: una al Santiago Bernabéu
il 27 marzo e l’altra a Buenos Aires durante una finestra internazionale prima
di EURO e Copa América 2028, con lo stadio diviso a metà anche in questo caso.
Anche questa proposta è stata rifiutata.
“Infine, la UEFA ha cercato di ottenere un impegno da parte dell’Argentina
affinché, qualora si fosse trovato un campo neutro in Europa, la partita potesse
svolgersi il 27 marzo, come inizialmente previsto e annunciato il 18 dicembre
2025, oppure nella data alternativa del 30 marzo. Anche questa proposta è stata
rifiutata“, ha spiegato la UEFA a proposito dei tentativi di riorganizzare il
match.
“L’Argentina ha fatto una controproposta di disputare la partita dopo la Coppa
del Mondo, ma poiché la Spagna non ha date disponibili, anche questa opzione è
stata esclusa. Infine, e contrariamente al piano originariamente concordato
secondo cui la partita si sarebbe svolta il 27 marzo, l’Argentina ha dichiarato
la propria disponibilità a giocare esclusivamente il 31 marzo, una data che si è
rivelata impraticabile. Di conseguenza, e con rammarico della UEFA, questa
edizione della Finalissima è stata cancellata“, ha concluso ancora la UEFA.
L'articolo Guerra in Iran, annullata la Finalissima tra Spagna e Argentina
prevista a Doha. La Uefa: “Rifiutate tutte le proposte” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Per capire la situazione di Roberto Mancini con l’Al-Sadd, bisogna tornare a
qualche giorno fa. Al 2 marzo, per l’esattezza, quando l’allenatore e molti
altri personaggi dello sport sono rimasti bloccati negli Emirati per motivi,
purtroppo, ben più gravi di un evento sportivo: il riferimento è ovviamente alla
guerra in corso in Medioriente. Il punto, ora, è diventato quasi diametralmente
opposto: Mancini non riusciva a rientrare in Italia, ora invece non può tornare
in Qatar. E con l’Al-Sadd, adesso, il futuro è tutto da capire.
IL MESSAGGIO SUI SOCIAL
Sia chiaro: non c’è esonero, non ci sono dimissioni. C’è una sorta di
congelamento del contratto, in attesa di conoscere meglio l’evoluzione del
conflitto in Medio Oriente. Ma attraverso un post sui social del club, condiviso
in collaborazione con il profilo dell’allenatore stesso, è stato reso noto come,
al momento, Mancini non potrà guidare gli allenamenti della squadra e le
eventuali partite, ammesso che il campionato non verrà definitivamente
interrotto. Questo proprio perché tutti i voli sono stati bloccati. La squadra
(in campo venerdì sera, alle 19 italiane, contro l’Umm-Salal) è stata affidata
ad interim a Sergio Alegre, allenatore che già in passato e in più riprese si
era messo a disposizione dell’Al-Sadd, durante i momenti di interregno tra un
tecnico e un altro. Solo che non è nemmeno escluso che, alla fine, possa restare
per molto più tempo.
FUTURO DA CAPIRE: LA SAMP SOGNA
Perché il futuro di Mancini è decisamente incerto. Da un lato, c’è la
prospettiva di tornare all’Al-Sadd, dove il contratto resta ancora in essere.
Dall’altro, l’apertura a eventuali nuove soluzioni. Ma quali? Di recente, è
stato (di nuovo) fatto il suo nome per guidare la Sampdoria in uno dei momenti
più difficili della sua storia. Dopo l’esonero di Foti e Gregucci, la squadra è
stata affidata temporaneamente ad Attilio Lombardo, ma non si esclude un nuovo
avvicendamento in panchina. Mancini, il cui figlio è direttore sportivo del
club, resta un nome affascinante. Ma evidentemente molto difficile da
convincere, per ragioni economiche in primis, così come per prospettive a
medio-lungo termine. È vero che, rientrato in Italia, l’allenatore si sia subito
visto a Bogliasco, ma questo non vuol dire che toccherà a lui aiutare i
blucerchiati a raggiungere la salvezza. La Samp, però, ci pensa. O meglio, ci
spera.
Mancini, naturalmente, non si sbilancia: già un anno fa aveva declinato la
proposta. Con garbo, ma anche con fermezza. In un anno, però, le cose cambiano.
Basti vedere la Nazionale che a fine marzo è chiamata all’appuntamento mondiale
da non fallire assolutamente. Nel caso in cui gli azzurri non dovessero superare
i playoff, allora il futuro di Gattuso verrebbe messo in discussione (per non
dire che il Ct sarebbe accompagnato alla porta). E uno come Mancini, che a più
riprese si era dichiarato pentito di aver lasciato la panchina azzurra, potrebbe
tornare a essere una candidatura forte. Certo, al momento si è solo nel campo
delle ipotesi. Di quelle che proprio non si sa se si potranno realizzare. Ma di
quelle che, nemmeno, si possono serenamente scartare.
L'articolo Mancini non può tornare in Qatar: la Sampdoria sogna. L’intrigo
dietro l’ultimo post dell’Al-Sadd proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un allarme mentre si parlava di Champions League, dei match giocati martedì 10
marzo. È quanto successo in Qatar, durante una trasmissione sulla notte europea
in diretta su Bein Sports. A interrompere la discussione tra conduttore e ospiti
presenti in studio è stato l’allarme apparso sui cellulari dei giornalisti al
tavolo, presenti negli studi televisivi. Un allarme che avvisava dell’imminente
arrivo di missili dall’Iran. Ormai da giorni infatti il Qatar deve fare i conti
e intercettare dei missili provenienti dall’Iran per la guerra in corso in
Medioriente dal 28 febbraio. Nel video andato virale sui social, si nota il
conduttore interrompere il discorso e spiegare quanto sta accadendo agli
spettatori senza però perdere mai la calma come hanno fatto anche gli altri
quattro presenti in studio. Il tutto mentre si parlava della sfida in corso tra
Atalanta e Bayern Monaco, vinta 1-6 dai bavaresi.
Il ministero della Difesa in Qatar subito dopo ha dichiarato di avere
intercettato un altro missile diretto verso il Paese, dopo l’ondata di attacchi
iraniani di lunedì con 17 missili balistici e sei droni. La trasmissione è stata
successivamente interrotta per un po’ ed è ripartita quando il pericolo è stato
ritenuto almeno parzialmente superato.
L'articolo Allarme missili dall’Iran sui cellulari, si interrompe la
trasmissione sulla Champions League: è successo in Qatar proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Mentre molti cittadini italiani si sono ritrovati bloccati nei Paesi del Golfo,
sorpresi dall’attacco congiunto di Usa e Israele contro l’Iran e con tante
difficoltà per avere assistenza dalle sedi diplomatiche, l’Austria già due
giorni prima scriveva ai suoi connazionali presenti in Qatar per informarli dei
rischi e invitandoli anche a tenere in casa scorte di emergenza. Lo racconta a
ilfattoquotidiano.it Ambra Buccarelli, una lavoratrice italiana residente a
Dubai da più di un anno, che grazie a un passaparola tra colleghi sapeva già,
giorni prima dell’inizio dell’escalation, che la situazione nella zona sarebbe
potuta precipitare.
Ambra lavora per un’azienda austriaca, fornitrice di sistemi informatici e di
comunicazione, la Frequentis, che opera anche nell’area mediorientale con due
sedi in Qatar ed Emirati Arabi Uniti, rispettivamente a Doha e Dubai. Anche lei
è rimasta bloccata nella città emiratina, come tanti altri connazionali
nell’area, riuscendo a rientrare in Italia solamente giovedì 5 marzo. Ma sapeva
giorni prima dell’attacco che la situazione era a rischio. A tutti i suoi
colleghi della sede del Qatar, infatti, il 26 febbraio, cioè due giorni prima
dell’inizio effettivo del conflitto, era arrivata una mail dall’ambasciata
austriaca a Doha. “Un mio collega a Dubai, che aveva lavorato per un periodo
nella sede qatariota della Frequentis, riceveva ancora le mail dell’ex sede e
aveva inoltrato la comunicazione ricevuta sul gruppo WhatsApp dei colleghi”,
racconta Ambra. Nella mail l’ambasciata consigliava di “avere scorte di
emergenza come acqua, cibo, farmaci e carburante“, probabilmente prevedendo di
lì a poco un rapido peggioramento degli eventi nell’area mediorientale.
Tutto questo avveniva proprio mentre negli Emirati Arabi arrivava il ministro
della Difesa Guido Crosetto, rimasto bloccato anche lui dalla chiusura dello
spazio aereo a seguito dei raid dell’Iran su Dubai e gli altri Paesi del Golfo
Persico. “Le informazioni disponibili non lasciavano presagire una tale
accelerazione” nell’area, dirà Crosetto poi rientrato in Italia con un volo di
Stato il primo marzo, lasciando la famiglia a Dubai. Ma mentre il governo
italiano non immaginava un attacco imminente (siamo stati informati dagli Usa “a
operazione iniziata“, spiegherà il ministro degli Esteri, Antonio Tajani), altri
Stati come l’Austria informavano i cittadini dell’area sui potenziali rischi.
Ambra Buccarelli racconta anche che il supporto delle autorità italiane dopo
l’inizio dei raid è stato insufficiente, come già denunciato da diverse
testimonianze raccolte in questi giorni. “Non avevamo ricevuto risposta da
nessuno dei numeri che avevamo contattato, poi ho visto l’intervista del
ministro Tajani”. Il suo riferimento è alle dichiarazioni postate sui profili
ufficiali del ministro, in cui Tajani sottolineava che tutti i connazionali
bloccati nell’area sarebbero stati subito contattati. Ambra aveva commentato il
post, scrivendo: “Sono residente a Dubai e non solo nessuno dell’ambasciata si è
messo in contatto con me, ma neppure io riesco a mettermi in contatto con loro”,
aggiungendo di non avere “ricevuto notizie e nemmeno istruzioni”. Al commento
della lavoratrice bloccata a Dubai, aveva risposto il profilo ufficiale della
Farnesina, sottolineando di aver “rafforzato le linee disponibili” inoltrando
alcuni numeri telefonici da contattare. “Ho provato a telefonare a tutti i
numeri, ma solo uno ha risposto. Era il numero della Farnesina in Italia, che,
in risposta alla mia richiesta di istruzioni per gestire la situazione nella
città emiratina, mi ha risposto che io conoscevo Dubai meglio di loro“, spiega.
Alla fine Ambra è riuscita a tornare in Italia, seppur non grazie all’ambasciata
italiana. La società austriaca è intervenuta in prima persona, con la
collaborazione dell’ambasciata, per riportare a casa tutti i dipendenti che
desideravano rientrare nei rispettivi paesi d’origine, con tutte le spese di
trasporto a carico dell’azienda.
L'articolo Mentre per l’Italia “nulla lasciava presagire” l’attacco in Iran,
l’Austria allertava 2 giorni prima i suoi cittadini in Qatar: “Tenete scorte
d’emergenza” proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’atterraggio all’aeroporto di Malpensa degli uomini e dei mezzi dello Stato del
Qatar, per assistere le forze dell’ordine italiane durante le Olimpiadi di
Milano Cortina, non è filato liscio. Un piccolo incidente si è verificato il 26
gennaio, secondo Milano Today, quando allo scalo internazionale sono arrivati
“più di 100 operatori, oltre 20 mezzi tra cui i Nissan Patrol e i Thunder della
Stark Motor, e tre motoslitte”.
È il contingente spedito in Italia (diviso tra Cortina e Milano) dalle agenzie
di sicurezza del Qatar. Ad accoglierlo a Malpensa c’erano l’ambasciatore del
Qatar in Italia Sultan Saad Sultan Khalaf Al-Muraikhi, il console generale del
Qatar a Milano Abdulla Al Zeyara, il prefetto Claudio Sgaraglia, il questore
Bruno Megale, il comandante provinciale dei carabinieri di Milano Rodolfo
Santovito. Secondo la testata, tuttavia, il velivolo Globemaster III
dell’Aeronautica militare del Qatar avrebbe avuto “un atterraggio tutt’altro che
morbido. L’aereo ha urtato uno dei piloni delle torri faro che si è spostato e
poi messo in sicurezza grazie a una grossa gru – ha scritto Milano Today – Il
velivolo stesso è rimasto danneggiato: gli alettoni in coda, che servono a
controllare un asse di manovra, hanno riportato danni”. Il sito rimanda alla
pagina Instagram “aeroportilombardi”, dove un clip video mostra i danni e la
torre inclinata. Nei giorni scorsi erano giunti a Malpensa militari e
poliziotti. Già domenica per le vie di Milano hanno sfilato i blindati di Doha,
in attesa dell’inizio dei Giochi previsto per il 6 febbraio.
L'articolo Olimpiadi Milano-Cortina, l’aereo con il contingente del Qatar ha
urtato una torre durante l’atterraggio a Malpensa proviene da Il Fatto
Quotidiano.
La Lekhwiya, le forze di sicurezza d’élite, e la polizia del Qatar hanno mandato
in Italia, per partecipare alla sicurezza dei Giochi Olimpici Invernali di
Milano-Cortina 2026, più di 100 operatori (tra cui una ventina di donne), oltre
20 mezzi speciali (dai Nissan Patrol ai mastodontici Thunder della Stark Motor)
e tre motoslitte. Come si vede dalle immagini diffuse dall’account ufficiale
delle forze di sicurezza qatariote, gli agenti sono arrivati a Milano Malpensa,
dove sono atterrati anche 9 fuoristrada specializzati che si sono divisi in due
convogli e hanno attraversato la città attirando l’attenzione dei curiosi. I
mezzi e gli operatori sono venuti in Italia nell’ambito dell’accordo di
cooperazione tra le forze di polizia dei due Paesi che il ministro Matteo
Piantedosi aveva firmato a settembre durante la sua visita a Doha.
L'articolo Auto “mimetiche”, motoslitte e oltre 100 operatori: le immagini della
polizia del Qatar che sfila a Milano per le Olimpiadi proviene da Il Fatto
Quotidiano.